Recensione: Malatesta L., I comandi protetti della NATO 1° Roc Monte Venda Back Yard e West Star, Pietro Macchioni Editore, Varese, 2016, pp. 239. ISBN: 978-88-6570-360-1
Abstract
Producción Científica
Full text
220 Più in generale dal testo emergono due problematiche: quello del continuo urbano-rurale come luogo che ci interroga sulle forme di urbanizzazione e sviluppo più idonee; e, all’interno di questa scelta, quello delle misure da adottare per conservare le testimonianze della storia e opportunamente adattarle ai nuovi modi di abitare. Riguardo al primo l’autore si chiede “se oggi si riproponga in Cina la stessa alternativa tra sviluppo economico fondato sulla costruzione di città e sviluppo fondato sulla urbanizzazione della campagna”, che si era posto negli anni ’20 e ’30 nella contrapposizione tra ‘urbanisti’ e ‘disurbanisti’”, ma non va oltre. In effetti non sembra che un tale dilemma sia oggi all’ordine del giorno nella iper-pragmatica Cina, e comunque è difficile capire se ci sia una qualche strategia di fondo o se siamo semplicemente di fronte a un trascinante processo di urbanizzazione che vede il “village becoming town”, il “town becoming city” e così via. Anche riguardo al tema delle testimonianze storiche, peraltro documentate nella loro eclatante bellezza e nei pericoli che le minacciano, non troviamo delle indicazioni. Il libro restituisce questo sorprendente stato di cose con precisione e quasi senza commento, e questo appare come un suo limite, vista la grande domanda che insorge nel lettore sul che cosa ne sarà di tutto ciò. Ma il lettore era stato avvertito. Questo volume presenta il risultato di un’analisi e una prima valutazione dello ‘status quo’, cui seguirà un secondo volume (Rebuilding from the Countryside. Huiyang Hakka Heritage for the Green City of the Future, a cura di Chen Zhen e M. Meriggi, Zongzhan University Press) il cui contenuto raccoglie una serie di proposte volte a dimostrare le possibilità di conservazione e valorizzazione del continuo urbano-rurale Hakka nel territorio di Huiyang (nella prefettura di Huizhou) in un progetto di “città verde” alternativo alla urbanizzazione incondizionata delle campagne periurbane. Esso va dunque letto come il resoconto di un’approfondita “campagna di scavo” che svela e documenta un giacimento di cultura affinché ciascuno per la sua parte assuma la responsabilità della sua conservazione e del suo riuso. (Giuseppe Cinà) Malatesta L., I comandi protetti della NATO 1° Roc Monte Venda Back Yard e West Star, Pietro Macchioni Editore, Varese, 2016, pp. 239, € 29,003. Leonardo Malatesta (1978) è uno storico militare autore di numerosi libri e saggi, tra cui risalta il lavoro sui centri operativi di comando e controllo delle Forze Armate in Italia durante il periodo della Guerra Fredda pubblicato nel 2016. Con tale contributo l’autore tenta di far luce sul quadro strategico del Nord-Est italiano non solo nel periodo posteriore al 1945, ma anche durante tutto il secolo scorso (pp. 9-89), mettendo in risalto le funzioni di tre basi militari sulle quali 3 Questa recensione è stata realizzata nell’ambito del programma di dottorato europeo European Joint Doctorate “urbanHIST”. This project has received funding from the European Union’s Horizon 2020 research and innovation programme under the Marie Skłodowska-Curie grant agreement No 721933. Copyright © FrancoAngeli N.B: Copia ad uso personale. È vietata la riproduzione (totale o parziale) dell’opera con qualsiasi mezzo effettuata e la sua messa a disposizione di terzi, sia in forma gratuita sia a pagamento.
221 si celava un velo di mistero fino a pochissimi anni fa. Trattasi delle installazioni denominate “West Star” ubica nell’entroterra del monte Pascal e “Back Yard” nel comune di Grezzana, entrambe nel territorio veronese, e il 1º ROC (Regional Operation Center) del Monte Venda in provincia di Padova. Le tre strutture, costruite nel più ampio programma della NATO dopo il II conflitto mondiale, si configuravano tra le postazioni più importanti dal punto di vista logistico-militare in tutta Italia. Rispetto al precedente libro scritto in collaborazione con G. Trevisan, A. Pozza e C.R. De Castro, dal titolo Viaggio nelle basi segrete della NATO West Star e Back Yard del 20154, questo lavoro approfondisce in maniera molto più dettagliata la storiografia militare italiana, con particolare attenzione al periodo della Guerra Fredda. L’analisi, inoltre, mette in evidenza uno studio centrato sulle tre Forze Armate italiane, Aeronautica, Esercito e Marina Militare (oltre che della NATO) e sulla loro evoluzione nel periodo posteriore al 1945 e sul fatto dell’importanza del ruolo della “fortificazione permanente” sia nel territorio sia nel contesto geopolitico internazionale. Tra le novità del libro, oltretutto, c’è la presa di coscienza delle funzioni della base del 1º ROC. La ricerca, che si avvale di fotografie storiche che testimoniano la presenza militare e fatti storici di importanza internazionale, mostra anche l’attuale stato di degrado delle installazioni militari oggetto di studio, ponendo in evidenza anche alcune caratteristiche che hanno inevitabilmente influenzato la chiusura. Ne è un esempio la spesa per il funzionamento della base West Star, che si aggirava intorno ai 270.000 € annui (p. 147). L’analisi critico-interpretativa della pianificazione bellica italiana e la sua ripercussione territoriale che ci riporta Malatesta non solo costituisce un rilevante lavoro di ricerca storica e di diffusione di informazioni fino a pochi anni fa sottoposte a segreto militare. Si tratta soprattutto di una base sulla quale dovrebbe costituirsi la ri-lettura delle trasformazioni sociali, politiche, economiche, e di assetto territoriale che hanno coinvolto l’intero assetto militare. La conoscenza è la chiave per la salvaguardia e valorizzazione della memoria storica che potrebbe fungere oltretutto da volano in chiave economica per territori come il Veneto e il Friuli. Effettivamente, il Nord-Est del nostro paese è stato colpito dal progressivo abbandono militare posteriore al 1989, e oggi soffre di ampi spazi immersi nell’abbandono e degrado a causa di vari fattori che hanno convertito gli artefatti del Ministero della Difesa in rovine scheletriche oggetto di vandalismo. Uno dei casi più ecclatanti e recenti di abbandono è stato quello del 5º Corpo d’Armata avvenuto nel 2013 nel comune di Vittorio Veneto (provincia di Treviso). La dismissione di ben cinque beni immobili, in ambito centrale e periferico, con architetture di prestigio e ampi spazi verdi, a cui si aggiunge la conseguente perdita di 500 soldati dell’Esercito, ha posto in essere non pochi problemi di riorganizzazione dell’assetto economico e urbano della municipalità locale. Per impostare un progetto di riuso che sia coerente con il patrimonio costruito ereditato dalle Forze Armate appare fondamentale il tipo di analisi impostato da Malatesta sul processo di costruzione, funzionamento e successivo abbandono 4 Recensione scritta da Camerin (2018). Copyright © FrancoAngeli N.B: Copia ad uso personale. È vietata la riproduzione (totale o parziale) dell’opera con qualsiasi mezzo effettuata e la sua messa a disposizione di terzi, sia in forma gratuita sia a pagamento.
222 delle strutture militari, che si presta a dare al lettore una chiave di interpretazione multidisciplinare sulle questioni relative alle basi ex Difesa, in cui la storia dell’apparato militare gioca un aspetto fondamentale in tutto il discorso dell’autore. Nonostante la fine della Guerra Fredda, il 1º ROC ha continuato a rivestire un’importanza rilevante nella guerra dei Balcani durante gli anni ’90 fino al 1998, quando il comando di Monte Venda venne sciolto e reindirizzato a Poggio Renatico (Ferrara), dovuto al mancato conferimento della concessione per ampliare la presenza NATO nel vicino comune di Abano Terme. Questo fatto ha implicato il progressivo abbandono della base logistica sempre appartenente al 1º ROC ivi ubicata: la superficie militare è stata trasferita ufficialmente alla comunità locale nell’ottobre 2018 dopo anni di contenzioni tra l’apparato statale e comunale. Oggi, dopo anni di abbandono, oltre che di polemiche per i decessi dovuti all’esposizione al radon, il ricordo del funzionamento delle strutture dovrebbe essere preso in considerazione nella progettazione della riconversione sia della base del Monte Venda, sia delle West Star e Back Yard. La trasformazione del volto della guerra ha implicato notevoli trasformazioni anche nel territorio: che fare dunque con la memoria storica che oggi viene solamente conservata da chi ha lavorato all’interno dei recinti militari durante vari decenni (o solamente per un anno durante il proprio servizio di leva)? Come ribellarsi allo stato di fatto che vede il degrado e l’incuria quali caratteristiche principali di aree militari un tempo vissute e nelle quali si svolgevano alcune tra le più importanti attività di monitoraggio dello spazio aereo europeo? La ribellione culturale in cui si parla nella postfazione del libro potrà in questo senso dare un effettivo supporto alle idee di rigenerazione dei beni militari dismessi? Sebbene il libro in analisi, così come il precedente testo del 2015, si inserisca chiaramente in un contesto disciplinare più affine alla storia rispetto all’architettura ed all’urbanistica, risulta forte il legame secondo cui tali discipline possano sviluppare ulteriori studi mirati ad elaborare una visione futura per tali compendi oramai ex militari. Il loro riuso, pianificato e progettato secondo questioni attinenti alla “memoria” e con inevitabili riferimenti alla questione della Guerra Fredda, potrebbe aprire alcuni scenari inaspettati per implementare un turismo che attrarrebbe, potenzialmente, tutta una categoria di persone che hanno fatto parte della generazione della “naja”5, così come prospettato intelligentemente dall’analisi effettuata da Corde Architetti (2016) sul ventaglio di possibilità di riconversione degli asset ex Difesa nella regione del Friuli-Venezia Giulia6. Riferimenti bibliografici Baccichet M., a cura di (2015). Fortezza FGV. Dalla guerra fredda alle aree militari dismesse. Monfalcone (Go): Edicom Edizioni. 5 Termine usato nel gergo italiano che si associa alservizio militare di leva in Italia, attivo in Italia dal 1861 a fine 2004. 6 Oltre al libro curato da Santarossa e Scirè Risichella, si rimanda a Baccichet (2015) e al sito www.primulecaserme.it/. Copyright © FrancoAngeli N.B: Copia ad uso personale. È vietata la riproduzione (totale o parziale) dell’opera con qualsiasi mezzo effettuata e la sua messa a disposizione di terzi, sia in forma gratuita sia a pagamento.
223 Camerin F. (2018). “Recensione: Leonardo Malatesta, Giorgio Trevisan, Andrea Pozza e Claudio Ricardo De Castro, Viaggio nelle basi segrete della NATO West Star e Back Yard, Pietro Macchioni Editore, Varese, 2015, pp. 143”, Archivio di Studi Urbani e Regionali, 48(21): 173-174. DOI: 10.3280/ASUR2018-121009 Corde Architetti (2016). Da rete militare a rete turistica. In: Santarossa A., Scirè Risichella G., a cura di, Un paese di primule e caserme. Pordenone: Cinemazero, pp. 168-187. (Federico Camerin) Porro N., Martelli S., Russo G. (a cura di), Il Mondiale delle meraviglie. Calcio, media e società da “Italia ’90” a oggi, FrancoAngeli, Milano, 2016, pp. 157, € 21,007. La collana “Sport, Corpo, Società” di FrancoAngeli propone una interessante lettura sulle implicazioni economiche, politiche, sportive e sulle trasformazioni socio-culturali e sull’assetto urbano delle città italiane che il Mondiale di calcio celebratosi nel 1990 ha riverberato nel nostro Paese. Il libro riflette e ripensa criticamente a quanto è avvenuto nella società italiana, ma anche a livello globale, come effetto del cosiddetto “Mondiale delle meraviglie”, oltre alle eredità che dopo quasi trent’anni sono ancora presenti nel nostro paese a livello sociale, economico e sportivo. In particolar modo, questo lavoro ha messo in evidenza la creazione di una inedita configurazione sociale, il considdetto “triangolo SMS”, che, mettendo in stretta relazione “Sport, Media e aziende Sponsor”, dal 1990 fino ai giorni nostri ha generato a livello mondiale sempre più risorse, contribuendo a convertire il calcio nello spettacolo sportivo d’eccellenza per l’intrattenimento televisivo e per la promozione di beni e servizi in mercati sempre più internazionali. In questo senso nel libro si stabilisce una connessione ben precisa tra passato, presente e futuro del calcio mondiale, dei mass media, e di come questo mega evento sia stato una sorta di spartiaque per la società che ruota attorno al calcio verso il ventunesimo secolo. La struttura del manoscritto è composta da due parti principali che fanno seguito a una breve introduzione da parte dei curatori del volume. Qui si ritrovano delle riflessioni interessanti sulle ragioni di questo lavoro e sul valore aggiunto di questa ricerca multidisciplinare a partire dal grande evento sportivo del 1990. La prima parte del libro, la meno corposa ma non per questo meno interessante, intitolata ‘Da “Italia ’90” ai Mondiali di domani’ analizza il “triangolo SMS” dal punto di vista degli studi sociologici a partire dal 1990 (capitolo 2), mentre il capitolo 3 indaga l’influsso dei grandi eventi sportivi e della pubblicità commerciale sostenuta dagli sponsor Fifa (tra cui Budweiser, Coca-Cola e McDonald’s) 7 Questa recensione è stata realizzata nell’ambito del programma di dottorato europeo European Joint Doctorate “urbanHIST”. This project has received funding from the European Union’s Horizon 2020 research and innovation programme under the Marie Skłodowska-Curie grant agreement No. 721933. Copyright © FrancoAngeli N.B: Copia ad uso personale. È vietata la riproduzione (totale o parziale) dell’opera con qualsiasi mezzo effettuata e la sua messa a disposizione di terzi, sia in forma gratuita sia a pagamento.