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STUDIA HERCYNIA XXVIII/1, 154–184 Ceramiche comuni decorate del territorio cenomane orientale Federico Biondani ABSTRACT Decorated common ware from the Eastern Cenoman territory This paper examines the decorative patterns present in the coarse ware of the plains around Verona (inclu‑ ding the town of Verona itself) between the 4th and the 1st centuries BC, in the period in which the Celtic tribe of the Cenomani settled in this area. Incised, impressed, and relief decorations are documented. The most significant motifs (dotted and notched decorations covering the entire surface of the vase) are related to the western Celtic Po Valley area. Some decorations, however, refer to the Veneto and the Magré culture areas. Decorated vases have been found both in settlements and in tombs. The decorations appear mainly on small vases with drinking function. The decorated vessels can almost all be dated between LT C2 and LT D2. The most numerous attestations date to LT D1. This increase, which can also be found in the territory of the Insubri, could come from the desire to emphasize one’scultural tradition in aphase in which Rome’spolitical and cultural presence was becoming increasingly felt. KEYWORDS Cenomani; Verona; Celtic decorated pottery; Celtic coarse ware; Iron age pottery. INTRODUZIONE In questo contributo si presentano le ceramiche comuni decorate documentate nella pianu‑ ra veronese in destra Adige (città di Verona compresa) fra IV e Isec. a.C. (Fig. 1). In questo territorio e in quello della vicina Brixia, come sappiamo da un noto passo di Tito Livio (Liv. V, 35), si era stanziata la tribù celtica dei Cenomani, arrivata nell’Italia del Nord presumibil‑ mente verso gli inizi del IV sec. a.C. Le fonti archeologiche confermano la presenza celtica; tuttavia, mentre nel bresciano e nel mantovano questa presenza è già ben documentata fra la seconda metà del IV e il III secolo a.C., nel veronese, invece, le testimonianze archeologiche, molto rare in questo periodo, si fanno cospicue solamente nel II–Isecolo a.C., epoca in cui il popolamento si concentra nella zona fra alta e bassa pianura, lungo il corso atesino e lungo l’asse del fiume Tione. La documentazione archeologica è costituita quasi esclusivamente da contesti funerari: completa è l’edizione del materiale ceramico delle estese necropoli di Valeggio sul Mincio (Salzani ed. 1995), Zevio ‑località Mirandola (Salzani ed. 1996) e Isola Rizza ‑Casalandri (Salzani ed. 1998). Dati molto parziali si possiedono invece per le altre vaste necropoli di Povegliano ‑Ortaia,1 Zevio ‑Lazisetta (Salzani 2002), Zevio ‑Rivalunga (Rodegher– Scalco 2016) e Ciringhelli di Vigasio (Salzani 1983–1984) e per la necropoli del Seminario Maggiore 1 Questa vasta area funeraria, con sepolture di II–Isec. a.C. (LT C2–D2), dall’Ottocento fino ad anni recenti è stata oggetto di diversi interventi di scavo: fra le varie notizie preliminari si vedano Vi‑ talietal. 2014 e, per la documentazione ceramica degli scavi 2007–2009, Della Casa 2014.
155FEDERICO BIONDANI di Verona (Cavalieri Manasse– Solinas 2015, 374). Per quanto riguarda le aree abitative, al momento mancano dati per gli insediamenti che si dovevano trovare in prossimità delle aree funerarie di pianura. Alcune indicazioni sulla ceramica in uso in abitato si possono comunque ricavare dai ritrovamenti di Oppeano (Rosi 2008), di Corte Vivaro (un’area che però è stata oggetto soltanto di ricerche di superficie) e soprattutto di Verona città, dove alcuni scavi, prin ‑ cipalmente nell’area di colle San Pietro, hanno riportato alla luce materiali di questo periodo (Malnati– Salzani– Cavalieri Manasse 2004; Morandini 2008; Brunoetal. 2013). Fig. 1: Il territorio della provincia di Verona con indicazione dei principali siti citati nel testo.
156 STUDIA HERCYNIA XXVIII/1 IMOTIVI DECORATIVI Nel periodo considerato, motivi decorativi compaiono sia sulla ceramica comune “depurata” sia sulla ceramica comune con impasto “grossolano”, oltre che su vasi con caratteristiche intermedie. Ivasi “depurati”, realizzati al tornio e cotti in atmosfera ossidante, presentano dei corpi ceramici compatti con inclusioni di piccole opiccolissime dimensioni (per lo più mica e calcite, in misura minore granuli rosso ‑brunastri); talvolta compare la cosiddetta “anima nera”, un nucleo di colore grigio ‑nerastro. Le superfici sono spesso accuratamente lisciate e lucidate con effetto cromatico rossiccio obruno. Ivasi con impasto grossolano, realizzati al tornio lento con rifiniture amano e cotti spesso in atmosfera non uniforme, presentano corpi ceramici ricchi di inclusioni di piccole, medie e grandi dimensioni, fra le quali predomina la calcite, la cui presenza nell’impasto originario alle volte è deducibile dai numerosi vacuoli che compaiono sulle superfici. Alcuni esemplari conservano un’ingubbiatura di colore bianco crema con funzione probabilmente impermeabilizzante. Di seguito si elencano imotivi decorativi testimoniati, suddivisi sulla base della tecnica di esecuzione: decorazioni incise, impresse (strumentali e digitali), plastiche e dipinte. 2 In qualche caso due tecniche di esecuzione compaiono nello stesso esemplare (incisione+im‑ pressione; elemento plastico+impressione). DECORAZIONI INCISE a. fila di tratti incisi obliqui sulla spalla Nei livelli tardorepubblicani (II–inizi Isec. a.C.) dello scavo di regaste Redentore sono segna‑ late due olle che presentano sulla spalla una fila orizzontale di incisioni oblique parallele (Fig. 2:1–2), ottenute forse con un pettine (Malnati– Salzani– Cavalieri Manasse 2004, 366, fig. 17: 4, 8). Si tratta di una decorazione di ampia diffusione documentata nell’età del Ferro, ma anche in precedenza. In area ligure è testimoniata dal primo ferro al IV–III sec. a.C. (Mordeglia 2016, 255, n. 3, 259). In area celtico ‑padana compare già nel IV–III sec. a.C. sia nel territorio insubre, per esempio in contesti LT B2–C1 di Milano ‑via Moneta (Casini– Tizzoni 2015, 245–247: tipo 44, var. A), sia in territorio boico, per esempio in contesti di IV–inizi III sec. a.C. dell’insediamento di Casalecchio di Reno (Ferrari– Mengoli 2005, 43, 45). Nel LT B2 compare anche in area leponzia, per esempio aSolduno, dove è attestata anche nel LT C1–C2 (Stöckli 1975, passim). In area transpadana persiste fino ad inizio impero: la troviamo, per esempio, nella necropoli di Oleggio in tombe datate dalla fine del II sec. a.C. agli inizi dell’età imperiale (Spagnolo Garzoli ed. 1999, passim) e in quella di Dormelletto in tombe LT D2 (Spagnolo Garzoli ed. 2009, passim); aMilano (scavi MM3) compare ancora in età augustea (Guglielmetti– Lecca Bishop– Ragazzi 1991, 173–174, tav. LXXVI:8); nell’area del Capitolium di Brescia è presente in contesti di III–Isec. a.C. (Ragazzi– Solano 2014, tavv. XXVI: 5–7, XXVII:3, 9–10, XXXIX:5). 2 Per le ceramiche celtico ‑padane vari sono stati isistemi di classificazione proposti; da ultimo cfr. Zamboni 2021, 125–129 (ivi bibl.).
157FEDERICO BIONDANI Fig. 2: Ceramica comune decorata. 1–2, 6– Verona ‑regaste Redentore (Malnati– Salzani– Cava‑ lieri Manasse 2004); 3– Povegliano ‑Ortaia, Novaglia (Salzani 1985); 4, 14– Gazzo Veronese‑ ‑Cassinate (Salzani– Mazzetto 2004); 5, 8–9– Isola Rizza ‑Casalandri (Salzani ed. 1998); 7– Povegliano ‑Ortaia (Della Casa 2014); 8, 12, 15– Zevio ‑Mirandola (Salzani ed. 1996); 10–11– Valeggio sul Mincio (Salzani ed. 1995); 13– Verona ‑Capitolium (Morandini 2008). Scala 1:3 tranne nn. 1, 2, 6 (scala indeterminata). b. gruppi di tre trattini incisi verticali Su di un vaso “afiaschetto” con impasto depurato, nella parte più espansa della parete compaiono gruppi di tre trattini verticali incisi (Fig. 2:3). L’esemplare faceva parte del corredo delle tombe 1–2, di Isec. a.C., dell’area funeraria di Povegliano ‑Ortaia, fondo Novaglia (Salzani 1985, 526,
158 STUDIA HERCYNIA XXVIII/1 528, fig. 2:3). Fra inumerosissimi vasi afiaschetto testimoniati nelle necropoli veronesi, questo è l’unico che presenti una decorazione, non considerando però isegni graffiti, soprattutto aforma di croce, che compaiono su vari esemplari. Anche negli altri siti celtico ‑padani la decorazione su questo tipo di contenitori è quasi del tutto assente. Si segnala soltanto l’esemplare della tomba 15 di fine II–inizi Isec. a.C. della necropoli di Urago d’Oglio, decorato da una fila di incisioni sulla spalla (Bonini 2002, 48, n. 9, tav. 2, 6). Decorazioni apiccoli tratti verticali sono ben documen‑ tate nella ceramica di area celtico ‑padana; non sono però testimoniati igruppi di tre trattini. c. linea ondulata incisa Una decorazione con linea ondulata incisa appena al di sotto dell’orlo compare su alcune olle di piccole dimensioni: un esemplare in ceramica grezza dalla tomba violata n. 1 della necropoli di Gazzo Veronese ‑Cassinate (Fig. 2:4), la cui datazione non è sicura,3 un esemplare in ceramica depurata con due solcature (Fig. 2:5) dalla tomba Isola Rizza 12 del LT D1 (Salzani ed. 1998, 15, n. 2, tav. IX:2) e un esemplare in ceramica grezza dalla necropoli di Valeggio sul Mincio (Fig. 7:14; Pl. 1/2:5), in cui la linea ondulata è associata ad una estesa decorazione atacche (cfr. infra). Due solcature ondulate che si intersecano compaiono anche sulla spalla di di un’olla trovata aVerona nello scavo di regaste Redentore (Fig. 2:6), in associazione amateriali datati al IV–III sec. a.C. (Malnati– Salzani– Cavalieri Manasse 2004, 361, fig. 13:10). Il motivo della solcatura ad onda è comune e di lunga durata. Risulta ben documentato in territorio ligure, dove compare nella seconda età del ferro (Mordeglia 2016, 255, n. 3, 259); in area celtico ‑padana è documentato sia in Cispadana, per esempio aCastelfranco Emilia ‑Forte Urbano probabilmente già nel IV sec. a.C. (Buoite– Zamboni 2008, 90, 151, fig. 15:751–753) sia in territorio transpadano, ad esempio ad Albairate in un contesto databile al III sec. a.C. (Si‑ mone Zopfi 2006, 216, n. 2, 217, fig. 16), aLaus Pompeia (Cattaneo 2003, 187, tipo 1a), aMilano (Guglielmetti– Lecca Bishop– Ragazzi 1991, 171; Anganuzzi– Lavazza– Tizzoni 1986, tavv. 63–65, passim) e nell’area del Capitolium di Brescia (Ragazzi– Solano 2014, 72, 120, tav. XL:12–13). Non sembra molto utilizzato in area veneta,4 mentre invece è abbastanza diffuso in area lessinea nella zona della cultura di Magrè: lo troviamo, ad esempio, negli abitati di Archi di Castelrotto in un contesto databile al IV sec. a.C. (Salzani 1982, 396, fig. 24:3, 8), di San Giorgio di Valpolicella in contesti di seconda metà IV–inizi III sec. a.C. (Salzani 1992, tav. V:14, VIII:12, 16, 18, IX:8–10, XIII:6), di Monte Loffa (Salzani 1981, 121, fig. in alto, nn. 7, 9–10) e di Colognola ai Colli ‑Monte Castejon in contesti di IV–III sec. a.C. e di seconda metà III–II sec. a.C. (Salzani 1983, 107, fig. 3:12, 113, fig. 9:7). d. linee incise che formano un motivo aspina di pesce Una serie di incisioni che formano un motivo aspina di pesce che ricopre l’intera parete com‑ pare su di un’olletta con impasto grezzo (Fig. 2:7) trovata nella necropoli di Povegliano ‑Ortaia (Della Casa 2014, 505, fig. 2, 12, 506, fig. 3 in alto). Le linee sono incise in maniera disomogenea, per cui si ritiene non sia stato usato un pettine. 3 Nell’area è stata rinvenuta una spada LT B2, ma fra imateriali della fossa di rinvenimento, forse provenienti da tombe diverse, compare anche una coppa Lamb. 28 avernice nera, quanto meno del II sec. a.C.: Salzani– Mazzetto 2004, 62, t. 1:11, fig. 1:11. 4 Nella necropoli Benvenuti di Este, per esempio, compare soltanto su vasi delle tombe 57 e 58 della prima età del ferro (Capuis– Chieco Bianchi 2006, tav. XXXIII:a, 63, fig. 5, n. 18) e su di un’olletta della tomba 123 di III–II sec. a.C. (Capuis– Chieco Bianchi 2006, tav. 150:23).
159FEDERICO BIONDANI Il motivo con incisioni aspina di pesce è presente in area transalpina nel LT A, ad esem‑ pio nella Champagne (Bretz ‑Mahler 1971, pl. 126, motivo n. 10); in area ligure compare per tutta l’età del ferro (Mordeglia 2016, 255, n. 3, 260); in area celtico ‑padana è largamente testimoniato in aree sepolcrali, ad esempio ad Oleggio, dove compare in tombe dal LT D1 all’età augustea (Poletti Ecclesia 1999, 303–304, fig. 340:5–6), e aDormelletto in tombe LT D1 e soprattutto LT D2 (Spagnolo Garzoli ed. 2009, passim), e in aree di abitato, come Laus Pompeia (Cattaneo 2003, 188, tipo 1 g) e Milano (Guglielmetti– Lecca Bishop– Ragazzi 1991, 171, tav. LXXV:8, LXXXVIII:4). In particolare, un motivo molto simile aquello dell’esem‑ plare di Povegliano presenta un’olletta della tomba 28 della necropoli di Oleggio, datata all’età augustea (Spagnolo Garzoli ed. 1999, 87, fig. 64:7); simili per la decorazione ed anche per la forma sono due ollette della necropoli di Ornavasso ‑San Bernardo (Piana Agostinetti 1972, 71: t. 34, n. 10, fig. 41:5, 161: t. 2 (1941), n. 1, 162, fig. 166:1) ed una dalla tomba 86 di Dormelletto datata al LT D2 (Spagnolo Garzoli ed. 2009, 153, n. 5, 154, fig. 320:5). e. fasci di incisioni parallele oblique che si intersecano Una decorazione costituita da tre oquattro linee parallele oblique che si intersecano formando degli spazi irregolarmente romboidali compare sulla parete di un’olletta in ceramica depu‑ rata con la spalla sottolineata da solcature orizzontali (Fig. 2:8), trovata nella tomba Zevio‑ ‑Mirandola 79, datata al LT D2 (Salzani ed. 1996, 57, n. 3, tav. XXXI:D3). Una decorazione simile è testimoniata fra l’altro aLaus Pompeia (Cattaneo 2003, 188, tipo 1e) e nella tomba 158 della necropoli di Oleggio datata alla seconda metà del Isec. a.C. (Spagnolo Garzoli ed. 1999, 198, fig. 202, t. 158, n. 2). Decorazioni analoghe compaiono su bicchieri/ollette in ceramica apareti sottili (odi imitazione delle pareti sottili), derivati forse da prototipi tar‑ dolateniani, diffusi agli inizi dell’età imperiale specialmente nel territorio ticinese e limitrofo: fra gli altri, si segnalano gli esemplari trovati nella tomba 17 della necropoli di Rovello Porro (Como) (Giorgietal. 2009–2010, 109, tav. 20:4, 213) e nella tomba 9 della necropoli del nuovo ospedale S. Anna di Como (Jorio 2019–2020, 9, t. 9, n. 9, 13 con bibl., 27, fig. 16:3). DECORAZIONI IMPRESSE a. segmenti puntinati La decorazione asegmenti puntinati, ottenuti con uno strumento apettine, compare su alcune olle di piccole dimensioni: Un esemplare in ceramica depurata, trovato nella tomba Isola Rizza 76 (Fig. 2:9), datata al LT C2 (Salzani ed. 1998, 44, n. 4, tav. XXXVIII:C4), con decorazione puntinata, collocata sulla spalla, disposta su due fasce delimitate da solcature orizzontali: la fascia superiore mostra un motivo aspina di pesce abbastanza regolare; quella inferiore mostra un motivo analogo, però le linee sono meno ordinate e quelle inferiori sono maggiormente sviluppate e quasi verticali. Per morfologia e sintassi decorativa questo esemplare può essere accostato alle cosiddette olle abotticella (Wellentonnen), caratterizzate da decorazioni apettine ripartite su più registri, ti‑ piche del LT D nel comprensorio Verbano ‑Lario (Rapi 2009, 84–85, tav. XII:R13.1, R15.2, R19.4). Simili, in particolare, sono un’olla dalla tomba 129 (LT D) della necropoli di Ornavasso ‑San Bernardo (Piana Agostinetti 1972, 133, n. 1, fig. 131:1, tav. XXVII:5) e un’olla dalla tomba 376 (LT C2–D) della necropoli di Giubiasco, trovata assieme ad una coppa imitante la Lamboglia 27 (Pernetetal. 2006, 265, cat. 92, t. 371/1). Simile è anche la decorazione di un’olletta trovata nella tomba 19 della necropoli di Urago d’Oglio, datata tra fine II ed inizi Isec. a.C. (Bonini
160 STUDIA HERCYNIA XXVIII/1 2002, 43–44, fig. 5, tav. 3:3, 48–49, n. 3). Olle analoghe sono testimoniate inoltre aMilano in via Moneta nel LT C e LT D (Casini– Tizzoni 2015, 220, tipo 31, 221, fig. 25). Un esemplare con impasto grossolano, trovato nella tomba Valeggio sul Mincio 2 (Fig. 2:10; Pl. 1/1:1), datata al LT D1 (Salzani ed. 1995, 11, n. 3, tav. I:B3): su tutta la parete esterna com‑ pare una serie di segmenti puntinati di varia lunghezza, orizzontali oppure obliqui, ottenuti tramite un pettine con punte molto sottili. Alcuni di questi segmenti formano motivi azig ‑zag molto irregolari. Simile è la decorazione di un’olletta di forma analoga trovata nella tomba di via G. Galilei aVerdello (Bergamo) collocabile nel 70–30 a.C. (Tizzoni 1981, 23, n. 12, tav. 14c). Un esemplare con impasto grossolano trovato nella tomba Valeggio sul Mincio 3 (Fig. 2:11; Pl. 1/1:2), datata al LT D1 (Salzani ed. 1995, 13, n. 4, tav. I:C4), che presenta sulla parete dei segmenti puntinati disposti su due registri: in quello superiore si riconosce un motivo aspina di pesce; in quello inferiore isegmenti sono disposti irregolarmente (nelle intenzioni, forse, dovevano formare un altro motivo aspina di pesce). Al di sotto verso il fondo compaiono tre file orizzontali di tacche ovoidali disposte in maniera irregolare (in quella inferiore le tacche sono verticali, nelle altre due sono oblique). File di puntini associate afile di piccole tacche compaiono, ad esempio, su un esemplare dell’abitato di Angera (Varese) (Domanico 1995a, 77, n. 4, tav. 90:14). Il motivo ad impressioni puntinate è presente nella media età del ferro in area transalpina: decorazioni che formano spesso motivi azig ‑zag sono utilizzate, per esempio, nella Francia centro ‑settentrionale dal LT Aal LT C1 (V–III sec. a.C.) (Bardeletal. 2017, 210–223; Séguier 2009, 83). In area ligure è testimoniato in contesti datati alla media e alla seconda età del Ferro (Mordeglia 2016, 255, n. 5, 262). In area celtico ‑padana è ben attestato sia su ceramica depurata sia su ceramica grezza e spesso ricopre tutta la superficie del vaso (Grassi 2000, 20). Decorazioni puntinate (per lo più con motivi aspina di pesce) sono segnalate in Emilia, per esempio aParma (Marchi 2012, 93, 104, tav. 4:5–6), aMilano negli scavi di via Moneta in contesti LT C1–D1 (Casini– Tizzoni 2015, 220–222, tipo 32), di S. Maria alla Porta (Anganuz‑ zi– Lavazza– Tizzoni 1986, tav. 65:n) e della linea MM3 su olle datate al Isec. a.C. e all’età augustea (Guglielmetti– Lecca Bishop– Ragazzi 1991, 171, tavv. LXXV:13, LXXVI:15), aLaus Pompeia (Cattaneo 2003, 191, tipo 3e) e ad Angera (Domanico 1995b, 293, tav. 90:5–7, 9, 11, 16). Sono molto frequenti fra la ceramica grossolana della necropoli di Oleggio sia nella fase tardoceltica da fine II–inizi Isec. a.C. (Poletti Ecclesia 1999, 304, fig. 340:9–10, 12) sia nella prima età imperiale (Poletti Ecclesia 1999, 310, fig. 349:9). Sono meno comuni, invece, nella necropoli di Dormelletto, dove compaiono in tombe dal LT C1 al LT D2 (Spagnolo Garzoli ed. 2009, passim). Decorazioni puntinate compaiono anche in area leponzia, per esempio nella necropoli di Solduno in tombe LT C2 (Stöckli 1975, 52, Abb. 49:8–9, 164, Taf. 26:D21‑1, 168, Taf. 30:J16‑5) e in quella di Giubiasco in tombe LT C2–D (Pernetetal. 2006, 263, t. 348/7). Bicchieri con decorazione puntinata sono documentati ancora in età imperiale nel comasco (Butti Ronchetti 2009–2010, 43). Nel territorio cenomane, questa decorazione compare aBrescia, per esempio nell’area del Capitolium (Ragazzi– Solano 2014, 66, 95, tav. XV:13, 66, nota 176) e in quella di Santa Giulia (Ongaro 1988, 48, tav. XVI:2). b. file di tacche poste sull’orlo e sul fondo Una decorazione apiccole tacche compare sulla base del piede di una coppa ‑coperchio in ce‑ ramica depurata dalla tomba Zevio ‑Mirandola 64 (Fig. 2:12), datata al LT C2 (Salzani ed. 1996, 51, n. 5, tav. XXVII:A5). Una decorazione analoga con tacche all’incirca semicircolari compare sulla presa di una coppa ‑coperchio frammentata (tipo di impasto non precisato) (Fig. 2:13), trovata nei livelli pretemplari e di costruzione del Capitolium di Verona (Morandini 2008, 434,
161FEDERICO BIONDANI tav. LXIV:4). Simile è la decorazione di due piedi ad anello trovati aBrescia: uno nell’area del collegio Arici (Frontini– Ongaro 1996, 63, fig. 30:9, 69) ed uno in un deposito di II sec. a.C. dell’area del Capitolium (Ragazzi– Solano 2014, 61, tav. VI:4). Per la decorazione, ma anche per la forma, l’esemplare di Zevio è poi confrontabile con una coppa ‑coperchio di impasto grossolano trovata aRotzo (Vicenza) nell’area di un forno per ceramica (De Guio ed. 2011, 178–179, fig. 11, 13). Una decorazione atacche, che sulla base dei disegni non è possibile definire meglio, com‑ pare sull’orlo di due coppe ‑coperchio prive del fondo/presa con impasto grossolano (Fig. 2:14), trovate nella tomba 1 della necropoli di Gazzo Veronese ‑Cassinate, di datazione non sicura (cfr. supra) (Salzani– Mazzetto 2004, 62, t. 1, 2–3, fig. 1:2–3) e su un esemplare con vasca emisfe‑ rica (Fig. 2:15), proveniente dalla tomba Zevio/Mirandola 109 A, datata al LT C2/D1 (Salzani ed. 1996, 72, n. 4, tav. LI:A4). Quest’ultimo con decorazione sia sull’orlo sia sul piede è simile ad un esemplare trovato aBrescia ‑S. Giulia in associazione con materiale tardo LT (Ongaro 1999, 57, tav. XIV:15). Coppe e coppe ‑coperchio con decorazione atacche sull’orlo e/osul piede sono documentate anche ad Oppeano, ma da contesti di non precisa datazione (Rosi 2008, 37, fig. 16, IIIC:3, 5–7, 43, fig. 20:IA–IB). Coppe ‑coperchio con orli e fondi decorati atacche sono ampiamente documentati nel Nord Italia sia in epoca protostorica che in epoca romana. In area ligure sono diffuse fra VI e III sec. a.C. (Mordeglia 2016, 255, n. 7, 263). In area celtico ‑padano sono testimoniate in territorio boico già nel IV sec. a.C., per esempio aCastelfranco Emilia ‑Forte Urbano (Buoite– Zamboni 2008, 90, 151, fig. 15:745); in area transpadana sono ben documentate dal LT B al LT D sia in aree di abitato (Casini– Tizzoni 2015, 256–257: tipi 58–60; Guglielmetti– Lecca Bishop– Ragazzi 1991, 201–203, tav. XCIV:1–11; Ragazzi– Solano 2014, 76, 116, tav. XXXIV:1; Frontini– Ongaro 1996, 62, ivi bibl.) sia in necropoli, per esempio aDormelletto nel LT C– D2 (Spagnolo Garzoli ed. 2009, passim) e ad Oleggio (Poletti Ecclesia 1999, 304). In area veneta coppe ‑coperchio con orlo (e/opresa) decorato atacche sono comuni dal VI sec. a.C. (Gambacurta 2007, 118, tipi 89–90). Ben documentate sono anche in area lessinea, ad esempio aSan Giorgio di Valpolicella in contesti di seconda metà IV–inizi III sec. a.C. (Salzani 1992, 62, tav. X:1, 13, 66, tav. XIV:17). c. fila orizzontale di piccole tacche sulla parete Una fila orizzontale di tacche ovoidali allungate, che però non copre tutta la circonferenza del vaso ma solo un terzo circa di essa, compare sulla parete di una coppa con impasto depurato (Fig. 3:1; Pl. 1/1:3), trovata nella tomba Valeggio sul Mincio 21, databile agli inizi del LT D2 (Salzani ed. 1995, 32–33, n. 9, tav. XIII:9). Fra le numerose coppe questo è l’unico esemplare decorato. d. fila orizzontale di piccole tacche poste sulla spalla Fra le olle che presentano questa comunissima decorazione si possono distinguere: d1. Esemplari che per forma si avvicinano ad olle di area celtico ‑padana, con tacche ovoidali di piccole dimensioni e ridotto riporto di argilla. Questo gruppo comprende un’olla globulare con fila di tacche ovoidali allungate (Fig. 3:2), trovata nella tomba Zevio/Mirandola 90 A datata al LT C2/D1 (Salzani ed. 1996, 61, n. 1, tav. XXXVII:A1), un’olletta con fila di tacche ovoidali appena sotto l’orlo (Fig. 3:3) dalla tomba Isola Rizza 44, datata al LT D1 (Salzani ed. 1998, 31, a, tav. XXIV:Ba) e un’olletta con tacche all’incirca triangolari (Fig. 3:4) dalla tomba Valeggio sul Mincio 12 del LT D2 (Salzani 1995, 25, n. 21, tav. IX:21).
162 STUDIA HERCYNIA XXVIII/1 Decorazioni analoghe aquelle degli esemplari veronesi sono testimoniate in area ligure dagli inizi fino alla tarda età del ferro (Mordeglia 2016, 259, n. 2, 257), in area boica fra IV e III sec. a.C., per esempio aCasalecchio di Reno (Ferrari– Mengoli 2005, 43–44) e aCastelfranco Emilia ‑Forte Urbano (Buoite– Zamboni 2008, 89, 151, fig. 15:743–744); aMilano sono docu‑ mentate nello scavo di via Moneta nel periodo golasecchiano e nel LT B–C (Casini– Tizzoni 2015, 237–240: tipi 40–41, 241 ss.: ivi bibliografia); nelle necropoli di Oleggio (Poletti Ecclesia Fig. 3: Ceramica comune decorata. 1, 4– Valeggio sul Mincio (Salzani ed. 1995); 2, 7–8– Zevio‑ ‑Mirandola (Salzani ed. 1996); 3, 5–6– Isola Rizza (Salzani ed. 1998); 9– Zevio ‑Fenil Nuovo (Salzani ed. 1996). Scala 1:3.
169FEDERICO BIONDANI Fig. 7: Ceramica comune decorata. 1–2– Isola Rizza (Salzani ed. 1998); 3–14– Valeggio sul Mincio (Salzani ed. 1995). Scala 1:3. Si segnalano poi due ollette con file di tacche più fitte di forma irregolare: un esemplare con basso piede ad anello (Fig. 8:5) dalla tomba Zevio ‑Mirandola 48, datata al LT D1 (Salzani ed. 1996, 46, n. 4, tav. XXIII:A4) ed un frammento di parete (Fig. 8:6) dalla tomba Isola Rizza 4, datata al LT D1 (Salzani ed. 1998, 12, 71, tav. V:3 b). Un’olla globulare decorata da file di tacche distanziate (Fig. 8:7) è segnalata aPeschiera fra imateriali dell’insediamento di età repubblicana (Bruno– Cavalieri Manasse 2000, 81, fig. 5, 7).
170 STUDIA HERCYNIA XXVIII/1 Frammenti riferibili ad olle/ollette con pareti decorate da file di tacche sono stati rinvenuti aseguito di ricognizioni di superficie nel limitrofo territorio mantovano in siti riconducibili agli inizi dell’età imperiale nei comuni di Villimpenta, Roncoferraro (Calzolari 1989, 215, fig. 121, 183, fig. 66) e Castel d’Ario (Calzolari 1994, 40–42, tav. III:2–3, 67, tav. VIII:3, 66–69, tav. IX:7, 85–86, tav. XV:9, 90, fig. 17 in basso). Decorazioni estese formate da piccole tacche di vario tipo sono documentate in area tran‑ salpina francese nel periodo Halstatt D2–D3 (metà VI–metà Vsec. a.C.) ma soprattutto nel LT A–B (Bardeletal. 2017, 210, 216–217) e in area ligure nella seconda età del Ferro (Mordeglia 2016, 255, n. 5, 261–262). In area insubre sono presenti nel III sec. a.C., come testimonia un esemplare trovato ad Albairate (Milano) (Simone Zopfi 2006, 216, n. 1, fig. 16). In territorio cenomane sono testimoniate fra l’altro nell’area del Capitolium di Brescia in contesti di III–Isec. a.C. (Ragazzi– Solano 2014, 72, tav. XLI:2–3, 5, 8–9) e nella necropoli di Remedello Sotto (Brescia) in tombe datate all’80–50 a.C. (Vannacci Lunazzi 1977, 21, n. 12, tav. XIX:3, 18, n. 6, tav. X:5). Decorazioni estese apiccole tacche sono testimoniate anche in area lessinea, per esempio nell’abitato di Monte Castejon di Colognola ai Colli fra seconda metà III e II sec. a.C. (Rizzetto 1973, 360, tav. IV:18, 21; Salzani 1983, 113, fig. 9:27) e in area veneta, per esempio aChiunsano in Polesine (Corti 2016, 98–99, fig. 1:6). f2. una decorazione estesa dalla spalla al fondo, costituita da tacche più fitte e profonde di forma ovoidale/circolare con maggiore riporto di argilla. Sono tacche ottenute con impres‑ sioni digitali. Questa decorazione compare solo su alcune olle, tra le quali si possono distinguere: – due esemplari globulari simili ma di modulo differente (Fig. 8:8–9), provenienti dalla tomba Zevio ‑Mirandola 90B, datata alla fase di passaggio LT C2–D1 (Salzani ed. 1996, 61, n. 1b, tav. XXXVIII:A1b, n. 3b, tav. XXXVIII:A3b). Avvicinabili per forma e decorazione sono un’olletta dalla tomba 37 della necropoli di Caravaggio, frazione Masano (Bergamo), datata tra la fine del II e gli inizi del Isec. a.C. (Fortunati– Ficini 2019, 64, n. 4, 66, tav. III:4), un’olletta dallo scavo di S. Maria alla Porta aMilano (Anganuzzi– Lavazza– Tizzoni 1986, 191, tav. 63s) e un esemplare con decorazione ad unghiate dallo scavo del Capitolium aBrescia (contesto non datato) (Ragazzi– Solano 2014, 74, 111, tav. XXXI:7). Simile è pure un’olla dall’abitato collinare lessineo di San Briccio di Lavagno (Rizzetto 1977, 577–578, n. 2, fig. 1:2). – un’olla con orlo distinto (Fig. 8:10) dalla tomba Zevio ‑Mirandola 112, datata al Isec. a.C. (Salzani ed. 1996, 73, n. 1, tav. LII:C1). – la parete di un’olla (Fig. 8:11) dalla tomba Isola Rizza 89, datata al LT C2–D (Salzani ed. 1998, 51, n. 1, tav. XLVI:A1). In area di abitato olle con questa decorazione sono testimoniate ad Oppeano, località Mon‑ tara (Fig. 8:12)7 e aVerona, nei contesti di III–II sec. a.C. degli scavi di regaste Redentore (Fig. 8:13) (Malnati– Salzani– Cavalieri Manasse 2004, 361, fig. 13:1) e nei livelli pretemplari e di costruzione del Capitolium (Fig. 8:14) (Morandini 2008, 434; tav. LXIV:5). Nel limitrofo territorio mantovano, nel comune di Castel d’Ario questa decorazione com‑ pare nel sito di una villa romana (Calzolari 1994, 51–52, 57, tav. V:3: sito n. 33). La decorazione afitte tacche digitali con riporto di argilla, denominata anche “ad alveare”, è presente nella Francia centro ‑settentrionale dove compare nel LT A(Vsec. a.C.) (Bardeletal. 2017, 221). In area ligure questa decorazione (denominata “tipo Rossiglione”) compare tra Ve IV sec. a.C. nella fase Ligure IIIA (475–375 a.C.) e diventa molto comune nel Ligure IIIB (375–250 7 Rosi 2008, 42 (tipo IC), 46, fig. 23:3. Dalla stessa località proviene un’altra olla che conserva soltanto due file di tacche: Rosi 2008, 42 (tipo IC, var. A), 46, fig. 23:4.
171FEDERICO BIONDANI Fig. 8: Ceramica comune decorata. 1– Vigasio ‑Ciringhelli (Salzani 1983–1984); 2–4– Povegliano‑ ‑Ortaia (Della Casa 2014); 5, 8–10– Zevio ‑Mirandola (Salzani ed. 1996); 6, 11– Isola Rizza (Salzani ed. 1998); 7– Peschiera (Bruno– Cavalieri Manasse 2000); 12– Oppeano ‑Montara (Rosi 2008); 13– Verona ‑regaste Redentore (Malnati– Salzani– Cavalieri Manasse 2004); 14 –Verona ‑Capitolium (Morandini 2008). Scala 1:3 tranne nn. 1, 13 (scala indeterminata), 3–4 (1:6), 12 (1:4).
172 STUDIA HERCYNIA XXVIII/1 a.C.) (Mordeglia 2016, 255, n. 5, 261–262, n. 5: ivi bibliografia). In area boica, è presente, ad esempio, in livelli di IV–inizi III sec. a.C. di Casalecchio di Reno (Ferrari– Mengoli 2005, 43–44; Zamboni 2021, 131: ivi bibliografia). Molto frequente è in area insubre: aMilano, per esempio, è presente in livelli LT C1–D2 di via Moneta (Casini– Tizzoni 2015, 242–244, 249–255: tipi 48, 51–52, 54) e in contesti che arrivano all’età augustea negli scavi della linea MM3 (Gu‑ glielmetti– Lecca Bishop– Ragazzi 1991, 171). In area cenomane (ma in una zona di frontiera con il territorio insubre) compare nella tomba 49 di Urago d’Oglio, datata da De Marinis al LT B1–B2 (metà IV–metà III sec. a.C.) (De Marinis 2019, 50); aBrescia è testimoniata nell’area del Capitolium sia negli scavi del 1970 da fine III/inizi II sec. a.C. (Arslan 1972–1973, 121–122), sia in quelli più recenti apartire dai livelli di III sec. a.C. (Ragazzi– Solano 2014, 72), in uno strato forse di II sec. a.C. dello scavo del Vicolo Settentrionale (Rossi 1990–1991, 240), in livelli preromani dello scavo del Collegio Arici (Rossi 1990–1991, 241), nello scavo di Santa Giulia, dove questa è la decorazione più diffusa (Ongaro 1999, 47–49). Nell’area culturalmente veneta questo tipo di decorazione è quasi del tutto assente. Si segnalano un’olletta in argilla cinerognola fittamente decorata da file di unghiate che però sono delimitate da solchi orizzontali trovata ad Este nella tomba 227 della necropoli della Casa di Ricovero, datata tra fine IV ed inizi III sec. a.C. (Capuis– Chieco Bianchi 1985, 245, n. 9, tav. 158), e frammenti con decorazione “ad alveare” nell’insediamento polesano di Chiunsano (Corti 2016, 98–99, fig. 1:3–5). Più rappresentata è nell’area collinare lessinea: esemplari con decorazione afitte tacche sono documentati, per esempio, nell’abitato di Montorio (Biondani– Corrent– Salzani 2000, 62, 64, fig. 3:3) e in quello di Colognola ai Colli/Monte Castejon nella fase 3 datata tra seconda metà III e II sec. a.C. (Salzani 1983, 113, fig. 9:25–26, 28). Si tratta comunque di poche testimonianze che sembrano legate ad importazioni oad influssi che vengono da Occidente. DECORAZIONI PLASTICHE a. cordoni con tacche sulla parete AVerona negli scavi di regaste Redentore e via Redentore sono testimoniate due olle fram‑ mentate con cordoni taccheggiati: una con cordone sulla spalla (Fig. 9:1) da un contesto di fine IV–inizi II sec. a.C. (Malnati– Salzani– Cavalieri Manasse 2004, 361, fig. 13:11) ed una (Fig. 9:2) da un contesto di II–inizi Isec. a.C. (Malnati– Salzani– Cavalieri Manasse 2004, 366, fig. 17:2). Durante l’età del ferro decorazioni acordoni con tacche sono documentate in area tran‑ salpina (per esempio nella Francia centrale: Séguier 2009, 71, tipi D021–D022), in area ligure in contesti che vanno dal primo Ferro al III–II sec. a.C. (Mordeglia 2016, 255, n. 1, 256–257), in area transpadana in epoca golasecchiana e poi gallica apartire dal LT B (Casini– Tizzo‑ ni 2015, 215–217, fig. 22– olla tipo 26: ivi bibliografia). Frequenti sono anche in area veneta (Gambacurta 2007, passim) e lessinea, per esempio aColognola ai Colli ‑Monte Castejon in livelli di IV–III sec. a.C. e di III–II sec. a.C. (Salzani 1983, 167, fig. 3:9, 114, fig. 10:6, 115, fig. 11:2, 116, fig. 12:30).
173FEDERICO BIONDANI Fig. 9: Ceramica comune decorata. 1– Verona ‑regaste Redentore (Malnati– Salzani– Cavalieri Manasse 2004); 2– Verona/via Redentore (Malnati– Salzani– Cavalieri Manasse 2004); 3, 5–6– Zevio ‑Mirandola (Salzani ed. 1996); 4– Isola Rizza (Salzani ed. 1998); 7–8– Povegliano‑ ‑Ortaia (Della Casa 2014). Scala 1:3 tranne nn. 1–2 (scala indeterminata), 7–8 (1:6). b. tre bugnette sulla parete Peculiare della pianura veronese è una decorazione costituita da tre pastiglie applicate, poco rilevate, di forma circolare (talvolta piuttosto irregolare), disposte orizzontalmente nella parte superiore della spalla onel punto di massima espansione del vaso. Questa decorazione è attestata sia su esemplari con impasto depurato sia su esemplari con impasto grossolano. Fra iprimi si segnalano: una brocchetta con ansa bifora (Fig. 9:3), trovata nella tomba Zevio‑Mirandola 109 B datata al LT C2/D1 (Salzani ed. 1996, 72, n. 12, tav. LI:B12); una broc‑ chetta ansata (Fig. 9:4) dalla tomba Isola Rizza 21 datata al LT C2/D1 (Salzani ed. 1998, 21, n. 2,
174 STUDIA HERCYNIA XXVIII/1 tav. XIV:A2); una brocca con ansa bifora di forma simile alle brocchette precedenti (Fig. 9:5), trovata nella tomba Zevio ‑Mirandola 98 datata al LT D1 (Salzani ed. 1998, 54, n. 5b, tav. XL‑ VII:D5b); un’olla ovoide simile alla precedente, ma priva di ansa e con piede adisco (Fig. 9:6), proveniente dalla tomba Zevio ‑Mirandola 90 A, datata alla fase di passaggio LT C/D (Sal‑ zani ed. 1996, 62, n. 8, tav. XXXVII:A8). Un impasto grossolano presentano due brocchette (Fig. 9:7–8) trovate nella necropoli di Povegliano, di cui una con ansa bifora e piede ad anello (Della Casa 2014, 504, 505, fig. 2:20–21). La decorazione con tre bugnette sembra essere l’esito semplificato di un motivo che ha le sue radici nel mondo retico. Iconfronti più vicini, per gli esemplari presi in esame, sono infatti individuabili in contesti di V–IV sec. a.C. di siti della collina veronese e vicentina che fanno parte del cosiddetto gruppo Magrè, connotato da una forte componente retica: esemplari con questa decorazione sono segnalati fra l’altro aSan Giorgio di Valpolicella (Salzani 1992, 65, tav. XIII:11 e 16, 55, tav. III:3), aCastelrotto (Salzani 1981, 61; Salzani 1982, 384, n. 7, 377, n. 1, 388, fig. 16:1, 394, fig. 22:7) e aTrissino (Ruta Serafinietal. 1991, 154, n. 16, 155, fig. 3:16). Questi esemplari, in particolare quello di Castelrotto con due piccole prominenze sul bordo e tre pastiglie sotto il beccuccio, richiamano boccali della cultura Fritzens ‑Sanzeno che hanno il loro prototipo nel boccale tipo Luco/Laugen, testimoniato già nelle ultime fasi dell’età del Bronzo (Marzatico 2014, 17, 19, fig. 6). Al mondo retico rimanda anche la presenza in ben tre esemplari di un’ansa bifora, caratteristica anch’essa del territorio retico, ben documentata in area lessinea in contesti coevi aquelli in cui si trovano gli esemplari con bugnette. DECORAZIONI DIPINTE Al momento, l’unico esemplare dipinto edito è un vaso atrottola decorato da fasce bianche e rosse, rinvenuto nello scavo di regaste Redentore aVerona in associazione amateriali di II‑ ‑inizi Isec. a.C. (Malnati– Salzani– Cavalieri Manasse 2004, 367). LA CERAMICA COMUNE DECORATA: IMPASTI, FORME E CONTESTI DECORAZIONE ED IMPASTI CERAMICI Nella ceramica comune depurata ivasi decorati, rispetto alla totalità della documentazione, sono rarissimi e connotati da motivi poco invadenti come isegmenti puntinati, le file di piccole tacche sulla parete osul fondo e le tre bugnette. Sono motivi che compaiono su olle, brocche/ brocchette, un vaso afiaschetto, una coppa e una coppa ‑coperchio. Nella ceramica comune con impasto grossolano, che nelle necropoli risulta molto meno rappresentata rispetto alla ceramica con impasto fine, il numero degli esemplari decorati è molto maggiore; considerando le necropoli di Valeggio sul Mincio, Isola Rizza e Zevio, la per‑ centuale dei vasi in vario modo decorati è di circa il 40%; è poi nell’ambito di questa classe che, oltre ai motivi limitati all’orlo e/oal fondo (tacche) e alla spalla (incisioni ma soprattutto tacche) compaiono imotivi estesi su tutta la parete esterna. La decorazione compare soprat‑ tutto su vasi di piccole dimensioni (ollette, boccali e brocchette), su alcune olle medio ‑grandi e su qualche coppa ‑coperchio.
175FEDERICO BIONDANI DECORAZIONE E FORME Tra le forme, quella maggiormente interessata dalla presenza di motivi decorativi è l’olla, che peraltro è il contenitore di ceramica comune più diffuso. Rare sono le decorazioni negli esemplari di dimensioni medio ‑grandi: file di tacche, tratti incisi olinee ondulate sulla spalla odecorazione atacche estesa su tutta la superficie esterna. Molto più numerose sono le deco‑ razioni negli esemplari di piccole dimensioni, con funzione probabilmente potoria: possono limitarsi alla spalla (file di tacche oincisioni ondulate), possono comprendere la spalla e parte della parete (segmenti puntinati oppure fila di tacche+cordolo con tacche) oppure possono estendersi su tutta la superficie esterna con fasci di linee sovrapposte, linee disposte aspina di pesce, segmenti puntinati, segmenti puntinati+tacche, tacche di varia tipologia; solo un esemplare presenta una decorazione plastica con tre pastiglie sulla spalla. Rispetto al numero totale degli esemplari (comunque esiguo), molto frequente è la decora‑ zione nei boccali e nelle brocchette ansate, forma potoria la prima, forma utilizzata per versare ma presumibilmente anche per bere la seconda: in questi esemplari compaiono estese deco‑ razioni impresse atacche, ma compare anche la decorazione plastica formata da tre pastiglie, presente anche in una brocca di maggiori dimensioni. Tra inumerosissimi vasi afiaschetto, solo uno è decorato con incisioni. Pochissime e di scarso impatto sono le decorazioni sui vasi di forma aperta: una coppa con fila di tacche sulla parete e alcune coppe/coperchio che pre‑ sentano una decorazione atacche sull’orlo e/osul fondo. La decorazione dipinta è riservata soltanto al vaso atrottola. Si può quindi notare come le decorazioni, specialmente quelle più estese, compaiano pre‑ valentemente su vasi potori con impasto grossolano, contenitori certamente destinati ad una maggiore visibilità rispetto ai vasi impiegati per la cottura ola conservazione. Per questi vasi si è pensato ad un utilizzo per il consumo di bevande fermentate alternative al vino (Zamboni 2021, 138–139), che invece era consumato nelle coppe. In proposito può essere significativo che le ollette/bicchiere con decorazione atacche estesa, tipo ben documentato in area insubre, presentino analogie con bicchieri globulari di area golasecchiana, come quello della tomba 11 di Pombia (Novara) della metà circa del VI sec. a.C., il quale, come hanno accertato le analisi polliniche, doveva contenere birra (Gambari 2001, 148). Stessa funzione si ritiene potessero avere iboccali monoansati che si diffondono in territorio golasecchiano verso la fine del VI sec. a.C., più adatti “dal punto di vista ergonomico al consumo della birra” (Gambari 2001, 149). Questi boccali mostrano analogie con gli esemplari veronesi (in particolare con l’esemplare da Povegliano di Fig. 6:4). CERAMICA DECORATA E CONTESTI Anzitutto va sottolineato che anche nel veronese, come nell’area insubre e nell’area cenomane occidentale, la ceramica decorata è presente sia nelle tombe sia negli abitati: si tratta pertanto di vasellame destinato sia all’uso quotidiano sia all’uso funerario. Un confronto puntuale alivello quantitativo e di singoli motivi decorativi fra attestazioni funerarie e di abitato al momento non è possibile, visto che mancano pubblicazioni analiti‑ che della ceramica trovata in contesti insediativi. Idati più significativi vengono dagli strati repubblicani dell’oppidum di Verona, nei quali si è riscontrata una sostanziale omogeneità fra imateriali ceramici qui venuti alla luce e quelli dei corredi funerari, se si eccettua il fatto di una prevalenza della ceramica grezza (Malnati– Salzani– Cavalieri Manasse 2004, 367). Per quanto riguarda più specificatamente la ceramica decorata nei contesti veronesi, sono segnalate olle con decorazione “ad alveare” ma soprattutto con decorazioni incise oatacche
176 STUDIA HERCYNIA XXVIII/1 sulla spalla. Le stesse decorazioni, peraltro, sono ben documentate negli abitati della contigua fascia pedecollinare legata al mondo retico. Sembra dunque che in abitato, come in area insu‑ bre (Grassi 2000, 21), prevalgano le decorazioni più semplici, in particolare quella atacche sulla spalla. Per quanto riguarda iritrovamenti in tomba, utili anche per possibili indicazioni sulle valenze ideologiche che potrebbe aver assunto la ceramica decorata, è da notare che cerami‑ che decorate sono presenti sia in tombe maschili sia in tombe femminili, anche se si nota una maggiore presenza nelle prime, Sembra da escludere quindi che la deposizione di questi vasi sia legata al genere (cfr. anche Zamboni 2021, 138). Neppure sembra sussistere un legame con il livello sociale del defunto: ceramica decorata, infatti, compare sia in sepolture con ricco corredo, come la tomba 4 di Valeggio sul Mincio, sia in sepolture con corredi modesti. Si nota semmai, in corrispondenza dei corredi più ricchi, una reiterazione delle deposizioni. Nelle tombe ad incinerazione sono presenti sia vasi interi sia vasi frammentati che almeno in qualche caso mostrano tracce di combustione: per questi ultimi si deve pensare ad una col‑ locazione nel rogo funebre oppure ad una frantumazione intenzionale durante iriti funerari. Oltre avasi interi, qualche esemplare frantumato e combusto si trova anche nelle tombe ad inumazione di Valeggio sul Mincio: anche in questo caso si può pensare ad un utilizzo durante iriti funebri. Sicuramente intenzionale è la frantumazione di vasi dei quali nella tomba fu deposto solo il fondo, presenti sia in tombe ad incinerazione che in tombe ad inumazione. La ceramica decorata generalmente è posizionata assieme all’altro vasellame; solo in due casi (le tombe Zevio ‑Mirandola 7 e 90 A) è collocata in prossimità delle ossa combuste, elemento che può far pensare ad un particolare legame con il defunto. Un dato interessante è che le tombe in cui compare ceramica decorata per lo più conten‑ gono anche vasellame “romano” (in particolare ceramica avernice nera oche imita la vernice nera), segno che nella scelta dei vasi da collocare nella tomba non vi fu una selezione volta aprivilegiare quelli “celtici” e ad escludere quelli “romani”. Significativo è il caso della sepol‑ tura Valeggio sul Mincio 4, dove accanto aquattro esemplari con estesa decorazione atacche compaiono vasi avernice nera, vasi che imitano la ceramica avernice nera e un bicchiere apareti sottili. Aproposito di associazioni è anche da notare che, fra la ventina di tombe pre‑ augustee che contengono vasi con iscrizioni graffite in alfabeto leponzio, solo sei contengono vasi in ceramica decorata, di cui quattro con estesa decorazione atacche (Valeggio sul Mincio 3, 4, 12, 17; Zevio ‑Mirandola 48 e 58). ASPETTI CRONOLOGICI Ad un periodo piuttosto antico potrebbero datare imateriali trovati negli scavi di Verona in sinistra Adige (regaste Redentore e via Redentore), però le forbici cronologiche dei contesti di provenienza sono piuttosto ampie, per cui la datazione alta non è sicura: in particolare in contesti di IV–III sec. a.C. è segnalata un’olla decorata atacche sulla spalla, mentre in contesti di fine IV–inizi II sec. a.C. sono segnalate olle con decorazioni incise ad onda, con cordoni tac‑ cheggiati e con tacche digitali estese. Ad una fase ancora di III sec. a.C. potrebbero datare anche le coppe ‑coperchio in ceramica grossolana con orlo decorato atacche e l’olla con linea ondulata della necropoli di Cassinate (Gazzo Veronese), ma anche in questo caso la datazione non è sicura. Più significativi sono idati che provengono dalle necropoli di Valeggio sul Mincio, Zevio‑ ‑Mirandola ed Isola Rizza. Considerando le tombe di datazione più sicura si nota come nel LT C2 (ca. 175–125 a.C.), fase acui appartengono le più antiche testimonianze di queste ne‑ cropoli, compaiano la decorazione puntinata (olletta), la decorazione atacche sul fondo
177FEDERICO BIONDANI (coppa ‑coperchio) e la decorazione atacche estesa (boccale). Alla fase di passaggio LT C2/D1 (fine II–inizi Isec. a.C.) datano un’olla con decorazione atacche sulla spalla e due olle con de‑ corazione atacche estesa del tipo “ad alveare”. Molto più ricca è la documentazione per il LT D1 (ca. 125/120–70/60 a.C.), la fase, peraltro, di gran lunga più testimoniata. In questo periodo predominano la decorazione atacche sulla spalla e quella estesa atutta la parete, presenti su brocchette, boccali e ollette; sono documentate inoltre la decorazione puntinata e la linea ondulata incisa. Nel LT D2 (ca. 70/60–30 a.C.) nelle olle/ollette in ceramica grossolana è ancora presente la decorazione atacche estesa, ma predomina quella atacche sulla spalla; in comune depurata è un’olletta con linee incise sovrapposte. Da questi dati emerge come il periodo di massima diffusione coincida con il LT D1, un dato che è in linea con l’aumento del vasellame decorato riscontrabile in area insubre. Nel LT D2, mentre in area insubre la decorazione atacche estesa è ancora ben presente e continua ad essere documentata in epoca augustea, come testimoniano, ad esempio, iritrovamenti di Milano (Guglielmetti– Lecca Bishop– Ragazzi 1991, 171), nel veronese, invece, questa de‑ corazione sembra contrarsi avantaggio di una decorazione limitata alla spalla, che perdurerà fino agli inizi dell’età imperiale. Analoga sembra l’evoluzione riscontrabile nella ceramica grezza dell’area del Capitolium di Brescia: le decorazioni “atappeto” sono ben presenti nei livelli di III e II sec. a.C., mentre invece nei depositi posteriori all’edificazione del santuario dei primi decenni del Isec. a.C., la decorazione “tende aconcentrarsi sulla spalla del recipiente” (Ragazzi– Solano 2014, 56, 73). ORIGINE DEI MOTIVI DECORATIVI Tralasciando imateriali di Verona, la cui precisa collocazione cronologica rimane piuttosto incerta, e considerando invece la documentazione delle necropoli, emerge come le decorazioni sicuramente ricollegabili al mondo celtico, quella puntinata e quella atacche estesa, compaiano nel LT C2 per diffondersi soprattutto nel LT D, quindi in un periodo di molto successivo rispetto all’arrivo dei Cenomani nel Nord Italia, iquali peraltro nel veronese sembrano stanziarsi in una fase posteriore rispetto al territorio bresciano e mantovano. Sulla base di questi dati, ma anche di quelli del territorio cenomane occidentale dove queste decorazioni compaiono non prima del III sec. a.C., pare quindi si possa escludere una derivazio‑ ne diretta dall’area transalpina, legata alle migrazioni di inizi IV sec. a.C. Una conferma viene dalla necropoli di Carzaghetto (seconda metà IV–III sec. a.C.), nella quale sono documentate le ceramiche cronologicamente più vicine al presumibile arrivo della popolazione cenomane: in questo sepolcreto, dove pure sono presenti forme vascolari di tradizione transalpina (Fer‑ raresi 1976), non è testimoniata nessuna delle decorazioni che connotano il tardo La Tène. Sembra dunque che queste decorazioni siano ricollegabili ad un influsso del gusto deco‑ rativo che, su impulso ligure e/otransalpino, già da tempo si era diffuso nelle aree celtizzate del territorio padano (boica e soprattutto insubre). Il tramite fu probabilmente Brixia– caput gentis dei Cenomani (Liv. XXXII, 30) e in proposito può essere significativo che le decorazioni che coprono la superficie esterna del vaso, percentualmente, siano molto più frequenti nel sepolcreto di Valeggio sul Mincio, la località veronese più occidentale e meglio collegata con Brescia. All’area padana occidentale è da pensare probabilmente anche per le decorazioni incise aspina di pesce oafasci di linee che si incrociano. Meno sicura è la derivazione di de‑ corazioni più comuni e di ampia diffusione, come le linee incise ondulate, le file di tratti incisi, le tacche su spalla oppure orlo e fondo, tutte decorazione che comunque sono documentate in area celtico ‑padana anteriormente alle attestazioni veronesi.
178 STUDIA HERCYNIA XXVIII/1 All’area veneta invece pare riconducibile la decorazione atacche sulla spalla connessa all’olla ovoide con orlo ingrossato, che nelle necropoli veronesi compare nel LT D1: questa decorazione, infatti, presente in maniera limitata nella Lombardia orientale, è invece larga‑ mente documentata in area veneta e veneto ‑retica (gruppo Magrè) quanto meno dal III sec. a.C. All’area veneta rimanda anche la decorazione con fila di tacche sulla spalla associata ad un cordone taccheggiato sulla parete, testimoniata nel veronese in tombe di avanzato LT D2/ età augustea, ma attestata in Veneto dalla fine del II sec. a.C. In proposito è interessante nota‑ re che sia il motivo atacche sulla spalla sia quello atacche sulla spalla+cordone taccheggiato non sono presenti nella necropoli occidentale di Valeggio sul Mincio, mentre invece sono documentati nelle necropoli più orientali, le quali, anche sulla base di altri elementi, come la maggiore presenza di ceramica grigia, mostrano legami più stretti con il mondo veneto. In area retica, invece, è da ricercarsi l’origine della decorazione atre bugnette, che nelle necropoli della pianura veronese compare nel LT C2, mentre nel territorio lessineo è già do‑ cumentata nel IV–III sec. a.C. LUOGHI DI PRODUZIONE Gli esemplari decorati presi in esame non sono stati oggetto di specifiche analisi archeome‑ triche. Tuttavia una loro produzione in zona è indiziata dalle analisi compiute sul materiale ceramico trovato nella necropoli dell’Ortaia di Povegliano, sostanzialmente simile per forme, impasti e decorazioni aquello delle altre necropoli veronesi. Queste analisi hanno accertato che circa il 98% del vasellame comune esaminato è di produzione locale (Della Casa 2014, 504, ivi bibliografia). Una produzione in zona è plausibile anche per le olle decorate atacche sulla spalla trovate aVerona in via Redentore (Della Porta– Sfredda 1996, 158, nota 99) e anche aPovegliano, nei cui impasti sono utilizzate come degrassanti delle conchiglie tritu‑ rate: si tratta infatti di un uso che è caratteristico dell’area pedemontana lessinea (Leonar‑ di– Facchi– Migliavacca 2011, 260). Del resto, che per le argille e idegrassanti si ricorresse abacini di approvvigionamento vicini è stato accertato per altri siti transpadani, come Angera (Predieri– Sfrecola 1995, 491) e Milano (Guglielmetti– Lecca Bishop– Ragazzi 1991, 170). Si deve quindi pensare ad un’organizzazione produttiva basata su officine medio ‑piccole, elemento che connoterà l’area padana anche in epoca successiva, comunque in relazione fra di loro. Il fatto che itipi vascolari con decorazioni siano documentati di norma anche in una versione non decorata suggerisce poi che non ci fossero officine specifiche per la produzione decorata ma che nelle stesse officine si producessero vasi decorati e non decorati. SIGNIFICATI Come è noto, il grande incremento di ceramica decorata di tradizione indigena nelle necropoli insubri di pieno Isec. a.C., in una fase quindi di oramai avanzata romanizzazione, ha fatto pensare ad una scelta non casuale con valenze ideologiche: una sorta di resistenza dell’identità locale rispetto ad una presenza romana politica e culturale sempre più invasiva (fra gli altri cfr. Grassi 2000, 22). In chiave ideologica è stato interpretato anche l’aumento delle iscrizioni in alfabeto lepon‑ zio su vasellame ceramico tra fine II e prima metà Isec. a.C., ben riscontrabile nel territorio cenomane veronese: l’uso del leponzio, sentito come alfabeto nazionale celtico, e non del
261PLATES Pl. 1/1: Ceramica comune decorata da Valeggio sul Mincio (n. 1 = Fig. 2:10; n. 2 = Fig. 2:11; n. 3 = Fig. 3:1) e da Povegliano/Ortaia tomba 225 (n. 4: Inv. VR 32770).
262 STUDIA HERCYNIA XXVIII/1 Pl. 1/2: Ceramica comune decorata da Valeggio sul Mincio (n. 1 = Fig. 6:6; n. 2 = Fig. 7:3; n. 3 = Fig. 7:6; n. 4 = Fig. 7:8: n. 5 = Fig. 7:14).