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Fenomeno della collocabilità ristretta nell’italiano di oggi

Obstová, Zora

Abstract

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Fenomeno della collocabilità ristretta nell’italiano di oggi Zora Obstová (Praga) ABSTRACT In tutte le lingue naturali troviamo parole sprovviste di autonomia sintattica e semantica che possono esistere soltanto all’interno di una combinazione lessicale. Queste parole, designate con i termini cranberry words, bound words, unique words o monocollocable words (parole monocollocabili, PM), sono caratterizzate da un raggio collocazionale estremamente ristretto (che va solitamente da 1 fino a ± 7 collocati). Il presente articolo vuole descrivere il fenomeno della monocollocabilità nell’italiano di oggi, basandosi sulle liste delle PM italiane estratte dai corpora e contenute nel libro Language Periphery, Monocollocable Words in English, German, Italian and Czech (Čermák et al., 2016). Le PM italiane e le locuzioni a cui esse fanno capo vengono analizzate sotto il profilo sintattico, semantico, collocazionale e frequenziale. La monocollocabilità è un fenomeno mutevole nel tempo: nonostante le PM vengano spesso considerate “relitti del passato”, i dati raccolti mostrano che una progressiva trasformazione di alcune parole con ampio raggio collocazionale in parole monocollocabili avviene anche nel lessico attuale. PAROLE CHIAVE collocazione unica, parole monocollocabili, locuzioni, polirematiche, corpora ABSTRACT There is a specific combinatorial periphery in any language consisting of words whose combinatorial potential is extremely restricted. These words, which are usually referred to as bound words, unique words, cranberry words or monocollocable words (MWs), belong to small and closed collocation paradigms, their number of collocates ranging from one to a few (usually ± 7). The present article tries to describe the phenomenon of monocollocability in Italian, basing the analysis on a list of Italian MWs extracted from corpora and contained in the book Language Periphery, Monocollocable Words in English, German, Italian and Czech (Čermák et al., 2016). Italian MWs and the fixed combinations in which they occur are analysed in terms of syntactic structures, semantic features, collocation structures and frequency. Monocollocability is a phenomenon subject to change in time: even though MWs are often considered to be “relicts of the past”, the collected data prove that progressive restriction of the combinatorial capacity of certain words can be observed in Present-Day Italian as well. KEYWORDS monocollocable words, cranberry words, multiword expressions, Present-Day Italian, corpora 1. CRANBERRY WORDS O PAROLE MONOCOLLOCABILI: DEFINIZIONE Nelle nostre conversazioni, nei testi letterari, giornalistici, tecnici o pubblicitari che leggiamo ci troviamo spesso di fronte a parole che sono sprovviste di autonomia sintattica e semantica e che possono esistere soltanto all’interno di una combinazione lessicale. Locuzioni di questo tipo sono abbastanza frequenti nel nostro esprimerci quotidiano: cantiamo a squarciagola, corriamo all’impazzata, beviamo a garganella, andiamo a braccetto, stiamo all’erta, facciamo qualcosa a malincuore e nella stragrande OPEN ACCESS 34 LINGUISTICA PRAGENSIA 2/2016 OPEN ACCESS maggioranza dei casi ci riusciamo a malapena. Impazzata o squarciagola come parole autonome non esistono, anche se sono attestate come lemmi nei dizionari moderni. Tuttavia, data l’assenza di un proprio significato, spesso non hanno una definizione, ma compaiono affiancate dalla dicitura “usato solo nella loc.” e simili. Non di rado queste espressioni sono relitti linguistici che una volta hanno avuto un’esistenza autonoma e maggiori possibilità combinatorie che sono andate riducendosi col passare del tempo cosicché esse oggi ci appaiono immotivate, semanticamente opache. Queste parole, che probabilmente esistono in tutte le lingue naturali, vengono designate con i termini cranberry words (in analogia con cranberry morphemes, cfr. Bloomfield 1933 e Aronoff 1976), bound words o unique words; in tedesco si parla di unikale Komponente (cfr. Fleischer 1989) o Unikalia (cfr. Dobrovoľskij-Piirainen 1994), in italiano di componenti (vocaboli) a collocazione unica (cfr. Veland 2004, 2006). Per il ceco è stato introdotto il termine monokolokabilní slova (parole monocollocabili, PM), coniato da Čermák (1982, 2014). Čermák definisce la monocollocabilità come un’anomalia collocazionale di una parola con un raggio collocazionale estremamente ristretto, formato da 1 fino a ± 7 collocati1 (per i casi di omonimia e polisemia vedi infra). Non si tratta, dunque, nonostante il termine mono-collocabile possa suggerirlo, solo di parole con un collocato unico (tali parole sono, tra l’altro, molto rare). Visto che la monocollocabilità è un fenomeno scalare, la categoria può essere allargata anche a parole con più collocati fino a comprendere persino quelle forme che hanno sì un raggio collocazionale più aperto, ma che dimostrano, nell’uso attuale, una forte tendenza a prediligere un certo collocato rispetto ad altri — cioè a formare con un’altra parola, autosemantica o grammaticale, una locuzione. 2. METODI PER IDETIFICARE LE PM Le parole monocollocabili sono state finora studiate prevalentemente nel contesto della fraseologia (Dobrovoľskij parla di “phraseologisch gebundenen Formative”) dato che molte PM fanno parte di locuzioni idiomatiche. Per identificare parole a collocazione estremamente ristretta la ricerca si era finora basata su fonti diverse, utilizzando dizionari, questionari, interviste, analisi dei testi, introspezione. Dobrovoľskij (1988) e Dobrovoľskij e Piirainen (1994), per esempio, hanno creato un importante corpus di Unikalia esistenti in tedesco, inglese e olandese; le parole e le locuzioni da loro identificate hanno costituito la base per la successiva ricerca svolta in questo campo da Trawiński, Sailer, Soehn, Lemnitzer e Richter (cfr. CoDII). Scarseggiano, invece, studi dedicati alla monocollocabilità in italiano: tra i pochi contributi citiamo gli articoli di Veland (2004, 2006) che ha stilato due liste di vocaboli non autonomi (composte di 116 e di 90 unità), basandosi sul Dizionario Garzanti di italiano (DGI) e sul Dizionario della lingua italiana di De Mauro (2000) e registrando tutte le parole accom1 La nozione di collocato non va qui intesa nella concezione semantica di base — collocato/col locatore (cfr. Hausman 2004), bensì nei termini della linguistica dei corpora, come ogni lemma o forma flessa che co-occorre in modo significativo con una PM (cfr. i termini node— collocate coniati da Sinclair). ZORA OBSTOVá 35 OPEN ACCESS pagnate dalla dicitura “solo nella loc.” (o “nella loc.”, “soprattutto nella loc.” ecc.); di queste parole e delle rispettive locuzioni, l’autore ha analizzato in particolare le proprietà sintattiche e collocazionali. Di Unikalia in italiano, considerati “tracce della diacronia nella sincronia“, si è occupata anche Konecny (2014) che ha analizzato alcune locuzioni idiomatiche con le PM, percepite soprattutto come risultati di un processo diacronico unicalizzante. Esiste, comunque, anche un altro metodo per identificare le PM: la loro estrazione dai corpora, resa possibile dall’analisi basata sull’indice di Herfindahl-Hirschman (HHI), utilizzato per quantificare la diversità del contesto (cfr. Cvrček 2013, 119)2. Questo metodo è stato applicato (cfr. Čermák, F., Čermák, J., Obstová, Z., Vachková, M., 2016) a corpora di riferimento di simile estensione in quattro lingue (ceco, italiano, tedesco e inglese; per l’italiano è stato utilizzato il CORIS che contiene 130 milioni di parole) e ha dato, per molti versi, risultati abbastanza sorprendenti. L’approccio sistematico, applicato ai dati di quattro lingue tipologicamente diverse, permette di cogliere il fenomeno della monocollocabilità in tutta la sua complessità. Le liste delle PM estratte dai corpora differiscono per molti aspetti dalle collezioni di cranberry words sopra menzionate. Queste differenze rispecchiano alcune specificità su cui l’analisi si è basata: a) Gli autori del libro sostengono che la “monocollocabilità” può caratterizzare il lessema ma più spesso riguarda “parole” intese come forme flesse (word-forms); per questo motivo la ricerca è stata effettuata su tutte le forme presenti nei corpora. Le conseguenze di questa scelta sono più tangibili nelle lingue con flessione nominale più sviluppata come il ceco dove alcune PM esistono, sotto il profilo sincronico, soltanto come forme flesse e non come lemmi (jít k duhu). In italiano il fenomeno riguarda prevalentemente gli aggettivi e alcuni nomi. In molti casi queste parole presentano un raggio collocazionale estremamente ristretto, se utilizzate al plurale. Come esempi possiamo citare le forme paraggi e antipodi, le quali — nonostante vengano registrate nei dizionari sotto i lemmi paraggio e antipode — compaiono nell’italiano attuale esclusivamente al plurale, nelle locuzioni nei paraggi (di qc.) e agli antipodi. Dal punto di vista sincronico sarebbe sbagliato, come osserva Čermák (2014, 12), estrarre questi costituenti dalla locuzione e attribuire loro determinate caratteristiche (lemma, parte del discorso, significato autonomo). Altre PM sono invece difettive del plurale, come la parola impazzata (nei dizionari accompagnata dalla dicitura solo sing.), utilizzata esclusivamente al singolare, nella locuzione all’impazzata. A volte la collocabilità ristretta è tipica soltanto per una forma del lemma: è il caso della parola sbarrati, che in base ai dati estratti dal corpus va considerata monocollocabile (occhi sbarrati), mentre le altre forme del paradigma non presentano particolari limitazioni di collocabilità. 2 L’indice HHI è un mezzo statistico, usato in economia principalmente per misurare il grado di concorrenza presente in un determinato mercato. È dato dalla somma dei quadrati delle quote di mercato di tutte le imprese presenti nel settore (cfr. Hirschman 1964). Questo indice può essere utilizzato anche in linguistica (cfr. Cvrček 2013) per quantificare la diversità del contesto di una parola, ossia per stabilire se una determinata posizione può essere occupata da tante parole diverse o se invece una o più parole hanno “il monopolio” su quella posizione. 36 LINGUISTICA PRAGENSIA 2/2016 OPEN ACCESS b) La seconda specificità del metodo utilizzato per estrarre le PM dai corpora consiste nell’allargamento del raggio collocazionale: mentre la ricerca precedente si era concentrata prevalentemente su parole a collocabilità unica o quasi unica (parole che ricorrono in una sola costruzione), i dati estratti dai corpora in base all’indice HHI corrispondono a un’accezione più ampia della monocollocabilità, dove il numero dei collocati varia, come menzionato sopra, da 1 a ± 7. Inoltre non vengono esclusi frequenti casi di omonimia o polisemia (cfr. infra). c) Per ragioni puramente tecniche — considerando il fatto che per le basse frequenze l’indice HHI non può generare risultati statisticamente affidabili — sono state prese in esame soltanto parole con frequenza assoluta superiore a 200. È evidente che molte parole a collocazione ristretta che fanno parte di locuzioni idiomatiche o termini tecnici meno frequenti non hanno superato questa soglia (ad es., in italiano, zonzo, crepapelle, bizzeffe, zuava, battibaleno ecc.). Se da un lato, a causa della metodologia scelta, alcune delle PM meno frequenti mancano nella lista, dall’altro risulta chiaramente che molte PM costituiscono, con frequenze importanti, una parte integrante del lessico attuale e sono tutt’altro che marginali. d) Come si è già accennato, le PM sono state finora studiate prevalentemente nell’ambito della fraseologia: i dati estratti dai corpora mostrano comunque che le PM, oltre alle locuzioni idiomatiche stricto sensu, fanno parte di numerosi tecnicismi, locuzioni avverbiali e preposizionali o costruzioni a verbo supporto. 3. CRITERI E IMITI DELL’ESTRAZIONE DELLE PM DAI CORPORA Va notato che l’accezione delle PM può essere — dal punto di vista formale — ancora più ampia: L. Šíková Hrejsemnová, che si è dedicata al tema della monocollocabilità e alla possibilità di identificare le PM in base all’indice HHI e ad altri mezzi statistici nella sua tesi di laurea (2013, 16), distingue quattro tipi di monocollocabilità: verbi riflessivi, reggenze, locuzioni idiomatiche, polirematiche (multiword expressions). Tutte queste categorie che dal punto di vista formale soddisfano ai criteri della monocollocabilità erano infatti presenti tra i risultati ottenuti dalla selezione automatica in base all’indice HHI. I dati raccolti sono stati sottoposti a un’ulteriore selezione manuale per eliminare parole nelle quali le restrizioni collocazionali erano dovute principalmente a ragioni grammaticali o lessico-grammaticali: sono stati esclusi i verbi riflessivi (si sdraiò), le reggenze (proveniente da), i participi dei tempi composti (ha esordito), i gerundi delle perifrasi (sta succedendo), i nomi modificati da sintagmi preposizionali (una manciata di) ecc. La selezione automatica porta con sé anche un altro tipo di problema: il programma ha selezionato e ordinato i candidati PM basandosi sull’occorrenza dei loro collocati immediati (il primo collocato a sinistra e a destra della PM). Bisogna comunque tener presente che la frequenza dei rispettivi collocati è condizionata da tutta una serie di fattori: il collocato può essere soggetto a un’ellissi contestuale o lessicale o trovarsi in una posizione più lontana, fattore che non è stato preso in considerazione dal programma. Frequenti sono anche i casi di ellissi della testa nominale con conseguente uso sostantivato dell’aggettivo (compact disc → il compact/; raggi infrarossi → gli infrarossi). ZORA OBSTOVá 37 OPEN ACCESS Un’altra difficoltà risulta dalla natura stessa della formula HHI che indica con valori più alti le parole tendenti alla monocollocabilità assoluta (a malapena) e le parole con un collocato dominante (sistema immunitario)3, mentre le PM con più collocati, situati più o meno allo stesso livello di frequenza (midollo osseo/spinale/allungato; fino al midollo), hanno valori molto più bassi. Per tutti questi motivi la sola selezione automatica non può bastare ed è comunque necessario un accurato triage manuale di tutti i candidati PM. Un problema molto particolare è rappresentato dall’omonimia (o omografia) e dalla polisemia delle forme monocollocabili. Il programma ha per esempio identificato la parola capite in base alla sua co-occorrenza con la preposizione latina pro (pro capite), tuttavia la frequenza assoluta di questa PM racchiude anche le occorrenze della forma flessa del verbo capire. Una situazione analoga può essere riscontrata nella parola cubi, che ha una collocabilità limitata solo in funzione di aggettivo (metri cubi). Raramente possono essere monocollocabili ambedue gli omonimi o ambedue le accezioni della voce polisemica (cfr. serial killer e serial televisivo/televisivi). La scelta di includere gli abbastanza frequenti casi di omonimia e polisemia può essere discutibile anche dal punto di vista metodologico: Veland per esempio inserisce nel suo corpus i casi di omonimia a livello di lemmi e esclude invece i casi di polisemia (“la polisemia implica per lo più distinzioni semantiche abbastanza sottili, non sufficienti comunque a dare origine a ‘parole’ diverse”; Veland 2006, 263). Dobrovoľskij e Piirainen (1994, 456) escludono alcuni casi di “omofonia” e inglobano invece i “quasi-omonimi” (quando l’omonimo è strettamente legato a un linguaggio settoriale o gergo professionale e non è normalmente presente nel lessico mentale del parlante medio, quando si tratta di un arcaismo ecc.). Come si è accennato sopra, i casi di omonimia e polisemia complicano anche il processo della selezione automatica, influendo sul valore dell’indice HHI e alterando la proporzione tra la frequenza della PM e i suoi collocati. Nonostante tutte queste difficoltà gli autori hanno deciso di includerli nella lista (dopo aver verificato manualmente nel corpus la frequenza di queste PM nelle rispettive locuzioni), anche perché illustrano la tendenza attuale del lessico a preferire determinate accezioni (o più spesso una sola) di una parola omonima o polisemica ad altre. 4. SEMANTICA DELLE ESPRESSIONI MONOCOLLOCABILI: LOCUZIONI IDIOMATICHE E TERMINI TECNICI Le parole monocollocabili italiane con frequenza assoluta superiore a 200 estratte dal CORIS formano una collezione di 300 unità (per la lista completa delle PM con le frequenze delle PM e dei loro collocati cfr. Obstová 2016). La stragrande maggioranza 3 Tra i dati troviamo anche alcune parole che sembrano avere, almeno a prima vista, un raggio collocazionale abbastanza esteso (si tratta prevalentemente di aggettivi come immunitario, infettive o igienica). Queste word-forms rivelano soltanto una tendenza alla monocollocabilità e vanno distinte dalle PM con un paradigma chiuso (nelle liste contrassegnate dal simbolo [ ]). 38 LINGUISTICA PRAGENSIA 2/2016 OPEN ACCESS delle PM forma con il suo collocato (i suoi collocati) una locuzione idiomatica in senso lato (131 PM, di cui 21 di origine straniera) o un tecnicismo (144 PM, di cui 40 forestierismi).4 17 PM occorrono sia in locuzioni idiomatiche, sia in termini tecnici (fino al midollo x midollo osseo/spinale). Tra i forestierismi dominano gli anglicismi, quasi tutti ascrivibili alla categoria dei termini tecnici (best seller, mountain bike, compact disc, exit poll, fast food, joint venture, know how ecc.). Tra i latinismi individuati (15 in totale) la tendenza è inversa: più di due terzi formano locuzioni idiomatiche (in loco, mea culpa, in extremis, aut aut). Le sole due PM di origine francese fanno capo a due locuzioni idiomatiche (tout court, tour de force) e un termine tecnico di ambito culinario (court bouillon). È interessante notare la leggera prevalenza dei termini tecnici5 rispetto alle espressioni idiomatiche, riscontrata nella fascia di frequenza superiore a 200; ciò mostra chiaramente che il fenomeno della monocollocabilità non si limita alla sola fraseologia (uno sguardo rapido alle PM meno frequenti sembra confermare ulteriormente questa tendenza). A tale riguardo vale anche l’affermazione di Čermák (Č. et al. 2016, 8) secondo cui la maggioranza delle espressioni idiomatiche presenta, dal punto di vista sintattico, carattere verbale o avverbiale (mettere in risalto), mentre i termini tecnici hanno carattere nominale (anidride carbonica). 5. STRUTTURE FORMALI Le locuzioni che coinvolgono una PM — e che possono essere chiamate, in analogia con cranberry expressions (cfr. Trawiński et al. 2008), espressioni monocollocabili (EM) — presentano diverse strutture formali. Possiamo dividerle in locuzioni nominali, verbali, avverbiali, aggettivali, preposizionali, interiettive e pragmatiche: tutte queste categorie vengono qui descritte per ordine di importanza (numerosità). È evidente che alcune PM appartengono a due o più espressioni monocollocabili con strutture sintattiche diverse (cfr. filato: zucchero filato/Tutto è filato liscio/andare dritto filato). Il numero delle EM supera dunque quello delle PM. Alcune PM, come abbiamo già menzionato supra, sono difficilmente classificabili; 4 Per locuzione idiomatica in senso lato intendiamo qui tutti quei casi che corrispondono alla definizione di Čermák (cfr. Čermák 2007, 83): “The idiom and phraseme is a unique combination of minimally two elements, one (or more) of which does not function in the same way in another combination (combinations), or it occurs in just one expression (or a severely limited number of such expressions)”, e dunque tutte quelle combinazioni nelle quali (almeno) uno dei costituenti non può subire una sostituzione paradigmatica (prova di commutazione) e che (nella maggioranza dei casi) denotano oggetti astratti (caratteristica che li distingue appunto dai termini tecnici). Consideriamo dunque espressioni idio matiche anche alcune locuzioni avverbiali, preposizionali e talune costruzioni a verbo supporto (p. e. alla rovescia, in bilico, alla stregua di, fare un clic). Anche la categoria dei tecnicismi è intesa lato sensu (comprende polirematiche come casa editrice o datore di lavoro). 5 Bisogna tener presente che la ricerca si è basata su un corpus di riferimento (CORIS): è probabile che in un corpus specialistico, composto di soli testi scientifici, alcune delle PM qui identificate presenterebbero un raggio collocazionale meno ristretto. ZORA OBSTOVá 39 OPEN ACCESS in certi casi (ad es. malapena, extravergine, sprovvista, impazzata, insaputa) è quasi impossibile stabilire con precisione la parte del discorso della PM che non ha un’esistenza autonoma al di fuori della locuzione. Ciò nonostante cerchiamo di descriverle con le categorie grammaticali alle quali assomigliano di più (e con le quali vengono qualificate nei dizionari moderni, ad es. il GRADIT). Le categorie grammaticali che rappresentano le parole monocollocabili vengono sottolineate, così come le PM nelle relative espressioni: N + A, filo spinato. Nella classificazione a seguire vengono prese in esame soltanto le locuzioni italiane. Le locuzioni di origine straniera (che costituiscono 19,7% del totale) vengono trattate brevemente alla fine della sezione. 5.1. LOCUZIONI NOMINALI (38,8%) Le locuzioni nominali rappresentano la struttura più frequente; la straordinaria numerosità delle polirematiche nominali è dovuta principalmente alla cospicua presenza di termini tecnici. 5.1.1. N + A (22,4%) filo spinato; giorni feriali; acqua potabile; circolo vizioso A questo tipo sono attribuibili, nonostante qualche perplessità, anche le locuzioni del tipo casa editrice; erba cipollina; metri cubi ecc. 5.1.2. N + PREP DI/A (+ DET) + N (4,7%) fuoco d’artificio; principio di sussidiarietà; scala a chiocciola; campo di concentramento; fiore all’occhiello; sciopero/difesa ad oltranza 5.1.3. N + A (2,4%) globuli rossi/bianchi; midollo osseo/spinale; inseminazione artificiale, cartoni animati 5.1.4. N + PREP + N (1,7%) ciocca di capelli; datore di lavoro; dirittura d’arrivo; lasso di tempo 5.1.5. N + A (1%) capro espiatorio; anidride carbonica 5.1.6. N + N; A + N (1,4%) asili6 nido; stragrande maggioranza 5.1.7. ALTRI TIPI (1,4%) io narrante; tran tran; vitto e alloggio; gratta e vinci; senno di poi 5.2. LOCUZIONI VERBALI (18%) Le locuzioni verbali occupano il secondo posto nella scala della numerosità e costituiscono il 18 % delle EM identificate. Come è già stato osservato, la natura verbale ca6 Secondo i dati del corpus risulta monocollocabile solo al plurale. 40 LINGUISTICA PRAGENSIA 2/2016 OPEN ACCESS ratterizza molte locuzioni idiomatiche. In questa categoria rientrano anche alcune costruzioni a verbo supporto. Va comunque notato che in taluni casi è difficile fare una distinzione fra le EM verbali e quelle avverbiali, soprattutto nei casi della monocollocabilità progressiva o “alla seconda”, come gridare/cantare/urlare a squarciagola dove la PM squarciagola dà origine alla locuzione avverbiale a squarciagola che a sua volta si combina con un numero molto limitato di verbi (appunto gridare, cantare, urlare); un altro esempio di questo tipo è la locuzione svegliarsi di soprassalto. In altri casi non è chiaro se il verbo vada considerato parte integrante della EM e se la costruzione vada interpretata come verbale o avverbiale (come [essere] in voga); inoltre la stessa locuzione può essere usata anche senza il verbo, in funzione di complemento di nome (uno slogan in voga), e dunque in funzione aggettivale. 5.2.1. V + PREP A/IN + (DET) + N (A) (8,5%) andare a braccetto; andare in frantumi; finire nel mirino; mettere in palio; andare a passeggio; mettere a repentaglio; entrare in vigore; correre ai ripari; stare all’erta; essere in lizza; svegliarsi di soprassalto; cantare a squarciagola; cogliere alla sprovvista 5.2.2. V + (DET) + N (6,1%) Questo tipo di struttura è caratteristico per delle costruzioni a verbo supporto: nella maggioranza dei casi, la PM costituisce la parte nominale dell’espressione e il verbo ha per lo più un significato molto ampio: farsi beffe di q.; fare clic; fare le fusa; fare la spola; mettere la sordina; prendere/avere il sopravvento 5.2.3. V + A IN FUNZIONE PREDICATIVA (1,7%) essere grato; essere stufo; essere lieto; stare zitto; passare inosservato 5.2.4. V + (DET) + N (1,4%) In questa struttura la PM è la testa del SV. Il verbo (o una delle sue forme) monocollocabile è spesso semanticamente legato ai nomi che denotano una parte del corpo umano. aggrottare la fronte; distogliere lo sguardo/il viso;7 rendersene conto 5.2.5. ALTRI TIPI avere da ridire 5.3. LOCUZIONI AVVERBIALI (13,6%) Come è già stato notato, a volte è difficile fare la distinzione tra locuzioni avverbiali e verbali (cfr. 5.2.). Inoltre, in taluni casi la stessa PM può fare capo sia a una locuzione avverbiale, sia a una locuzione preposizionale (nelle vicinanze x nelle vicinanze di; a ridosso x a ridosso di; alla stessa stregua x alla stregua di). Le PM di questo tipo vengono incluse in ambedue le categorie. 7 I due verbi compaiono nella lista soltanto nella 3ª persona singolare del passato remoto (aggrottò, distolse); altre forme sono meno frequenti e non hanno superato la soglia delle 200 occorrenze nel corpus. ZORA OBSTOVá 41 OPEN ACCESS 5.3.1. PREP + (DET) + N (10,2%) Nella categoria delle locuzioni avverbiali, questa struttura ha la posizione predominante. La preposizione, semplice o articolata, è di solito in, a, raramente di. In queste locuzioni ci troviamo spesso di fronte a PM senza significato autonomo, difficilmente classificabili dal punto di vista grammaticale (cfr. a malapena, a squarciagola, a malincuore, in auge ecc.), anche se tali termini generalmente vengono considerati sostantivi (nel GRADIT, per esempio, malapena porta la qualifica di nome, malincuore di avverbio ecc.). a casaccio; in auge; in cattività; in subordine; di traverso; agli antipodi, nel/al contempo; nel frattempo; a malapena; a piacimento; a stento; in controtendenza; a dismisura; senza indugio; all’uopo 5.3.2. PREP + (DET) + AVV (1,4%) all’insù; all’incirca; a malincuore; a tentoni 5.3.3. PREP + (DET) + A (1%) a ritroso; di traverso; all’unisono 5.3.4. ALTRI TIPI in particolar modo; pian piano; tutto sommato; senza batter ciglio 5.4. LOCUZIONI AGGETTIVALI (4,4%) È già stato menzionato (cfr. 5.2.) che talune EM possono avere carattere sia aggettivale, sia avverbiale (o verbale). 5.4.1. PREP + N (2%) da capogiro, di spicco; in voga; a tracolla 5.4.2. ALTRI TIPI nuovo di zecca; territorialmente competente; naso all’insù; a tempo indeterminato, (senza) fine/scopo di lucro 5.5. LOCUZIONI PREPOSIZIONALI (4%) Le locuzioni preposizionali rappresentano solo il 4% di tutte le strutture presenti, bisogna comunque tener presente che il numero delle locuzioni non determina automaticamente la loro frequenza. Questo vale soprattutto per le locuzioni preposizionali che non di rado figurano tra le EM più frequenti (cfr. nell’ambito di, in prossimità di, nelle vicinanze di). 5.5.1. PREP + N + PREP (3,4%) agli albori di; nell’ambito di; sotto l’egida di; alla stregua di; nei paraggi di, nei pressi di; a suon di, all’insaputa di 5.5.2. PREP + INF + PREP (0,6%) a decorrere da; a prescindere da