L'Ebrea : opera in cinque atti
Abstract
Port. con grab. xil.
Full text
0 m REGIO TEATRO ALLA SCALA Universitaria de Granada* en mem oria del m alogrado poeta BALTASAR MARTINEZ DÙRAM, L’EBREA OPERA IN CINQUE ATTI
' 7 -p. 1m r f e L'EBREA OPERA IN CINQUE ATTI POESIA DI T R A D O T T A IN I T A L I A N O DA M. MARCELLO MUSICA DI F. HALÉVY DA RAPPRESENTARSI M IL A N O COI TIPI DI FRANCESCO LUCCA,
BIBLIOTECA HOSPITAL REA GRANA DÀ £ Sala: Estanfa:_ O o \ 0 1 3 ( i l j ________ i— ■
< W - L'EBREA OPERA IN CINQUE ATTI POESIA. DI 9E2e 25 5B® ZI3JStiaaL 3nC H SS JKbd T R A D O T T A IN I T A L IA N O DA SH. M A BS c E L L O MUSICA DI F. HALÉVY DA RAPPRESENTARSI AL REGIO TEATRO ALLA B1 Carnevale 1 a la Biblioteca Granada, m a l o - BALTA3AR MARTINEZ DÙP.ÀT MILANO COI TIPI DI FRANCESCO LUCCA,
Diritti di traduzione, ristampa e riproduzione riservati.
4ÌMW PERSONAGGI A T T O R I L’ ebreo ELEAZARO . . . Sig. Villani Giuseppe Il Cardinale GIAN-FRANCESCO DI BROGNI, presidente del Concilio...........................................Sig. Meditii Paolo Il principe LEOPOLDO . . Sig. Corsi Iginio La principessa EUDOSSIA, nipote dell’ Imperatore .... Sig.a Corsi Linda RACHELE ..........................................Sig.a Blume Bianca RUGGERO, gran prevosto della città di Costanza .... Sig. Luisetti Pietro ALBERTO, sergente d’armi degli arcieri imperiali .... Sig. Mazza Severino Araldo d’ a r m i ...................................Sig. Turco Luigi U ffic ia le ...........................................Sig. Micheioni Annibaie Popolo di Costanza — Corteggio dell’ Imperatore Cavalieri e Dame — Principi — Duchi — Prelati Magistrati — Grandi dell’ Impero — Israeliti, ecc., ecc. NB. Le indicazioni di destra e sinistra, dalla Platea. Nella città di Costanza il 1414.
Maestro concertatore Direttore per le Opere sig. Terziani Eugenio. Altri Maestri concertatori in sostituzione del sig. Terziani, signori Franco Faccio, Brida G iano e Panoncelli Gio. Battista. Maestro Direttore dei Cori sig. Zarini E. Sostituto sig. Vit ic ci M. Primo Violino solista sig. Correi,lini V. Sostituto sig. Pampa zaini G. Primo dei secondi. Violini per l’Opera sig. Bastoni GiovPrimo Violino per i Balli sig. Bolelli G. Soslitulo sig. Peroni L. Primo Violino dei secondi pel Ballo, sig. Ressi Michele. Prime Viole per l’Opera signori Cavallini Eugenio e Fiorati P ietro. Prime Viole pel Ballo signori Santelli G iov. e Fiorati Pietro, Primi Violoncelli a vicenda per l'Opera signori Truffi I. e Quarengiii G. Primo Violoncello pel Ballo signor Serato Francesco. Primo Contrabasso al Cembalo sig. INegri L. Sostituto sig. Catalani L. Primo Conlrabasso pel Bullo signor Moja Aless. Primi Flauti per l’Opera sig. Pizzi F rancesco - pel Ballo sig.Zahiferoni Antonio. Otlavino signor Rivetta L uigi. Primi Oboe per l’Opera sig. Gonfalonieri Cesare - pel Ballo sig. Tamrorini R. Primi Clarinetti per l’ Opera sig. Bassi Luigi - pel ballo sig. Varisco Francesco. Primi Fagotti per l’Opera sig. Torriani Antonio - pel Ballo sig. Borghetti G. Primi Corni, per l'Opera signori Caremoli A. e Languiller M. pel Ballo sig. Mariani G ius. Prime Trombe, per l’Opera sig. Falda G. - pel Ballo sig. Priora E. Prime Cornelle per Opera e Ballo signori Priora Eug. e Ano. Primi Tromboni signori Bernardi Ales. e Biancalana G ius. Bombardone sig. Castelli Ant. Arpa, sig. Bovio Angelo, Colombini e Raboschi Amalia. Timpani, sig. Cavasi L. - Gran cassa, sig. Bossi Gaetano. Organo e Fisarmonica, sig. Zarini E. Direilore di Scena, sig. D’Ormeville cav. Carlo. Rammentatore sig. Tirinanzi G io. — Buttafuori, sig. Arciiinti Gaet. Scenografia: Direilore inventore delle Scene sig. Terrario Carlo, Professore aggiunto alla scuota di Prospettiva. Sostituto sig. Gandaclia Alberto. Ariisli collaboratori della Scenografia signori: Tencalla Gius., F anfani Alf., Sala Luigi, Asciiieri Gug., Lovati Fran., Comolli Amb., Luzzi Ant., Z elbi Ant., Moruzzi Fr., Cavallotti D o., Mauri Fed., Pesenti D o., D ell'Orto Vin., Cavenagiii En., Calderara Luigi. Direttore dei macchinismo: signor Ferri Ambrogio. Appaltatore del macchinismo: signor Agiati Antonio. Fornitore dei Pianoforti: signor Erba L uigi. Vestiarista proprietario: signor Zamperoni Lu ig i. Attrezzista Proprietari, signori Ga e t. e Pietro Croce. Appaltatore dell'Illuminazione, sig. Pozzi Giuseppe. Fiorista e piumisla: signora Roroni Teresa. Parrucchiere: signor Venegom Eugenio.
- '• •!>.. a i£i Biblioteca - ; '--'cicana de Granaria* - - a P i B n U I O tV ■' • C. o ; ì o e . M I T a S A M E M O T E & U if . f7/i quadrivio nella città di Costanza. Da una parte la gra dinata ed il peristilio d’ una chiesa; dall'altra sull’ an golo d’ una via la bottega d’ un orafo-gioielliere. Tutte le case sono addobbate a festa. Molte fontane. Le porte della chiesa sono aperte: il POPOLO che non ha potuto penetrare nell’ interno è inginocchiato sui gradini del peristilio: in mozzo alla piazza UOMINI e DONNE che passeggiano. Più lardi sulla porta della bottega si mostrano ELEAZARO e RACHELE. Nella chiesa si ode suonare l’ organo, accompagnando l’ Inno ambrosiano che è cantato a coro pieno. Coro interno Te, Deum laudamus, Te, Dominimi confllemur : Te, determini Patrem Omnis terra veneratili\ (S ’ode dentro alla bottega dell’orefice un picchiar di martelli) Un popolano In tal giorno sacro e splendido, Di chi è dunque questo letto, Dove s’ osa lavorar? Un altro E la casa d’ un eretico: D’ un ebreo quest’ è il ricetto Pieno d’ór, d’Eleazàr. (Eleazaro e Rachele escono dalla loro bottega) Alcuni por. Guarda là. (additando Eleazaro) Altri (guardandolo biechi) Gli è 1 ui che vien. Rac. (trepilando si stringe al padre, nel vedersi fotta segno agli Padre, padre!... Siam guardali sguardi) Da costoro... e minacciali!... Qui restare non convieni (Si ritirano in disparte : mentre dalla chiesa s’ode cantare di nuora)
ATTO SCENA VII. RACHELE e LEOPOLDO. RaC. (uscendo di sua casa) Samuel, siete voi ? Lf.o. Vedi, son io. Rac. V’ arrise la fortuna, Mentre foste lontan? Leo. Se ancor tu l’ ami, Sanniéle è felice. Rac. E non amarlo Potrei l la stessa fede Abbiam, Io stesso Dio ci benedice Entrambi. I tuoi pennelli E l’ arte tua ch’ io stimo, Valgon bene i tesor del padre mio. Leo. Rachele, angiol di Dio, Come potrei vederti ? Rac. Oggi tu dèi Venire... questa sera. Leo. E che dirà tuo padre? Rac. Non temere : In casa celebriam la santa Pasqua, Com’ordina il Signore a’ suoi fedeli... Leo. (0 ciel !) Rac. E in questo giorno, Nell’ ospitai suo letto, Qualunque Israelita è bene accetto. Leo. Una parola ancor... (alquanto confuso) Rac. (spinandolo) Vanne: una folla Di gente verso qui venir vegg’ io. Leo. Rachele... ascolta... (vorrebbe dire qualche cosa) Rac. (ricusando d’ udirlo) Questa sera... Addio! (Essa vede uscire da casa sua una serva ^ si accompagna a lei e s*allontana: Leopoldo si ravviluppa nel suo mantello e si disperde nella fòlla che da tutte le parti invade la piazza. Le campane suonano a festa. Le fontane che si erano vedute intorno alla piazza scaturiscono vino ^ in* torno a cui il popolo si affolla.) 12
PRIMO 13 Ccrtù * SCENA. Vili. POPOLO , UOMINI e DONNE. Coro Affretliam; chè già l’ ora s’ avanza In cui dee cominciar l'esultanza: Aduniamci qui tulli d’ intorno Della festa concessa a goder. Ogn’ istante di questo bel giorno A noi rechi novello piacer. (iandando verso la fontana del vino) Alcuni Di buon vin perenne vena Qui zampilla a larga man. Altri Vi s’ immerga ogn’ altra pena. Tutti Beverem sino a domani (vanno a empire i bicchieri e bevono ri le. Ecco qua quel buon vin... 0 prospero destin !... Celebriamo il Sovran, Che fa colla sua man L’ acqua cangiare in vini... Beviam! Se fosser mille 1 membri del Concilio, A flutti non a stille Beviam, beviamo a lori Andiamo in visibilio, Amici, in loro onori Urc BF.VITORE suo vicino , volendogli strappare il vaso eh’ ei tiene in mano) «Sol per me questo vaso ho ripien ; «La mia parte m’ hai preso, o villani L’altro «Non son io... Il primo » V o’ codesto dabben! L’altro «Temi, olà, l’ ira mia! Il primo «Questa man »Ti farà che non beva più vin! L’altro «Tu non sei più che un vii malandrini ( fanno per accapigliarsi : la gente si frappone P dando loro da bere) bramente)
Coro ò a/ Ì * # *1 { Un vecchio «Via, non si faccia di tali scene; «Le sono cose che non van bene. «Che! forse meglio non è trincar «E in coro tutti qui ricantar ? «O prospero destini... «Celebriamo il Sovran, «Che fa colla sua man «L’ acqua cangiare in vini... «Beviam! Se fosser mille «I membri del Concilio, «A flutti non a stille, «Beviam, beviamo a Ior! «Andiamo in visibilio, «Amici, in loro onor. [Alcuni già presi dal vino si danno a ballare e gli altri li imitanoj anche le donne si mescolano alle loro danzej du rante le quali Eleazaro e Rachele compariscono, costei dando braccio al padrej stanno per attraversare la piazza, allorché s’ odono grida :) SCENA IX. RACHELE, ELEAZARO e Detti. 14 ATTO Popolo Evviva, evviva, evviva! Il gran corteggio arriva. [andando a vedere ansiosamente di dove s1 inoltra il corteo) Lento sen vien vèr qua: Fra poco ei qui sarà. [Respinti dall’onda della folla Eleazaro e Rachele sono por tali fino sui gradini della chiesa: là si fermano, appog giati al muro del tempio. Al suono di marcia maestosa e brillante comincia a sfilare il corteo. Alcuni soldati, con dotti da Ruggero, fanno star indietro la moltitudine) El e . (« Rachele, quando sono fra la gente) Come mai fra tanto popolo Si può luogo ritrovar? Rac. O mio padre, andiam, seguitemi; Noi potrem di qui guardar.
PRIMO 15 SCESA. X. RUGGERO e Detti. RtJG. (al popoloj facendolo dar addietro) Su, largo! fate presto, Operai, cittadini!... (nel passare gli corre l’occhio sopra Eleazaro e sua figlia) 0 ciel, che veggo? Ardir profano ed empio!... Sulle porte dei tempio Rifugiarsi un ebreo! (|volgendosi al popolo) Voi Io Vedete, O cristiani. E tollerar potete L’ impronta de’ lor piè sui sacri marmi? Por. Egli ha ragion, (fremendo) Rug. Seguiam di Dio l’ esempio, Che i mercanti scacciò fuori del tempio. Pop. (con gioia ferocej inveendo contro L’ebreo) Nel lago perirà Codesto ebreo vigliacco... Ogni figliuol d’ Isacco Morir, morir dovrà! Ele. (presentandosi intrepido innanzi al popolo tumultuante) Ebbene, che pretendi, Stirpe d’Amaleciti? Il sangue mio ti prendi, Te a nuovo sangue incili! D’ un esser maledetto Abbia fine il dolor... Venite pur... v’ aspetto: Non ho di voi timor! Il POP. (compreso di meraviglia involontaria, lo guarda, poi scoppia) È troppa audacia: non v’ è perdono: Periscan tutti questi infedeli Da soffrir essi vivi non sono; Il lor supplizio domanda il ciel.
16 Nel lago perirà Codeslo ebreo vigliacco... Ogni figliuol d’Isacco Morir, morir dovrà. (Il padre e la figlia che si tenevano abbracciali Vun l’altro vengono separali dal popolo furente > che vuol trascinare Elcaz. da una partey mentre altri circondano Bac. e stanno per trascinare essa pure. In questo punto si presenta Leop.) SCENA XI. LEOPOLDO vedendo RACHELE circondata e trascinata a forza e Detti, quindi ALBERTO. Leo. Oh! Che veggio? Rachele! (gettando il suo mantello e correndo a lei) Son teco, o mia diletta. (volgendosi alla moltitudine) E voi che l’ insultate, anime vili, Indietro, indietro; presto! (cavando la spada) O questo acciaro a voi sarà funesto! (Il popolo indietreggia atterrilo: Leopoldo piglia per mano Rachele e fa per condurla seco. In questo momento sJ avanza una ronda di soldati alla cui lesta è Alberto) Ale. (avanzandosij ordina a’ suoi soldati di arrestare Leopoldo) Si arresti!... (Leopoldo che aveva cercato di evitare i suoi sguaidi si volge in questo istante ed è riconosciuto da Alberto, che rimane confuso) 0 cieli... (Leopoldo stende verso lui la mano e con gesto imperioso gli comanda di far ritirare i soldati) Soldati, Non fate un passo!... E questi sventurati Vadan liberi ancor... Li lasciate, o temete il mio furor! (Tutti rimangono attoniti di quanto è accaduto) ATTO
n \ qs^v _ Rac. (L’ arcano chi mi svela, Che al mio pensier si cela? Questa gente in furor, Ad un suo solo accento, Colta appar da spavento E da nuovo terrori Dio del cielo, io t’ imploro. Qual ha desso poter? 10 finora l’ ignoro... Si smarrisce il pensier.) Leo . (sottovoce ad Alberto) Le sia sempre celato 11 mio nome e il poter: Quel cor saria squarciato, Se conoscesse il ver! Ele . (Dio del cielo, che adoro, A te volgo il pensier: Sien puniti costoro Dal tuo giusto poter.) Coro (Tanta gente in furor Ad un suo solo accento, Colta par da sgomento E da ignoto terrori) (S’odono le trombe che annunziano l’avvicinarsi lei solenne corteo) PoroLo II corteo viene qua: Di qui ben si vedrà. PRIMO 17 ì 7
18 SCENA XII. Il Corico Imperiale , e Detti. (Il corteggio imperiale passa per andare all’ apertura del Concilio. Il popolo si fa da banda per dar luogo e vedere. Cominciano la processione i trombettieri dellTmperatore, i porta-bandiere e gli arcieri della città di Costanza, i maestri delle varie Confraternite d’ arti e mestieri, i soldati, gli araldi, i dipendenti del Cardinale Brogni, le sue bandiere e quelle della Santa Sede: i membri del Concilio coi loro paggi e segretari; poi il Cardinale Brogni a cavallo fra paggi e gentiluomini ; quindi gli araldi ed i vessilliferi dell’ impero : infine l’ imperatore Sigismondo a cavallo, preceduto da paggi e da scudieri, circondato dai Grandi e seguito dai Principi dell’ impero ) Cono (guardando il corteo che sfila lentamente) Quanti invitti guerriera Quanti prò’ cavalieri Come sono pomposi, Come vanno orgogliosi! Che splendore, che festa, Che bel di ci si appresta ! No, spettacolo egual Mai non vide mortai. - A questi prodi omaggio ! Brillan nei sguardi lor - Baleni di coraggio E di valor! * Lor diede il brando il ciel, Sterminio agl’ infedel ! (Intanto IìachtJ L eo p E lea , ed dii/, rimangono in disparte) Rac. (Chi mi svela un tal mistero; I Che mi fa gelare il cor? iv\*.\js -A*? ' Di scoprirlo invano io spero: Lo ricopre un vel d’ orror.) Leo., Alb. (Niun le spieghi un tal mistero, , ^ Ch’ è spavento del suo cor... i \ Ah, se mai sapesse il vero, Ne morrebbe di dolor!) ATTO ; I
19 Ei.e. (Perchè taccia la vendetta, Or si fugga da coslor.) (iabbracciando con trasporlo Rachele) Vieni, figlia mia diletta: Vien, Rachele, mio tesori CORO (sempre intento a vedere il corteggio che passa) Agli eroi gloria e onori Il fedel brando lor Distrugge i traditor... Ecco PImperatori CORO 1CSTERKO (nella chiesa e suono di campane) Te, Deim laudamus; te, Dominimi confitemur: Te ceternum Patrem omnis terra veneratili'. Popolo Osanna, gloria, onor Al grande Imperatori (Nel momento che passa VImperatore, Leopoldo si nasconde e si disperde, Rachele se ne accorge. Eleazaro guarda sdegnoso. L'organo suona: il popolo applaude.) PRIMO D ì //TV A v C © H f , *04 «a FINE DELL’ ATTO PRIMO.
SCENA PRIMA. In casa di Eleazaro. ELEAZARO, RACHELE, LEOPOLDO e molti EBREI uomini e donne, parenti di Eleazaro sono seduti a tavola per celebrare la Pasqua: Eleazaro è nel mezzo, Rachele e Leopoldo alle estremità della tavola. Eleazaro intuona la seguente preghiera e tutti rispondono. Coro 0 Jeova, discendi, - i Discendi quaggiù: Proteggi, difendi La fida tribù. Se vuoi che in te speri > El e .' > * L’ afflitto Isràèl, I nostri misteri Non scopra infedel. Se perfidia o tradimento Quivi avesse a penetrar, Lo spergiuro di sgomento, 0 Signor, fa tu tremar! {levandosi e con maestà volgendosi ai convitati) E voi, voi tutti di Mosè figliuoli, Pegno d’alleanza Gh’a’ nostr’avi infondea salda speranza, Mangiate il pane mìstico Che la mia man sacrò. E che l’ impuro lievito Giammai non alterò. (distribuisce il pane a tulli e per ultimo a Leopoldo) Leo . (Cielo!) (accetta esitando j e vedendosi non guardalo , getta il pane) RaC. {che se n’ è avveduta) (Che mai vegg’io!) (s’ode d’improvviso bussare iteratamente alla porta: tutti sono turbati)
Cono Chi mai viene ?... 0 terrori Ele. (“ ì convitali) Spegnete tosto Le faci... A veder va. (a Radule) Rac. (smarrita) Padre, non oso. Ele. (andando vicino alla fiotta e chiedendo a quei dicitori) Chi viene a casa mia, In ora cosi tarda ? Voci (dal di fuori) Aprite, in nome Del nostro Imperatori Ele. (ai convitati che eseguiscono) Tutto SÌ Celi. Rac. (a Leopoldo, sottovoce facendo per uscire) Parlarvi, o Samuel, tosto desio. Leo. (s'incammina per seguirlo) (Felice appien son io!) Ele. (rallenendo Leopoldo per una mano) Rimani!... Questa visita a tal ora M’ è sospetta: il tuo braccio É forte e vigoroso; Difendermi saprà. (a Rachele ed agli aln i) Tutti partite. (escono i convitali e per ultima Rachele che fa un segno d’intelligenza a Leopoldo) SCENA II. ELEAZARO va ad aprire la porta : LEOPOLDO intanto si è ritirato in disparte, facendo le viste di dipingere, pi gliando la tavolozza ed i pennelli, volgendo perciò le spalle ad EUDOSSIA che si avanza. Ele. Entrate... (Eudossia si avanza accompagnata da due servi colla livrea dell’Imperatore recando fiaccole ili mano) Una signora! Leo. (volgendosi non veduto) (Eudossia !... 0 cielo !... Io sento nel mio sen correre un gelo.) Ele. Che bramale? (ad Eudossia) EcJD. (accennando ai servi di uscire) Fra poco vi fia noto... (nel volgersi si accorge di Leopoldo che cerca a lei celarsi) Ma, dite, chi è costui? ATTO SECONDO 21
Leo. Deh, vien... foggiani - l’ora è propizia: Tal fuga il ciel - dee benedir. Rie. Oh Dio! che far?... - la tua giustizia Entrambi, qui - ei dee punir! (A odono tuonij colpi dì vento e scosci di pioggia) Odi tu, là nel cielo adirato Furibonda tempesta mugghiar? Lro. Questo amor se mai fosse esecrato. Già dovuto ci avria fulminar... 0 Rachele, un sol dello, per pietà! Rag. Dio ci maledirà! (Leopoldo cerca sedurla, abbracciandola con trasporto) Ebben... ebben... verrò... Leo. Di piacer morirò! a 2 Ah, quaggiù, come in ciel, Sorte egual, mi^ fedeli (Abbracciali sono sulle mosse per fuggire: Eleazaro si presenta) SCENA VÌI. ELEAZARO, RACHELE e LEOPOLDO. Ele. Fuggite voi ! Rac. (stupefatta) Mio padre! Ele. Per evitarmi ove traete i passi! Vi è forse noto un lido si lontano, In qualche terra estrema, Cui non giunga d’un padre l’anatèma? (Essi rimangono atterrili e muti) a 3 Ele. (La lor colpevol fronte Coperta è di rossor... Per castigar quest’onte V’ é un Dio venticator!) Rac. Leo. (Quale rimorso ho in petto!... V’è un Nume punitor, Al cui tremendo aspetto Agghiaccio di terrori) 28 ATTO
29 SECONDO El F. (rivolgendosi alla fine a Leopoldo) E tu, venuto, o perfido, Nell’ ospitai mio letto, , Per profanar quest’ angelo, - ! JbfiT1> Ch’ era il mio solo affetto, Oh, vanne!... Se ignorassi <^ c, Che fossi Israelita, Se in te non rispettassi La nostra fede avita, Col braccio mio t’ avrei Già steso morto al suol ! Lf.o. E ne’ tuoi dritti sei... Niuno ingannar li vuol. Son cristiano ! Ei.F. (fini ente cava il pugnale) Orrori RaC. {''attenendo il suo braccio) Padre, me ascolta ancor! Ei non è sol colpevole; Altri qui l’ è del par. La morte eh’ ci si merita Io pur so meritar! (supplichevole avvicinandosi al padre) Pietà per me, per esso Invoco, o genitori.. \ ‘ Forse gli fia concesso Di aprir le ciglia ancor. Quella legge che ignora Apprenderà da le. La figlia tua t’ implora... Egli fia sposo a me! Leo. Son io, che son colpevole! Io sento oppresso il cor Di rimorso e d’ orror. Eie . (La voce sua nell’ anima Io sento penetrar, E l’ ira mia calmar. Questo segreto orribile Ora dovrei scoprir? Af,\ \ A
30 Forse di Dio la collera Mi vuol così punir?) RaC. (tornando a supplicare più fervidamente il padre) Se avessi d’ una madre Mai conosciuto il cor, A me congiunta, o padre. Supplicherebbe ancor... La mesta genitrice Qui li cadrebbe al piè... Non l’ odi?... ella ti dice, Ch’ egli sia sposo a me. Leo. (O pena ! o me infelice, Più speme ornai non v’ é!) Eoe. (Resister più non lice: Ogn’ ira cade in me!) (facendo uno sforzo sopra sè stesso, commosso dai pianti della figlia) Poiché alfin paterno amore (« Rachele) Debbe cedere al furore, Ti perdoni il Ciel pietoso... E quest’ uomo sia tuo sposo! Leo. (mettendo un grido e dando addietro) No, giammai,! Rac. (attonita, guardandolo) Sarebbe, vero ? ATTO Leo.Io non posso! (deliberalo, ma tremi Rac.No!... Perchè? Leo.É smarrito il mio pensiero... Terra e Ciel son contro me! Ele.Scellerato! ho già previsto Qual perfidia in core alletti... 0 seguaci empi di Cristo, Siate tutti maledetti! Rac.Oh! sventura! o me infelice, Più speranza ornai non v’ è. Leo.Nulla dir a me più lice... Terra e Ciel son contro me!
31 SECONDO ElE. (con tutto l’impelo dell’ira, inveendo contro Leopoldo) Spergiuro, sacrilego, Figliuol dell’ Inferno, v \ -, Ti leggo nel cor. Sul capo il suo fulmine Ti scagli 1’ Eterno, 0 vii traditor ! Leo. (rimanendo confuso ed atterrito a tale imprecazione) (Infame, scellerato Chiamar mi sentirò? L’ oltraggio ho meritato : Rispondere non so. Ah, quanto sono abbietto Ora conosco appien. Dal Cielo maledetto, Io non avrò più ben.) (ivolgendosi a Rachele supplice e dolente) Rachele... ascolta tu... Delitto è l’ amor mio! Non li vedrò mai più... Io fuggir deggio... Addio!... a 3 Spergiuro, sacrilego, tc Da lacerato, <à Ia Rac., E le Leo . me Squarciato è il m’° 1 suo A morte, ad anatema cor ! È già condannato Sacrilego amor! (Leopoldo sì precipita fuori per la porta che mette sulla via. Eleazaro cade affranto sopra un seggiolone. Rachele accor gendosi del mantello dimenticalo da Leopoldo corro a rac coglierlo , senza esser veduta dal padre, se lo getta sulle spalle, slanciandosi dietro le sue orme) FINE DELL’ATTO SECONDO.
A T T 0 TERZO SCENA PRIMA. Magnifici giardini addobbati a festa : si vedono da lungi i bei paesaggi del cantone di Turgovia. 4 sinistra sovra un lialco è la tavola dell’ Imperatore a cui si ascende per gradini coperti di velluto : altre tavole intorno. L ’ Imperatore è seduto: alla sua destra il Cardinale DI BROGNI, rappresentante la Santa-Sede. LEOPOLDO al suo fianco, EUDOSSIA a quello dell’ Imperatore: nelle altre tavole vicine i Principi, i Duchi e gli Elettori dell’ Impero, Quattro officiali portano i piatti d’ onore, che alcuni paggi vanno a deporre sulla tavola dell’ Impera tore : dall’ altra parte Cavalieri o Dame seduti nella gal leria : nel fondo soldati che tengono indietro il popolo. Coro di popolo Giorno memorabile, Giorno di splendor ! Guarda là la tavola Dell’ Imperator ! Cavalieri e Dame Insigne grazia, grande davver, A noi concedere con lui seder! Tutti Di d’ onor, Di vittoria! Tutto cede alla gloria Del nostro Imperator.
ATTO TERZO 53 Azione mimica e Danze. { V Imperatore finite le danze si leva e scende dal suo posto j rin grazia sua nipote Eudòssia e Leopoldo e parte seguito da tutti i grandi suoi ufficiali e dalla sua gente. Partito V Imperatore tutti i Signori ed i Pillati circondano Leopoldo e si congratu lano con lui del favore ottenuto.) Eud. e Goro Di trombe a lo squillar Cantiamo la vittoria, Il nome a celebrar Del nobile guerrier. A lui 1’ Amor, la Gloria Esaltino il pensier. Leo. (Quei canti di vittoria Turbano il mio pensier!) Ecd . (orgogliosa di vedete tanto onoralo il suo Leopoldo) Per festeggiar l’ impavido Campion di questa guerra, Qui, della Chiesa i Principi E i Regi della terra, Alla mia voce vennero La festa ad onorar,. Un giorno cosi splendido Mai non vid’ io brillar! SCENA li. ELEAZARO, RACHELE e Detti. ElE. (con un cofanetto sotto il braccio, condotto dal Maggiordomo è presentato ad Eudòssia3 a cui s'inchina rispettosamente) Ecco, io vi porto, com’ avea promesso* Questo raro gioiello. RaC. (tacendo dagli interni appartamentiy vede Leopoldo) (arrestandosi nel fondo) (Q cielo !... È desso!...) V Ebrea 3
34 ATTO Ecd . (pigliando nel cofanetto dell' ebreo la collana preziosa) In nome del Sovrano (a Leopoldo) Dell’ onor, delle dame, il cui sorriso È premio degli eroi, O prode cavalier, piega i ginocchi E accetta questo dono prezioso, Che di mia fede in pegno offro al mio sposo. Rao. (Suo sposo!...) (slanciandosi d' improvviso fra Eudossia e Leopoldo, il quale s’ era chinato a ricevere la collana) V’ arrestate ! (strappa a Leopoldo la catena che aveva fra le mani, ridandola Riprendi questo segno, ad Eudossia) Nobil segno d’ onor; egli n’ è indegno! Eud. Il mio sposo! (indignala) Rie. Per te non è più tale. Egli è vile, sleale... E lo denunzio al mondo inter ! (Volgendosi al Cardinale ed ai membri del Concilio) Tetti (stupefatti di tal colpo) Ciel ! E le . (andando vicino a Rachele sollecitante) Taci , Taci, Rachele! Rac. (senza ascoltarlo) No! Lo sappia ognuno! TuttiE qual delitto è il suo? (« Rachele) rac. Delitto orrendo, Tal che per legge ei merita la morte. (Tutti si fanno a lei d’ intorno) Cristiano, ebbe commercio Con femmina abborrita... Con un’ Ebrea... con una Israelita!... E quest’ ebrea, sua complice, che merla Com’esso il reo supplizio, Son io, son io! EoD. (raccapricciando) Sei tu !... J{ac (a Leopoldo che vorrebbe come interromperla) 0 tradilor, non mi conosci più? (Tulli rimangono attoniti e scandolezzali)
Eud., Rac. e Ele. (Raccapriccio di sgomento: Sono oppresso dal terror... Ah la morte in tal momento Daria fine al mio dolor!) (Il suo nero tradimento Trovi un Dio vendicatori) (Ah, con essa io sarò spento... Non perdonano costor.) Atro giorno! Quale orrori e Eud. (In cotanta miseria, Nel ciel solo ho fidanza : D’ ottener ho speranza Da Dio solo pietà.) (Più non nutro speranza: Condannata morrà.) Bro., Rug. (A lor più non avanza Che del ciel la pietà.) (Il sommo Iddio mi appella; Odo sua voce in me: Più fulgida, più bella Rinasce la mia fé.) Leo., Rac. e Eun. (0 Dio possente, ascoltami: Speme non ho che in le.) Tradir la nostra fé! (Non fido, o Dio, che in te). ai/LE. [tenendo Rachele fra le sue braccia) Udite, udite! Prenci, Sacerdoti, E Cardinali! Che si attende ancora? Chi vi rattiene il braccio? Serbate per noi soli I ferri ed il carnefice? Ed il reo, perchè nobil si vanta, (mostrando Leopoldo) fja forse il dritto dell’ impunità ! BrO. ( attardando aridamente Leopoldose rispondesse) Ei tace... Ohimè!,.. Dunque è la verità! TERZO Leo,, Rac. Ele. Coro Leo., Rac. Ele. Ele. 35 Rug. Coro E x »
9~> se. ATTO (Il Cardinale dopo aversi consultalo cogli altri cardinali e coi vescovi si avanza maestosamente nel mezzo, sten dendo le mani conico Leopoldo 3 Eleazaro e Rachele, lanciando contro essi la scomunica) Voi che del Dio vivente-il poter oltraggiate, Oh, maledetti siale! Voi tre che in lega infame-veggo congiunti e stretti, O h, siate maledetti! Anatèma, anatèma, Pe’ vostri rei delitti! Iddio sentenza estrema Segnava; e dal suo grembo-per sempre v’ha proscritti. (Tulli indietreggiano spaventati, Lasciando soli Eleazaro, Rachele e Leopoldo, che è innanzi agli altri: a lui si volge il Cardinale) D’ogni tempio, o malvagio-li sia chiuso l’ accesso: Ed al sacro convito - non ti sia più concesso D’ accostare il tuo piè: E temendo i credenti - il tuo soffio, il contatto, Qual si fogge un misfatto, Fuggan tutti da le. (volgendosi nuovamente à tutti tie con impeto sacro) Esecrali quaggiù, Maledetti lassù; Restino i corpi lor, Dopo l’ ultima sera, Di tomba senza onor E senza una preghiera, Alle ingiurie del del, Chiuso per gl’ infedeli Br,o. e Cono O h , l’ anatèma Sovr’essi scenda: Pena tremenda Li coglie già. Sien foco ed onda A lor vietati, Pei scellerati Non v’ è pietà!
Leo.37 TERZO Rac. Eoe. Ecd. (Bonlà suprema, Pregar se lice. Quell" infelice Colpa non ha: Di duol circonda I giorni miei, Ma di colei Abbi pietà!) (Di pena estrema Sfido il rigore, Se il genitore Non morirà. Andrò gioconda Incontro a morte Se a lui la sorte Mite sarà.): O h, l’ anatèma Cada su voi!... De’ tigli suoi, Ha Dio pietà. 0 stirpe immonda E maledetta, La sua vendetta Ti coglierà! (0 pena estrema, Tormento rio! Lo sposo mio Tradita m’ ha,!... A ognun s’ asconda L’ onta sofferta. Morrò, deserta, Senza pietà!) (a Leopoldo, ad Eleazaro ed a lìachele) Deh, calmale la lor furia! Rac. (cercando di placare Eleazaro) 0 mio padre, ve ne supplico!.. * %
Ele. Se le lor palme splendide Han perduto gli Ebrei: Il Dio eh’a le battaglie Guidava i Maccabei, Indipendenti e liberi Render ancor gli può! a 2 Quell’ acciar che su me pende Piombi ornai su la tua testa: Quella pira che si accende Tutti appaga i miei desir. Or si compia il mio destino: Corro a morte come a festa. O h, dal rogo, più vicino Vedrò il cielo a me s’ sprir! Bro. Quell’ acciar che su te pende Mi conturba, o sciagurato; Quella pira che s’ accende Mi fa il cor rabbrividir. Dio, dirada il denso velo Che fìnor l’ ha ottenebrato: Convertito ei possa in cielo Ai fedeli insiem salir. Morir vuoi dunque, insano? Ele. Altro non so sperar... Ma pria mi voglio Su qualche cristiano Vendicar... e sarai quello tu stesso! (accostandosi al Cardinale per torturarlo) Allor che Ladislao In Roma penetrò, preda al saccheggio Vedesti la cittade, arso il tuo tetto E tua moglie spirante, e una bambina, Appena nata, anch’ essa Al suo fianco morir!... BrO. (sentendo rinnovarsi il dolore) Spietato, Cessa! Oh, quei giorni funesti, In cui tutto perdei, sien obliati!... 44 ATTO
QUARTO Ele. (a mezza voce e con forza) 45 No, tutto non perdesti! Bro. (con aridità) Oh, che favelli? Ele. T u non perdesti tutto! (con più forza) Bro. (stupefatto) Eterno Iddio! Ele. Un ebreo trafugò quella bambina... Viva la trasportò fra le sue braccia... E quell’ebreo m’ è noto!... Bro. (commosso oltrtmodo) Oh, parla, parla!... Il suo nome?... Dov’ è?... Te ne scongiuro!... Ele. No! tu saper noi dèi! (inesorabile) Bro. Non è ver... mi tradisci... (fuori disè) Per carità, per carità, finisci! (Inginocchiandosi ai piedi di Eleazaro) La tua clemenza, tremando imploro... Deh, ti commova tanto martoro! Qui, nella polve, cado a’ tuoi piè... Parla, od io spiro dinanzi a le. \J . Mia figlia è viva!... Troppo è la gioia... 0 ciel pietoso, fa che non muoia... Qui, nella polve, cado a’ tuoi piè... Parla, od io spiro dinanzi a te. Ele. E alla tua vittima, grazia tu chiedi? Tremante, supplice cadi a’ miei piedi! t Inesorabile sarò con le. Sul rogo ascendo pieno di fè. Tua figlia è viva!... Tel giuro; è vero; Sol è a me noto questo mistero. Verso il patibolo già movo il piè, E tal mistero morrà con me. (Dopo aver invano implorato, il Cardinale si ritrae cupo nella camera del Concilio) %
46 SCENA V. ELEAZARO solo. ATTO (guardando dictio al Cardinale che parte) Va, segna la sentenza: è certa ornai La mia vendetta. Io sono che per sempre Ti condanno al dolor! Su te già pesa L’ implacato odio mio. Non inulto morir alfin poss’ io! Ma, mia figlia?... 0 Rachele!... Qual pensiero crudele Viene a tentar l’insanguinato core!... Rabbia insensata, orribile delirio!... Per vendicarmi, lei traggo al martirio! (Siede oppresso da dolorosi sentimenti) Rachele, allor che Iddio, A voti miei propizio, Bambina al braccio mio, Qual figlia li affidò, A farti lieta, il sai, t La vita consacrai... E all’ ultimo supplizio Io stesso li trarrò! La sua voce nel core mi grida: »Ah, la morte sul capo mi sta! nSono giovili; la vita mi affida, » Deh, mi salva, o mio padre, pietà!» E ch’ io pronunzi un solo accento aspetta: E salva ella sarà!... Da questo istante abiuro la vendetta... Rachele non morrà! (S'odono internamente uoci furibonde e confuse gridare) Coro AI rogo, a morte alfin codesti Ebrei! Poca è pena ai delitti onde son rei ! Ele. Oh, quali grida ascolto?... Si chiede la mia morte! Il nostro sangue Volete, o Cristiani?...
47 QUARTO E un istante pensai Di rendervi Rachele... Oh, no, giammai! (con esaltazione religiosa e paterna) Dio m’ ispira, figlia cara; Presso al padre a morir vien. La corona ei ti prepara Del martirio nel suo sen. Van timore! io tergo il pianto Torna lieto questo cor... Sacro ardir, delirio santo D’ ogni affetto è vincitor. (Tornando ad adire le grida contro gli Ebrei) Israello la chiede, Israello la vuol! Al Dio d’ Àbramo Ho votata quell’ anima... Essa è mia!... E mia figlia?... E vorrei, Trepidante per lei, Per prolungar d’ un giorno Questa vita reietta, Rapirla al bene che lassù l’aspetta?... Dio m’ ispira, figlia cara; Presso al padre a morir vien. La corona ei ti prepara Del martirio nel suo sen. Van timore! io tergo il pianto Torna lieto questo cor... Sacro ardir, delirio santo D’ ogni affetto è vincitor. (In questo punto Buggero alla testa di alcune guardie si presenta sulla porta della camera del Concìlio3 facendo segno ad Eleazaro di seguirlo: egli coraggioso e sereno va a darsi loro nelle mani e vien condotto via.) FINE DELL’ATTO QUARTO.
ATTO QUINTO SCENA PRIMA. Una vasta tenda sostenuta da colonne gotiche a capitelli dorali: questa tenda domina tutta la città di Costanza, di cui si vede la gran piazza ed i principali edifici. In fondo alla gran piazza un' enorme caldaja di rame, ri scaldala da un bragiere ardente. GENTE DEL POPOLO precipitandosi in mezzo alia tenda, che è preparata per ricevere i membri del Concilio, guardando gli apparati del supplizio. Coro 0 che gioia, o che piacer, G l’ infedeli, i tradi tor, Dalle fiamme arsi veder!.., Gloria a Dio, gloria al Signor. Àlccpìi Siam levati al primo raggio, Chè ci par di festa un dì. Altri Ci affretliam! sul lor passaggio Pri mi noi sarem cosi. Altri Non udiste? Han da passar. Altri Procuriam d’ innanzi andar. Tutti Oh, davver spettacolo piacente Fra non molto da noi si vedrà! A morire nell’acqua bollente Ogni Ebreo condannato sarà. Alla fine vendetta s’ avrà! (vedendo avanzarsi alcune guardie) Ecco l’ ora, ecco l’ ora! ( guardie scacciano a forza la gente dalla tenda) (S’ode il cupo suono d ’una marcia funebre, dopo una proces sione di frati e monache di ogni colore)
ATTO QUINTO 49 SCENA li. ELEAZARO fra soldati; RACHELE bianco vestita, coi piedi nudi, fra le guardie. RUGGERO coi segretari del Concilio, tenendo in mano la sentenza. Rug. ( accennando ad Eleazaro ed a Rachele di avanzarsi) 11 Concilio segnò giusta sentenza: Vi danna a morte. Ele. Tutti tre ? Rug. No, due. Ele . E Leopoldo ? Rug. Vuol l’ Imperatore Che in esiglio sen vada: e in questo punto Di Sigismondo fra gli armati è tratto Lontano da Costanza. Ele. (con indignazione) E lui SÌ Salva, Complice a tal nequizia!... De’ Cristiani è questa la giustizia. Rug. Ch’ egli è innocente attesta Un testimon fedele. Ele. Chi lo può sostener / 0dandoli) RaC. (ccm calma) Io. Ele. (attonito e incredulo) Tu ! Rachele !... Coitoli labbro suo sincero Spirava Iddio, perchè svelasse il vero. Rug. (rivolgendosi a Rachele) Dichiara innanzi a tutti Che ninno t’ ha sforzato In tal modo a parlar. Rac. («< popolo solennemente) Dinanzi a DÌO , Cui noto è ogni mistero, Dinanzi a Dio, che sol mi legge in core, Di nuovo io qui 1’ attesto, Del popolo al cospetto, Che ieri il labbro una menzogna ha detto. (Impressione generale e movimento)
CoRoNero delitto! orribil scelleranza !... A morte si trascini ! Rug. (« Rachele e ad Elea.) Entrambi avete, Chi sa mai da che spinti, Falsamente accusato Un prence dell’ impero, e in esso lesa La regia maestà : Il rogo, o vili ebrei, vi punirà! [Mentre le guardie fanno per trascinar ria i due coridalinatij si vede avanzarsi il Cardinale Erogai * tra i prin cipali membri del Concilio) SCENA ULTIMA. Il Cardinale BROGNt e Detti. BrO. (commosso allo spettacoloj alza le braccia a Dio pregandoj tutti si prostrano) Dio, perdona al peccatore! Vogliati gli angioli pregar, Che si plachi il tuo furore; E a lor possa perdonar! Coro (ripete la preghiera del Cardinale) Rac. (sottovoce accostandosi timorosa a Eleazaro) O mio padre, ho paura... Quelle preghiere funebri Mi fan rabbrividir!... Ele. (incerto e commossoj guardando ora Rachelej ora il Cardinale) (0 Dio, mi rassicura... Che far, oimè, che dir!...) Rac. (ad Elea.) I0 lascio questa terra, Soggiorno di squallor... (ichinandosi innanzi ad Eleazaro) 0 padre, beneditemi... (vedendo che a stento ei soffoca il pianto) Celate quel dolor!... Ele. (E lasciarla degg’ io su questa terra?... E a lei rapir del cielo lo splendor ?...) 50 ATTO.
QUINTO 51 Bi;n. (accostandosi con cautela ad Eleazaro e parlandogli sottovoce) Ora almen, disumano, In te cessi il rigor... A me svela ogni arcano; Rendi pago il mio cor. (Eleazaro non risponde immerso nelle sue agitate meditazioni) Rac. e Donne Congiungiamo le preghiere, Anelando all’ alte sfere, Dove Dio jj attenderà. BrO. (sempre più vicino ad Eleazaro, scongiurandolo) Le mie pene atroci e fiere Un tuo detto finirà. RaC. (abbracciandosi ad Eleazaro) Venite, padre mio... Restate accanto a me. Ele. (Lasso, che far degg’ io?) 0 figlia, io son con te. Il CARNEFICE (avanzandosi vicino ai due condannali) Giunta è 1’ ora. (Il corteo funebre si move e si separano Rachele ed Eleazaro) El e . Arrestate ! (Il Cardinale ordina che si arresti il corteo) (mostrando Rachele) Un detto Solo. (Il Cardinale accenna che gli si conceda di parlare a Rachele) Ele. (pigliando Rachele in disparte e parlandole sommessamente) Rachele, io vo’ a morir... Vivere brami? RaC. E perchè ? ( freddamente) Per amare... Per soffrir !... Ele. No, per essere felice, E grande. Rac. Shnza voi? Ele. Senza m e! (freddamente) Rac. (meravigliata) Come ciò ? Ele. Sulla tua fronte L’ onda battesimale Voglion versar costor... Fanciulla, accetti?
S'2 ATTO QUINTO RàC. (con indignazione) Io, cristiana?... Già la fiamma brilla: (mostrando il Andiam. (coraggiosamente) patibolo) Ele. (mostrando il Cardinale ed i Prelati) Il loro Dio, Figlia, ti chiama! Rac. (indicando il rogo) E là mi attende il mio ! RaC. e El.e. (con entusiasmo) Egli mi attende ed anima: Meco a morir ne vieni Corro al martirio inlrepid^; Volo di Dio nel seni (La marcia del corteo ricomincia: Brogni ed i membri del Concilio sono da una parte s Rachele passa loro dinanzi per avviarsi al supplizio. Mentre ella sta montando la gradinata che conduce alla caldaia ardenteEleazaro passa egli pure innanzi al Cardinale, che lo arresta pel braccio, dicendogli a voce bassa:) Bro. Presso a morir, rispondi a chi l’ implora: Quella bambina che dal foco trasse Quell’ ebreo... Eoe. (freddamente) Seguitate. Bro. Rispondi: la mia figlia esiste ancora? Ele. (vedendo in questo punto Rachele sull'alto della scala sopra SÌ j la caldaia) Bro. Parla, per pietà!... (con gioia) Dov’ è dessa, dov’ è?... Ele . (indicandogli Rachele che vien precipitata in questo momento nella caldaia bollente) La guarda là ! (Il Cardinale Brogni getta un grido e cade in ginocchioj na scondendosi il volto fra le mani : Eleazaro lo guarda con aria di trionfo e s'avvia con passo sicuro al supplizio) CoRoOgni Giudeo così finir dovrà! FINE.