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Reminiscenze e citazioni letterarie in "Piccolo mondo antico"

Piras, Tiziana

Abstract

In questo articolo si esaminano alcune citazioni implicite ed esplicite nel romanzo Piccolo mondo antico di Antonio Fogazzaro (1895): dalla narrativa alla letteratura patriottica, fino ai libretti d'opera. In particolare si mettono in luce alcuni paralleli che inducono a considerare I promessi sposi come uno dei molti ipotesti di Piccolo mondo antico, nonostante alcune importanti differenze d'impostazione e di poetica tra i due autori, soprattutto per quanto riguarda la rappresentazione dell'amore.

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Rivista semestrale online / Biannual online journal http://www.parolerubate.unipr.it Fascicolo n. 11 / Issue no. 11 Giugno 2015 / June 2015 Direttore / Editor Rinaldo Rinaldi (Università di Parma) Comitato scientifico / Research Committee Mariolina Bongiovanni Bertini (Università di Parma) Dominique Budor (Université de la Sorbonne Nouvelle – Paris III) Roberto Greci (Università di Parma) Heinz Hofmann (Universität Tübingen) Bert W. Meijer (Nederlands Kunsthistorisch Instituut Firenze / Rijksuniversiteit Utrecht) María de las Nieves Muñiz Muñiz (Universitat de Barcelona) Diego Saglia (Università di Parma) Francesco Spera (Università di Milano) Segreteria di redazione / Editorial Staff Maria Elena Capitani (Università di Parma) Nicola Catelli (Università di Parma) Chiara Rolli (Università di Parma) Esperti esterni (fascicolo n. 11) / External referees (issue no. 11) Franco Arato – Università di Torino Giuseppe Chiecchi – Università di Verona Fabio Forner – Università di Verona Mara Santi – Universiteit Gent William Spaggiari – Università Statale di Milano Anna Tylusińska-Kowalska – Uniwersytet Warszawski Progetto grafico / Graphic design Jelena Radojev (Università di Parma) Direttore responsabile: Rinaldo Rinaldi Autorizzazione Tribunale di Parma n. 14 del 27 maggio 2010 © Copyright 2015 – ISSN: 2039-0114 INDEX / CONTENTS Speciale Ottocento TESSERE DI TRAME. LA CITAZIONE NEL ROMANZO ITALIANO DELL’OTTOCENTO a cura di Fabio Danelon Presentazione 3-15 Foscolo tra antichi e moderni. La citazione nelle “Ultime lettere di Jacopo Ortis” CECILIA GIBELLINI (Università di Verona) 17-46 Citare (e non) nei “Promessi Sposi”. Storia e invenzione CORRADO VIOLA (Università di Verona) 47-76 Il linguaggio degli affetti. “Fede e bellezza” e il romanzo di Gertrude DONATELLA MARTINELLI (Università di Parma) 77-96 Scrivere e riscrivere. Modi della citazione nelle “Confessioni d’un Italiano” SARA GARAU (Università della Svizzera Italiana) 97-121 “Mai, inteso nominare”. La citazione in “Dio ne scampi dagli Orsenigo” SANDRA CARAPEZZA (Università Statale di Milano) 123-144 Citazioni e autocitazioni nel “Mastro-don Gesualdo” GIAN PAOLO MARCHI (Università di Verona) 145-166 Processi intertestuali nel “Piacere” RAFFAELLA BERTAZZOLI (Università di Verona) 167-192 Reminiscenze e citazioni letterarie in “Piccolo mondo antico” TIZIANA PIRAS (Università di Trieste) 193-210 LIBRI DI LIBRI / BOOKS OF BOOKS [recensione/review] Citation, Intertextuality and Memory in the Middle Ages and Renaissance, edited by G. di Bacco and Y. Plumley, Volume Two: Cross-Disciplinary Perspectives on Medieval Culture, Liverpool, Liverpool University Press, 2013 LUCA MANINI 213-217 [recensione/review] Antonio Liruti da Udine, Sonetti sopra le tragedie di Vittorio Alfieri, Edizione critica a cura di M. Lettieri e R. M. Morano, Prefazione di G. Bárberi Squarotti, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2014 CATERINA BONETTI 219-222 Parole Rubate / Purloined Letters http://www.parolerubate.unipr.it Fascicolo n. 11/ Issue no. 11 – Giugno 2015 / June 2015 TIZIANA PIRAS REMINISCENZE E CITAZIONI LETTERARIE IN “PICCOLO MONDO ANTICO” Fogazzaro, ormai cinquantenne, nel 1895 pubblica Piccolo mondo antico ottenendo un notevole successo di pubblico. Il romanzo era stato scritto in circa dieci anni, con interruzioni e riprese dovute soprattutto al consolidamento del ruolo che il vicentino si stava ritagliando nella storia politica dell’Italia di fine secolo. Le correzioni più radicali e vistose sono ascrivibili all’ultimo anno, quando un editore esigente, Galli di Milano, incalza il romanziere e gli impone strettissimi vincoli di lunghezza. Dalla lettura della minuta del romanzo, lacunosa in alcune parti, emerge che lo scrittore lima e cassa le descrizioni dei luoghi e le osservazioni sulla psicologia dei personaggi, ma non taglia le citazioni letterarie e le rappresentazioni di attività sociali, come la pesca o il gioco dei tarocchi, che contribuiscono a rendere l’atmosfera del piccolo mondo valsoldese in contrappunto alla minuziosa topografia delle strade e alla descrizione degli edifici di Torino, con le sue consuetudini mondane, come gli spettacoli teatrali o gli incontri nei salotti letterari più esclusivi. Dopo i Parole Rubate / Purloined Letters 194 tagli e le limature, il romanzo si articola in tre parti, in successione cronologica, che illustrano i momenti salienti della vita di coppia dei protagonisti della storia, Franco e Luisa. Molti sono gli echi riconoscibili in Piccolo mondo antico e qui abbiamo preso in esame soprattutto quelli provenienti dai Promessi sposi e dalla letteratura patriottica ottocentesca. Ma avremmo potuto citare anche altri ipotesti, a partire da Dante (Purgatorio, IX, 18 a proposito dei sogni veritieri1 o Inferno, III, 109 quando la spia Pasotti, altrove paragonato al “diavolo”,2 fissa la moglie con “due occhi di fuoco”).3 Vistosi sono inoltre i prestiti dai libretti d’opera: basta pensare alla famosa strofetta recitata dallo zio Piero alla nipotina Maria (“Ombretta sdegnosa / del Missipipì / non far la ritrosa / e baciami qui”),4 tratta da La pietra del paragone di Luigi Romanelli e messa in musica da Gioacchino Rossini, con modificazione dell’ultimo verso (“Ma resta un po’ qui”);5 o all’altro esplicito richiamo al rossiniano Barbiere di Siviglia (libretto di Cesare Sterbini), quando Franco e Luisa in barca al chiaro di luna sono salutati dagli amici (“Buona sera / miei signori, / buona sera, / buona sera”) e in risposta “dalla terrazza” si grida “Bene, don Basilio! – Bravo il fagotto!”,6 chiara eco di “Buona sera, mio signore, / pace, sonno e sanità. / (maledetto seccatore!) / presto, andate via di qua”.7 1 “Alle sue visïon quasi è divina”: cfr. A. Fogazzaro, Piccolo mondo antico, edizione critica a cura di T. Piras, Venezia, Marsilio, 2014, cit., p. 391. 2 Cfr. ivi, p. 214. 3 “Caron dimonio, con occhi di bragia”: cfr. ivi, p. 143. 4 Cfr. ivi, p. 247. 5 Cfr. L. Romanelli, La pietra del paragone, in Tutti i libretti di Rossini, a cura di M. Beghelli e N. Gallino, Milano, Garzanti, 1991, p. 116 (I, viii). 6 Cfr. A. Fogazzaro, Piccolo mondo antico, cit., p. 269. 7 Cfr. C. Sterbini, Almaviva o sia L’inutile precauzione [Il Barbiere di Siviglia], ivi, p. 361 (II, iv). Tiziana Piras, Reminiscenze e citazioni in “Piccolo mondo antico” 195 Altre citazioni esplicite, che abbondano nel testo, si riferiscono a maestri di musica (Federico Kalkbrenner),8 a compositori (Vincenzo Bellini e Ludwig van Beethoven),9 a cantanti d’opera (Giulia Grisi, Giuditta Maria Costanza Pasta e Maria Malibran),10 a pittori (anonimi ma caratterizzati alla maniera di Francesco Morone e di Carlo Dolci),11 a filosofi (Aristotele e San Tommaso),12 a storiografi (Cesare Cantù),13 a scrittori di letteratura religiosa (l’abate Giuseppe Barbieri)14 e a personaggi biblici (Ismaele, David e Manasse).15 8 Si veda A. Fogazzaro, Piccolo mondo antico, cit., p. 152. 9 Si veda ivi, p. 166. Di Beethoven è anche menzionata la sonata per pianoforte n. 15 in re maggiore: si veda ivi, p. 379. 10 Fogazzaro ricorda le tre celebri cantanti liriche della prima metà dell’Ottocento per caratterizzare la bella voce da cantante lirica di Luisa: “Luisa non aveva mai studiato il canto ma possedeva una dolce voce di mezzo soprano, un orecchio perfetto e cantava molte arie d’opera imparate da sua madre che aveva udito la Grisi, la Pasta, la Malibran durante l’età d’oro dell’opera italiana” (cfr. ivi, p. 268). E Luisa intona i versi centrali della celeberrima aria di Anna Bolena, cantata dalla protagonista impazzita dopo la sentenza di condanna del fratello e del suo amico Percy: “Cantò l’aria di Anna Bolena: ‘Al dolce guidami / Castel natìo’” (cfr. ibidem). Gaetano Donizetti è ricordato anche in un altro luogo per la tragedia lirica Marin Faliero (si veda ivi, p. 390). 11 Si veda ivi, p. 166. 12 Aristotele è citato nella forma dialettale lombarda “Aristòtel” che si presta al gioco di parole con “tòtel” in una battuta dello zio Piero rivolta a un serioso Gilardoni: “‘La filosofia, caro professore’ interloquì lo zio, solennemente ‘l’è tutta in Aristòtel; quel che te pódet avè, tòtel’” (cfr. ivi, p. 259). Per San Tommaso si veda ivi, p. 378. 13 Si veda ivi, p. 338. 14 Si veda ivi, p. 446. 15 A questi personaggi autorevoli sono riferiti alcuni tratti del carattere e della condotta di Franco. Cfr. ivi, p. 254 (“Franco, sulla terrazza, annaffiava i vasi di pelargoni, pieno il cuore e il viso di contentezza affettuosa come se versasse da bere ad Ismaele nel deserto”) e pp. 379-380 (“si trovò impacciato come David nell’armatura di Saul […] Riconobbe che non era nato per filosofare in nessun modo […] il Padovano […] udito recitarsi da lui, come a riprova di precedenti confessioni, questo brano di lettera, gli disse: ‘ciò, la par l’orazion de Manasse re di Giuda’”). Parole Rubate / Purloined Letters 196 1. “I promessi sposi” Piccolo mondo antico è stato più volte accostato ai Promessi sposi per la struttura narrativa e per i numerosi echi delle pagine manzoniane.16 Entrambi i romanzi sono ambientati in Lombardia in un periodo storico preciso e narrano di traversie matrimoniali, ma evidenti sono pure le differenze: se la vicenda di Renzo e Lucia si svolge in un passato remoto, descrivendo la dominazione spagnola tra il 1628 e il 1630 dal punto di vista del popolo minuto, la storia di Franco e Luisa si colloca nel passato prossimo e nasce dalla memoria dell’autore, che rievoca le origini della madre Teresa (nata a Oria in Valsolda) e l’impegno patriottico del padre Mariano (combattente anti-austriaco nell’assedio di Vicenza del 1848 e costretto all’esilio a Torino). Inoltre, se i protagonisti di Manzoni si sposano solo alla fine del romanzo, fortificati nel loro amore dalle peripezie che hanno vissuto, quelli di Fogazzaro si sposano subito, seppure segretamente, ma sono divisi da incomprensioni insanabili e dal dolore straziante per la morte della figlia. Anche la rappresentazione dell’amore è ideologicamente diversa nei due romanzi ed è Fogazzaro stesso a discuterne, prima in due conferenze del 1887, poi nel discorso Un’opinione di Alessandro Manzoni. Lo spunto per riflettere sulla liceità, sui modi e sull’opportunità di rappresentare in arte l’amore gli era stato fornito da un discorso del 1886 di Ruggero Bonghi, che aveva letto e commentato una pagina inedita dei Promessi sposi presente solo nel manoscritto del Fermo e Lucia. In questa pagina 16 Sui punti di contatto e sulle differenze tra I promessi sposi e Piccolo mondo antico si veda G. Bárberi Squarotti, La tecnica narrativa di “Piccolo mondo antico”, in Antonio Fogazzaro. Le opere i tempi (Atti del Convegno Internazionale di studio di Vicenza, 27-28-29 aprile 1992), a cura di F. Bandini e F. Finotti, Vicenza, Accademia Olimpica, 1994, pp. 123-156; F. Fido, I “Promessi sposi” come sottotesto in alcuni romanzi dell’Ottocento, in “Italica”, LXI, 1984, pp. 96-107. Tiziana Piras, Reminiscenze e citazioni in “Piccolo mondo antico” 197 Manzoni, disputando con un personaggio immaginario, giustifica la sua scelta di non descrivere nel suo romanzo l’amore fra Renzo e Lucia, (“Questa vostra storia [...] non descrive i principj, gli aumenti, le comunicazioni del loro affetto, insomma non li dimostra innamorati”)17 affermando che l’amore non si deve mai rappresentare per non eccitare l’animo dei lettori a questa passione: “ […] l’amore è necessario a questo mondo: ma ve n’ha quanto basta, e non fa mestieri che altri si dia la briga di coltivarlo; e che col volerlo coltivare non si fa altro che farne nascere dove non fa bisogno. Vi hanno altri sentimenti dei quali il mondo ha bisogno e che uno scrittore secondo le sue forze può diffondere un po’ più negli animi; come sarebbe la commiserazione, l’affetto al prossimo, la dolcezza, l’indulgenza, il sacrificio di sé stesso [...] .”18 Fogazzaro decide di replicare sebbene abbia “per Manzoni la venerazione più profonda”, convinto che tale opinione sia “utterly falsa”19 e che non sia neppure difficile dimostrarlo. Con passione e attraverso un’elucubrata argomentazione fitta di citazioni letterarie e filosofiche, egli sostiene che il tema erotico è sempre stato al centro degli interessi degli artisti, anche se con esiti deprecabili quando limitato alla sola bestialità, perché l’amore non ha come unico scopo la conservazione della specie: “ […] è una forza che ha origine dalla stessa Potenza superiore da cui ha origine la vita, una forza che afferra tutto l’uomo, che non solo gli precipita il corso del sangue, il moto dell’istinto e l’impeto della volontà, ma che trasforma pure ed esalta i suoi pensieri e i suoi sentimenti con l’idea di una felicità superiore a quante ne ha prima concepite e desiderate.”20 17 Cfr. A. Manzoni, Fermo e Lucia, introduzioni di S. Romagnoli e L. Toschi, Firenze, Sansoni, 1985, p. 72. 18 Ibidem. 19 Cfr. A. Fogazzaro – E. Starbuck, Carteggio (1885-1910), a cura di L. Morbiato, Vicenza, Accademia Olimpica, 2000, p. 176 (lettera del 17 dicembre 1886). 20 A. Fogazzaro, Un’opinione di Alessandro Manzoni, in Id., Discorsi vicentini, a cura di F. Finotti, Vicenza, Accademia Olimpica, 1992, p. 75. Parole Rubate / Purloined Letters 204 “Franco aveva la passione della poesia ed era poeta vero nelle squisite delicatezze del cuore; come scrittore di versi non poteva dirsi che un buon dilettante senza originalità. I suoi modelli prediletti erano il Foscolo e il Giusti; li adorava veramente e li saccheggiava entrambi, perchè l’ingegno suo, entusiasta e satirico a un tempo, non era capace di crearsi una forma propria, aveva bisogno d’imitare. […] Frugando fra le sue carte per cercarvi non so cosa, gli vennero alle mani i seguenti versi dedicati a un tale di sua e nostra conoscenza, che rilesse con piacere e ch’io riferisco per saggio del suo stile satirico: Falso occhio mobile, mento pelato, lingua di vipera, cor di castrato, brache policrome, bisunto saio, maiuscolissimo cappello a staio, ecco l’immagine del vil Tartufo che l’uman genere e il cielo ha stufo. Il Giusti e la passione d’imitarlo38 erano quasi soli in colpa di tanta bile, perchè davvero Franco non ne aveva nel fegato una così gran dose. Aveva collere pronte, impetuose, fugaci; non sapeva odiare e nemmanco risentirsi a lungo contro alcuno.”39 Questi versi ritraggono il malevolo spione Pasotti al soldo della nonna di Franco, “sagace Tartufo, curioso per natura come un bracco che va fiutando tutte le puzze, ficcando il muso in tutti i buchi e strofinandolo a tutti i calzoni”.40 L’andamento ritmico s’ispira chiaramente al Brindisi di Girella, col suo ironico elogio del voltagabbana: “Quante cadute si son vedute! Chi perse il credito, chi perse il fiato, 38 “Già, Lei, col Suo Giusti!”, lo rimproverano a Torino i colleghi giornalisti, rinfacciando la “forma troppo classica” e i “modi toscani” della sua prosa. Cfr. ivi, pp. 390-391. 39 Ivi, pp. 163-164 40 Cfr. ivi, p. 207. Tiziana Piras, Reminiscenze e citazioni in “Piccolo mondo antico” 205 chi la collottola e chi lo Stato. Ma capofitti cascaron gli asini; noi valentuomini siam sempre ritti, mangiando i frutti del mal di tutti”.41 Giusti è citato esplicitamente anche per irridere la scarsa sensibilità poetica e l’insufficiente preparazione culturale di Pasotti, in occasione della sua indagine sul presunto matrimonio di Franco e Luisa. Tra gli interrogati, il professor Gilardoni è sorpreso dalla visita dell’investigatore e cerca di nascondere “ […] un libro proibito dal Governo […] un Giusti, stampato colla falsa data di Bruxelles, anzi di Brusselle e con il titolo ‘Poesie italiane tratte da una stampa a penna’. In un angolo del frontespizio si leggeva scritto per isghembo: ‘Mariano Fornic’. Non occorreva l’acume di Pasotti per indovinar subito in quel nome eteroclito l’anagramma di Franco Maironi.”42 Il titolo ossimorico e tuttavia in commercio (nel 1844 a insaputa di Giusti erano state pubblicate a Lugano con questo titolo alcune poesie), il nome anagrammato del proprietario, il falso luogo di edizione, sono indizi che avrebbero dovuto mettere in allarme il funzionario del governo austriaco sulle opinioni politiche liberali e sulle possibili attività sovversive del professore. Il “sagace Tartufo” è invece così ignorante e poco avvezzo a leggere poesia da concedere al libro soltanto “una curiosa occhiata”, limitandosi a sorridere “tra l’ammirazione e la beatitudine, ai monti, al lago, al cielo”.43 41 G. Giusti, Poesie, con biografia, commenti e note di C. Romussi, Milano, Sonzogno, 1899, p. 168 (163-174). 42 A. Fogazzaro, Piccolo mondo antico, cit., pp. 215-216. 43 Cfr. ivi, p. 216. Parole Rubate / Purloined Letters 206 Giusti è del resto presente con alcuni hapax anche nella lingua dell’appassionata corrispondenza epistolare tra Franco e Luisa, sorta di cronaca della vita quotidiana valsoldese e torinese. Il termine “croato”44 per esempio, usato da Luisa per definire i rozzi soldati dell’Impero austroungarico, richiama la descrizione che giustiana di Sant’Ambrogio: “Entro, e ti trovo un pieno di soldati, di que’ soldati settentrionali, come sarebbe Boemi e Croati, messi qui nella vigna a far da pali […] A dura vita, a dura disciplina, muti, derisi, solitarî stanno, strumenti ciechi d’occhiuta rapina che lor non tocca e che forse non sanno: e quest’odio che mai non avvicina il popolo lombardo all’alemanno”.45 Analogamente il “caiserlicchio”46 di Franco per ‘imperiale’ riecheggia il ritornello del Brindisi di Girella: “Viva Arlecchini e burattini e pasticcini; viva le maschere d’ogni paese, Gennaro, Kaiserlicchio e il Piemontese”.47 La drammatica corrispondenza fra gli sposi è modellata sulle Ultime lettere di Jacopo Ortis e non mancano accenni anche puntuali, come quell’“inferrajuolato sino agli occhi” (Gilardoni “alle cinque della mattina, 44 Cfr. ivi, p. 387. 45 G. Giusti, Poesie, cit., p. 327 (17-20 e 81-86). Sottolineatura nostra. 46 Cfr. A. Fogazzaro, Piccolo mondo antico, cit., p. 392. 47 G. Giusti, Poesie, cit., p. 167 (121-126). Tiziana Piras, Reminiscenze e citazioni in “Piccolo mondo antico” 207 in Milano”)48 che ricorda Jacopo “inferraiuolato sino agli occhi”.49 Un preciso dettaglio biografico foscoliano (il famoso Digamma cottage londinese del poeta) è del resto citato a proposito di Gilardoni, che si è ritirato in Valsolda e ha investito parte dei suoi averi in “un gingillo di villetta che egli chiamava per la sua forma ‘pi greco’ a immagine del digamma di Ugo Foscolo”.50 Nel romanzo viene inoltre ricordato uno dei biografi di Foscolo, Luigi Carrer, quando il protagonista recita una sua poesia per quietare la figlia Maria: “ ‘Contami una storia, papà.’ Egli si provò ma non aveva la fantasia né l’arte di Luisa e s’imbarazzò presto. ‘Oh papà’ disse Maria con l’accento della compassione ‘tu non sai raccontar le storie.’ Questo lo umiliò. ‘Senti, senti’ rispose, e si mise a recitare una ballata di Carrer: Al bosco nacque, povera bambina, Gerolimina, rifacendosi, dopo quattro strofe che ne sapeva, sempre da capo, con intonazioni sempre più misteriose e abbassando via via la voce in un bisbiglio inarticolato, fino a che Ombretta Pipì, cullata dal metro e dalla rima, entrò con essi nel mondo dei sogni.”51 Le ballate del veneziano Carrer, ispirate alla tradizione popolare, ottennero grande favore dal pubblico per la facile musicalità e la spontanea fantasia; qui Fogazzaro ricorda i primi versi di Ierolimina: “Al bosco nacque povera bambina Ierolimina. 48 Cfr. A. Fogazzaro, Piccolo mondo antico, cit., p. 330. Anche questo è un hapax. 49 Cfr. U. Foscolo, Ultime lettere di Jacopo Ortis (1817), in Id., Ultime lettere di Jacopo Ortis, Edizione critica a cura di G. Gambarin, Firenze, Le Monnier, 1970, p. 328. 50 Cfr. A. Fogazzaro, Piccolo mondo antico, cit., p. 196. Nello stesso passo il professore, con i suoi “libri mistici” e “trattati di negromanzia”, pare “seduto in aria […] come un mago” e ricorda l’immagine di Socrate nelle nuvole di Aristofane. Cfr. ivi, p. 197. 51 Ivi, pp. 369-370. Parole Rubate / Purloined Letters 208 Nuda i parenti suoi l’hanno lasciata dov’era nata. L’ésca un’usignoletta le portava e la baciava. Baciava ad or ad or l’usignoletta la bimbetta”.52 Nel romanzo di Fogazzaro compare anche un’allusione alla poesia di Aleardo Aleardi, come quando l’amico Pedraglio, alludendo scherzosamente alle prigioni austriache, “osserva che alla peggio a Josephstadt o a Kufstein si viveva più a buon mercato e più virtuosamente che a Torino”;53 con rinvio probabile ai versi aleardiani A un lombardo che partiva dalle prigioni di Josephstadt (dove il poeta soggiornò realmente durante la seconda guerra d’Indipendenza).54 Ma sono i Canti leopardiani a ispirare certamente i versi elegiaci che Franco dedica a Luisa: “Ove l’aëreo tuo pensile nido una balza ventosa incoronando ride alla luna ed ai cadenti clivi ch’educan uve a la tua mensa e rose al capo tuo, purpurëi ciclami a me, sogni e fragranze, o mia Luisa, da l’orror di quest’ombre ti figura l’amoroso mio cor. Tacita siedi e da l’alto balcon già non rimiri le bianche plaghe d’occidente, i chiari monti ed il lago vitrëo, sereno, riscintillante a l’astro; ma quest’una tenebra esplori, l’aura interrogando vocal che va tra i mobili oleandri de la terrazza e freme il nome mio.”55 In Piccolo mondo antico i riferimenti espliciti alla letteratura risorgimentale sono rari per espressa volontà dell’autore, che in una lettera 52 L. Carrer, Ballate, in Id., Poesie, Firenze, Le Monnier, 1859, p. 54. 53 Cfr. A. Fogazzaro, Piccolo mondo antico, cit., p. 450. 54 Si veda A. Aleardi, Canti scelti, Introduzione e note di L. Grilli, Torino, U.T.E.T, 1924, p. 255, 55 A. Fogazzaro, Piccolo mondo antico, cit., pp. 164-165. Tiziana Piras, Reminiscenze e citazioni in “Piccolo mondo antico” 209 del 27 febbraio 1885 all’amica Felicita Buchner dichiara la sua contrarietà a far entrare nel romanzo la storia recente, soprattutto quella mazziniana: “Prendendo l’epoca tra il ’48 e il ’59 bisognava accennarvi in modo da non far credere che la politica possa entrare nel romanzo dove non la voglio, stavolta, che come un mezzo d’arte. […] Vede, bisogna avvertire subito il pubblico che non si aspetti niente di simile a Daniele Cortis.”56 In Daniele Cortis, infatti, l’elemento amoroso è fittamente intrecciato a quello politico, il protagonista milita tra le fila dei conservatori ma vorrebbe la monarchia alleata della Chiesa per un programma di riforme sociali. Questa assenza della politica in un romanzo comunque ispirato al Risorgimento è stata probabilmente una scelta coraggiosa, soprattutto se si tiene presente l’impegno patriottico del padre del romanziere e il clima che circondava il giovane Antonio.57 Almeno una volta, comunque, Piccolo mondo antico evoca Giuseppe Mazzini senza nominarlo,58 associandolo al cruscante veronese Antonio Cesari per sottolineare ironicamente l’ignoranza delle guardie austriache durante una perquisizione: “Intanto l’aggiunto entrò in uno stanzino dov’erano parecchi libri, trovò un’opera stampata a Capolago col titolo ‘Scritti letterari di un italiano vivente’ e domandò: ‘chi è questo italiano vivente?’ ‘Il padre Cesari’ rispose Franco, audacemente. L’altro, ingannato da quella prontezza e da quel nome di frate, si diede l’aria dell’uomo colto, disse: ‘ah conosco!’ ripose il libro, e chiese dove dormisse l'ingegnere in capo.”59 56 Citata in T. Gallarati Scotti, La vita di Antonio Fogazzaro. Dalle memorie e dai carteggi inediti, Introduzione di C. A. Madrignani, Milano, Mondadori, 1982, p. 263. 57 Si veda A. Fogazzaro, Piccolo mondo antico, a cura di E. Barelli, Milano, Rizzoli, 1983, pp. 149-150 (il commento del curatore). 58 Gli Scritti letterari di un italiano vivente furono composti da Mazzini durante l’esilio londinese e pubblicati a Lugano nel 1847. 59 A. Fogazzaro, Piccolo mondo antico, cit., p. 292. Parole Rubate / Purloined Letters 210 Ed è significativo che il romanzo si chiuda con un’ultima citazione della letteratura patriottica, mentre Luisa e lo zio Piero attraversano il lago insieme ai soldati richiamati alle armi in vista della nuova guerra. I versi, citati a memoria,60 sono quelli del popolare inno Il volontario parte per la guerra della indipendenza, composto a Firenze da Carlo Alberto Bosi la sera del 20 marzo 1848 in occasione della partenza del primo battaglione di volontari: “Erano militari richiamati alle bandiere, venuti al battello con due grandi barche. Altre barchette portavano donne, bambini, vecchi, che salutavano e piangevano. I soldati, la maggior parte bersaglieri, bei giovinotti allegri, rispondevano ai saluti, gridando: ‘Viva l'Italia!’, promettevano regali da Milano […] Grida, sventolar di fazzoletti e poi un canto, un canto potente di cinquanta voci gagliarde: Addio, mia bella, addio, l’armata se ne va.”61 60 La prima strofa recita: “Io, vengo a dirti addio, / l’armata se ne va; / e non andassi anch’io / sarebbe una viltà!”. Cfr. C. A. Bosi, Versi e canti popolari d’un fiorentino, Firenze, Cammelli, 1859, pp. 12-13. 61 A. Fogazzaro, Piccolo mondo antico, cit., p. 488. Copyright © 2015 Parole rubate. Rivista internazionale di studi sulla citazione / Purloined Letters. An International Journal of Quotation Studies