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Protocollo regionale VEA per la Valutazione della qualità Energetica e Ambientale degli edifici REGIONE AUTONOMA FRIULI VENEZIA GIULIA DIREZIONE CENTRALE AMBIENTE E LAVORI PUBBLICI Servizio disciplina tecnica edilizia e strutture a supporto residenza
REGIONE AUTONOMA FRIULI VENEZIA GIULIA P rotoco ll o reg i ona l e VEA per la Valutazione della qualità Energetica e Ambientale dell’edificio Documento elaborato presso: REGIONE AUTONOMA FRIULI VENEZIA GIULIA DIREZIONE CENTRALE AMBIENTE E LAVORI PUBBLICI Servizio disciplina tecnica edilizia e strutture a supporto residenza arch. Luciano Pozzecco, (direttore) arch. Paolo Tomasella arch. Fabio Dandri (stagista della Libera Università di Bolzano) Collaborazione alla redazione degli aggiornamenti tecnici: ing. Gaetano Cola, (ICMQ Lab Maniago); arch. Angela Sanchini, (ICMQ Lab Maniago); 1
INDICE Premessa .................................................................................................................. 5 Capitolo 1 Il Protocollo VEA ................................................................................................. 7 Caratteristiche .......................................................................................... 7 Sistema di valutazione VEA ................................................................ 8 Modalità di utilizzo .............................................................................. 10 Sperimentazioni .................................................................................... 11 Capitolo 2 Area di valutazione 1 ..................................................................................... 13 Valutazione energetica .............................................................. 13 1.1 Prestazione energetica .............................................................. 13 Capitolo 3 Area di valutazione 2 ..................................................................................... 15 Impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili ....................................................................... 15 2.1 Produzione acqua calda sanitaria da fonti rinnovabili ....................................................................... 15 2.2 Produzione energia elettrica da fonti rinnovabili .......... 16 2.3 Produzione energia termica da fonti rinnovabili ........... 16 Ponderazione dei punteggi ...................................................... 17 Capitolo 4 Area di valutazione 3 ..................................................................................... 19 Materiali da costruzione ............................................................ 19 3.1 Utilizzo di materiali riciclati e di recupero ......................... 19 3.2 Riciclabilità dei materiali ........................................................... 20 3.3 Certificazione dei materiali ...................................................... 21 3.4 Inerzia termica ................................................................................ 22 3.5 Controllo dell'umidità delle pareti ........................................ 22 Ponderazione dei punteggi ...................................................... 23 2
Capitolo 5 Area di valutazione 4 ..................................................................................... 24 Risparmio idrico e permeabilità dei suoli .......................... 24 4.1 Consumo e recupero acqua .................................................... 24 4.2 Controllo e inquinamento acque .......................................... 24 4.3 Permeabilità delle aree esterne ............................................ 24 Ponderazione dei punteggi ...................................................... 25 Capitolo 6 Area di valutazione 5 ..................................................................................... 26 Qualità esterna ed interna ....................................................... 26 5.1 Comfort ambientale esterno .................................................. 26 5.2 Integrazione con l'ambiente naturale/costruito ........... 26 5.3 Illuminazione naturale ................................................................ 27 5.4 Isolamento acustico .................................................................... 27 5.5 Manutenzione dell'edificio ....................................................... 28 Ponderazione dei punteggi ...................................................... 28 Capitolo 7 Area di valutazione 6 ..................................................................................... 29 Qualità esterna ed interna (altre considerazioni) ......... 29 6.1 Raccolta differenziata RSU organici e non organici .............................................................................................. 29 6.2 Inquinamento atmosferico ...................................................... 29 6.3 Inquinamento elettromagnetico .......................................... 29 6.4 Controllo degli agenti inquinanti (fibre minerali, VOC, radon) ..................................................... 30 6.5 Trasporto pubblico e trasporto alternativo ..................... 30 Ponderazione dei punteggi ...................................................... 30 Capitolo 8 Il software VEA .................................................................................................. 31 Scheda tecnica ...................................................................................... 31 Punteggi delle schede e le ponderazioni .................................. 32 Matrici di valutazione ......................................................................... 33 Sistema di calcolo e flessibilità ..................................................... 34 Bibliografia .......................................................................................................... 36 Appendice A Schede di valutazione del Protocollo VEA ...................................... 40 Riferimenti normativi (per aree di valutazione) ..................... 76 3
Elenco delle schede ITACA di riferimento ................................ 82 Appendice B Scheda tecnica .................................................................................................. 83 4
PREMESSA Il presente documento tecnico contiene il «Protocollo regionale VEA per la Valutazione della qualità energetica e ambientale di un edificio» previsto dall’articolo 6 della legge regionale 18 agosto 2005, n. 23 (Disposizioni in materia di edilizia sostenibile), come modificato dall’articolo 31, comma 4, della legge regionale 5 dicembre 2008, n. 16 (Norme urgenti in materia di ambiente, territorio, edilizia, urbanistica, attività venatoria, ricostruzione, adeguamento antisismico, trasporti, demanio marittimo e turismo), di seguito per brevità denominato «Protocollo VEA». Il Protocollo VEA nasce dall’esperienza maturata nell’ambito del Gruppo di Lavoro Interregionale in materia di bioedilizia istituito presso l’Istituto per la trasparenza, l’aggiornamento e la certificazione degli appalti - ITACA che, sotto il coordinamento della Regione Friuli Venezia Giulia ha elaborato il «Protocollo ITACA per la valutazione della qualità energetica ed ambientale degli edifici», approvato dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni Italiane il 15 gennaio 2004 e che, attualmente, a livello nazionale rappresenta il metodo più accreditato per una visione d’insieme degli aspetti energetici ed ambientali degli edifici. L’articolo 6 bis della legge regionale 23/2005, come introdotto dall’articolo 31, comma 6, della legge regionale 16/2008, ha istituito la <<certificazione VEA di sostenibilità energetico ambientale degli edifici>>, che sintetizza la certificazione energetica degli edifici di cui al decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192 («Attuazione della direttiva 2002/91/CE relativa al rendimento energetico nell'edilizia») e la valutazione della sostenibilità ambientale degli edifici, utilizzando le modalità e gli strumenti di valutazione declinati nel <<Protocollo regionale VEA per la Valutazione della qualità energetica e ambientale di un edificio>>, con riferimento sia al progetto dell’edificio che all’edificio realizzato. Il Protocollo VEA costituisce un sistema di certificazione degli aspetti ambientali ed energetici che qualificano gli edifici che attraverso un metodo versatile fondato su tre presupposti fondamentali: certezza scientifica, interesse pubblico, semplicità di applicazione, individui gli aspetti prioritari di intervento in materia di sostenibilità ambientale e di risparmio energetico nell’edilizia, applicabile con la massima duttilità alle diverse e mutevoli realtà territoriali che connotano il costruire in Regione. 5
Il Protocollo VEA è strutturato in schede tecniche di valutazione che consentono di attribuire ad ogni edificio analizzato un valore alfanumerico in relazione al suo livello di sostenibilità energeticoambientale, in linea con quanto previsto dal decreto legislativo 192/2005, poi modificato con il decreto legislativo 29 dicembre 2006, n. 311 (Disposizioni correttive e integrative al decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, recante attuazione della direttiva 2002/91/CE, relativa al rendimento energetico nell'edilizia), che ha introdotto un metodo provvisorio per la "qualificazione" energetica degli edifici, in attesa dei previsti regolamenti attuativi. 6
CAPITOLO 1 IL PROTOCOLLO VEA Caratteristiche Nell’elaborazione del Protocollo VEA sono state rispettate le seguenti linee direttrici: Semplicità: la compilazione delle schede è stata resa chiara e sintetica in modo da agevolare l’attività dei professionisti e, conseguentemente, ridurre i tempi di rilascio della certificazione agli utenti. Ripetibilità: si è ritenuto che la componente soggettiva nella valutazione degli edifici, non debba creare sperequazioni di giudizio e che, pertanto, a parità di dati inseriti, la certificazione debba dare lo stesso punteggio. Trasparenza: la procedura di certificazione è stata descritta in modo da risultare certa e comprensibile a tutti i soggetti coinvolti nella certificazione: enti, professionisti, utenti, ecc. Flessibilità: il sistema di valutazione, per quanto attiene sia i contenuti delle schede sia la gestione dei punteggi, è stato adeguato alle necessità specifiche del territorio di impiego ed è stata prevista la possibilità di adeguarlo, con tempestività, alle innovazioni tecnologiche ed alle variazioni di contesto. Versatilità: è stata prevista l’applicabilità delle regole e dei criteri introdotti dal Protocollo VEA a tutti gli edifici, siano essi di nuova costruzione o soggetti ad interventi di ristrutturazione, in modo che il sistema funzioni anche sullo stato di fatto e per ogni destinazione d'uso. Usabilità: muovendo dal presupposto che la certificazione non può essere fine a sé stessa, l’introduzione di una nuova cultura del costruire, è finalizzata 7
ad innescare un processo generale che porti ad una reale e diffusa attenzione agli obiettivi finali rappresentati dalla riduzione del consumo di energia e dal rispetto dei valori ambientali, da peerseguire attraverso l’utilizzo di fonti rinnovabili, nonché di materiali e di tecnologie costruttive di tipo sostenibile. Non da ultimo sono stati considerati i riflessi che la classificazione degli edifici potrà sortire nel settore delle costruzioni e sul mercato immobiliare, nonché ai fini dell’accesso ai canali contributivi previsti. Sistema di valutazione VEA La valutazione energetica e ambientale avviene mediante la compilazione di 22 schede di valutazione tematiche, suddivise nelle seguenti 6 aree di valutazione: 1. Valutazione energetica 2. Impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili 3. Materiali da costruzione 4. Risparmio idrico e permeabilità dei suoli 5. Qualità esterna ed interna 6. Qualità esterna ed interna (altre considerazioni) Il sistema prevede una classificazione derivante dall’attribuzione di lettere e di numeri. Le lettere, dalla A+ (la migliore) alla G, rappresentano la classe energetica dell’edificio che viene desunta dalla compilazione della scheda relativa all'area di valutazione 1, indicativa del fabbisogno di energia primaria per il riscaldamento dell'edificio. I numeri da [-1] a [+3] esprimono il punteggio dell’edificio che viene desunto dalla compilazione delle schede relative alle aree di valutazione 2, 3, 4, 5 e 6, come segue: [-1] requisito inferiore allo standard o sotto i limiti di legge; [0] requisito minimo accettabile di legge e/o che rappresenta la pratica comune utilizzata nel territorio; [+1] prestazione moderatamente migliore rispetto al livello [0]; [+2] prestazione significativamente migliore rispetto al livello [0] e/o che rappresenta la pratica migliore utilizzata nel territorio; [+3] prestazione notevolmente migliore e/o all'avanguardia. 8
Impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili Nell'area di valutazione 2 vengono presi in considerazione la presenza di impianti alimentati da fonti rinnovabili e, quindi, la quantità di energia termica e elettrica così prodotta. Sono previste tre schede in relazione ai tre principali impieghi energetici: calore per il riscaldamento, calore per l'acqua calda sanitaria e corrente elettrica. 2.1 Produzione acqua calda sanitaria da fonti rinnovabili La scheda indica le modalità di incentivazione per la produzione di acqua calda sanitaria da fonti rinnovabili. Nello scenario generale degli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, i collettori solari sono quelli che impiegano la tecnologia più semplice e consolidata; il loro utilizzo per il riscaldamento dell'acqua calda sanitaria risulta, inoltre, sufficientemente vantaggioso dal punto di vista economico in quanto l'investimento iniziale può essere ammortizzato in un tempo abbastanza breve. A tal proposito la legge 296/2006, all’articolo 1 comma 346 prevede la possibilità di detrarre dalle imposte parte dell'investimento, mentre l’articolo 12 dell’allegato I al decreto legislativo 311/2006 prevede l'obbligo di installazione sugli edifici nuovi dei collettori solari a copertura della metà, almeno, del fabbisogno di energia per l'acqua calda sanitaria. Il criterio di valutazione adottato dalla scheda è di tipo quantitativo ed è finalizzato a determinare la percentuale di energia prodotta dall'impianto solare o da un altro impianto a fonti rinnovabili (geotermia, sistemi a biomassa, sistemi di cogenerazione, ecc.), rispetto al fabbisogno annuo. I dati e il calcolo possono essere individuati nei documenti di dimensionamento e progettazione del sistema. Considerato che il Protocollo VEA è applicato sia agli edifici nuovi sia a quelli esistenti, il punteggio minimo (0) è assegnato in assenza di sistemi a fonti rinnovabili destinati alla produzione di acqua calda CAPITOLO 3 AREA DI VALUTAZIONE 2 15
sanitaria, mentre un edificio nuovo, realizzato con i criteri definiti dalla normativa vigente, potrà ottenere un punteggio corrispondente a 2 o 3. Rispetto alla scheda ITACA di riferimento, la stima del fabbisogno si effettua su base annuale (non sul solo mese di luglio) ed i livelli di valutazione sono più indicativi. 2.2 Produzione energia elettrica da fonti rinnovabili Il contributo alla riduzione del consumo di combustibili fossili può derivare anche dall'impiego di sistemi a fonti rinnovabili per la produzione di energia elettrica: impianti solari fotovoltaici, eolici, a biomassa, geotermici, ecc. Per quanto riguarda l'edilizia, soprattutto privata, l'attenzione principale ricade sui pannelli fotovoltaici, nonostante il costo ancora elevato. La scheda prevede, in modo quantitativo, la valutazione della percentuale di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili rispetto al fabbisogno, che può essere desunta dal progetto di dimensionamento dell'impianto. In questa quota percentuale può essere inserita anche l'energia risparmiata mediante l'installazione di dispositivi per la riduzione dei consumi o con l’utilizzo di impianti di raffrescamento poco energivori (sistemi "free cooling", ecc.). Rispetto alla scheda ITACA di riferimento è stato aggiunto, al punteggio 1, il livello di valutazione corrispondente alla copertura del fabbisogno energetico fino al 25% con fonti rinnovabili, che risultava assente. 2.3 Produzione energia termica da fonti rinnovabili Gli impianti di riscaldamento alimentati da combustibili di origine fossile sono responsabili di una buona parte della CO2 rilasciata in atmosfera. L'obiettivo è di ridurre le emissioni di CO2 mediante impianti più efficienti e impianti alimentati da fonti rinnovabili (energia solare, geotermica, da biomassa, ecc.). Rispetto alla scheda ITACA di riferimento, che prevede il calcolo della CO2., il criterio di valutazione adottato si basa sul tipo di impianto di riscaldamento e sulla quota di energia termica prodotta da fonti rinnovabili, dato ricavabile dal dimensionamento degli impianti presenti, al netto dell'acqua calda sanitaria se prodotta dagli stessi impianti. Il punteggio di –1 attribuito agli impianti tradizionali a gasolio o 16
metano, non provvisti di caldaia a condensazione, implica la necessità di un adeguamento degli impianti in favore dell’installazione di bruciatori ad alta efficienza. Ponderazione dei punteggi Nell'area di valutazione 1, alle tre schede è attribuito lo stesso peso ed ogni punteggio vale 0,5. Ne deriva una ponderazione complessiva che equivale al 150% in quanto, attualmente, sono estremamente rari gli edifici provvisti di impianti a fonti rinnovabili nei tre settori di produzione di energia da fonti rinnovabili per il consumo domestico. 17
CAPITOLO 4 AREA DI VALUTAZIONE 3 Materiali da costruzione L'area di valutazione 3 presenta cinque schede per la valutazione dei materiali impiegati nella costruzione e dei pacchetti murari che ne derivano e che costituiscono le chiusure e le partizioni. Vengono prese in esame le caratteristiche di sostenibilità e riciclabilità, l'inerzia termica, la tendenza alla formazione di condensa. 3.1 Utilizzo di materiali riciclati e di recupero Questa scheda analizza la quantità di materiali riusati o riciclati nella costruzione dell'edificio o di parte di esso e la valuta in percentuale assumendo quale unità di misura il volume dei materiali riciclati e di recupero rispetto al volume complessivo. A tal fine, deve essere redatto un computo metrico, o modificato quello esistente, in cui sono contrassegnati e sommati i volumi dei materiali riciclati e di recupero. Per superare la difficoltà di compilazione della scheda, specialmente nei casi in cui non esiste un computo metrico di riferimento, è prevista la compilazione di una tabella per la valutazione qualitativa, applicabile anche ai fini della stesura delle due schede successive. La tabella, inserita nella «Scheda tecnica» del Foglio Excel® del Protocollo VEA, riassume gli elementi principali dell'edificio, a cui vanno associati i quattro valori: A, B, C e D, di seguito descritti, ad indicazione della quantità, sulla base di una determinazione complessiva a carattere volumetrico, di materiali riciclati o di recupero presenti in ogni elemento: - A materiali riciclati o di recupero assenti; - B materiali riciclati o di recupero poco presenti (fino al 20%); - C materiali riciclati o di recupero mediamente presenti (dal 20% all'80%); - D materiali riciclati o di recupero predominanti (oltre l'80%). A ciascun elemento è associato un valore di ponderazione 18
proporzionato al peso dell'elemento nell'edificio ed al numero di piani La tabella della «Scheda tecnica (2)» per la valutazione qualitativa delle schede 3.1, 3.2 e 3.3. fuori terra. Si ottiene un valore da A a D, sulla base del quale va compilata la scheda di valutazione. I riquadri in basso danno il valore per la compilazione delle schede. L’applicazione del criterio qualitativo consente di raggiungere al massimo il punteggio 2; mentre è necessario applicare anche il criterio quantitativo per ottenere il punteggio 3. A lcune celle contengono delle f unzioni di controllo affinché l'inserimento dei dati avvenga in modo corretto. Il punteggio conseguito è considerato insufficiente quando i volumi dei materiali riciclati e di recupero sono inferiori al 5% del totale. L’edificio certificato come non soggetto ad alcun intervento è contrassegnato con punteggio 0. Rispetto alla scheda ITACA di riferimento, sono stati unificati due moduli del Protocollo ITACA. 3.2 Riciclabilità dei materiali Il concetto dell’edificio espresso da questa scheda è analogo a quello della precedente, facendo però riferimento alla quantità di materiali che risultano riciclabili rispetto ad un confronto con il volume totale dell’edificio. Anche in questo caso, ai fini della compilazione della scheda, è necessario predisporre un computo metrico, oppure ricorrere alla valutazione qualitativa mediante la tabella descritta in relazione alla 19
scheda precedente, inserendo uno dei valori di seguito descritti: - A assenza di materiali riciclabili; - B materiali riciclabili poco presenti (fino al 20%); - C materiali riciclabili mediamente presenti (dal 20% all'80%); - D materiali riciclabili predominanti (oltre l'80%). I calcoli sono svolti sulla base di una determinazione complessiva a carattere volumetrico. L’applicazione del criterio qualitativo consente di raggiungere al massimo il punteggio 2; mentre è necessario applicare anche il criterio quantitativo per ottenere il punteggio 3. Rispetto alla scheda ITACA di riferimento, sono state parzialmente rimodulate in maniera restrittiva le percentuali, considerando che è sempre presente una parte, seppure modesta, di materiali riciclabili. 3.3 Certificazione dei materiali L’obiettivo di questa scheda è incentivare, nella costruzione, l'utilizzo di materiali soggetti alla certificazione ambientale, con particolare attenzione a quelle certificazioni capaci di controllare tutti gli aspetti del materiale e dei suoi componenti, nonché l’intero ciclo di vita. L'unità di misura adottata è il peso, che va ponderato in base al tipo di certificazione di cui è dotato il materiale. Rispetto alla scheda ITACA di riferimento, che presenta una procedura di calcolo eccessivamente complessa, è stata elaborata una metodologia semplificata che consente di aggiungere al computo metrico adottato per le schede 3.1 e 3.2, una colonna con i punteggi che definiscono la ponderazione delle quantità rispetto al tipo di certificazione. La ponderazione complessiva delle quantità dei materiali è misurata con l’indice (Ic) ed i relativi punteggi sono i seguenti: [0,5] il materiale, componente o pacchetto, è sprovvisto di marchio CE; [1,0] il materiale, componente o pacchetto, è provvisto di marchio CE; [1,2] il materiale, componente o pacchetto, è provvisto di certificazione obbligatoria ove previsto per legge; [1,4] il materiale, componente o pacchetto, è prodotto da un’azienda conforme alle norme ISO 14000 o al regolamento EMAS; [1,4] il materiale, componente o pacchetto, è provvisto di una dichiarazione completa, dettagliata e tecnicamente valida, di 20
tutte le sostanze e le materie prime componenti, con l’indicazione delle relative percentuali, del processo e del luogo di produzione, di tutte le istruzioni e avvertenze di utilizzo e smaltimento del prodotto; [1,6] materiali, componenti o pacchetti murari, provvisti di etichette ecologiche che riportano autodichiarazioni; [1,8] materiali, componenti o pacchetti murari, provvisti di etichette ecologiche che riportano dichiarazioni basate su parametri stabiliti e sottoposte a un controllo indipendente, quali le EPD (o DAP, Dichiarazione ambientale di prodotto); [2,0] materiali, componenti o pacchetti murari, provvisti di etichette ecologiche sottoposte a certificazione esterna (p.e. NaturePlus, IBO, Ecolabel, Angelo Azzurro, FSC, ecc.). Analogamente alle schede precedenti, al fine di ridurre la complessità del calcolo, è prevista la compilazione di una tabella per la valutazione qualitativa. I calcoli sono svolti sulla base di una determinazione complessiva a carattere volumetrico. L’applicazione del criterio qualitativo consente di raggiungere al massimo il punteggio 2; mentre è necessario applicare anche il criterio quantitativo per ottenere il punteggio 3. Nella tabella per la valutazione qualitativa va inserito uno dei valori di seguito descritti, che indica sia la quantità di materiale certificato, sia il tipo di certificazione: - A assenza di materiali con certificazione; - B materiali certificati poco presenti (fino al 20%); - C materiali certificati mediamente presenti (dal 20 all'80%); - D materiali certificati mediamente presenti (dal 20 all'80%) e buona parte di essi è provvista di etichetta ecologica; - E la maggior parte dei materiali (oltre l'80%) è provvista di certificazione; - F la maggior parte dei materiali è provvista certificazione e buona parte di essi è provvista di etichetta ecologica. 21
Esempio di compilazione della tabella per la valutazione qualitativa delle schede 3.1, 3.2 e 3.3. 3.4 Inerzia termica L’obiettivo di questa scheda risiede nel controllo dei valori di inerzia termica attraverso il corretto impiego dei materiali idoneo a garantire l'adeguato comfort abitativo ed a contenere il surriscaldamento interno tipico dei mesi estivi. Il coefficiente da considerare per la valutazione VEA è lo sfasamento, misurato in ore, prodotto dalle pareti dell'involucro. Rispetto alla scheda ITACA di riferimento, fermo restando tale parametro di valutazione, è stata semplificata la metodologia di calcolo che, peraltro, può essere effettuato sia con le tabelle allegate alla scheda, sia con un software adeguato. 3.5 Controllo dell'umidità delle pareti Tale scheda inerente alla valutazione dei materiali utilizzati e del modo d’impiego degli stessi, concerne la verifica della formazione di condensa interstiziale. Rispetto alla scheda ITACA di riferimento, è stato perfezionato il metodo di attribuzione dei punteggi, che varia a seconda sia previsto o meno l'utilizzo di freni o barriere al vapore che evitino la formazione di condensa. 22
Ponderazione dei punteggi Per la determinazione del punteggio dell'area di valutazione 3, sono applicati pesi diversi alle singole schede. Alla scheda 3.1 è attribuito un peso pari al 20%, in quanto non sempre risulta applicabile con la medesima efficacia. Alle schede 3.2 e 3.3 è attribuito un peso, pari al 25%. Alle schede 3.4 e 3.5, è attribuito un peso pari al 15%. Il maggiore peso attribuito alle schede 3.1, 3.2 e 3.3, è finalizzato ad incentivare l’uso sostenibile dei materiali, con riferimento sia alla riciclabilità degli stessi, sia alle caratteristiche del relativo processo produttivo, nonché alle eventuali nocività. Il criterio applicato alla ponderazione dei pesi percentuali è finalizzato ad incentivare l'impiego di materiali di riciclo e, specialmente, di riuso, ritenuto di fondamentale importanza ai fini del risparmio di materie prime e di energia, nonché della riduzione delle emissioni nei relativi processi produttivi. 23
CAPITOLO 5 AREA DI VALUTAZIONE 4 Risparmio idrico e permeabilità dei suoli L'area di valutazione 4 comprende tre schede attinenti, rispettivamente, il consumo e il recupero dell'acqua, il controllo dell'inquinamento delle acque, nonché la permeabilità delle aree esterne. 4.1 Consumo e recupero acqua La scheda la valuta la capacità di ridurre i consumi di acqua attraverso l'impiego, ove possibile, dell'acqua che generalmente viene eliminata. In presenza di un sistema di raccolta e di filtraggio, il punteggio varia in base agli usi possibili (irrigazione, usi sanitari, antincendio). Rispetto alla scheda ITACA di riferimento, sono unificati i due moduli riguardanti la raccolta ed il riutilizzo delle acque meteoriche e delle acque grigie. 4.2 Controllo e inquinamento delle acque La scheda, oltre al riutilizzo dell'acqua, considera la necessità di un riscontro progettuale generale sull'intero sistema di captazione e di raccolta, che consenta il controllo dell'inquinamento del suolo e quello delle acque smaltite nel terreno. I punteggi più elevati sono assegnati nei casi in cui vengano attuate strategie mirate al trattamento delle acque (purificazione, depurazione, fitodepurazione, ecc.). 4.3 Permeabilità delle aree esterne La scheda valuta un aspetto importante dello smaltimento dell'acqua rappresentato dalla permeabilità del suolo in relazione alla cementificazione dell’area d'intervento. La riduzione delle aree non permeabili, che presenta numerosi vantaggi quali il corretto drenaggio delle acque meteoriche e la mitigazione 24
CAPITOLO 8 IL SOFTWARE VEA La valutazione VEA prevede l’utilizzo di un software, in ambiente Excel, composto da otto fogli di lavoro di cui quattro riservati alla compilazione dell'utente,. Il foglio di calcolo riassume i requisiti ed i materiali necessari alla definizione della classe energetica ed ambientale dell'edificio, contiene gli indici e le funzioni che permettono di determinare il giudizio finale attraverso l'elaborazione dei punteggi e delle relative ponderazioni e riporta in modo esplicito e trasparente, i parametri e i punteggi affinché risulti evidente la priorità e l'importanza dei vari contenuti. La definizione degli algoritmi di valutazione rispetta, in linea generale, alcune regole secondo il seguente ordine di priorità: - l'isolamento termico degli edifici; - l'uso razionale dell'energia e l'installazione di impianti ad alta efficienza; - l'installazione di impianti a fonti rinnovabili; - l'impiego di materiali sostenibili. La scheda tecnica La «Scheda tecnica», di cui all'appendice B, riporta i dati che caratterizzano l'edificio ritenuti essenziali ai fini della valutazione VEA. Parte dei dati sono desunti dall'allegato A del D.M. 19 febbraio 2007, D.M. 19 febbraio 2007, concernente criteri e modalità per incentivare la produzione di energia elettrica mediante conversione fotovoltaica della fonte solare, in attuazione dell'articolo 7 del D.Lgs. 29 dicembre 2003, n. 387. In calce alla scheda tecnica è riportato l’elenco della documentazione tecnica, consistente nelle schede di valutazione sopra descritte, che il progettista presenta assieme alla richiesta di certificazione VEA. 31
I punteggi delle schede e le ponderazioni La valutazione energetica e ambientale avviene mediante la compilazioIl foglio di riepilogo per il calcolo dei punteggi pesati delle aree di valutazione (P2, P3, P4, P5, P6), con un esempio di compilazione. ne, delle 22 schede divise nelle 6 aree di valutazione contenute in altrettanti fogli di lavoro del software VEA, con l’ausilio delle note esplicative collegate ad alcuni parametri di controllo. Il punteggio conseguito risulta a margine di ogni scheda ed è riportato nel foglio di riepilogo, dove con le modalità descritte nei per ciascuna area di valutazione, viene calcolata la somma pesata. Ne conseguono, in analogia al sistema di valutazione adottato dal Protocollo ITACA, sei punteggi, uno per ogni area di valutazione. Il punteggio dell'area di valutazione 1 individua la classe energetica (A+, A, B, C, D, E, F, G), mentre dagli altri valori (P2, P3, P4, P5, P6) si ricava la classe ambientale (1, 2, 3) in rapporto alla classe energetica ottenuta. I due valori, espressi da una lettera e da un numero, sono collegati tra loro e la classe ambientale varia a seconda della classe energetica. 32
Le matrici di valutazione Il sistema di valutazione è un sistema a matrici, ognuna delle quali assegna, in base alla classe energetica a cui è associata, i diversi pesi per il calcolo della classe ambientale. Applicando tale metodo negli edifici con classe energetica peggiore, dove spesso è più difficile intervenire, risulta facilitato l'ottenimento di un valore ambientale positivo, volto a premiare maggiormente le opere intraprese in tema di sostenibilità. Nelle classi energetiche superiori, i punteggi sono più restrittivi e concepiti in modo che la classe ambientale 1 sia garanzia della presenza di impianti a fonti rinnovabili; infatti, in assenza di tali impianti, ad eccezione del caso in cui sia stato conseguito il massimo punteggio in tutte le altre schede, è impossibile entrare nella classe 1 dalla classe energetica A ed è molto difficile farlo dalle altre classi energetiche migliori. Dal punto di vista operativo, i punteggi (P2, P3, P4, P5, P6) delle cinque aree di valutazione ambientale vengono confrontati con degli intervalli di riferimento per poter essere ponderati e sommati. Dalla somma pesata si ricava un valore che, sommato alla classe 3 di partenza, indica la classe ambientale finale (3, 2 o 1). La ponderazione dipende dalla classe energetica e dall'area di valutazione, a seconda dell'importanza del tema considerato nell'area stessa. L'area di valutazione 2 sugli impianti alimentati da energia rinnovabile ha una valenza maggiore rispetto alle altre, in modo da essere determinante per il raggiungimento della classe ambientale 1. Seguono per importanza le aree di valutazione 3 e 4; l'area di valutazione 6, infine, è quella con peso meno rilevante. 33
Le matrici per il calcolo della classe ambientale con un esempio di compilazione. A seconda della classe energetica (P1), vengono considerati valori di ponderazione differenti. Sistema di calcolo e flessibilità La struttura del calcolo del Protocollo VEA si basa su più sistemi indipendenti ma correlati tra loro. La classe ambientale, indice del grado di sostenibilità e comfort ambientale, è ottenuta in modo proporzionato alla classe energetica, valutazione quest'ultima delle prestazioni dell'edificio in materia di risparmio energetico. Il calcolo dei punteggi è articolato in due sistemi indipendenti, cioè modificabili in modo autonomo, che consistono nel computo delle schede e delle singole aree di valutazione e nel meccanismo di 34
attribuzione della classe ambientale mediante le matrici. Il Protocollo VEA, infatti, si configura come "multilivello" e tale caratteristica consente di apportare modifiche o adeguamenti in maniera incondizionata e semplificata: - alle singole schede; - alle singole aree di valutazione e ai relativi punteggi; - agli intervalli di riferimento delle matrici; - alle matrici stesse e ai valori per la definizione della classe ambientale. La versatilità e la flessibilità del Protocollo VEA, lo rendono tale strumento facilmente adeguabile, come previsto dalla legge regionale 23/2005, a nuovi standard ed esigenze di valutazione che potrebbero delinearsi in futuro. 35
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www.energia.provincia.tn.it www.envipark.com www.icmq.com www.provincia.bz.it www.regione.fvg.it www.sacert.eu www.vienergia.it 38
APPENDICE A SCHEDE DI VALUTAZIONE 1. Valutazione energetica 1.1 Prestazione energetica 2. Impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili 2.1 Produzione acqua calda sanitaria da fonti rinnovabili 2.2 Produzione energia elettrica da fonti rinnovabili 2.3 Produzione energia termica da fonti rinnovabili 3. Materiali da costruzione 3.1 Utilizzo di materiali riciclati e di recupero 3.2 Riciclabilità dei materiali 3.3 Certificazione dei materiali 3.4 Inerzia termica 3.5 Controllo dell'umidità delle pareti 4. Risparmio idrico e permeabilità dei suoli 4.1 Consumo e recupero acqua 4.2 Controllo e inquinamento acque 4.3 Permeabilità delle aree esterne 5. Qualità esterna ed interna 5.1 Comfort ambientale esterno 5.2 Integrazione con l'ambiente naturale e costruito 5.3 Illuminazione naturale 5.4 Isolamento acustico 5.5 Manutenzione dell'edificio 6. Qualità esterna ed interna (altre considerazioni) 6.1 Raccolta differenziata RSU organici e non organici 6.2 Inquinamento atmosferico 6.3 Inquinamento elettromagnetico 6.4 Controllo degli agenti inquinanti (fibre minerali, VOC, radon) 39
6.5 Trasporto pubblico e trasporto alternativo 40
3. Materiali da costruzione area di valutazione 3.3 Certificazione dei materiali esigenza Garantire l’impiego di prodotti edilizi (materiali, componenti e pacchetti composti) certificati e a ridotto impatto ambientale. strategie di riferimento Incentivare l’utilizzo di prodotti edilizi le cui caratteristiche consentono, per l’intero ciclo di vita del prodotto (pre-produzione/materie prime, produzione, distribuzione, utilizzazione, riutilizzazione/riciclaggio/smaltimento) di contribuire in maniera significativa a miglioramenti dei seguenti principali aspetti ambientali: qualità dell’aria, qualità dell’acqua, protezione dei suoli, riduzione dei rifiuti, risparmio energetico, gestione delle risorse naturali, prevenzione del riscaldamento globale, protezione della fascia di ozono, sicurezza ambientale, impatto acustico, biodiversità. In generale, i principali requisiti che i prodotti devono garantire per assicurare una riduzione degli impatti ambientali sono i seguenti: - assenza di emissioni nocive; - igroscopicità e traspirabilità; - assenza di fumi nocivi e tossici in caso di incendio; - assenza di radioattività; - provenienza da risorse rinnovabili o riciclate; - biodegradabilità o riciclabilità; - provenienza da processi produttivi di ridotto impatto ambientale ed esenti da nocività per i lavoratori; - inattaccabilità da muffe, insetti e roditori; - processi produttivi e materie prime naturali e non derivati da sintesi chimica. indicatore di prestazione Indice Ic che esprime la percentuale pesata dei materiali utilizzati che sono certificati [peso ponderato materiali certificati/peso complessivo materiali - kg/kg]. metodo Il calcolo dell’indice Ic va effettuato secondo la seguente procedura: e strumenti di verifica - si sommano i pesi di tutti i materiali dell’edificio, ponderando i singoli pesi con i punteggi P della tabella 1; - se la certificazione riguarda un pacchetto di materiali, il punteggio P va applicato al peso del pacchetto; - si ottiene l’indice Ic attraverso il rapporto tra la somma ottenuta e il peso totale dei materiali dell’edificio. La formula da applicare è la seguente: Ic = (Pi x Qi) Qi dove: Pi = punteggio del singolo materiale (tabella 1) Qi = peso del singolo materiale [kg] (Pi x Qi) = somma ponderata dei pesi dei materiali Qi = peso totale dei materiali dell’edificio [kg] In alternativa, si può optare per la valutazione qualitativa, compilando l'apposita tabella presente nella «Scheda tecnica (2)» del Protocollo VEA, sulla base di una determinazione complessiva a carattere volumetrico. Tabella 1. Punteggio P da applicare al peso dei materiali per il calcolo dell’indice Ic. 0,5 il materiale, componente o pacchetto, è sprovvisto di marchio CE; 1,0 il materiale, componente o pacchetto, è provvisto di marchio CE; 1,2 il materiale, componente o pacchetto, è provvisto di certificazione obbligatoria ove previsto per legge; 1,4 il materiale, componente o pacchetto, è prodotto da un’azienda conforme alle norme ISO 14000 o al regolamento EMAS; 1,4 il materiale, componente o pacchetto, è provvisto di una dichiarazione completa, dettagliata e tecnicamente valida, di tutte le sostanze e le materie prime componenti, con l’indicazione delle relative percentuali, del processo e del luogo di produzione, di tutte le istruzioni e avvertenze di utilizzo e smaltimento del prodotto; 1,6 materiali, componenti o pacchetti, provvisti di etichette ecologiche che riportano autodichiarazioni; 1,8 materiali, componenti o pacchetti, provvisti di etichette ecologiche che riportano dichiarazioni basate su parametri stabiliti e sottoposte a un controllo indipendente, quali le EPD (o DAP, Dichiarazione ambientale di prodotto); 2,0 materiali, componenti o pacchetti, provvisti di etichette ecologiche sottoposte a certificazione esterna (p.e. NaturePlus, IBO, Ecolabel, Angelo Azzurro, FSC, ecc.). 47
Indice Ic ≤ 1,00 -1 1,00 < Ic ≤ 1,10 0 1,10 < Ic ≤ 1,30 1 1,30 < Ic ≤ 1,50 2 Indice Ic > 1,50 3 valutazione quantitativa valutazione qualitativa Il risultato ottenuto dalla «Scheda tecnica (2)» è A -1 Il risultato ottenuto dalla «Scheda tecnica (2)» è B 0 Il risultato ottenuto dalla «Scheda tecnica (2)» è C 1 Il risultato ottenuto dalla «Scheda tecnica (2)» è D 2 48
3. Materiali da costruzione area di valutazione 3.4 Inerzia termica esigenza Mantenere condizioni di comfort termico negli ambienti interni nel periodo estivo, evitando il surriscaldamento dell’aria. strategie di riferimento Impiego di murature “pesanti” di involucro, caratterizzate da una elevata capacità termica e una bassa conduttività termica. Coefficiente di sfasamento dell’onda termica [h]. Fattore di attenuazione (fa). indicatore di prestazione metodo Determinazione della trasmittanza termica (U), spessore (s) e massa volumica (mv) della parete e, quindi, determinazione del coefficiente di sfasamento () e del fattore di attenuazione (fa) attraverso l’utilizzo delle tabelle allegate alla scheda o mediante appositi software basati sulla norma tecnica UNI EN ISO 13786. e strumenti di verifica Note alle tabelle allegate: - per isolamento ripartito si intende quello tipico di una muratura omogenea (per es. in laterizio, calcestruzzo, ecc.) senza interposizione di uno strato di materiale isolante. Per isolamento concentrato si intende quello in cui uno strato di materiale isolante fa parte della muratura (per es. muratura in laterizio pieno+strato di materiale isolante +parete in laterizio); - per la determinazione del punteggio, nei casi in cui l’isolamento sia ripartito e la massa fisica della parete M superi il valore di 400 kg/m2, il coefficiente di sfasamento verrà assunto convenzionalmente >14 ore. Sulla base dei valori assunti da tali parametri si definisce la seguente classificazione: Sfasamento >12 - Attenuazione fa≤ 0,15 – Prestazioni ottime. Sfasamento 12 ≥> 10 - Attenuazione 0,15 <fa≤ 0,30 – Prestazioni buone. Sfasamento 10 ≥> 8 - Attenuazione 0,30 <fa≤ 0,40 – Prestazioni sufficienti. Sfasamento 8 ≥> 6 - Attenuazione 0,40 <fa≤ 0,60 – Prestazioni mediocri. Sfasamento 6 ≥ - Attenuazione 0,60 <fa – Prestazioni insufficienti. Nei casi in cui le coppie di parametri non rientrano negli intervalli prevale il valore dello sfasamento . Tabella 1. Coefficiente di sfasamento (in ore) per pareti verticali con isolamento ripartito. M Kg/m2 150 200 250 300 350 400 U W/m2K <0,4 6 8 10 12 14 16 0,4 – 0,6 6 8 9 10 12 14 0,6 – 0,8 6 8 9 10 12 14 >0,8 6 8 8 10 12 14 U è la trasmittanza termica della parete; M è la massa fisica areica della parete, ottenuta come somma dei prodotti della massa volumica (mv) di ciascuno strato per il relativo spessore (s). Tabella 2. Coefficiente di sfasamento (in ore) per pareti verticali con isolamento concentrato. Tipo di parete Posizione isolamento Interno 11 Intermedio 11 Muratura portante - con isolamento concentrato Esterno 11 Interno 8 Intermedio 8 Muratura non portante - con isolamento concentrato Esterno 8 Isolante spessore 6 cm 4 Pareti di tamponamento - prefabbricate multistrato 0 - pareti finestrate 49
Sfasamento fino a 6 ore (fa > 0,60) -1 Sfasamento fino a 8 ore (0,40 < fa ≤ 0,60) 0 Sfasamento fino a 10 ore (0,30 < fa ≤ 0,40) 1 Sfasamento fino a 12 ore (0,15 < fa ≤ 0,30) 2 Sfasamento di 12 ore e oltre (fa ≤ 0,15) 3 valutazione quantitativa 50
3. Materiali da costruzione area di valutazione 3.5 Controllo dell'umidità delle pareti esigenza Controllo dell’umidità interna delle pareti al fine di evitare la formazione di fenomeni di condensa e muffe. strategie di riferimento Verifica del comportamento termoigrometrico della parete in sede progettuale, al fine di valutare l’eventuale necessità di un freno o barriera al vapore. Favorire, ove possibile, la costruzione di pacchetti murari con comportamento termoigrometrico tale da evitare l’impiego di freni al vapore, privilegiando l’impiego di materiali traspiranti. La permeabilità al vapore di uno strato di materiale viene definita indicando lo spessore dello strato d’aria equivalente sd, corrispondente allo spessore di uno strato d’aria che ha la stessa resistenza alla diffusione del vapore acqueo di uno strato di materiale con spessore d e coefficiente di resistenza alla diffusione del vapore μ (il rapporto tra i due parametri è sd = μ ּ d [m]). In funzione del valore di sd i teli possono venire classificati in freni al vapore, barriere al vapore oppure teli traspiranti: sd < 0,1 m telo ad alta traspirazione; 1 m < sd < 20 m freno al vapore (materiale semitraspirante al vapore); sd > 20 m barriera al vapore. indicatore di prestazione Presenza/assenza di verifiche progettuali e strategie per il controllo dell’umidità delle pareti. metodo Certificati di prestazione dei componenti e materiali in funzione dei parametri di trasmittanza termica e permeabilità al vapore. e strumenti di verifica Verifiche analitiche e grafiche per il controllo dell’umidità, anche mediante appositi software accreditati. Mancanza di certificazione dei pacchetti di materiali e/o della verifica progettuale del punto di condensa -1 Verifica progettuale e formazione di condensa nei limiti di legge con utilizzo di barriera al vapore 0 Verifica progettuale e formazione di condensa nei limiti di legge con utilizzo di freno al vapore 1 Verifica progettuale e formazione di condensa nei limiti di legge senza utilizzo di barriera o freno al vapore 2 Verifica progettuale senza formazione di condensa e senza utilizzo di barriera o freno al vapore 3 valutazione quantitativa 51
4. Risparmio idrico e permeabilità dei suoli area di valutazione 4.1 Consumo e recupero acqua esigenza Riduzione dei consumi di acqua attraverso l’impiego di sistemi di captazione, filtro e accumulo dell’acqua piovana o delle acque grigie. strategie di riferimento Impiego di sistemi per la raccolta, depurazione e riuso delle acque piovane o delle acque grigie (acque provenienti dagli scarichi di lavabi, docce, vasche da bagno, lavatrici, ecc.). Devono essere predisposti filtri idonei a garantire caratteristiche igieniche che le rendano atte agli usi compatibili all’interno dell’edificio o nelle sue pertinenze esterne, ovvero: - annaffiatura delle aree verdi pubbliche o condominiali; - lavaggio delle aree pavimentate; - autolavaggi, intesi come attività economica; - usi tecnologici e alimentazione delle reti antincendio; - alimentazione delle cassette di scarico dei W.C.; - alimentazione di lavatrici (se a ciò predisposte); - distribuzione idrica per piani interrati e lavaggio auto; - usi tecnologici relativi, ad esempio, sistemi di climatizzazione passiva/attiva. indicatore di prestazione Assenza/presenza di sistemi di captazione dell’acqua piovana o delle acque grigie e loro riutilizzo. metodo Predisposizione di studi per illustrare le caratteristiche del sistema di captazione, filtrazione, accumulo e riutilizzo dell’acqua meteorica o delle acque grigie anche attraverso schemi e/o elaborati grafici. e strumenti di verifica Assenza di sistemi di raccolta delle acque meteoriche o delle acque grigie -1 Presenza di sistemi di raccolta delle acque meteoriche o delle acque grigie e loro utilizzo per fini irrigui o antincendio 0 Presenza di sistemi di raccolta delle acque meteoriche o delle acque grigie e loro utilizzo per fini sanitari 1 Presenza di sistemi di raccolta delle acque meteoriche o delle acque grigie e loro utilizzo per fini sanitari e irrigui 2 Presenza di sistemi di raccolta delle acque meteoriche e delle acque grigie e loro utilizzo per fini sanitari, irrigui e/o antincendio 3 valutazione qualitativa 52
4. Risparmio idrico e permeabilità dei suoli area di valutazione 4.2 Controllo e inquinamento acque esigenza Garantire condizioni di qualità delle acque presenti nelle aree superficiali. strategie di riferimento Le strategie attuabili possono considerarsi, principalmente, le seguenti: a) adozione di reti separate per le acque piovane gravitanti sulla copertura dell’edificio e per le acque, piovane e non, gravitanti sui piazzali; b) intercettazione delle “acque di prima pioggia” di piazzale in un volume di adatta capacità (vasca di prima pioggia) e loro purificazione mediante sistemi dedicati; c) previsione, nel caso in cui la scala dell’intervento lo renda conveniente, di uno spazio per il lavaggio dei veicoli, con intercettazione e trattamento specifico delle acque provenienti da tali aree; d) individuazione di altre possibili fonti di inquinamento delle acque e sistemi specifici di trattamento; e) installazione di impianto di sub-irrigazione per l’utilizzo delle acque superficiali intercettate e depurate. indicatore di prestazione Presenza/assenza di strategie per limitare l’inquinamento delle acque presenti nelle aree superficiali. metodo Rispetto alle diverse condizioni presenti nel luogo, possono considerarsi metodi e strumenti di verifica: e strumenti di verifica a) l'individuazione dei potenziali inquinanti nel dilavamento da parte delle acque pluviali delle aree esterne; b) la mappatura delle aree ove si concentra l’inquinamento potenziale delle acque superficiali dovute all’uso degli spazi aperti (ad es. strade carrabili, parcheggi, aree di lavaggio, ecc.); c) la previsione di sistemi per lo smaltimento separato di acque potenzialmente inquinate e di sistemi di cattura degli inquinanti. Assenza di qualsiasi metodo di controllo sullo stato delle acque reflue -1 Predisposizione di sistemi convenzionali di smaltimento delle acque reflue 0 Attuazione di strategie (vasca di prima pioggia e purificazione o comparabili) per impedire che acque potenzialmente inquinate del sito confluiscano senza trattamenti nelle condutture esistenti 2 Attuazione di strategie avanzate (vasca di prima pioggia e purificazione o comparabili più sistemi di depurazione dedicati per possibili problematiche specifiche; fitodepurazione) per impedire che acque potenzialmente inquinate del sito confluiscano senza trattamenti nelle condutture esistenti 3 valutazione qualitativa 53
4. Risparmio idrico e permeabilità dei suoli area di valutazione 4.3 Permeabilità delle aree esterne esigenza Aumentare la capacità drenante del sito favorendo la riserva d’acqua con conseguenti risparmi dei costi d’irrigazione. Riduzione dell’impatto ambientale delle superfici carrabili-calpestabili favorendo l’inerbimento. Mitigazione dell’effetto “isola di calore” aumentando le superfici a verde. strategie di riferimento Prevedere nella progettazione l’impiego di sistemi che favoriscano: - la creazione di fondi calpestabili-carrabili permeabili o inerbati in alternativa a lavori di cementazione e asfaltatura; - la possibilità di mantenere un’altissima capacità drenante, di aerazione e compattezza consentendo la calpestabilità/carrabilità della superficie con una molteplicità di condizioni di carico, impedendo lo sprofondamento del terreno e la rapida distribuzione delle acque con conseguente riapprovigionamento delle falde acquifere; - l’aumento della superficie inerbata attraverso l’impiego dei tetti verdi. indicatore di prestazione Percentuale tra l’area delle superfici esterne permeabili a cui può essere sommata la superficie di tetto a verde e l’area totale esterna di pertinenza del sito (compresi passi carrabili) [mq/mq]. metodo - calcolo dell’area esterna complessiva (dimensione del lotto); e strumenti di verifica - calcolo dell’area esterna permeabile; - calcolo della percentuale di area permeabile (sommato l’eventuale tetto a verde) rispetto all’area esterna complessiva. Redazione di studi che illustrino, anche attraverso schemi e/o elaborati grafici, le scelte tecnologiche che tendono a favorire le superfici calpestabili permeabili. Rapporto tra l'area di superficie complessiva permeabile e area esterna di pertinenza del sito minore del 30% (< 5% se in zona A) -1 Rapporto tra l'area di superficie complessiva permeabile e area esterna di pertinenza del sito maggiore del 30% (> 5% se in zona A) 0 Rapporto tra l'area di superficie complessiva permeabile e area esterna di pertinenza del sito maggiore del 45% (> 15% se in zona A) 1 Rapporto tra l'area di superficie complessiva permeabile e area esterna di pertinenza del sito maggiore del 60% (> 30% se in zona A) 2 Rapporto tra l'area di superficie complessiva permeabile e area esterna di pertinenza del sito maggiore del 75% (> 50% se in zona A) 3 valutazione quantitativa 54
5. Qualità esterna ed interna area di valutazione 5.1 Comfort ambientale esterno esigenza Garantire condizioni di benessere agli spazi esterni. strategie di riferimento 1. Comfort termico degli spazi esterni L’effetto noto come ”isola di calore” che si esplica in termini generali in un aumento delle temperature medie dell’aria e della temperatura media radiante delle superfici, deve essere mitigato, per mezzo di un’adeguata progettazione delle aree circostanti gli edifici, mediante l’uso di materiali di finitura con caratteristiche termofisiche favorevoli, la presenza di vegetazione e di specchi d’acqua (con attenzione verso gli orientamenti dell’edificio e le ombreggiature). Il controllo dell’albedo (coefficiente di riflessione totale della radiazione solare) negli spazi esterni (percorsi pedonali, strade, parcheggi) deve permettere la diminuzione delle temperature superficiali con effetti positivi di comfort esterno e di riduzione dei carichi solari negli spazi chiusi, abbassando di conseguenza il fabbisogno di raffrescamento. 2. Controllo dei flussi d’aria Lo spazio esterno deve essere concepito e costruito in modo tale da consentire una efficace interazione con i flussi d’aria sia nella stagione estiva, sia in quella invernale. È richiesto che lo spazio fruibile venga protetto dai venti invernali senza tuttavia impedire la ventilazione naturale estiva mediante accorgimenti quali barriere naturali e/o artificiali, utilizzo di depressioni/rilievi naturali o artificiali del terreno. Nella progettazione di barriere naturali è fondamentale un’appropriata scelta delle essenze ed una loro corretta collocazione, in quanto possono determinare una riduzione della velocità del vento, in funzione della forma, dell’altezza e della permeabilità all’aria della barriera stessa. La zona di calma, che si forma sottovento rispetto all’ostacolo, è proporzionale all’altezza della barriera. È altresì fondamentale valutare la lunghezza della barriera, perché un’errata progettazione potrebbe aumentare la velocità del vento nell’area da proteggere. 3. Comfort visivo-percettivo Gli spazi esterni fruibili, e la loro interazione con l’intorno, devono essere progettati in modo da garantire ottimali condizioni di comfort visivo/percettivo attraverso lo studio di parametri di tipo qualitativo, coinvolgenti l’intera gamma di ricettori sensoriali. Per quanto tale ambito sia prettamente legato a variabili di tipo soggettivo, è tuttavia possibile individuare alcune invarianti, comuni alla maggior parte degli esseri umani. In tale ottica le principali strategie progettuali attuabili al fine di ottimizzare la percezione complessiva integrata di un luogo o di uno spazio, si possono riassumere come segue: - orientamento spazio-temporale: la localizzazione e l’organizzazione dei percorsi deve essere tale da consentire all’utente di identificare, in modo chiaro, l’ingresso, i punti di passaggio (soglie) tra un microambiente ed un altro, i luoghi di sosta e di attività, e l’uscita; - carattere morfologico dell’ambiente: le forme dell’intorno visivo, rispetto agli spazi di percorso e d’uso, devono essere tali da consentire l’identificazione degli spazi stessi con le caratteristiche d’utilizzo; - caratteristiche superficiali e cromatiche dei materiali: la natura e il colore dei materiali possono essere determinanti per le sensazioni dell’utente (ad es. un materiale metallico ad alta riflettanza può produrre sensazioni di disorientamento, mentre materiali naturali, dai colori tenui, determinano tendenzialmente sensazioni di maggiore benessere); - stimolazione sensoriale: negli spazi esterni, forme, colori, materiali devono tendere a garantire una sollecitazione sensoriale attraverso la variabilità degli impulsi percettivi. 4. Inquinamento acustico Misurazione e monitoraggio del livello di rumore in ambiente esterno in momenti significativi della giornata e in varie posizioni dell’area. In assenza di misurazioni, localizzazione ed individuazione grafica di tutte le sorgenti di rumore rilevanti presenti nel raggio di 500 metri dal sito di progetto (aree a parcheggio, rete viaria, impianti, attività produttive, ecc.). Effettuata la localizzazione delle sorgenti di rumore presenti negli spazi esterni l’area di studio, le soluzioni progettuali e tecnologiche attuabili possono essere le seguenti: - rispetto all’orientamento e posizionamento dei corpi di fabbrica occorre, nei limiti del possibile, situare l’edificio alla massima distanza dalla sorgente di rumore e sfruttare l’effetto 55
schermante di ostacoli naturali o artificiali (rilievi del terreno, fasce di vegetazione, altri edifici, ecc.); - in relazione alla distribuzione planivolumetrica degli ambienti interni, i locali che presentano i requisiti più stringenti di quiete (camere da letto) dovranno preferibilmente essere situati sul lato dell’edificio meno esposto al rumore esterno; - utilizzare le aree perimetrali del sito come protezione dall'inquinamento, ad esempio, creando rimodellamenti morfologici del costruito, a ridosso delle aree critiche; - schermare le sorgenti di rumore con fasce vegetali composte da specie arboree e arbustive che possano contribuire all’attenuazione del rumore (valutare la densità della chioma, i periodi di fogliazione e defogliazione, dimensioni e forma, accrescimento); - utilizzare barriere artificiali, con analoghe funzioni di schermatura; - disporre le aree parcheggio e le strade interne all’insediamento, percorribili dalle automobili, in modo da minimizzare l’interazione con gli spazi esterni fruibili. 5. Inquinamento luminoso Per inquinamento luminoso si intende ogni forma di irradiazione di luce artificiale che si disperda al di fuori delle aree a cui essa è funzionalmente dedicata e l’illuminamento diretto prodotto da impianti di illuminazione su oggetti che non è necessario illuminare. Le strategie attuabili per la verifica della scheda possono considerarsi le seguenti: - utilizzare apparecchi illuminanti con lampade ad alta efficienza e che comunque non consentano la dispersioni dei flussi luminosi evitando fasci di luce roteanti; - posizionare i corpi illuminanti in modo di orientare i flussi luminosi esclusivamente sugli oggetti che necessitano di essere illuminati; - utilizzare apparecchi illuminanti che non consentano la dispersione dei flussi luminosi verso l’alto e/o che siano orientati dal basso verso l’alto; - nell’illuminare edifici, monumenti e insegne privilegiare sistemi di illuminazione dall’alto verso il basso e non viceversa; - i fasci di luce comunque devono rimanere entro il perimetro delle facciate; per l’illuminazione degli impianti sportivi o di grandi aree impiegare criteri e mezzi per evitare fenomeni di dispersione ed effetti di luce verso l’alto e/o al di fuori dei suddetti impianti; - evitare la presenza di corpi illuminanti in spazi ove non è necessaria l’irradiazione luminosa e dimensionare l’intensità luminosa in ragione degli effettivi usi notturni degli spazi esterni; - prevedere dispositivi automatici per la regolazione dell’accensione/spegnimento dei corpi illuminanti in relazione all’orario di utilizzo degli spazi e dispositivi per la regolazione dell’intensità luminosa (ad esempio che diminuiscano l’intensità luminosa del 30% dopo le ore 24). indicatore di prestazione In fase di progettazione, possono essere utilizzati quali strumenti di verifica, studi illuminotecnici effettuati mediante disegni, grafici e relazioni che individuano i corpi illuminanti, le caratteristiche dei fasci luminosi e delle superfici illuminate, nonché i metodi seguiti per ridurre l’abbagliamento, l’inquinamento luminoso e i consumi energetici. metodo Presenza/assenza di strategie atte a favorire il comfort degli spazi esterni in relazione a: e strumenti di verifica 1. comfort termico degli spazi esterni 2. controllo dei flussi d’aria 3. comfort visivo-percettivo 4. inquinamento acustico 5. inquinamento luminoso Il raggiungimento dell’obiettivo viene attuato attraverso precisi studi indirizzati alla progettazione dettagialta dell’ambiente esterno, al fine di garantire agli utenti condizioni ottimali di benessere, in relazione ai seguenti aspetti: 1. comfort termico degli spazi esterni 2. controllo dei flussi d’aria 3. comfort visivo-percettivo 4. inquinamento acustico 5. inquinamento luminoso Tali studi devono individuare le problematiche legate al sito e motivare le soluzioni progettuali adottate per attenuarle, attraverso relazioni, schemi e/o elaborati grafici. Nei casi in cui la valutazione riguarda un edificio esistente non soggetto ad alcun intervento il punteggio da assegnare è [0], a meno che nel progetto originario non sia presente almeno uno degli studi suddetti. 56
FLDm < 2,00 -1 2,00 ≤ FLDm < 2,50 0 2,50 ≤ FLDm < 3,00 1 3,00 ≤ FLDm < 4,00 2 FLDm ≥ 4,00 3 valutazione quantitativa 63
5. Qualità esterna ed interna area di valutazione 5.4 Isolamento acustico esigenza Ridurre al minimo la trasmissione del rumore aereo proveniente dall’ambiente esterno, del rumore aereo e di calpestio tra unità abitative adiacenti, del rumore degli impianti (riscaldamento, aerazione, condizionamento, ascensori, scarichi idraulici, bagni, servizi igienici, rubinetteria, ecc.). strategie di riferimento 1. Isolamento acustico di facciata Il rumore aereo proveniente dall’esterno è generato principalmente dal traffico veicolare e dagli impianti. Le strategie progettuali da applicare riguardano i seguenti aspetti: - posizionamento ed orientamento dell’edificio; occorre posizionare, se possibile, l’edificio alla massima distanza dalla fonte di rumore e sfruttare l’effetto schermante di ostacoli naturali ed artificiali (rilievi del terreno, fasce di vegetazione, altri edifici, etc.); - distribuzione degli ambienti interni; i locali che necessitano di maggiore quiete (es. camera da letto) dovranno essere preferibilmente situati lungo il lato dell’edificio meno esposto al rumore esterno; - elementi dell’involucro dell’edificio; dovranno essere utilizzati materiali, o pacchetti di materiali, con elevato potere fonoisolante; per quanto riguarda i serramenti, generalmente l’elemento acustico più debole, si consiglia l’adozione di vetri stratificati o di vetrocamera con lastre di spessore differente. Limite massimo di legge: - 40 dB per le residenze; - 42 dB per gli uffici. 2. Isolamento acustico delle partizioni interne Le strategie da applicare riguardano: - distribuzione degli ambienti interni; una distribuzione ottimale degli ambienti interni minimizza la necessità di isolamento acustico delle partizioni interne; le aree che richiedono maggiore protezione sonora (es. camere da letto) devono essere collocate il più lontano possibile dagli ambienti più rumorosi (es. cucine, bagni). - partizioni interne; al fine di evitare la propagazione del rumore è necessario adottare soluzioni ad elevato potere fonoisolante per i divisori, siano essi orizzontali o verticali, e assemblarli in modo tale da ridurre al minimo gli effetti di ponte acustico e di trasmissione sonora laterale (flanking transmission), mediante adeguate connessioni e pavimenti galleggianti. Limite massimo di legge: 50 dB. 3. Isolamento acustico da calpestio e da agenti atmosferici Il rumore di tipo impattivo è principalmente generato da vibrazioni delle strutture orizzontali e verticali dell’edificio sollecitate da un urto o semplicemente dal calpestio dei passi ma anche da qualunque sorgente che agisca meccanicamente sul pavimento (es. elettrodomestici) o sul tetto (pioggia, grandine, vento). Al fine di ridurre tale rumore si possono adottare particolari accorgimenti nella progettazione e nella realizzazione dei solai e dei tetti: - impiego di pavimenti galleggianti (superfici rigide calpestabili appoggiate su un materiale fonoassorbente posto sulla soletta) separati elasticamente lungo l’intero perimetro dalle pareti laterali di confine; - adozione di connessioni flessibili e di strati resilienti per creare discontinuità strutturale ed impedire la propagazione del rumore lungo il suo percorso di trasmissione. Limite massimo di legge: - 63 dB per le residenze; - 55 dB per gli uffici. 4. Isolamento acustico dei sistemi tecnici Gli impianti di riscaldamento, di ventilazione e di condizionamento dell’aria costituiscono fonte di rumore di tipo continuo e come tali dovrebbero essere collocati in modo opportuno rispetto alle unità abitative. Al fine di ridurre la propagazione del rumore sia per via strutturale che per via aerea gli impianti dovrebbero essere opportunamente isolati. Il rumore causato dall’ascensore può essere ridotto: - istallando le macchine su una base inerziale sospesa elasticamente; - fonoisolando adeguatamente il vano; - impiegando componenti certificati di alta qualità. 64
Limite massimo di legge: 35 dB. indicatore di prestazione Presenza/assenza di strategie per la riduzione del livello di rumore: 1. proveniente dall’ambiente esterno 2. tra unità abitative adiacenti 3. da calpestio e da agenti atmosferici 4. da sistemi tecnici metodo Valutazione delle strategie adottate per la riduzione della trasmissione del rumore: e strumenti di verifica 1. proveniente dall’ambiente esterno 2. tra unità abitative adiacenti 3. da calpestio e da agenti atmosferici 4. dei sistemi tecnici (impianto di riscaldamento, aerazione, condizionamento, ascensori, scarichi idraulici, bagni, servizi igienici, rubinetteria, ecc.) valutazione qualitativa Nessuna strategia adottata per contenere il rumore nei limiti di legge in uno o più settori tra quelli indicati in "Metodo e strumenti di verifica" -1 Sono state adottate limitate strategie per la riduzione del rumore in modo da garantire il rispetto dei limiti di legge in tutti quattro i settori indicati in "Metodo e strumenti di verifica" 0 Sono state adottate strategie per una riduzione ulteriore del rumore rispetto ai limiti di legge in uno dei settori tra quelli indicati in "Metodo e strumenti di verifica" 1 Sono state adottate strategie per una riduzione ulteriore del rumore rispetto ai limiti di legge in due settori tra quelli indicati in "Metodo e strumenti di verifica" 2 Sono state adottate strategie per una riduzione ulteriore del rumore rispetto ai limiti di legge in tre o quattro settori tra quelli indicati in "Metodo e strumenti di verifica". 3 65
5. Qualità esterna ed interna area di valutazione 5.5 Manutenzione dell'edificio esigenza Avere a disposizione la documentazione necessaria per ottimizzare l’operatività dell’edificio e dei suoi sistemi tecnici. Informare gli utenti sull’uso più appropriato dell’edificio ed in particolare degli impianti tecnici. Ottimizzare le operazioni di manutenzione, da parte del proprietario/committente, in modo da intervenire nel periodo più efficace dal punto di vista economico e ambientale. strategie di riferimento 1. Documentazione tecnica dell’edificio Porre la documentazione tecnica del fabbricato a disposizione degli utenti e collegare la documentazione tecnica dell’edifico con il manuale d’uso e il manuale di manutenzione. 2. Manuale d’uso per gli utenti Informare gli utenti riguardo l’uso più appropriato delle proprie abitazioni, in modo da garantire la buona prestazione dei componenti e dei materiali e di massimizzare la prestazione ambientale dell’edificio. Premesso che la performance di una costruzione è connessa alle abitudini degli occupanti, la predisposizione di un manuale d’uso per gli utenti può permettere di raggiungere forti risparmi, eliminando anche sprechi ed abusi di consumo, e di allontanare il ricorso agli interventi di manutenzione. Il manuale d’uso è finalizzato ad evitare e limitare modi d’uso impropri dell’immobile, far conoscere le corrette modalità di funzionamento degli impianti al fine di ottimizzare il consumo di risorse, istruire sul corretto svolgimento delle operazioni di conduzione, limitare i danni da cattiva gestione tecnica, riconoscere e segnalare tempestivamente i fenomeni di deterioramento. 3. Programmazione delle manutenzioni Redigere il manuale per la manutenzione, avere a disposizione e tenere aggiornato il registro degli interventi di manutenzione. Programmare i controlli periodici sulle parti, sui sistemi e sui componenti dell’edificio, indicando le possibili criticità, i principali problemi che potrebbero verificarsi nel tempo, le modalità e i tempi di esecuzione degli interventi di manutenzione. indicatore di prestazione Presenza/assenza della documentazione tecnica, del manuale d’uso delle abitazioni, di un programma di manutenzione. metodo 1. Documentazione tecnica dell’edificio e strumenti di verifica Predisporre e mettere a disposizione degli utenti la documentazione tecnica riguardante il fabbricato che dovrà contenere il progetto e le eventuali varianti, comprensivo della parte edilizia e strutturale, del rilievo in caso di fabbricato, e della parte impiantistica (progetto o rilievo degli impianti comprese le opere di allaccio alle reti pubbliche e gli eventuali sistemi di sicurezza). In particolare è necessario avere a disposizione la seguente documentazione: - relazione geologica e geotecnica del terreno; - stato attuale architettonico e strutturale delle parti comuni e delle unità immobiliari del fabbricato; disegni tecnici degli infissi, serramenti e degli elementi di finitura; - relazione sullo stato di conservazione e consistenza dell’involucro, delle finiture principali e delle strutture; - documentazione tecnica del produttore sui sistemi installati; - disegni tecnici dell’edificio, degli impianti elettrico/telefonico/TV, dei sistemi di riscaldamento-raffrescamento e di distribuzione dell’acqua; - disegni tecnici dei sistemi di scarico e allaccio alle reti pubbliche; - analisi energetica; - elenco dei principali lavori di riordino, manutenzione, ristrutturazione eseguiti; - valutazione della vulnerabilità sismica e funzionale dell’edificio. 2. Manuale d’uso per gli utenti Predisporre schede per la conduzione degli impianti con evidenziata la modalità di conduzione che ne garantisce il miglior rendimento. Al fine di garantire la facile e corretta manutenzione, vanno evidenziate nella documentazione le modalità di accesso agli impianti, le istruzioni per l’uso dei componenti e le pulizie ordinarie e periodiche, le procedure di conduzione degli impianti stessi, ed una check list per l’individuazione dei guasti e dei principali interventi di riparazione. 66
3. Programmazione delle manutenzioni Predisporre un programma di manutenzione dell’edificio in modo da ottimizzare gli interventi sui componenti fisici e sugli impianti tecnici. In particolare è necessaria una relazione sullo stato di conservazione dell’immobile, sui livelli prestazionali da conservare in relazione al ciclo di vita degli elementi, sulle modalità d’ispezione periodica. La registrazione delle caratteristiche, età e data dell’ultima manutenzione di ogni elemento della costruzione permette di ottimizzarne la manutenzione dal punto di vista dell’efficienza economica e ambientale. valutazione qualitativa Assenza di documentazione riguardante l'edificio, le modalità d'uso del fabbricato e la programmazione delle manutenzioni -1 Disponibilità dei disegni tecnici di base dell'edificio (piante, planimetrie catastali, prospetti e sezioni) e la documentazione standard sugli impianti 0 Disponibilità della documentazione completa sull'edificio, come descritto in "Metodo e strumenti di verifica" 1 Disponibilità della documentazione completa sull'edificio più il manuale d'uso per gli utenti o la programmazione delle manutenzioni 2 Disponibilità della documentazione completa sull'edificio, del manuale d'uso per gli utenti e della programmazione delle manutenzioni 3 67
6. Qualità esterna ed interna (altre considerazioni) area di valutazione 6.1 Raccolta differenziata RSU organici e non organici esigenza Favorire, attraverso una corretta differenziazione, il riutilizzo dei rifiuti solidi organici e non. strategie di riferimento Porre in essere tutte quelle misure che consentano di pervenire ad elevati standard di efficienza nella differenziazione e raccolta dei rifiuti solidi. In particolare per i rifiuti organici: - conferimento dei rifiuti organici presso impianti specializzati (al fine di un corretto riutilizzo degli scarti organici presenti nei rifiuti, occorre predisporre efficienti sistemi di differenziazione e di raccolta della componente organica dei rifiuti solidi urbani, come ad esempio i contenitori plurifamiliari adibiti esclusivamente al conferimento dei rifiuti organici possibilmente muniti di meccanismo di chiusura. Tale sistema, scoraggiando l’introduzione di rifiuti estranei da parte degli utenti interessati alla raccolta, consente la produzione di un compost di qualità); - compostaggio domestico (qualora la tipologia edilizia lo consenta si può attivare, con l’ausilio di apposite attrezzature “composter”, la produzione casalinga di compost. Tali attrezzature consentono di evitare la produzione di percolati e di odori sgradevoli, e quindi di poter procedere al compostaggio anche in presenza di piccole aree verdi. Il compost prodotto può essere utilizzato come ammendante per aree verdi condominiali o piccoli orti di pertinenza dell’edificio abbattendo così anche i costi di trasporto per il conferimento all’impianto). indicatore di prestazione Presenza di strategie per la raccolta differenziata dei rifiuti solidi organici e non. metodo Descrizione delle caratteristiche funzionali e dimensionali dei sistemi di raccolta differenziata centralizzata dei rifiuti, organici e non, previsti nell’edificio. e strumenti di verifica Assenza di strategie per la raccolta differenziata di rifiuti organici e non -1 Presenza di strategie per la raccolta centralizzata di rifiuti non organici 1 Presenza di strategie per la raccolta centralizzata di rifiuti organici o presenza di compostaggio domestico 2 Presenza di strategie per la raccolta centralizzata di rifiuti organici e non organici e presenza di compostaggio domestico 3 valutazione qualitativa 68
6. Qualità esterna ed interna (altre considerazioni) area di valutazione 6.2 Inquinamento atmosferico esigenza Garantire idonee condizioni di qualità dell’aria esterna da concentrazioni di sostanze inquinanti presenti nell’aria stessa (tra esse: biossido di zolfo, ossidi di azoto, monossido di carbonio, ozono, polveri di vario spettro dimensionale, piombo). strategie di riferimento Per ridurre gli effetti di qualsiasi forma di inquinamento proveniente da fonti localizzate nell’intorno del sito, le strategie progettuali e le tecnologie che si possono adottare sono principalmente le seguenti: - ridurre le fonti di inquinamento all’interno dell’area del sito di progetto; - schermare i flussi d’aria, che si prevede possano trasportare sostanze inquinanti, attraverso: a) rimodellamenti morfologici del costruito, a ridosso delle aree critiche; b) fasce vegetali composte da specie arboree e arbustive efficaci nell’assorbire le sostanze stesse (valutare la densità della chioma, i periodi di fogliazione e defogliazione, dimensioni e forma, accrescimento); c) barriere artificiali con funzioni di schermatura; - localizzare gli edifici e gli elementi d’arredo degli spazi esterni, in modo tale da favorire l’allontanamento degli inquinanti, anziché il loro ristagno; - localizzare gli spazi aperti sopra vento rispetto alle sorgenti inquinanti e lontano dai flussi d’aria con scorrimento degli inquinanti; - mantenere una distanza di sicurezza tra le sedi viarie interne all'insediamento, o perimetrali, e le aree destinate ad usi ricreativi; - prevedere la massima estensione delle zone pedonali e ciclabili e ridurre il più possibile il traffico veicolare all’interno dell’area, limitandolo all’accesso ad aree di sosta e di parcheggio. indicatore di prestazione Valori di concentrazione delle principali sostanze inquinanti eventualmente presenti nell’aria. metodo Misura diretta del valore di concentrazione di sostanze inquinanti dell'aria, negli spazi esterni del sito di progetto (dati ARPA regionali dei valori massimi giornalieri delle emissioni di sostanze la cui concentrazione supera i limiti ammissibili). Ai fini della verifica quantitativa della scheda i limiti di concentrazione degli inquinanti dovranno essere verificati contemporaneamente per tutte le sostanze. Oppure, in assenza di misurazioni, per la valutazione della scheda si potrà utilizzare la scala di prestazione qualitativa attraverso idonea localizzazione ed individuazione grafica di tutte le fonti di inquinamento rilevanti nel raggio di 500 m dal sito di progetto. e strumenti di verifica Principali caratteristiche delle sostanze inquinanti presenti nell’aria Biossido di zolfo Prodotto nelle reazioni di ossidazione, per la combustione di materiali contenenti zolfo, quali gasolio, nafta, carbone, utilizzati (gli ultimi due fino ad alcuni anni fa) per la produzione di calore; le concentrazioni di tale sostanza sono, attualmente, nettamente migliorate ed hanno valori inferiori ai limiti, per il progressivo miglioramento della qualità dei combustibili. Ossidi di azoto Prodotti, in parte preponderante (70-80%), dalla circolazione veicolare o da impianti che producono composti azotati. In generale l’emissione di ossidi di azoto è maggiore quando il motore del veicolo funziona ad elevato numero di giri (arterie urbane a scorrimento veloce, autostrade). Gli ossidi di azoto possono entrare in reazione con l’umidità atmosferica, dando luogo alla sintesi di acido nitrico, con l’immediata conseguenza di piogge acide. Monossido di carbonio Notevolmente tossico, presente nell’ambiente quale conseguenza della combustione incompleta di idrocarburi (fenomeno frequente nel caso delle emissioni degli autoveicoli). Ozono Che non ha sorgenti dirette, ma si forma all’interno di un ciclo di reazioni fotochimiche che coinvolgono in particolare gli ossidi di azoto; è anche responsabile di danni alla vegetazione, con relativa scomparsa di specie arboree dalle aree urbane. Polveri (PM10) Di vario spettro dimensionale, che hanno origini diverse (condensazione di vapori, asportazione per attrito, reazione tra specie gassose presenti nell’atmosfera); sono dannose per la salute a seconda della loro origine e con effetti sul clima conseguenti alla diminuzione della trasparenza dell’atmosfera. Piombo 69
Quasi esclusivamente di derivazione dalle benzine, in fase di riduzione con l’introduzione di benzine "verdi". Limiti di concentrazione delle principali sostanze inquinanti negli spazi esterni del sito in esame, superiori ai livelli massimi ammissibili previsti dalla normativa (orario e giornaliero), in ogni periodo dell'anno -1 Limiti di concentrazione delle principali sostanze inquinanti negli spazi esterni del sito in esame, contenuti nei livelli massimi ammissibili previsti dalla normativa (orario e giornaliero), in ogni periodo dell'anno 0 Limiti di concentrazione delle principali sostanze inquinanti negli spazi esterni del sito in esame, inferiori al 15% dei livelli massimi ammissibili previsti dalla normativa (orario e giornaliero), in ogni periodo dell'anno 1 Limiti di concentrazione delle principali sostanze inquinanti negli spazi esterni del sito in esame, inferiori al 45% dei livelli massimi ammissibili previsti dalla normativa (orario e giornaliero), in ogni periodo dell'anno 2 Limiti di concentrazione delle principali sostanze inquinanti negli spazi esterni del sito in esame, inferiori al 75% dei livelli massimi ammissibili previsti dalla normativa (orario e giornaliero), in ogni periodo dell'anno 3 valutazione quantitativa valutazione qualitativa Assenza di misurazioni e presenza di fonti inquinanti nel raggio di 500 m -1 Assenza sia di misurazioni sia di fonti inquinanti nel raggio di 500 m 0 70
6. Qualità esterna ed interna (altre considerazioni) area di valutazione 6.3 Inquinamento elettromagnetico esigenza Minimizzare negli spazi esterni il livello dei campi elettrici e magnetici in bassa frequenza (50 Hz) ed il livello dei campi elettrici e magnetici a radiofrequenza e microonde (100 kHz-300GHz), generati da sorgenti localizzate. strategie di riferimento Inquinamento elettromagnetico a bassa frequenza Le strategie progettuali che si possono adottare per minimizzare l’esposizione degli individui ai campi elettrici e magnetici a 50 Hz sono riassumibili come segue: nella scelta della collocazione degli edifici, verificare preventivamente, tramite misurazione e simulazione, il livello dei campi elettrici e magnetici a 50 Hz che saranno presenti; evitare la localizzazione di stazioni e cabine primarie in aree adiacenti o all’interno al sito di progetto e delle cabine secondarie (MT/BT) in spazi esterni in cui è prevedibile la presenza di individui per un significativo periodo di tempo; mantenere una fascia di sicurezza dagli elettrodotti realizzati con conduttori nudi in modo da ottenere esposizioni trascurabili (inferiori a 0,2 T) ai campi magnetici a bassa frequenza in luoghi di permanenza prolungata; impiego di linee elettriche ad alta e media tensione in cavo interrato con geometria dei cavi a “trifoglio”; il tracciato della linea deve essere debitamente segnalato e non adiacente agli spazi esterni in cui si prevede la significativa presenza di individui; impiego di linee aeree compatte per la distribuzione ad alta tensione; impiego di linee in cavo aereo per la distribuzione a media tensione. Inquinamento elettromagnetico ad alta frequenza Le strategie progettuali che si possono adottare per minimizzare l’esposizione degli individui ai campi elettromagnetici a radiofrequenza e microonde (100 kHz300 GHz) negli spazi esterni possono essere così riassunte: nella scelta della collocazione degli spazi esterni in cui può essere trascorso un significativo periodo di tempo, verificare preventivamente tramite misurazione e simulazione il livello dei campi elettromagnetici a radiofrequenza e microonde generati da impianti di teleradiocomunicazioni; prevedere gli spazi esterni in cui può essere trascorso un significativo periodo di tempo in aree in cui non vengano in nessun caso superati i limiti di esposizione; determinare per ogni antenna emittente una zona di rispetto, che coinciderà con la regione intorno ad essa in cui vengono superati i limiti di esposizione, all’interno della quale non devono essere previsti spazi esterni in cui può essere trascorso un significativo periodo di tempo. Livello di campo elettrico [V/m] e livello di campo magnetico [T]. indicatore di prestazione Inquinamento elettromagnetico a bassa frequenza metodo Nel caso siano presenti, in zone adiacenti la costruzione, linee in alta e media tensione aeree o interrate, cabine di trasformazione o sottostazioni elettriche, la verifica verrà effettuata attraverso la misura in loco del livello di campo magnetico e di campo elettrico. In assenza di misurazione, possono considerarsi conformi alla normativa vigente tutte le aree ove gli elettrodotti siano posti ad un raggio superiore a: e strumenti di verifica - 10 m per linee elettriche aeree a media tensione (1530 kV); - 10 m per una linea 150 kV; - 18 m per una linea 220 kV; - 28 m per una linea a 380 kV. E’ quindi necessario predisporre adeguate planimetrie che individuano la localizzazione delle linee di distribuzione dell’energia elettrica, ed eventualmente utilizzare anche modelli previsionali per stimare il livello di campo elettromagnetico a 50 Hz presente negli spazi esterni. Inquinamento elettromagnetico ad alta frequenza Nel caso siano presenti, in zone adiacenti la costruzione, stazioni radio base per la telefonia cellulare e/o impianti di tele-radiocomunicazioni, la verifica verrà effettuata attraverso la misura in loco del livello di campo magnetico e di campo elettrico. Previa predisposizione di adeguate planimetrie che individuano la localizzazione degli impianti per le tele-radiocomunicazioni, potranno essere utilizzati anche modelli previsionali per stimare 71
il livello di campo elettromagnetico a radiofrequenza e microonde (100 kHz-300GHz) presenti negli spazi esterni. Dovranno assumersi quindi, quali limiti di esposizione, i seguenti valori: intensità di campo elettrico: 6 V/m; intensità di campo magnetico: 0,016 A/m; densità di potenza dell’onda piana equivalente: 0,10 W/mq (3 MHz<f<300GHz). Tabella 6. Valori di riferimento. inquinamento elettromagnetico a bassa frequenza inquinamento elettromagnetico ad alta frequenza campo magnetico > 3 μT A campo elettrico < 6 V/m campo elettrico > 5 kV/m 0,2 μT ≤ campo magnetico > 3 μT B 3 V/m ≤ campo elettrico ≤ 6 V/m campo elettrico = 5 kV/m 0,2 μT ≤ campo magnetico > 3 μT C campo elettrico < 3 V/m campo elettrico = 5 kV/m campo magnetico < 0,2 μT D 3 V/m ≤ campo elettrico ≤ 6 V/m campo elettrico < 5 kV/m campo magnetico < 0,2 μT E campo elettrico < 3 V/m campo elettrico < 5 kV/m Non è rispettata una o più condizioni tra quelle riportate alla lettera A della tabella in "Metodo e strumenti di verifica" -1 Sono rispettate le condizioni di cui alla lettera B della tabella riportata in "Metodo e strumenti di verifica" 0 Sono rispettate le condizioni di cui alla lettera C o D della tabella riportata in "Metodo e strumenti di verifica" 1 Sono rispettate le condizioni di cui alla lettera E della tabella riportata in "Metodo e strumenti di verifica" 3 valutazione quantitativa valutazione qualitativa Assenza di misurazioni e presenza di fonti inquinanti ad alta frequenza nel raggio di 100 m per aree urbane e di 500 m per aree estra-urbane, e/o assenza di elettrodotti in un raggio inferiore a 10 m da una linea 150 kV, 18 m da una linea 220 kV, 28 m da una linea a 380 kV -1 Assenza di misurazioni ed assenza di fonti inquinanti ad alta frequenza nel raggio di 100 m per aree urbane e di 500 m per aree extra-urbane. Inoltre, assenza di elettrodotti in un raggio di almeno 10 m da una linea 150 kV, 18 m da una linea 220 kV, 28 m da una linea 380 kV 0 Assenza di misurazioni ed assenza di fonti inquinanti ad alta frequenza nel raggio di 100 m per aree urbane e di 500 m per aree extra-urbane. Inoltre, assenza di elettrodotti in un raggio di almeno 70 m da una linea 150 kV, 100 m da una linea 220 kV, 150 m da una linea 380 kV 2 72
L.R. F.V.G. 23 agosto 1985, n. 44 "Altezze minime e principali requisiti igienico-sanitari dei locali adibiti ad abitazione, uffici pubblici e privati ed alberghi". D.M. 5 luglio 1975 "Modificazioni alle istruzioni ministeriali 20 giugno 1896 relativamente all’altezza minima ed ai requisiti igienico-sanitari dei locali di abitazione". D.M. 18 febbraio 1975 "Norme tecniche aggiornate relative all’edilizia scolastica ivi compresi gli indici minimi di funzionalità didattica, edilizia ed urbanistica da osservarsi nella esecuzione di opere di edilizia scolastica". Circolare Ministeriale 22 maggio 1967, n. 3151 "Criteri di valutazione delle grandezze atte a rappresentare le proprietà termiche, igrometriche, di ventilazione e di illuminazione nelle costruzioni edilizie". UNI EN ISO 140-3 "Misurazione dell’isolamento acustico in edifici e di elementi di edificio. Misurazione in laboratorio dell’isolamento acustico per via aerea di elementi di edificio". UNI EN ISO 140-4 "Misurazione dell’isolamento acustico in edifici e di elementi di edificio. Misurazioni in opera dell’isolamento acustico per via aerea tra ambienti". UNI EN ISO 140-5 "Misurazione dell’isolamento acustico in edifici e di elementi di edificio. Misurazioni in opera dell’isolamento acustico per via aerea degli elementi di facciata e delle facciate". UNI EN ISO 140-7 "Misurazione dell’isolamento acustico in edifici e di elementi di edificio. Misurazione in opera dell’isolamento dal rumore di calpestio di solai". UNI EN 410 "Vetro per edilizia - Determinazione delle caratteristiche luminose e solari delle vetrate". UNI EN ISO 717-1 "Valutazione dell’isolamento acustico in edifici e di elementi di edificio. Isolamento acustico per via aerea". UNI EN ISO 717-2 "Valutazione dell'isolamento acustico in edifici e di elementi di edificio. Isolamento del rumore di calpestio". UNI 8199 "Collaudo acustico degli impianti di climatizzazione e ventilazione. Linee guida contrattuali e modalità di misurazione". UNI 10439 "Illuminotecnica – Requisiti illuminotecnici delle strade con traffico motorizzato". UNI 10604 "Manutenzione. Criteri di progettazione, gestione e controllo dei servizi di manutenzione di immobili". UNI 10671 "Apparecchi di illuminazione – Misurazione dei dati fotometrici e presentazione dei risultati – Criteri generali". UNI 10819 "Luce e illuminazione – Impianti di illuminazione esterna – Requisiti per la limitazione della dispersione verso l'alto del flusso luminoso". EN ISO 10848-1 "Acustica - Misurazione in laboratorio della trasmissione laterale, tra ambienti adiacenti, del rumore emesso per via aerea e del rumore di calpestio - Parte 1: Documento quadro". EN ISO 10848-2 "Acustica - Misurazione in laboratorio della trasmissione laterale, tra ambienti adiacenti, del rumore emesso per via aerea e del rumore di calpestio - Parte 2: Prova su elementi leggeri nel caso di giunti a debole influenza". EN ISO 10848-3 "Acustica - Misurazione in laboratorio della trasmissione laterale, tra ambienti adiacenti, del rumore emesso per via aerea e del rumore di calpestio - Parte 3: Prova su elementi leggeri nel caso di giunti a forte influenza". UNI 10874 "Manutenzione dei patrimoni immobiliari. Criteri di stesura dei manuali d’uso e manutenzione". UNI 10951 "Sistemi informativi per la gestione della manutenzione dei patrimoni immobiliari. Linee Guida". UNI EN 12354-1 "Acustica in edilizia - Valutazioni delle prestazioni acustiche di edifici a partire dalle prestazioni di prodotti - Isolamento dal rumore per via aerea tra ambienti UNI EN 12354-2 "Acustica in edilizia - Valutazioni delle prestazioni acustiche di edifici a partire dalle prestazioni di prodotti - Isolamento acustico al calpestio tra ambienti". UNI EN 12354-3 "Acustica in edilizia - Valutazioni delle prestazioni acustiche di edifici a partire dalle prestazioni di prodotti - Isolamento acustico contro il rumore proveniente dall'esterno per via aerea". UNI EN 12354-4 "Acustica in edilizia - Valutazioni delle prestazioni acustiche di edifici a partire dalle prestazioni di prodotti - Trasmissione del rumore interno all'esterno". UNI EN 12354-6 "Acustica in edilizia - Valutazioni delle prestazioni acustiche di edifici a partire dalle prestazioni di prodotti - Parte 6: Assorbimento acustico in ambienti chiusi". Pubblicazione CIE 17.4 1987 (Vocabolario internazionale di illuminazione). Pubblicazione CIE 92 1992 (Guida per l’illuminazione di aree urbane). Pubblicazione CIE TC 4.21 1997 (Linee guida per la limitazione della luminosità del cielo). Pubblicazione CIE TC 5.12 1995 (Guida per la limitazione degli effetti della luce dispersa dagli 79
impianti di illuminazione esterna). Risoluzione del Parlamento Europeo sul Paesaggio. Ce nsimento Nazionale degli alberi monumentali. 6. Qualità esterna ed interna (altre considerazioni) L.R. F.V.G. 18 agosto 2005, n. 23 "Disposizioni in materia di edilizia sostenibile". D.P.C.M. 8 luglio 2003 (G.U. n. 200 del 29 Agosto 2003) "Fissazione dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità per la protezione della popolazione dalle esposizioni ai campi elettrici e magnetici alla frequenza di rete (50 Hz) generati dagli elettrodotti". D.P.C.M. 8 luglio 2003 "Fissazione dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità per la protezione della popolazione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici generati a frequenze comprese tra 100 kHz e 300 GHz". D.M. 2 aprile 2002, n. 60 "Recepimento della direttiva 1999/30/CE del Consiglio del 22 aprile 1999 concernente i valori limite di qualità dell'aria ambiente per il biossido di zolfo, il biossido di azoto, gli ossidi di azoto, le particelle e il piombo e della direttiva 2000/69/CE relativa ai valori limite di qualità dell'aria ambiente per il benzene ed il monossido di carbonio". D.Lgs. 21 maggio 2001, n. 183 "Attuazione della direttiva 2002/3/CE relativa all’ozono nell’aria". Legge 22 febbraio 2001, n. 36 "Legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici". D.Lgs. 26 maggio 2000, n. 241 "Attuazione della direttiva 96/29/EURATOM". Raccomandazione UE 1999/519/CE "Raccomandazione del Consiglio del 12 luglio 1999 relativa alla limitazione dell'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici da 0 Hz a 300 GHz". D.Lgs. 4 agosto 1999, n. 351 "Attuazione della direttiva 96/62/CE in materia di valutazione e di gestione della qualità dell'aria ambiente". D.P.R. 27 aprile 1999, n. 158 "Regolamento recante norme per l’elaborazione del metodo normalizzato per definire la tariffa del servizio di gestione del ciclo dei rifiuti urbani". L.R. F.V.G. 3 marzo 1998, n. 6 "Istituzione dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente ARPA". D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22 "Attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio". D.P.C.M. 28 settembre 1995 "Norme tecniche procedurali di attuazione del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 aprile 1992 relativamente agli elettrodotti". D.Lgs. 17 marzo 1995, n. 230 "Attuazione delle direttive EURATOM n. 80/836, 84/467, 84/466, 89/618, 90/641 e 92/3, Direttiva del Consiglio del 21 dicembre 1988". D.M. 25 novembre 1994 "Rettifiche al Decreto Ministeriale 21 ottobre 1994 concernente il reintegro degli oneri per l’introduzione dei lavori e la chiusura delle centrali nucleari". D.Lgs. 19 settembre 1994, n. 626 "Attuazione delle direttive 89/391/CEE, 89/654/CEE, 89/655/CEE, 89/656/CEE, 90/269/CEE, 90/270/CEE, 90/394/CEE, 90/679/CEE, 93/88/CEE, 95/63/CE, 97/42, 98/24 e 99/38 riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro". D.P.R. 21 aprile 1993, n. 246 "Regolamento di attuazione della direttiva 89/106/CEE relativa ai prodotti da costruzione". D.Lgs 18 agosto 1991, n. 277 "Attuazione delle direttive n. 80/1107/CEE, n. 82/605/CEE, n. 83/477/CEE, n. 86/188/CEE e n. 88/642/CEE, in materia di protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da esposizione ad agenti chimici, fisici e biologici durante il lavoro, a norma dell'art. 7 della legge 30 luglio 1990, n. 212 ". D.M. Lavori Pubblici 16 gennaio 1991 "Aggiornamento delle norme tecniche per la disciplina della costruzione e dell’esercizio di linee elettriche aeree esterne". Direttiva 89/106/CE sui prodotti da costruzione. D.P.R. 24 maggio 1988, n. 203 "Attuazione delle direttive CEE numeri 80/779, 82/884, 84/360 e 85/203 concernenti norme in materia di qualità dell'aria, relativamente a specifici agenti inquinanti, e di inquinamento prodotto dagli impianti industriali, ai sensi dell'art. 15 della Legge 16 aprile 1987, n. 183"(gli art. 20,21,22,23 e gli allegati I,II,III,IV sono stati abrogati dal D.Lgs. 4 agosto 1999, n. 351). L.R. F.V.G. 7 settembre 1987, n. 30 "Norme regionali relative allo smaltimento dei rifiuti". L.R. F.V.G. 6 giugno 1986, n. 25 "Interventi straordinari contro gli inquinamenti atmosferico e acustico nel territorio regionale". Direttiva 2006/121/CE relativa alla classificazione, imballaggio e etichettatura delle sostanze 80
pericolose. Direttiva 67/548/CE relativa alla classificazione, imballaggio e etichettatura delle sostanze pericolose. UNI 10522 "Prodotti di fibre minerali per isolamento termico e acustico. Fibre, feltri, pannelli e coppelle. Determinazione del contenuto di sostanze volatili ". ASHRAE Standard 62-1999 "Ventilation for accettable indoor air quality". Raccomandazione EURATOM n. 143/90. CEI 211-6 "Guida per la misura e per la valutazione dei campi elettrici e magnetici nell'intervallo di frequenza 0 Hz-10 kHz, con riferimento all'esposizione umana". ARPA F.V.G. "Indicazioni e proposte per la protezione degli edifici dal radon". Risoluzione del Parlamento Europeo sulla lotta contro gli inconvenienti provocati dalle radiazioni non ionizzanti del 5 maggio 1995 (Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee n. C 205/439). 81
Elenco delle schede ITACA di riferimento Numeraz i one ITA C A Schede Protocollo VEA 2.1.1 1.1 Prestazione energetica 2.1.3 2.1 Produzione acqua calda sanitaria da fonti rinnovabili 2.1.4 2.2 Produzione energia elettrica da fonti rinnovabili 3.1.1 (*) 2.3 Produzione energia termica da fonti rinnovabili 2.4.2, 2.4.4 3.1 Utilizzo di materiali riciclati e di recupero 2.4.5 3.2 Riciclabilità dei materiali 2.4.6 3.3 Certificazione dei materiali 4.3.3 (*) 3.4 Inerzia termica 4.4.1 3.5 Controllo dell'umidità delle pareti 2.3.1, 3.2.2 (*) 4.1 Consumo e recupero acqua 1.2.5 (*) 4.2 Controllo e inquinamento acque 3.2.3 (*) 4.3 Permeabilità delle aree esterne 1.1.1, 1.1.2, 1.1.3, 1.2.1, 1.2.6 (*) 5.1 Comfort ambientale esterno 1.3.1, 1.3.2 (*) 5.2 Integrazione con l'ambiente naturale e costruito 4.1.1 5.3 Illuminazione naturale 4.2.1, 4.2.2, 4.2.3, 4.2.4 5.4 Isolamento acustico 6.1.1, 6.2.1, 6.3.1 5.5 Manutenzione dell'edificio 3.4.1, 3.4.2 (*) 6.1 Raccolta differenziata RSU organici e non organici 1.2.2 (*) 6.2 Inquinamento atmosferico 1.2.3.1, 1.2.3.2 6.3 Inquinamento elettromagnetico 4.4.2.1, 4.4.2.2, 4.4.2.3 (*) 6.4 Controllo degli agenti inquinanti (fibre minerali, VOC, radon) 7.1.1, 7.2.1 6.5 Trasporto pubblico e trasporto alternativo (*) Le schede comprendono anche alcune migliorie e correzioni apportate al Protocollo ITACA dalla Regione FVG nell'ambito di una prima bozza interna di modifica. 82
APPENDICE B SCHEDA TECNICA 83
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