Elementi decorativi nella ceramica della seconda età del Ferro asud del Po Marina Giaretti– Marica Venturino ABSTRACT Decoration Features of Second Iron Age Pottery South of the Po The paper analyses on achronological ‑typological level the decorative syntax present on impasto pottery from the Late Iron Age (Ligure III period: 475–89 BC) in lower Piedmont (inner Piedmontese Liguria), where vessel forms and decorative elements appear largely in continuity with those of the Middle Iron Age (Ligure II period: 625–475 BC). Decoration is generally present on closed shapes (situliform vases, ollae). Compared to the Middle Iron Age, the percentage of decorated pottery increases and the decorative elements become more elaborate. The most characteristic elements are the horizontal rows of finger or tool impressions, the simple zigzags, at first continuous and then interrupted (the latter evolving over time from single to double and then to multiple, sometimes with the alternate insertion of triangular or circular impressions at the corners), the impressions with or without clay, are usually on the lower part of the vessel, sometimes in combination with the zigzag motif. Shapes and decorative syntax are not found in the funerary and settlement contexts of northern Pied‑ mont and more generally in Cispadana, while they seem to have an identifying character for the Ligurian groups of inland Piedmont. KEYWORDS Middle Iron Age; Late Iron Age; impasto; pottery; decorations; finger impression; tool impression; zigzag; southern Piedmont; Liguria. PREMESSA Presentiamo qui un sintetico quadro delle ceramiche di impasto decorate della Liguria in‑ terna piemontese nella seconda età del Ferro (Fig. 7), nell’ambito di un ampio confronto su una classe troppo spesso trascurata nella bibliografia orelegata aun posto marginale sotto le riduttive definizioni di “ceramica di tradizione locale” odi “ceramica di tradizione preromana” oancora di “ceramica di tradizione indigena”, quest’ultima ponendo l’accento– anche senza una solida base archeologica– su una supposta trasmissione di stili e di tecniche decorative. Il contributo costituisce un ulteriore passo nel percorso di definizione delle caratteristiche della ceramica di impasto di produzione locale dell’età del Ferro nel basso Piemonte, avviato con FilippoM. Gambari (Gambari– Venturino Gambari 1987) e portato avanti negli anni con l’edizione di materiali provenienti da contesti di scavo di abitato e necropoli (Giaretti 2001; Ferrero– Giaretti– Padovan 2004; Giaretti– Rubat Borel– Venturino Gambari 2008; Giaretti 2014; 2021). Esso costituisce nello specifico un approfondimento, per quanto riguarda la seconda età del Ferro, di studi di sintesi sulla ceramica ligure dell’età del Ferro (Mordeglia 2016) e si concentra sugli aspetti decorativi di un repertorio vascolare di ampia attestazione, ancorché ripetitivo, nel Piemonte meridionale. STUDIA HERCYNIA XXVIII/1, 45–64
46 STUDIA HERCYNIA XXVIII/1 INTRODUZIONE Dopo ilivelli tecnologici (fornaci verticali e adoppia camera, uso del tornio, artigiani specia‑ lizzati), qualitativi (ceramiche fini e bucchero) ed estetici (decorazione astralucido) raggiunti dalla produzione vascolare nel corso della media età del Ferro (Ligure II: 625–475 a.C.) (Ven‑ turino 2021, 30–36; Giaretti 2021; Venturino in print a), nella Liguria interna piemontese la seconda età del Ferro (Ligure III: 475–89 a.C.) registra nella manifattura della ceramica, in concomitanza con profondi cambiamenti del quadro del popolamento e delle forme socio‑ ‑economiche di sussistenza, la progressiva scomparsa degli impasti fini e della ceramica tor‑ nita e la presenza generalizzata di vasellame in impasto semifine (vasi per la conservazione e il consumo di alimenti) e grossolano (contenitori di grandi dimensioni) fabbricato amano e senza l’uso del tornio. Solitamente abbastanza curato è il trattamento delle superfici che si presentano per lo più regolari, lisciate, talvolta levigate, con una cura per il processo di finitura del vaso che è comunque presente anche nei tipi più rozzi. In particolare la ceramica con decorazioni ha nel complesso un aspetto omogeneo con prevalenza di impasti semifini piuttosto compatti, adegrassante litico eterogeneo ma ben amalgamato, talvolta con presenza di chamotte. In questa classe le forme vascolari e gli elementi decorativi (quasi esclusivamente su forme chiuse, come vasi situliformi e olle) sono generalmente in continuità con quelli della media età del Ferro. Va comunque rilevato che, rispetto alla fase precedente, aumenta la percentuale di ceramica decorata, icui elementi ornamentali incisi e/oimpressi astecca, tendenzialmente acarattere geometrico (linee, zig ‑zag), impressi digitalmente (impressioni digitali con trasci‑ namento di argilla) oplastici (tubercoli, sottili cordoni in sintassi composita) si incrementano e vengono ulteriormente elaborati, fino acostituire quasi un carattere identitario. Il nostro contributo si propone di esaminare iprincipali motivi decorativi che caratte‑ rizzano la ceramica della Liguria interna piemontese tra la seconda metà del Ve la fine del II secolo a.C. (Tab.1), partendo dalle prime attestazioni nella media età del Ferro e seguendone lo sviluppo e l’articolazione fino alle soglie della romanizzazione, convenzionalmente fatta iniziare nel basso Piemonte con la concessione della cittadinanza romana ai Cisalpini residenti asud del Po con la Lex Plautia Papiria dell’89 a.C. (Gambari 2019, 11–12).1 LE DECORAZIONI Come già accennato, le decorazioni sono realizzate tramite impressione (strumentale odigi‑ tale), incisione (con utensili appuntiti per trascinamento) oapplicazione plastica (tubercoli e cordoncini) e generalmente le fasce decorate sono poste sulla spalla, sulla carena osul massimo diametro delle forme chiuse (situliformi, olle globulari/ovoidi), con un effetto ornamentale complessivo non molto pregevole né particolarmente curato nell’esecuzione. Aquesti moti‑ vi può essere talvolta associato un trattamento del corpo del vaso, sia con un effetto scabro ottenuto con colpi disordinati di stecca, caratteristica che sembra apparire già nel LigureII (625–475 a.C.) nella categoria dei vasi situliformi, sia con la disposizione, per file ordinate 1 L’ultima puntualizzazione cronologica è in Gambari 2019, tabella ap.18. Con riferimento aquesta tabella si riassumono gli estremi cronologici di fasi e sottofasi per la media e seconda età del Ferro: Ligure II: 625–475 a.C.; Ligure IIIA: 475–375 a.C.; Ligure IIIB: 375–260 a.C.; Ligure IIIC: 260–150/140 a.C.; Ligure IIIC finale: 140–89 a.C.
47MARINA GIARETTI– MARICA VENTURINO Tab.1: Tabella cronologica (da Gambari 2019). Cronologia BC Cronologia Mitteleuropea Area golasecchiana / Insubre Liguria interna 1200 Bz D Cultura di Canegrate Facies Alba‑Solero 1100 Ha A1 Protogolasecca I Ascona 1 Protoligure I 1000 Ha A2 Ha B1 antico Protogolasecca IIa Ascona 2 Protogolasecca IIb Morano 1 Protoligure II 900 Ha B1 classico Ha B2 Morano 2 A Protogolasecca III B Morano 3 A Protoligure III B 800 Ha B3 Golasecca I A1 Ligure I A Golasecca I A2 700 1 Ha C 2 Golasecca I B Ligure I B 600 Golasecca I C Ha D1 Golasecca II A Ligure II 500 Ha D2 Golasecca II A/B Ha D3 Golasecca II B 400 LT A 1 Golasecca III A 2 3 Ligure III A 300 LT B1 LT B2 B1 La Tene padano B2 B1 Ligure III B2 200 LT C1 LT C2 C1 La Tène padano C2 Ligure III C 100 LT D1 La Tène padano D1 Ligure III finale
48 STUDIA HERCYNIA XXVIII/1 ocoprente, di impressioni (unghiate, apolpastrello) sulla superficie, sicuramente apartire dal Ligure III B (375–260 a.C.). Nei paragrafi che seguono le decorazioni verranno analizzate su base tipologica seguen‑ do– quando possibile– uno schema cronologico per evidenziare fenomeni di continuità, evo‑ luzione e innovazione nell’adozione dei differenti motivi decorativi. FILA ORIZZONTALE DI IMPRESSIONI DIGITALI Il motivo più comune e di più lunga durata è quello delle impressioni digitali in fila semplice sulla spalla del vaso, sul massimo diametro osulla carena dei vasi situliformi con orlo introfles‑ so odiritto e spalla aspigolo (Fig. 1:1–2). È ampiamente attestato nel Ligure II (625–475 a.C.) in tutti isiti del Piemonte meridionale, ma è prima affiancato e poi tendenzialmente soppiantato, già apartire dal Ligure IIIA (475–375 a.C.), dalle impressioni triangolari e dagli zig ‑zag incisi, anche con sintassi diverse osu altre forme. FILA ORIZZONTALE DI IMPRESSIONI STRUMENTALI TRIANGOLARI Realizzate imprimendo l’angolo di una stecca apunta piatta, in serie continua odistanziate, le impressioni triangolari sono ben documentate nella Francia sud ‑orientale apartire dall’VIII– VII secolo a.C. e sono generalmente presenti in siti di altura del Vsecolo a.C. Nella Liguria interna il motivo compare già nell’età del Bronzo finale (Mondovì ‑Breolungi, seconda metà XI–X secolo a.C.: Traversone 2001, figg. 104:6, 105:6) su scodelle con carena convessa e orlo svasato, dove la decorazione è collocata nel passaggio tra carena e orlo, e nella prima età del Ferro in corrispondenza della carena di vasi situliformi (Alba ‑corso Piave, IX–VII secolo a.C.: Venturino Gambarietal. 2011, fig. 52:2). Tra Ligure II (625–475 a.C.) e Ligure IIIA–IIIB (475–260 a.C.) la singola fila orizzontale di tac‑ che di media grandezza è documentata sul massimo diametro e sulla carena di vasi situliformi (Fig. 1:3, 6) in tutto il basso Piemonte, come aFrascaro (Venturino– Giaretti 2019, fig. 14:5), Costigliole Saluzzo ‑scuola materna (anche su forme ovoidi: Venturino Gambari– Perotto– Giaretti 2000, tav. LIII:4–5) e Montecastello (Venturino Gambarietal. 2015, fig. 19:1–4). Talvolta le impressioni triangolari si sviluppano anche su più file (in genere due). Un esempio precoce, ancorché isolato nel contesto, compare aVilla del Foro (fraz. di Alessandria) nel Ligure II (625–475 a.C.) (Fig. 1:4), ma il motivo perdura fino al Ligure IIIC (260–150/140 a.C.) (Mondovì ‑Breolungi) (Fig. 1:8), soprattutto su vasi situliformi con carena molto alta e orlo diritto distinto. Per tutta la seconda età del Ferro il motivo afila di impressioni triangolari, di dimensioni più piccole, si diffonde nel Piemonte meridionale, con particolare successo nel Cuneese, sia in contesti di abitato, come aCossano Belbo (Venturino Gambarietal. 1994, tav. XCII:2, 10), Limone Piemonte (Ligure IIIA–IIIB, 475–375 a.C.) (Fig. 1:5–6) e Costigliole Saluzzo ‑Castello Rosso (Ligure IIIC, 260–150/140 a.C.: Prosperi 2004, fig. 3:5, 11), talvolta– ma raramente– an‑ che in associazione al doppio zig ‑zag spezzato (Mondovì ‑Breolungi: Giaretti 2001, fig. 122:3), sia in ambito funerario, come nel caso del vaso accessorio della tomba 39 di Alba ‑corso Piave (primo quarto del IV secolo a.C.) (Fig. 1:7). Al di fuori della Liguria interna il motivo è presente ma non sembra particolarmente diffuso (Uscio: Melli– Starnini 1990, fig. 160:50–51). Un limitato utilizzo di tacche triangolari in sequenza continua si riscontra nel Ligure II (625–475 a.C.) (Costigliole d’Asti: Bertone– Fozzati 1991, fig. 31:b) e nel Ligure III (475–89 a.C.) (Mondovì ‑Breolungi: Fig. 1:9; Cassine ‑Noceto: Venturino Gambari 1987, fig. 8:5–6) anche per la decorazione dell’orlo di scodelle troncoconiche e acalotta.
49MARINA GIARETTI– MARICA VENTURINO Fig. 1: Fila orizzontale di impressioni digitali (1–2: Ligure II); fila orizzontale di impressioni stru‑ mentali triangolari semplici e doppie (3–4: Ligure II; 5–7: Ligure IIIA / IIIB; 8–9: Ligure IIIC).
50 STUDIA HERCYNIA XXVIII/1 TRATTAMENTO DELLA SUPERFICIE DELLA PARTE INFERIORE DEL VASO La fila di impressioni triangolari si accompagna talvolta aun trattamento di una gran parte del corpo del vaso aspazzolato (Ligure IIIB, 375–260 a.C.), aunghiate e aimpressioni digitali (Ligure IIIB–IIIC, 375–140 a.C.) (Fig. 2:1–2). Questo particolare gusto decorativo, che la Liguria interna piemontese condivide nella seconda età del Ferro con coevi siti transalpini belgi e francesi (Venturino Gambari 1991, con bibliografia), distingue il vaso in due parti separate in corrispondenza del massimo dia‑ metro da una fascia orizzontale di impressioni digitali, triangolari oda un motivo azig ‑zag, dove la parte superiore è inornata mentre quella inferiore mostra una decorazione che tende ainteressare tutto il corpo, lasciando eventualmente risparmiata una fascia in prossimità del fondo. Diverse sono le soluzioni adottate che vedono l’utilizzo sia di sottili unghiate impresse (Fig. 2:2), tra fine V–inizi IV secolo a.C., sia di una particolare tecnica eseguita prima della cottura rendendo scabra e irregolare la superficie del vaso con un trattamento astecca che è già presente, come si è sopra accennato, su vasi situliformi della media età del Ferro (Ligure II) (Giaretti 2021, figg. 234–238, 241). La collocazione e le modalità di esecuzione di quest’ultimo tipo di trattamento della superficie (cd. “aspazzola/spatola”: Mordeglia 2016, 254, attestazioni Fig. 2: Trattamento della superficie della parte inferiore del vaso, aspazzolato e aunghiate (1–2: Ligure IIIB/ IIIC); campitura di tubercoli (3: Ligure II; 4: Ligure IIIA); cordoncini aunghiate (5: Ligure IIIB/IIIC).
51MARINA GIARETTI– MARICA VENTURINO ap.264 tra basso Piemonte e Pavese) trovano paralleli anche in altri contesti geograficamente e culturalmente differenti dalla Liguria interna piemontese, come aMilano ‑via Moneta da livelli attribuiti al LT B (IV secolo a.C.) (Casini– Tizzoni 2015) oin Francia aRoc de Viou (Gard) (prima metà del IV secolo a.C.) e nell’oppidum di Nages (III–II secolo a.C.) (Venturino Gambari 1991, 108 con bibliografia). Il gusto per un trattamento con effetto plastico della superficie del corpo del vaso, ottenuto con le impressioni ariporto di argilla (cd. “tipo Rossiglione”, cfr. infra), si manifesta, in misura numericamente più limitata, anche con altri accorgimenti, quali itubercoli irregolari ricavati con ipolpastrelli dalla parete del vaso (cfr. Zamboni 2021, fig. 3:IV.2, LT D1–D2) e icordoncini “apizzicato” (realizzati con le dita modellando direttamente la superficie del vaso) in sintassi composite (andamento verticale e curvilineo), talvolta in abbinamento azig ‑zag incisi (Mor‑ deglia 2016, 254, attestazioni app. 261–262 tra basso Piemonte e Liguria appenninica). Nel Piemonte meridionale la campitura di tubercoli fa la sua comparsa già nel Ligure II (625–475 a.C.) su ollette di piccole dimensioni (Giaretti 2021, fig. 229:31–35) (Fig. 2:3), conti‑ nuando aessere presente nel Ligure IIIA (475–375 a.C.) aCossano Belbo (Venturino Gamba‑ rietal. 1994, tav. XCIII:9), aMondovì ‑Breolungi (Giaretti 2001, fig. 123:5), aDernice ‑Vigana (Ferrero– Giaretti– Padovan 2004, fig. 2b:16) e al Guardamonte (Fig. 2:4), in una fase datata tra metà Ve metà IV secolo a.C. ma con presenza di materiali residuali che fanno ipotizzare una cronologia più alta (Mordeglia 2003, 129–131, tav. 5:1). Del tutto minoritario appare l’utilizzo di cordoncini aunghiate in sintassi composite (verticali, orizzontali e curvilinei), talvolta in abbinamento azig ‑zag doppi (Dernice ‑Vigana), documentati, ma sempre su frammenti di piccole dimensioni, tra Ligure IIIA (475–375 a.C.) e Ligure IIIB (375–260 a.C.) aTortona, aDernice ‑Vigana (Ferrero– Giaretti– Padovan 2004, figs. 2b:18, 3b:13), al Guardamonte, dove una migliore conservazione del vaso, di forma ovoide, consente di apprezzare la complessità della sintassi decorativa al di sotto di una fascia con zig ‑zag, verosimilmente singoli, spezzati (Fig. 2:5), aRossiglione (Mordeglia 2016, tav. 21:14 e 18) e aFossano ‑via Muratori angolo via Mazzini (Marchiaro 2021, fig. 1:6; Venturino 2024, fig. 12:12) in un contesto chiuso databile tra III e II secolo a.C. (Ligure IIIC 260–150/140 a.C.). Il gusto ornamentale di questi cordoncini paralleli, disposti afasce variamente orientate acampire interamente la parte inferiore del corpo del vaso e ottenuti con impressioni aun‑ ghiate ancora visibili nella solcatura tra idue cordoncini (motivo à sapin), è stato messo in re‑ lazione con il cd. “decor de Kalenderberg” attestato in Belgio e Olanda apartire dal IV secolo a.C. (Mordeglia 2016, 254–256), che tuttavia non sembra presente nei territori compresi tra le Alpi e il Po (Zamboni 2021, 128). Al di là di possibili imprecisioni in letteratura nella descrizione e nella documentazione di questo elemento decorativo, è stato recentemente puntualizzato (de Marinis 2019, 47–50) come attestazioni in aree geografiche molto ampie (dal Belgio alla Francia all’Italia settentrionale) e cronologicamente distanti (dal Valla metà del III secolo a.C.) rendano poco efficace l’utilizzo di un singolo elemento quale marker cro‑ nologico e culturale, come peraltro già messo in evidenza (Gambari– Venturino Gambari 1987, 106), dal momento che sembrano esistere fenomeni di convergenza ad ampia scala peraltro riscontrabili nell’età del Ferro anche per altre sintassi omotivi decorativi (come imotivi angolari avertici alternati e contrapposti oil trattamento aspazzolato); queste con‑ siderazioni suggeriscono la necessità di una precisa definizione tipologica e tecnologica dei singoli elementi e una certa cautela nel considerarli tout court elementi peculiari di un’area geografico/culturale ben definita.
52 STUDIA HERCYNIA XXVIII/1 Fig. 3: Fila orizzontale di zig zag incisi, semplici in serie continua (1–2: Ligure II; 3–4: Ligure IIIA); doppi (5: Ligure IIIB); multipli con impressioni alternate (6–8: Ligure IIIC); rombi in serie conti‑ nua (9: Ligure IIIC).
53MARINA GIARETTI– MARICA VENTURINO FILA ORIZZONTALE DI ZIG -ZAG INCISI La decorazione afila continua di zig ‑zag realizzati prevalentemente aincisione mediante l’impiego di una stecca, lasciando sulla parete un solco profondo asezione triangolare, ca‑ ratterizza dal VI al II secolo a.C. la ceramica della Liguria interna piemontese, tanto che la sua evoluzione (da motivo angolare singolo e continuo adoppio e multiplo spezzato, talvolta con inserzione di impressioni circolari otriangolari) (Mordeglia 2016, con attestazioni app. 259–261) è stata utilizzata come linea conduttrice per una proposta di scansione in fasi della seconda età del Ferro ligure (Gambari– Venturino Gambari 1987), trovando in seguito conferme nell’edizione di scavi in abitati e necropoli. Questo elemento decorativo compare per la prima volta in forma di zig ‑zag semplice continuo su olle e vasi situliformi sia nella Francia meridionale sia nella Liguria interna pie‑ montese nel Ligure II, come aVilla del Foro (Fig. 3:1) e al Guardamonte (in una fase datata alla prima metà del Vsecolo a.C.: Mordeglia 2003, tav. 2:2–3), ma non mancano attestazioni anche anord del Po, come, in area golasecchiana, ai Merlotitt di Castelletto Ticino e aBriona (Venturino Gambari 1991, 107, con bibliografia). Apartire dalla metà del Vsecolo a.C. e per tutta la seconda età del Ferro si segue un’evo‑ luzione di questo motivo, ben documentato in numerosi siti di abitato della Liguria interna, dapprima organizzato ancora in linea continua, ma con una serie di angoli tra loro separati (Ligure II–IIIA) (625–375 a.C.) (Fig. 3:2–4), poi con zig ‑zag doppi (Ligure IIIB) (375–260 a.C.) (Fig. 3:5) e multipli (Ligure IIIC) (260–150/140 a.C.) (Fig. 3:6). Nel Genovesato forme decorate azig ‑zag sono presenti aRossiglione ‑Praxelli (IV secolo a.C.), nella versione semplice e doppia (Mordeglia 2016, tav. 20:5, 7, 12) e aUscio (Mel‑ li– Starnini 1990, fig. 160:42–46); nel Pavese lo zig ‑zag semplice è associato al trattamento aspazzolato (Zavattarello: Mordeglia 2016, tav. 42:16), così come nel Piacentino (Pianello val Tidone: Rota– Zannardi 2009, tav. 8:2–3). Al di fuori della Liguria interna un motivo inciso azig ‑zag semplice e continuo è documen‑ tato su un paio di vasi situliformi in impasto, che le analisi archeometriche hanno confermato di produzione in situ ma che per corpo ceramico e morfologia risultano estranei al panorama delle produzioni tornite locali, dal Santuario per il culto delle acque di Marzabotto (IV–II secolo a.C.) (Braga– Tirtei– Trevisanello 2022, fig. 2:lm; vedi anche Zamboni 2024). Nel Ligure IIIB–IIIC (375–140 a.C.) si diffonde lo zig ‑zag doppio e multiplo (Fig. 3:5–6) (Serravalle Scrivia ‑Ruderi: Ferrero– Giaretti– Padovan 2004, fig. 3b:6; Guardamonte: Mordeglia 2003, tavv. 4:1, 7:2), nell’Alessandrino su forme prevalentemente ollari dove il motivo tende aessere più scomposto (Ponzone: Venturino Gambari– Giaretti– Motella De Carlo 2016, fig. 27:4–9). Nel Ligure IIIC (260–150/140 a.C.) gli zig ‑zag doppi e multipli sono talvolta abbinati aim‑ pressioni poste all’intersezione degli angoli (Mordeglia 2016, 260–261 per le attestazioni), con una preferenza per le tacche triangolari realizzate astecca nel Cuneese (Fig. 3:6), come aMondovì ‑Breolungi (Giaretti 2001, figs. 118:11, 127:1), Montaldo di Mondovì (Venturino Gambari 1991, figs. 64:12, 65:1), Costigliole Saluzzo ‑Castello Rosso (Prosperi 2004, fig. 3:9) con presenza anche nel Genovesato (Serra Riccò ‑castellaro di S. Cipriano: Mordeglia 2016, tav. 54:13). Nell’Alessandrino sono ricorrenti le impressioni circolari, come aSerravalle Scrivia‑ ‑Ruderi (Ferrero– Giaretti– Padovan 2004, fig. 4c:16‑17) (Fig. 3:7), Guardamonte (Mor‑ deglia 2003, tav. 6:1) e Montabone (Palermo 2019, figg. 3:9.12, 7:4.104.1) (Fig. 3:8). Una variante più tarda di composizione di elementi angolari (Ligure IIIB–IIIC, 375–140 a.C.) è costituita da una particolare disposizione dei segmenti aformare un motivo arombi continui, che trova riscontri nell’Alessandrino aMontecastello (Fig. 3:9) e Cassine (Gambari–
60 STUDIA HERCYNIA XXVIII/1 Tab.2: Principali decorazioni della ceramica di impasto della seconda età del Ferro nella Liguria interna piemontese. Fig. Sito Bibliografia 1:1 Alessandria, fraz. Villa del Foro Giaretti 2021, fig. 234:1 1:2 Alessandria, fraz. Villa del Foro Giaretti 2021, fig. 238:4 1:3 Alessandria, fraz. Villa del Foro Giaretti 2021, fig. 241:21 1:4 Alessandria, fraz. Villa del Foro Giaretti 2021, fig. 235:15 (modificato) 1:5 Limone Piemonte, loc. Tetti Monsù Prosperi 1998, fig. 1:1 1:6 Limone Piemonte, loc. Tetti Monsù Prosperi 1998, fig. 3:8 1:7 Alba Gambari 2004, 421 1:8 Mondovì‑Breolungi Giaretti 2001, fig. 126:4 1:9 Mondovì‑Breolungi Giaretti 2001, fig. 118:9 2:1 Montaldo di Mondovì Venturino Gambari 1991, fig. 64:2 2:2 Montaldo di Mondovì Venturino Gambari 1991, fig. 64:3 2:3 Alessandria, fraz. Villa del Foro Giaretti 2021, fig. 229:31 2:4 Guardamonte di Gremiasco Mordeglia 2003, tav. 5:1 2:5 Guardamonte di Gremiasco Mordeglia 2003, tav. 7:4 3:1 Alessandria, fraz. Villa del Foro Giaretti 2021, fig. 234:13 3:2 Capriata d’Orba, loc. S. Nicolao Venturino Gambari – Crosetto 2009, tav. LXI:1 3:3 Montecastello Venturino Gambari et al. 2015, fig. 19:5 3:4 Guardamonte di Gremiasco Tosello 1993, fig. 5:5 3:5 Dernice, fraz. Vigana Gambari – Venturino Gambari 1987, fig. 16:1 3:6 Roccavione, Bec Berciassa Ferrero – Venturino Gambari 2008, fig. 19:6 3:7 Serravalle Scrivia ‑ Ruderi Gambari – Venturino Gambari 1987, fig. 19:12 3:8 Montabone Venturino 2019, fig. 2:4.104.1 3:9 Montecastello Venturino Gambari et al. 2015, fig. 22:4 4:1 Pontecurone Venturino Gambari et al. 2014, fig. 23:16 4:2 Guardamonte di Gremiasco Lo Porto 1954, fig. 20:8 4:3 Guardamonte di Gremiasco Tosello 1993, fig. 5:8 4:4 Dernice, fraz. Vigana Gambari – Venturino Gambari 1987, fig. 17:4 5:1 Alessandria, fraz. Villa del Foro Giaretti 2021, fig. 237:1 5:2 Guardamonte di Gremiasco Tosello 1993, fig. 6:10 5:3 Guardamonte di Gremiasco Lo Porto 1957, fig. 7:2 5:4 Mondovì‑Breolungi Giaretti 2001, fig. 122:4 5:5 Guardamonte di Gremiasco Mordeglia 2003, tav. 7:3 5:6 Savigliano Gambari – Venturino Gambari 2004, fig. 9:5 6:1 Mondovì‑Breolungi Giaretti 2001, fig. 119:2 6:2 Mondovì‑Breolungi Giaretti 2001, fig. 128:3 6:3 Carrù Gambari 1989, fig. a p. 262 (terza fila prima a sin.) 6:4 Carrù Gambari 1989, fig. a p. 262 (quarta fila prima a sin.) 6:5 Roccavione, Bec Berciassa Ferrero – Venturino Gambari 2008, fig. 20:11 6:6 Roccavione, Bec Berciassa Ferrero – Venturino Gambari 2008, fig. 20:12 6:7 Montabone Venturino – Palermo 2019, fig. 36:1 6:8 Montabone Venturino – Palermo 2019, fig. 52:2
61MARINA GIARETTI– MARICA VENTURINO BIBLIOGRAFIA Bernabò Brea, L. 1942: Una stazione all’aperto dell’età del Ferro presso Rossiglione. Rivista di Studi Liguri 8/3, 137–147. Bertone, A.– Fozzati, L. 1991: Costigliole d’Asti. In: G. Colonna (ed.): Scavi e scoperte. Studi Etruschi 58, 450–452. Bonamici, M. 2021: Ceramiche liguri dal santuario dell’acropoli. In: M. Bonamici– E. Sorge (eds.): Velathri Volaterrae. La città etrusca e il municipio romano. Atti del convegno di studi, Volterra 21–22 settembre 2017. Biblioteca di Studi Etruschi 64. Roma, 162–180. Braga, R.– Tirtei, M.– Trevisanello, C. 2022: La ceramica non tornita aMarzabotto. In: L. Cappuccini– A. Gaucci (eds.): Officine e artigianato ceramico nei siti dell’Appennino tosco -emiliano tra VII e IV secolo a.C. Atti del Iconvegno internazionale di studi sulla cultura materiale etrusca dell’Appennino, Arezzo, 18–19 ottobre 2019. Biblioteca di Studi Etruschi 66. Roma, 155–178. Carini, A.– Miari, M. 2004: Un territorio di confine. Il Piacentino nella seconda età del Ferro. In: Venturino Gambari– Gandolfi eds. 2004, 321–332. Casini, S.– Tizzoni, M. 2015: Via Moneta. Analisi culturale delle fasi preromane / La produzione ceramica preromana. Analisi delle forme. In: A. Ceresa Mori (ed.): Lo scavo di via Moneta aMilano (1986–1991). Protostoria e romanizzazione. Notizie Archeologiche Bergomensi 23, 69–266. De Marchi, A.– Pirotto, S. 2004: Le necropoli. In: Venturino Gambari– Gandolfi eds. 2004, 81–102. de Marinis, R.C. 2019: Sui riti funerari della cultura di Golasecca. IpoTESI di Preistoria 11, 1–56. Ferrero, L. 2007: Dertona, città dei Liguri. Imateriali della seconda età del Ferro e di tradizione preromana. In: A. Crosetto– M. Venturino Gambari (eds.): Onde nulla si perda. La collezione archeologica di Cesare di Negro -Carpani. Alessandria, 135–146. Ferrero, L. 2008: Abanchetto con gli antichi Liguri. Analisi delle forme del vasellame da cucina e da mensa nella seconda età del Ferro. In: A. Bacchetta– M. Venturino Gambari (eds.): Archeologia dei sapori. Atti del Convegno, Acqui Terme ‑Palazzo Robellini, 25 febbraio 2005. Aquae Statiellae– Studi di Archeolo‑ gia 2. Acqui Terme, 47–63. Ferrero, L.– Venturino Gambari, M. 2008: Preistoria e protostoria nella valle del Gesso. In: M. Venturino Gambari (ed.): Ai piedi delle montagne. La necropoli protostorica di Valdieri. Alessandria, 15–40. Ferrero, L.– Giaretti, M.– Padovan, S. 2004: Gli abitati della Liguria interna. La ceramica domestica. In: Venturino Gambari– Gandolfi eds. 2004, 51–80. Filippi, F. 1997: La documentazione archeologica suburbana. In: Alba Pompeia. Archeologia della città dalla sua fondazione alla tarda antichità. Quaderni della Soprintendenza del Piemonte, Monografie 6. Alba, 268–270. Gambari, F.M. 1985: Borgovercelli. Abitato e necropoli della prima età del Ferro. Quaderni della Soprintendenza archeologica del Piemonte 4, 64–65. Gambari, F.M. 1989: Primi dati su insediamenti protostorici aCarrù. In: A. Abrate (ed.): Il Castello di Carrù da luogo fortificato adimora asede di banca. Carrù, 261–263. Gambari, F.M. 1995: L’età del Bronzo e l’età del Ferro. Navigazione, commercio e controllo del territorio. In: M. Venturino (ed.): Navigatori e contadini. Alba e la valle del Tanaro nella preistoria. Quaderni della Soprin‑ tendenza archeologica del Piemonte, monografie 4. Alba, 27–49. Gambari, F.M. 2004: Alba (Cuneo), corso Piave n. 199. In: Liguri 2004, 420–421. Gambari, F.M. 2019: Cronologia e storia. Iriscontri archeologici e toponomastici delle vicende legate alla distruzione di Caruscum/Carystum. In: Venturino ed. 2019, 11–21. Gambari, F.M.– Venturino Gambari, M. 1987: Il popolamento della Liguria interna dalle invasioni galliche alla romanizzazione. In: Contributi per una definizione archeologica della seconda età del Ferro nella Liguria interna. Rivista di Studi Liguri 53/1‑4 (1988), 99–150. Gambari, F.M.– Venturino Gambari, M. 2004: La medio ‑tarda età del Ferro (V–II secolo a.C.) nella Liguria interna. In: Venturino Gambari– Gandolfi eds. 2004, 29–50.
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[email protected] Marica Venturino
[email protected]