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L’industria creativa del Mediterraneo: Pablo Picasso e il design della ceramica Mario BUONO Sebastián GARCÍA-GARRIDO Sonia CAPECE Congreso: 4th International Conference Cultural and creative industries economic development and urban regeneration*. Roma 4 y 5 diciembre 2015 http://creativeindustries.uniroma3.it ABSTRACT Il fattore essenziale della identità è la cultura e allo stesso tempo è la materia prima per il design, materiale e immateriale. Poche culture esistono al mondo più attrattive di quella che oggi persiste nel mediterraneo classico che ha dato origine alla cosiddetta cultura occidentale. L’identità mediterranea ha favorito per secoli, attraversando le singole culture, l’interscambio e il dialogo tra le due rive per far crescere flussi e correnti di conoscenze e tradizioni. Un legame ed un’unità che potranno realizzarsi se sapranno tener conto delle diverse storie, tradizioni, culture, lingue che si sono incontrate e scontrate attraverso i secoli e di quell’immenso patrimonio di relazioni che, pur nelle mille difficoltà, hanno continuato a crescere generando un permanente scambio fra le due sponde del mediterraneo. Dove risiede ancora l'autentica cultura classica? Il potenziale creativo e culturale di questa straordinaria eredità è stata l'ispirazione e l’identità necessaria per creare la immensa ed esuberante opera di Pablo Picasso. Grazie al suo talento e la sensibilità raffinata, riesce a porsi nel mondo come il più grande genio dell’arte del XX secolo. Picasso fu capace di materializzare l'identità del Mediterraneo Classico e, allo stesso tempo, integrare nella sua visione olistica, culture distanti, come l'arte africana e le stampe giapponesi. Questo atteggiamento di apertura e la predisposizione a conoscere altre culture, e ad integrarsi con l’ambiente esterno è una qualità essenziale della cultura classica che gli attribuì lo splendore che ancora irradia. L’arte, affermava Konrad Fiedler, è “un processo dalla confusione alla chiarezza”, dunque un processo di conoscenza e di ordinamento dell’esperienza caotica del mondo per ottenere una immagine che ha valore assoluto. L’arte è un’attività umana concreta e reale. Non solo per i mezzi che richiede, ma proprio perché offre gli strumenti per dare corpo e forma al mondo interiore, alla visione e all’immaginazione. L’arte è un linguaggio unico […] che vuole e può cogliere la realtà nel suo nocciolo metafisico […] è il linguaggio dell’individuo e della società. È un distinguere e separare, ma allo stesso tempo è elaborazione e costruzione, il suo valore è legato alla conoscenza. Ed è questa che ne determina il valore al di là di ogni tempo. Non si ha conoscenza senza esperienza. Quest’ultima si pone alla base dell’arte e della tecnica. Conoscere il linguaggio dell’arte significa conoscere nel modo più profondo e preciso l’epoca che lo produce, ma significa anche, per l’artista, entrare in contatto con la parte più profonda di sé ed esprimerla. * Para asistir a este congreso se ha contado con una ayuda de la Universidad de Málaga. Campus de Excelencia Internacional Andalucía Tech
In questo equilibrio dinamico tra mondi diversi come arte e tecnica, realtà e utopia si colloca l’artigianato che, attraverso l’esperienza dettata da saperi e conoscenze consolidate, è in grado di trasferire materia per creare oggetti in cui l’uso si arricchisce del contesto artistico singolare, si lega alla ricerca dei materiali, allo studio formale, alla cura delle singole fasi e all’evoluzione del pensiero, conferendo al prodotto valore aggiunto. L’artigianato fornisce un’occasione in più per rifondare il valore dell’arte, per esorcizzare nuove forme di divisione del lavoro in grado di porre in discussione l’autonomia stessa del lavoro intellettuale e dona, esprime, tramanda la propria identità culturale, i valori etici, sociali, estetici, economici e religiosi della società. In un tempo in cui non è possibile immaginare una società planetaria se non nei termini di un omologante progresso tecnologico che investe le stesse arti e modifica il gusto e l'artigianato, l’artigianalità rappresenta uno dei pochissimi fattori stabili di una società in evoluzione, un tessuto connettivo di un’esperienza culturale e sociale. Il contributo, operando sulla matrice comune della cultura mediterranea, intende indagare, all’interno della produzione artistica ceramica del Novecento, l’influsso e l’esuberanza poliedrica di Pablo Picasso. L’obiettivo è valorizzare i sistemi di produzione artigianali locali del bacino del mediterraneo a partire dall’approfondimento delle nuove tecnologie in relazione ai processi produttivi artigianali e come potranno influire sull’evoluzione formale e funzionale del design ceramico per individuare nuovi campi di applicazione della ceramica evoluta. Si dovrà avviare la trasformazione dei “laboratori artigianali” in “laboratori industriali” attraverso la ricerca incentrata sull’innovazione avanzata per rispondere ai mercati diversificati. A partire dall’inquadramento del contributo di Pablo Picasso, all’interno delle correnti artistiche del Novecento, seguendone l’evoluzione stilistica e l’apporto innovativo, e dall’interpretazione del gusto e della produzione ceramica, si potrà configurare un nuovo modello di sviluppo attento ai bisogni contemporanei per la competitività delle produzioni artigianali avanzate fondate sulle piccole e medie imprese. L’interpretazione del potenziale contributo di Picasso nel comparto ceramico che da artigianale dovrà diventare industriale rappresenterà l’esempio da replicare riversando la cultura del mediterraneo nel comparto manifatturiero per affrontare il tema della produzione industriale e il bisogno di trasferire il livello produttivo artigianale a livello industriale, per rispondere alle esigenze dei beni della conoscenza. RESUMEN DE COMUNICACIÓN EN ESPAÑOL: La industria creativa del Mediterráneo: Pablo Picasso y el diseño de la cerámica El factor esencial de la identidad es la cultura que, al mismo tiempo, es la materia prima para el diseño, tanto físico como intangible. Pocas culturas existen más atractivas en el mundo que aquella que hoy en día perdura de aquel Mediterráneo Clásico, origen de la denominada cultura occidental. La identidad mediterránea ha favorecido durante siglos, a través de las diferentes culturas, el intercambio y el diálogo entre los habitantes de sus orillas para incrementar los flujos y corrientes de conocimiento y tradiciones. Un vínculo y una unidad posibles si somos capaces de tener en cuenta las particularidades –diferente historia, tradiciones, culturas, lenguas– que también nos enfrentaron a través de los siglos y, al mismo tiempo, la inmensa riqueza de las relaciones que, a pesar de las muchas dificultades, continuó creciendo generando un intercambio permanente entre los
diferentes pueblos del Mediterráneo. ¿Dónde reside aún esa Cultura Clásica auténtica? El potencial creativo y cultural de tan extraordinario legado fue la inspiración, esa identidad necesaria para crear, de la inmensa y exuberante obra de Pablo Picasso. Su genialidad y refinada sensibilidad fue capaz de conmover al mundo como el artista más universal del siglo XX. Picasso fue capaz de materializar aquella identidad del Mediterráneo Clásico y, al mismo tiempo, integrar en su visión universal culturas tan distantes como el arte africano o las estampas japonesas. Esta actitud abierta y su predisposición a conocer otras culturas, otras gentes y a integrarse con cualquier referente ajeno es una cualidad esencial de la cultura clásica que le proporcionó el esplendor que aún irradia. El arte, afirmaba Konrad Fiedler, es “un proceso desde la confusión a la claridad” y, por tanto, un proceso de conocimiento y de organización de la experiencia caótica del mundo para obtener una imagen que tiene valor absoluto. El arte es una actividad humana concreta y real. No sólo por los medios que requiere, sino especialmente porque ofrece los instrumentos para dar cuerpo y forma al mundo interior, a la visión y a la imaginación. El arte es un lenguaje único [...] que quiere y puede captar la realidad en su esencia metafísica [...] es el idioma de la persona y la sociedad. Es un distinguir y seleccionar, pero al mismo tiempo una labor de procesado y construcción, su valor está ligado al conocimiento. Esto es lo que determina su valor más allá del paso del tiempo. No hay conocimiento sin experiencia. Esta última es la base del arte y la tecnología. Conocer el lenguaje del arte significa conocer en una dimensión más profunda y precisa la época que lo produce, pero también significa, para el artista, entrar en contacto con la parte más profunda de sí mismo y expresarla. En este equilibrio dinámico entre mundos diferentes como son el arte y la técnica, realidad y utopía, se ubica el artesanado que, a través de la experiencia dictada por el saber y el conocimiento consolidado, es capaz de transferir materia para crear objetos cuyo uso se enriquece del contexto artístico singular, se vincula a la investigación de materiales, al estudio formal, al cuidado de las fases individuales y a la evolución del pensamiento, confiriendo al producto valor añadido. El artesanado ofrece una ocasión para refundar el valor del arte, para exorcizar nuevas formas de división del trabajo en la medida en que pone en tela de juicio la autonomía de la misma obra del trabajo intelectual y expresa, sin duda, la propia identidad cultural, los valores éticos, sociales, estéticos, económicos y religiosos de la sociedad. En un tiempo en que no es posible imaginar una sociedad planetaria, si no es en términos de un homologado progreso tecnológico que implica las mismas artes y modifica el gusto por las artesanías , el artesanado representa uno de los poquísimos factores estables de una sociedad en evolución, un tejido que conecta con una experiencia cultural y social. Esta contribución, actuando sobre la matriz común de la cultura mediterránea, investiga, en el interior de la producción de la cerámica artística del siglo XX, la influencia y la exuberancia multidisciplinar de Pablo Picasso. El objetivo es revalorizar los sistemas de producción de las artesanías locales de la cuenca del Mediterráneo a partir del uso de las nuevas tecnologías en relación a los procesos productivos artesanales y cómo podrán influir sobre la evolución formal y funcional del diseño cerámico para identificar nuevos campos de aplicación de la cerámica contemporánea. Se deberá comenzar por la transformación de los “talleres artesanales” en “talleres industriales” a través de la investigación centrada sobre la innovación avanzada para responder a la diversificación de los mercados. Desde el marco de la contribución de Pablo Picasso, respecto a los movimientos artísticos del siglo XX, siguiendo la contribución estilística y la relación
innovadora, y de la interpretación del gusto y de la producción cerámica, se podrá configurar un nuevo modelo de desarrollo atendiendo a las necesidades contemporáneas para la competitividad de las producciones artesanales avanzadas fundadas sobre la pequeña y mediana empresa. La interpretación de la potencial contribución de Picasso en la actividad de la cerámica, que de artesanal deberá pasar a industrial, representará el ejemplo de respuesta para verter la cultura del Mediterráneo en el sector manufacturero y afrontar así el tema de la producción industrial, y la necesidad de transferir el nivel productivo artesanal a nivel industrial, para satisfacer a las exigencias de los activos del conocimiento. L’industria creativa del Mediterraneo: Pablo Picasso e il design della ceramica Máx. 4000 palabras/5-6 pp. Il fattore essenziale della identità è la cultura e allo stesso tempo è la materia prima per il design, materiale e immateriale. Poche culture esistono al mondo più attrattive di quella che oggi persiste nel mediterraneo classico che ha dato origine alla cosiddetta cultura occidentale. L’identità mediterranea ha favorito per secoli, attraversando le singole culture, l’interscambio e il dialogo tra le due rive per far crescere flussi e correnti di conoscenze e tradizioni. Un legame ed un’unità che potranno realizzarsi se sapranno tener conto delle diverse storie, tradizioni, culture, lingue che si sono incontrate e scontrate attraverso i secoli e di quell’immenso patrimonio di relazioni che, pur nelle mille difficoltà, hanno continuato a crescere generando un permanente scambio fra le due sponde del Mediterraneo. Dove risiede ancora l'autentica cultura classica? Il potenziale creativo e culturale di questa straordinaria eredità è stata l'ispirazione e l’identità necessaria per creare la immensa ed esuberante opera di Pablo Picasso. Grazie al suo talento e la sensibilità raffinata, riesce a porsi nel mondo come il più grande genio dell’arte del XX secolo. Picasso fu capace di materializzare l'identità del Mediterraneo Classico e, allo stesso tempo, integrare nella sua visione olistica, culture distanti, come l'arte africana e le stampe giapponesi. Questo atteggiamento di apertura e la predisposizione a conoscere altre culture, e ad integrarsi con l’ambiente esterno è una qualità essenziale della cultura classica che gli attribuì lo splendore che ancora irradia. L’arte, affermava Konrad Fiedler, è “un processo dalla confusione alla chiarezza”, dunque un processo di conoscenza e di ordinamento dell’esperienza caotica del mondo per ottenere una immagine che ha valore assoluto.. «L’arte è un linguaggio unico […] che vuole e può cogliere la realtà nel suo nocciolo metafisico […] è il linguaggio dell’individuo e della società» 1 . L’arte è un’attività umana concreta e reale. Non solo per i mezzi che richiede, ma proprio perché offre gli strumenti per dare corpo e forma al mondo interiore, alla visione e all’immaginazione. 1 GRAZIOLI, E., Arte e pubblicità, Mondadori. Milano, 2001, p. 44.
Ma questa non è tutta la realtà. La realtà è molto più vasta, anche se spesso sommersa. E tutto si può dire, tranne che l’arte sia morta, proprio perché il suo linguaggio è parte essenziale della natura umana. Si consideri che nella nostra realtà quotidiana siamo circondati da oggetti artistici; le arti applicate, gli oggetti di design, gli edifici e i monumenti delle nostre città fanno parte del nostro vissuto e tanto più perché viviamo in un paese che è pieno di objéct d’art, costruito secolo dopo secolo a divenire un unicum. Il fatto è che, essendo l’arte un linguaggio, il suo significato non è immediato, ma va appreso e compreso. È un processo di conoscenza individuale e introspettiva, conoscenza del Sé e conoscenza della realtà in cui il Sé si muove. La conoscenza, dunque, può essere definita «come un processo o una struttura dinamica attraverso cui l’informazione può essere stored, processed and understood, quindi presuppone strutture cognitive in grado di assimilare l’informazione e inserirla in un contesto più ampio» 2 . Essa «facilita la produzione creativa quantomeno perché pone davanti al soggetto cha fa ricerca un quadro esaustivo della situazione che si ha di fronte e sulla quale si intende operare. Sapere quanto ci si può attendere da un intervento prefigurato, significa anticipare le conseguenze, significa cogliere le implicazioni, significa esercitare uno spirito creativo che è anche critico e comunque innovativo sul piano dell’esperienze» 3 . Non si ha conoscenza senza esperienza. Quest’ultima si pone alla base dell’arte e della tecnica. Conoscere il linguaggio dell’arte significa conoscere nel modo più profondo e preciso l’epoca che lo produce, ma significa anche, per l’artista, entrare in contatto con la parte più profonda di sé ed esprimerla. Il rapporto tra arte e tecnica è stato posto più volte nella storia del design, all’inizio l’arte si opponeva alla tecnica per preservare la bellezza degli oggetti quotidiani insidiati dalla produzione meccanica industriale, in seguito invece la tecnica, espressione del progresso, doveva trovare nell’arte la sua completa manifestazione. È un distinguere e separare, ma allo stesso tempo è elaborazione e costruzione, l’una è concatenata all’altra, l’una è espressione dell’altra. La tecnica, come sostiene Oswald Spengler «non risiede nell’oggetto compiuto, bensì nel suo progetto […] allorché la definì «tattica della vita intera», che non va compresa a partire dallo strumento giacché 2 FRASCA, A., MORONE, P. 2007. Innovazione, network di imprese e conoscenza: quale ruolo per la geographical proximity? In: Quaderno n. 4/2007, D.S.E.M.S. p. 5. 3 ROSATI, L. 2004. Didattica della cultura e cultura della didattica. «La sostenibile leggerezza del sapere». Perugia. Morlacchi editore: p.165.
non si riferisce alla fabbricazione delle cose, ma al modo di operare con esse, e trae quindi origine dal pensiero di questo procedimento» 4 . In questo equilibrio dinamico tra mondi diversi come arte e tecnica, realtà e utopia si colloca l’artigianato che, attraverso l’esperienza dettata da saperi e conoscenze consolidate, è in grado di trasferire materia per creare oggetti in cui l’uso si arricchisce del contesto artistico singolare, si lega alla ricerca dei materiali, allo studio formale, alla cura delle singole fasi e all’evoluzione del pensiero, conferendo al prodotto valore aggiunto. Il rapporto tra artista e artigiano costituisce un rapporto molto antico nella storia della nostra civiltà, nel Rinascimento, esso era talmente stretto che le due figure erano quasi sovrapponibili, soprattutto all’interno del luogo magico che era la “bottega d’arte o artigiana”. Artisti e artigiani esprimono e cementano nello stesso modo il legame dell’Italia con il proprio patrimonio e la propria identità culturale. Nel Rinascimento le botteghe degli artigiani italiani godono di grande fama, esse costituiscono le fucine in cui si formano schiere di artisti. Ma è proprio in questo momento, con il ritorno all’Antichità, e la formulazione di una netta distinzione tra arte e artigianato, che quest’ultimo è destinato a perdere molto del suo prestigio sociale e culturale. Con la rivoluzione industriale, l’artigianato sembra destinato a scomparire. Sul versante dell’alta cultura, l’esaltazione romantica dell’artista, difensore della spiritualità dell’arte contro il materialismo utilitaristico, pone una barriera invalicabile tra arte e artigianato, idealità e manualità. Nella realtà storica le cose andarono diversamente, l’industrializzazione non cancellò affatto i mestieri artigiani. Le stesse fabbriche, con gli operai di mestiere e alcune fasce di tecnici, riprodussero e allargarono il fronte delle abilità artigiane. Nel contempo l’artigianato costituiva una risorsa per l’industria, cosicché, anche attraverso la mediazione di scuole laiche e religiose, venne ad instaurarsi un interscambio continuo tra mondi erroneamente ritenuti separati. 5 L’artigianato fornisce un’occasione in più per rifondare il valore dell’arte, per esorcizzare nuove forme di divisione del lavoro in grado di porre in discussione l’autonomia stessa del lavoro intellettuale e dona, esprime, tramanda la propria identità culturale, i valori etici, sociali, estetici, economici e religiosi della società. In un tempo in cui non è possibile immaginare una società planetaria se non nei termini di un omologante progresso tecnologico che investe le stesse arti e modifica il gusto e l'artigianato, l’artigianalità rappresenta uno dei pochissimi fattori stabili di una società in evoluzione, un tessuto connettivo di un’esperienza culturale e sociale. 4 VITTA, M. 2001. Il progetto della bellezza, il design fra arte e tecnica, 1851-2001, Torino. Einaudi: p. 23. 5 Cfr. Pier Paolo Poggio, L’artigianato: tra memoria del passato e risorsa per il futuro, In: Altronovecento. Ambiente Tecnica Società, Rivista online, numero 12 marzo 2007 promossa da Fondazione Luigi Micheletti.
Oggi parlare di creatività e di industrie creative vuol dire considerare un posto importante di quello che può essere il motore di sviluppo per la crescita sociale, economica e sostenibile del Mediterraneo. Come evidenzia “Io sono Cultura” Rapporto Symbola 2014, l’intera filiera della cultura genera il 5,4 % del PIL italiano in maniera diretta, in via indiretta arriva, addirittura, al 12,5 % del PIL in quanto è in grado di orientare e generare valore economico in ogni forma di espressione artistica e culturale. Non solo attraverso l’Arte vera e propria, dotata di aura perché generata dall’eccezionalità di un genio creativo, ma anche con l’arte intesa come accurato “saper fare”, l’arte come competenza. La crisi degli ultimi anni, dipende anche dalla scarsa connessione dei territori con il mercato internazionale e i suoi bisogni. In questa direzione il design può rappresentare una grande spinta competitiva e di innovazione per migliorare il valore del sistema di offerta delle imprese artigiane, conservando e valorizzando, allo stesso tempo, la componente identitaria. «L’armonia del progetto non sta nella regolarità o nella mimesi, ma nell’invenzione intelligente, nell’interpretazione appropriata dell’identità di un luogo, nell’innesco del dialogo tra passato, presente e futuro prossimo» 6 . Il design negli ultimi due decenni si è affacciato su un numero crescente di ambiti di ricerca in modo innovativo, allargando enormemente il proprio spettro d'azione e investendosi di nuove funzioni etiche e sociali all'interno e per la città. Anche grazie a questa evoluzione, il design è oggi concepito sempre più come mezzo di riposizionamento economico e il settore sembra aver assunto un ruolo propositivo e di sintesi nell'applicazione di nuovi e potenti strumenti tecnologici – si pensi alle nanotecnologie o alla stampa 3D – ponendosi in modo pioneristico verso forme inedite di produzione industriale. «Il design […] è il dire e fare, è industria e artigianato, è arte e funzionalità, è processo e metodo; è soprattutto il motore di un’innovazione continua, non più specifica ma di sistema, che ambisce a intervenire sull’intero processo che va dall’ideazione delle cose sino al loro ruolo nei nostri sistemi di vita» 7 . Il design diviene contaminazione con l’arte che investe sia il prodotto artigianale che quello industriale e la qualità del fare alimentata da un patrimonio culturale. Tra progetto e costruzione c’è un rapporto di interdipendenza e uno scambio continuo di flussi informativi volti alla soluzione ottimale. Tuttavia il rapporto tra cultura del progetto e cultura del “saper fare” si esplicita con modalità e pratiche differenti nell’artigianato e nell’industria. 6 Mariagrazia Leonardi, Il progetto della memoria. Casi e strategie di progettazione architettonica e ambientale per la valorizzazione del patrimonio storico monumentale, Gangemi editore, Roma 7 Stefano Follesa, Design & identità. Progettare per i luoghi: Progettare per i luoghi, Franco Angeli, 2013, p. 17
Il contributo, operando sulla matrice comune della cultura mediterranea, intende indagare, all’interno della produzione artistica ceramica del Novecento, l’influsso e l’esuberanza poliedrica di Pablo Picasso. L’obiettivo è valorizzare i sistemi di produzione artigianali locali del bacino del mediterraneo a partire dall’approfondimento delle nuove tecnologie in relazione ai processi produttivi artigianali e come potranno influire sull’evoluzione formale e funzionale del design ceramico per individuare nuovi campi di applicazione della ceramica evoluta. Si dovrà avviare la trasformazione dei “laboratori artigianali” in “laboratori industriali” attraverso la ricerca incentrata sull’innovazione avanzata per rispondere ai mercati diversificati. Il rilancio dell’industria nell’ottica auspicata è un processo già in atto e che gradualmente sposterà il paradigma da una fabbrica “analogica” verso un nuovo sistema produttivo “digitale”: questo cambiamento, sfruttando le nuove tecnologie abilitanti, può avvenire grazie all’introduzione di un sistema governato dalle informazioni e dai dati raccolti dalla azienda estesa, che permetteranno di prendere decisioni sempre più precise, in real time, ottimizzando i processi di produzione e logistica. Se nell’industria di oggi l’impiego delle ICT è incardinato sull’innovazione tecnologica per integrare verticalmente i processi, nella fabbrica (e nella società) intelligente si assiste piuttosto a un’integrazione orizzontale fra unità flessibili, interconnesse, comunicanti. L’ICT ottimizza, trasforma i processi, elimina gli sprechi. Alla radice del cambiamento digitale sono alcune tecnologie abilitanti che hanno pervaso il mondo della produzione e il mondo sociale con esiti tuttora inimmaginabili. Gli effetti previsti sono livelli di flessibilità prima inimmaginabili, elevata personalizzazione dei prodotti, dialogo in tempo reale (o comunque ridotto) tra mercato, progettazione, fornitori e produzione, con ricadute importanti sulle caratteristiche degli impianti, dei volumi produttivi e della gamma dei prodotti. 8 In questa logica occorre pensare all’additive manufacturing come un valido supporto all’innovazione e alla crescita del comparto del made in Italy, che si declina di fatto in numerosi comparti in cui tuttavia il design, la creatività, la capacità progettuale assumono un ruolo strategico per la buona riuscita del prodotto. Nello scenario di una diversità culturale ancora presente, il design assume il ruolo di filo conduttore di legami oramai diradati all’interno delle comunità, lavorando in sinergia con tutte le espressioni professionali, culturali, artistiche e istituzionali presenti nei territori. Partendo da un rinnovato interesse per la manualità e la sperimentazione della materia, l’autoproduzione può diventare una forma ribaltata di incontro tra design e artigianato e come tale riappropriarsi di un rapporto con le specificità locali intese sia come materiali e conoscenze sia come specificità culturali. 8 Cfr. Congresso AICA 2014. Dai Bit agli Atomi: Rilancio della Manifattura e Nuove Competenze Digitali, Milano, 13 Novembre 2014
Il movimento culturale dei makers nasce dall’incontro tra la creatività del fare e la rivoluzione digitale della rete. È una sfida sociale e tecnica, ma è innegabile che stiamo andando verso la globalizzazione del design e della conoscenza mentre deglobalizziamo la produzione che sarà sempre più basata su risorse e maestranze locali 9 . Tuttavia è proprio nella possibilità di esprimere nuovamente una diversità culturale nell’unità tra ideazione e produzione il maggior punto di interesse. Il web ha dato voce a una società che ha imparato a riconoscere il valore della varietà come quelle del Design del Mediterraneo. A partire dall’inquadramento del contributo di Pablo Picasso, all’interno delle correnti artistiche del Novecento, seguendone l’evoluzione stilistica e l’apporto innovativo, e dall’interpretazione del gusto e della produzione ceramica, si potrà configurare un nuovo modello di sviluppo attento ai bisogni contemporanei per la competitività delle produzioni artigianali avanzate fondate sulle piccole e medie imprese. L’interpretazione del potenziale contributo di Picasso nel comparto ceramico che da artigianale dovrà diventare industriale rappresenterà l’esempio da replicare riversando la cultura del Mediterraneo nel comparto manifatturiero per affrontare il tema della produzione industriale e il bisogno di trasferire il livello produttivo artigianale a livello industriale, per rispondere alle esigenze dei beni della conoscenza. 9 Cfr Stefano Follesa, Design & identità. Progettare per i luoghi: Progettare per i luoghi, Franco Angeli, 2013