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L’archivio fenicio di Idalion: stato delle ricerche

Amadasi Guzzo, Maria Giulia,Zamora López, José Ángel

Abstract

Peer reviewed

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1 L’ARCHIVIO FENICIO DI IDALION. STATO DELLE RICERCHE MARIA GIULIA AMADASI GUZZO,* JOSÉ ÁNGEL ZAMORA LÓPEZ** Abstract During the first millennium BC, the kingdom of Idalion flourished in the centre-east of the island of Cyprus. At the site of the kingdom’s ancient capital, a team of the Department of Antiquities of Cyprus directed by Dr. Maria Hadjicosti brought to light hundreds of ostraka, most of them in the Phoenician language. The documents were part of a huge administrative archive, the first and only one existing until now in the Phoenician world. The study of the Phoenician texts is currently under way by the authors of this paper, which aims to summarize the current state of the work. Keywords Phoenicians, Cyprus, Persian and Hellenistic times, Epigraphy, Archives Idalion, in fenicio ’DYL, è il nome antico, conservato in quello del vicino villaggio di Dhali, di un regno fiorente a Cipro soprattutto nel I millennio a.C. Gli scavi diretti tra il 1993 e il 2012 dal Department of Antiquities di Cipro sotto la direzione della dr. Maria Hadjicosti 1 hanno restituito, per la prima volta in ambito fenicio, un importante insieme di documenti (un vero archivio) legato all’amministrazione del palazzo e alla produzione agricola e forse anche mineraria dipendente dal potere centrale. La città antica è situata all’interno di Cipro, a Nord-Ovest di Kition, in una valle attraversata dal fiume Yialis, in una situazione favorevole per le facili comunicazioni con le due sponde del Mediterraneo e per la vicinanza con le miniere di rame della catena dei monti Trodos (Fig. 1). Era la capitale di un regno nominato per la prima volta (e in prima posizione) tra quelli che pagarono tributo a Esarhaddon nel 673-72; il re si chiamava allora Ekištura (nome corrispondente verosimilmente a quello di Akestōr, un re di Paphos attestato sull’iscrizione cipro-sillabica di una coppa d’argento trovata a Kurion 2 ). La stessa lista di regni ciprioti citati da Esarhaddon compare su un prisma di Assurbanipal del 664 a.C. (forse una copia della prima). Della storia di Idalion abbiamo scarse notizie: i ritrovamenti archeologici, prima casuali, ad opera di paesani, poi conseguenza di numerosi scavi svolti fin dall’800, mostrano che come regno locale dovette esistere ben prima degli Assiri. Tuttavia, non sappiamo nulla di preciso sulla sua organizzazione, né sul tipo di sottomissione esercitata in seguito dall’impero assiro. Dominata dai babilonesi e poi dai persiani, come il resto di Cipro, dopo il 470 Idalion è conquistata da Kition (l’ultimo re non fenicio è Stasikypros, nominato sulla celebre tavoletta in bronzo, datata appunto intorno a questa data 3 ) (Fig. 2). Dopo Alessandro, Idalion passò verosimilmente, insieme al resto di Cipro, quasi ininterrottamente sotto la dominazione dei Lagidi, come indica anche un’iscrizione (CIS I 93 = KAI 40) che cita l’anno 31 di Tolomeo II, cioè il 255 a. C. 4 * Università di Roma “La Sapienza”; [email protected]. ** Escuela Española de Historia y Arqueología, Roma / Instituto de Lenguas y Culturas del Mediterráneo y Oriente Próximo, Madrid (Consejo Superior de Investigaciones Científicas); joseangel.za[email protected]. 1 Teniamo a ringraziare la dr. Maria Hadjicosti, già direttore del Department of Antiquities di Cipro, per averci affidato lo studio di questo importante materiale epigrafico e per averci consentito di esporre una breve presentazione del lavoro svolto. Inoltre le siamo particolarmente grati per l’amicizia che ci ha sempre dimostrato e per tutte le agevolazioni che fornisce al nostro lavoro. 2 MASSON 1961, n. 180a; EGETMEYER 2010, Kourion 6 (= Kourion 218). 3 MASSON 1961, n. 217. 4 Su Idalion, v. ad esempio LIPIŃSKI 1992, pp. 226-227; YON 2004a; sulla storia delle ricerche v. con bibliografia 2 Per quanto concerne le fonti scritte dirette, da Idalion si conosceva finora un numero abbastanza considerevole d’iscrizioni monumentali, in greco (in scrittura cipro-sillabica e alfabetica) e in fenicio, alcune assai importanti; inoltre, in particolare riguardo al fenicio, si avevano testi su oggetti metallici e brevi iscrizioni su ceramica. 5 Per quanto riguarda notizie da fonti letterarie greche, la città è menzionata solo per un santuario di Afrodite (Teocrito, XV, 100) a Golgoi. Il sito antico, la cui popolazione doveva essere mista, con prevalenza di abitanti non fenici, presenta due acropoli: una occidentale, Ampileri, e una orientale, Moutti tou Arvili. Inoltre una città bassa. Varie tombe sono state messe in luce fuori del centro abitato. 6 Le iscrizioni delle quali ci occupiamo sono tutte del periodo successivo alla conquista da parte di Kition; provengono dagli scavi che si sono concentrati nell’area del complesso palaziale fortificato dell’acropoli occidentale, in parte già scavato dalla Swedish Cyprus Expedition nel 1928 e parzialmente reindagato dalla missione americana di L. E. Stager , A. Walker e G.E. Wright. 7 Lo scavo diretto da M. Hadjicosti si estende per 5225 m2 ed è concentrato sulle terrazze settentrionale e occidentale della collina di Ampileri. I principali risultati dei lavori sono stati resi noti dalla studiosa in più di un’occasione. 8 In base alle notizie forniteci, possiamo sintetizzare brevemente come segue i principali monumenti messi in luce: tre ali di ambienti intorno al cortile A al centro della terrazza Nord; un insieme di presse per olio, a un livello più basso, sulla terrazza nord-occidentale; un grande insieme di costruzioni a Sud che comprende la torre C, due blocchi di costruzioni unite alla torre, che comunicano con il cortile B, con funzioni sia di lavorazione di metalli sia di verosimile alloggio di militari. Tra la zona delle presse e le costruzioni suddette, corre una strada a zig-zag che conduce dalla porta occidentale ai due cortili A e B. Le iscrizioni fenicie, trovate in proporzioni varie in tutta l’area scavata, sono state individuate fin dal primo anno delle ricerche e sono state rinvenute in numero sempre maggiore nelle campagne successive. Ammontano ora a un totale di più di settecento; una trentina di documenti sono invece in greco sillabico. 9 La maggior parte dei testi è dipinta con inchiostro nero sia su frammenti in marmo locale o calcare sia su frammenti ceramici. Molti ostraka sono stati rinvenuti fuori della loro posizione originaria, tuttavia alcuni gruppi potevano essere in posto e comunque raggruppati soprattutto in determinate aree. 10 Per quanto riguarda la cronologia, il tipo della scrittura e l’insieme del materiale scavato permettono di datare i ritrovamenti tra il periodo persiano e l’inizio dei regni ellenistici (tra la seconda metà del V e la fine del IV secolo a.C.). 11 Al gruppo di documenti messi in luce da M. Hadjicosti si può verosimilmente aggiungere un frammento rinvenuto negli scavi di Stager e Walker pubblicato da F.M. Cross che vi individuava, con poca verosimiglianza il ricordo di un sacrificio; inoltre altri quattro ostraka rinvenuti durante gli stessi lavori americani. 12 Lo studio dei testi è stato affidato fin dai primi anni di scavo a M. Sznycer, che non ha potuto se non iniziarlo: una prima esposizione dei ritrovamenti è negli Atti del IV Congresso di studi fenici tenutosi a Cadice nel 1995; alcuni frammenti sono studiati da Sznycer in un articolo nel Cahier du Centre d’études chypriotes 34, classificandoli come documenti contabili riferibili a consegne o precedente GABER 2008. 5 Iscrizioni sillabiche: MASSON 1961, pp. 233-252; EGETMEYER 2010, pp. 629-642; iscrizioni greche: v. soprattutto IG XV, Cyprus. Per il fenicio v. CIS I, 88-94; RES 1209 A e B (LIPIŃSKI 1986); RES 1210 (MASSON, SZNYCER 1972, pp. 110-111); per altre brevi iscrizioni su vaso v. COLONNA-CECCALDI 1882, pp. 293-308 (MASSON, SZNYCER 1972, pp. 111-112); si veda anche OHNEFALSCH-RICHTER 1888, pp. 2 e 45 cit. in MASSON, SZNYCER 1972, p. 108, nota 2. 6 V. ad es. KARAGEORGHIS 1964. 7 GJERSTAD et alii 1935; STAGER, WALKER, WRIGHT 1974; STAGER, WALKER 1989. 8 Hadjicosti 1995, 1997, 1999. 9 V. in particolare con parte di un documento EGETMEYER 2008. 10 Lo studio archeologico finale darà informazioni più precise in questo senso. 11 HADJICOSTI 1997, p. 59, che cita anche l’attribuzione a sovrani di Kition e Idalion di questo periodo di monete del sito esaminate da A. Georgiades Destrooper. 12 CROSS 1994 (ripreso in CROSS 2003); STAGER, WALKER 1989, pl. 6 a, b, 7 b, c. 3 registrazioni di olio. La menzione di olio è riconosciuta da Ch. Ioannou che ha riesaminato un frammento edito da Sznycer nel catalogo di una mostra sui fenici svoltasi a Parigi. 13 Abbiamo iniziato lo studio delle iscrizioni di Idalion, che sono conservate per la massima parte nei magazzini del Museo di Nicosia, nel 2011 (Amadasi Guzzo; con Zamora, l’esame delle iscrizioni è proseguito dal 2012). Finora abbiamo potuto studiare direttamente una buona parte delle iscrizioni (lo studio diretto sarà portato a termine nel corso delle prossime missioni); l’insieme dei ritrovamenti è stato da noi esaminato su eccellenti fotografie forniteci dal Department of Antiquities di Cipro. Come già era stato osservato, le iscrizioni sono certamente di carattere amministrativo-contabile; lo dimostrano le cifre che si osservano sulla maggior parte di esse. Questo genere di testi era finora quasi sconosciuto, se non nel caso dei così detti “conti del tempio di Astarte” a Kition, che ricorda pagamenti a varie categorie di personale eseguiti in due diversi mesi dell’anno. 14 Come nel caso dei conti di Kition, le iscrizioni di Idalion presentano vari tipi di difficoltà (oltre a quelle dovute alla cattiva conservazione dell’inchiostro, alla frammentarietà dei testi, alla porosità della pietra o della ceramica): difficoltà nella scrittura corsiva, difficilmente leggibile, perché presenta forme di segni inusuali e non attestate in precedenza (un esempio caratteristico è yod) o, come nel caso del neopunico, segni diversi che presentano le stesse schematizzazioni e si prestano a confusioni (bet, dalet, resh; waw e kap; alep, mem e shin; ayin che in qualche caso sembra dalet o resh); nel vocabolario, con l’attestazione di parole a volte leggibili, ma non note dalle iscrizioni monumentali fenicie che possediamo (in questi casi si cerca di ricorrere alla comparazione); nei formulari schematici, che sottintendono operazioni di contabilità e un’organizzazione di probabili entrate e uscite di prodotti che non ci è conosciuta; nel sistema e nel nome delle misure usate; sembra inoltre di poter individuare anche dei segni numerali finora sconosciuti. Lo studio consiste come è ovvio nella trascrizione di ogni singolo documento che viene registrato in una banca dati epigrafica. 15 Nell’esame in corso si cercano di individuare singoli termini noti, in particolare nomi propri, inoltre si raggruppano documenti con formulari o espressioni comuni; si cerca inoltre di accostare i testi anche in base alla somiglianza nel tipo della scrittura, che verrà analizzata in maniera approfondita. Il nostro esame dei testi ha confermato il carattere economico della maggior parte di essi. Questo carattere, come accennato, era stato già messo in evidenza da M. Sznycer nella sua pubblicazione delle prime quattro iscrizioni 16 (Fig. 3). Lo studioso aveva individuato nell’espressione iniziale di due di esse il nome di recipiente KD, già noto (è all’origine del greco kádos), ma che sarebbe stato attestato a Idalion in una variante femminile, KDT, seguita dal dimostrativo, che non si conosceva fino ad allora. Basandosi sul rinvenimento di grandi contenitori messi in luce durante lo scavo in ambienti che dovevano essere magazzini di derrate (olio in particolare), Sznycer aveva supposto che il vocabolo nella nuova forma potesse indicare una giara di grandi dimensioni. 17 Il riesame dell’iscrizione e l’individuazione della stessa sequenza di lettere in formulari dello stesso tipo su altri ostraka hanno indotto a rivedere la lettura proposta e a leggere con sicurezza le tre lettere non KDT ma KWT. Questo termine, come nome di un recipiente o di un’unità di misura di origine e etimologia incerta, si può mettere in rapporto con un vocabolo presente in due esempi in ugaritico (sing. kw, duale kwt), dove è usato come contenitore o misura di grano e di vino. 18 A 13 SZNYCER 2000, pp. 104-105, 2004, soprattutto pp. 96-100; IOANNOU 2007che non identifica il pezzo con l’iscrizione pubblicata da SZNYCER 2004, p. 99, fig. 1 a p. 96 (cf. già HADJICOSTI 1997, p. 58, fig. 24). 14 CIS I 86A-B (= YON 2004b, n. 1078 e pp. 209-211, Annexe Amadasi Guzzo) ; v. anche MASSON, SZNYCER 1972, pp. 21-68 e HERMARY 2015 cds. 15 La banca dati usa le basi tecniche e segue le convenzioni del CIP, corpus informatico delle iscrizioni fenicie in corso di elaborazione v. XELLA, ZAMORA 2007. 16 SZNYCER 2004, pp. 96-100. 17 SZNYCER 2007, p. 22. Sul kad in fenicio v. ad es. AMADASI GUZZO 1990, pp. 17-20; per il II millennio, sulla forma e la capacità v. ad es. ZAMORA 2003. Il vocabolo KD compare anch’esso in qualche documento di Idalion nella forma maschile già attestata. 18 KTU 2. 47: 17 (kw, sing.), di grano; KTU 4.691: 6 (kwt duale), di vino. 4 Idalion, nelle formule più consuete, il vocabolo è preceduto dalla preposizione B- “in”; è spesso seguito da simboli finora non noti e accompagnato dalla menzione di “olio”, che può essere a sua volta specificato da un termine che potrebbe indicarne il tipo. In qualche altro caso, la parola KWT è seguita da un vocabolo che significa letteralmente “quarti” e che potrebbe essere un’unità di misura: il significato d’insieme, tuttavia, sfugge. Come si vede, ci troviamo di fronte a formulari molto schematici tipici della sintassi amministrativa ellittica e quindi difficile da capire, non conoscendo il contesto e il meccanismo delle registrazioni. In un buon numero di documenti sono attestati nomi propri, a volte preceduti dalla preposizione L- “per, a”, che fa capire di avere a che fare con consegne di prodotti a determinati individui. L’onomastica finora individuata comprende un buon numero di antroponimi fenici ben conosciuti, nomi usati in modo specifico a Cipro e nomi greci trascritti in caratteri fenici. In alcuni casi le stesse persone compaiono in più di un documento. Un esempio sicuro è costituito da due personaggi di nome ‘Abdsid e Abdmelqart. Il secondo ricorre a volte da solo (‘Abdmelqart è infatti un nome frequente), ma in più di un testo è citato in coppia con ‘Abdsid, (“ ‘Abdsid e ‘Abdmelqart”), il che mostra che si ha davvero a che fare in questi esempi con le stesse persone. I due sono occasionalmente chiamati “uomini” e dovevano avere una funzione specifica anche se non chiaramente determinata. Oltre a questi due personaggi, in testi diversi ricorrono alcuni nomi noti altrove in fenicio, ma qui con il patronimico identico; è chiaro dunque che in più casi uno stesso personaggio e non un omonimo è nominato nell’archivio, il che permetterà forse di chiarire alcuni aspetti dell’organizzazione amministrativa alla base di esso. Un caso specifico riguarda il nome Milkyaton. In alcuni documenti è senza ulteriore specificazione e quindi forse è un privato; in altri invece è preceduto dal titolo di “re” (MLK) ed è citato non in formule di datazione, ma all’interno di espressioni che coinvolgono altri personaggi. Un re Milkyaton ha governato Kition e Idalion dal 392 a.C. al 362 ca. e sono conservate dediche da lui eseguite in entrambe le città: la più famosa è la dedica di un trofeo da Kition, pubblicata da M. Sznycer, che ha riconosciuto in un frammento da Idalion la commemorazione dello stesso evento, una vittoria di Kition su i Pafii e i loro alleati. 19 Dai documenti nei quali il re è citato si può dedurre che nelle operazioni economiche erano coinvolti anche alti membri della corte di Kition e di Idalion. Nonostante la stragrande maggioranza delle iscrizioni sia di natura economica, almeno un documento è una lettera che segue formulari già noti. 20 Dato che il testo è incompleto, non siamo in grado di ricostruirne il contenuto che poteva essere in rapporto con le attività amministrative dell’archivio. Tuttavia, già il solo formulario stereotipo dà informazioni che riguardano l’ambito cultuale, includendo richieste di benedizione a divinità: Ba‘l di Kition, un dio in precedenza noto da una breve iscrizione da Kition-Kathari, 21 e “tutti gli dei di Kition”. Luoghi e cerimonie di culto sono citati anche in altri documenti, questa volta propriamente amministrativi: un’iscrizione riguarda un marzeah – la famosa istituzione a carattere comunitario, tipica del mondo semitico nord-occidentale – collegato ad Astarte e Melqart. In altri ostraka è nominato Reshep, proprio il dio che a Idalion, con l’epiclesi di Mekal – RŠP MKL –, aveva un santuario famoso (forse menzionato anch’esso nell’archivio). 22 Questo tipo di documenti che si riferisce a uscite in favore di organizzazioni di culto sembra avvalorare una recente ipotesi di A. Hermary. Lo studioso propone infatti di collegare la tavoletta iscritta CIS I 86 (v. sopra e nota 14), interpretata abitualmente come un rendiconto di spese effettuate dal santuario di Astarte a Kition-Bamboula, a un ambiente economico-amministrativo esterno al luogo di culto. 23 19 Per il trofeo di Kition, v. YON, SZNYCER 1991, 1992, SZNYCER 2002, MOSCA 2009a e b. Il frammento da Idalion è CIS I, 91, v. anche SZNYCER 1993. 20 In fenicio v. in particolare la lettera da Saqqara KAI 50. Per i formulari, comuni all’ambiente fenicio ed ebraico, v. PARDEE 1982. 21 YON 2004b, n. 1116, p. 190 (= AMADASI GUZZO, KARAGEORGHIS 1977, n. D37) ; altra possibile menzione in LIPIŃSKI 1995, p. 315. 22 Sul dio Reshep v. in particolare XELLA 1999, LIPIŃSKI 2009; sul santuario di Idalion v. MASSON 1968. 23 HERMARY 2015 cds. 5 I casi finora presentati riguardano problemi specifici: vocaboli, formulari caratteristici, documenti particolari. Lo studio dell’insieme consente tuttavia qualche considerazione di carattere generale. Le tavolette iscritte conservate dovevano corrispondere ad atti amministrativi di diverso tipo e frequenza; alcune dovevano essere registrazioni periodiche (giornaliere, mensili) o eseguite in occasioni specifiche: sono infatti presenti, oltre a nomi di singoli cui queste si riferiscono, brevi conteggi, la menzione di spese per cerimonie come il marzeah e formule di datazione in base al giorno del mese. Altri documenti dimostrano che le singole operazioni potevano confluire in registrazioni complessive e che si operavano controlli, riorganizzazioni ed eliminazioni (a volte anche riutilizzazioni di documenti). Alcuni testi le cui righe sono accompagnate da tratti obliqui eseguiti dopo l’iscrizione principale o sbarrate da tratti d’inchiostro, sembrerebbero comprovare un sistema di questo tipo: le operazioni, una volta controllate o ricopiate, erano annullate dallo scriba di turno. Altre iscrizioni sono tracciate su o accanto a precedenti testi, evidentemente non più validi. Tavolette di grandi dimensioni, con testi lunghi e provvisti di numerali, spesso divisi per sezioni, sembrano il risultato di operazioni contabili complessive. ABBREVIAZIONI BIBLIOGRAFICHE AMADASI GUZZO 1977 = M. G. GUZZO AMADASI, V. KARAGEORGHIS, Fouilles de Kition. III. Inscriptions phéniciennes, Nicosia 1977. AMADASI GUZZO 1990 = M. G. AMADASI GUZZO, Noms de vases en phénicien, in Hommages à Maurice Sznycer, I (= Semitica 38), Paris 1990, pp. 15-25. CIS = Corpus Inscriptionum Semiticarum ab Academia Inscriptionum et Litterarum Humaniorum Conditum atque Digestum. Pars prima: Inscriptiones Phoeniciae continens, Paris 1881-1962. COLONNA-CECCALDI 1882 = G. COLONNA-CECCALDI, Monuments antiques de Chypre, de Syrie et d’Égypte, Paris 1882. CROSS 1994 = F. M. CROSS, A Phoenician Inscription from Idalion: Some Old and New Inscriptions Relating to Child Sacrifice, in M. D. COOGAN et alii (eds.), Scripture and other Artifacts: Essays on the Bible and Archaeology in Honor of Ph. J. 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ZAMORA, El “ánfora cananea” y las medidas de capacidad en el Oriente mediterráneo de la Edad del Bronce Final, in SPAL 4 (2003), pp. 231-257. 8 DIDASCALIA DELLE FIGURE (CON IMMAGINE DI RIFERIMENTO, LOW RES) Fig. 1. Cartina di Cipro con la posizione di Idalion (da MASSON, SZNYCER 1972, fig. 1) e vista degli scavi diretti da M. Hadjicosti (da Press Release – The Excavations of the Department of Antiquities at IdalionAmpileri, 2012). Fig. 2. Tavoletta cipro-sillabica da Idalion (da MASSON 1961, n. 217). Fig. 3. Ostraka fenici da Idalion pubblicati in SZNYCER 2004.