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Saffo : tragedia lirica in tre parti da rappresentarsi nel Gran Teatro del Liceo ... nella primavera del 1849

Universidad de Granada

Abstract

Texto paralelo italiano-español

Full text

fi } V. ñ . /■ > ' AFFO. TR.AG-EBIA LIRICA IH TRE PARTI sibil sm si íaaiiaí) asa, naasa F IL A R O T O N IC O -D R A IH IK A T IC O B A R C E L L O N E S E di í. IB. donna Isab ella sec o n d a , « e lla p rim a ve ra d el 1 8 4 9 . BARCELLONA D a l l a t i p o g r a f i a d i X . C l o r e l l a , strada del f f ln r m c n presso F Università. 1849 22 ABRft. 95 - i . 1 ) r TRAGEDIA LIRICA UT TEE FARTI da rap p resen tai ; m q q &k i m s t t m © s u ©ü q b © F IL A R M O N IC O -D R A M M A T IC O B A R C E L L O N E SE di 8. ili. donna Isab ella seco n d a , n ella p rim a ver a d el 1 8 4 9 . BARCELLONA Balla tipografia di T, Borelia, strada del f f l n r m o t presso 1' U n t a d a . 1849 22 ABRI 95 - £ *? advertencia d e l traductor. Como el argumento de esta ópera está lomado en gran parte de la Mitología , he creído oportuno poner sobre lo que se refiere á lo fabuloso algunas notas para la mayor inteligencia, señaladas por medio de números, y que se insertan en la última página de este libretto. ó£io c/e¿ '(oaahffo: Ettori. jprreomiggi. ALCANDRO, sacerdote d ’Apollo in Leucad e ..................................... CLIMESE, sua figlia ..................... SAFFO .............................. FAONE ........................ Sig. Modas. Sig.a Mag-Forcell. Sig.a Cruitz. Sig» Fedor. Sig.a Aleu-Cavallé. IPP1A, prim i degli A ruspici ........... S i g . B a i u r e t . L1S1MACB ............ ....................... Sig. Obiols. A ruspici, Ancelle di Olimene, Cittadini g reci, popolo di L eu cade, g uardie s a c re , C itaristi e Neocori. V avvenimento ha luogo in Grecia; la crima parte ad Olimpia, le altre in Leucade: V época rimonta alla XLII Olimpiade.\ LA POESIA E’ DI SALYADORE CAMMARANO. La musica è del maestro Giovanni Paccini, Si omínete il virgolato. Direttore della Musica. Sig. MARIANO OBIOLS, Direttore delle scuole del Liceo, e socio di varie accademie spagnuole e straniere. MAESTRO AL CEMBALO. Sig. Giovanni Barrau. I MAESTRO DE’ CORI. Sig. Pietro Donatutli. DIRETTORE DELL’ ORCHESTRA. Sig. Giovanni Battista Dalmau, professore di violino del Liceo. PRIMO VIOLONCELLO A SOLO. Sig. Guglielmo Paque, professore di violoncello del Liceo. PRIMO CONTRABASSO AL CEMBALO. Sig. Raimondo Mainés, professore di contrabasso del Liceo. PRIMO VIOLINO NELLE RAPPRESENTAZIONI DRAMMATICHE , E NEL BALLO NAZIONALE. Sig. Paolo Prat. Professori d’ Orchestra GO. Primo Violino secondo. Sig. Francesco Bermi. Primo Violoncello al cembalo. Sig. Paolo Fargas. Primo Viola. Sig. Bartolomeo Cañabas. Primo Flauto. Sig. Pedro Viletti, professore di flauto del Liceo. Primo Fagotto. Sig. N. Secondo flauto ottavino. Sig. Remigio Cardona. Primo Oboe. Sig. Pietro Gregorichs, professo re di oboe del Liceo. Primo Corno. Sig. Teodoro Weisser. Prime Trombe. Sig. Cesare Luigini, professore di tromba del Liceo. Sig. Filippo Pous. Primo Trombone. Sig. Giovanni Capdevila, profes sore di trombone del Liceo. Figlhein, Sig. Yiader. Sig. Vidal. Arpa. Signora Alina Rancon , professe rà d’ arpa del Liceo. Primo Clarinetto. Sig. Giuseppe Jurch, professore di clarinetto del Liceo. Timpani. Sig. Pietro Margará, professore di timpani del Liceo. DIRETTORE DELLA BANDA. Sig. Giuseppe Jurch. Professori della Banda 36. Coristi d’ ambi sessi 44. CAPO CORO DE’ SOPRANI. Signora Rosa Rovira, allieva del Liceo. CAPO CORO DEI CONTRALTI. Signora Giuseppa Vidal. CAPO CORO DEI TENORI. Sig. Raimondo Cirera. CAPO CORO DEI BASSI. Sig. Giovanni Mas. SUGGERITORE. Sig. Cavallé. CAPO COPISTA. Sig. Giuseppe Castella. PITTORE DIRETTORE E MACCHINISTA. Sig. Mas'e Tort. PITTORE E DIRETTORE. Sig. Cagé. CAPO SARTO. Sig. Francesco Mayans. PARRUCCHIERI. Sig. Llibre e Bruguera. BARRETONARO. Sig. Pietro Torras. FIORISTA E PIUMISTA. Sig. Victor Toche. ATTREZZISTA. Sig. Ferrer. Ale. Ma d i,i trovasti Nella vaga di Lesbo le innocenti Sue grazie, la sua fè? p a0, ( Con dura mano Ei tenta la mia piaga !... Ale. Qual fascino , costei, qual arte maga Usò, che a te nasconde Ciò che di Grecia è manifesto al guardo ? Eoo. Che dir vuoi tu? Ale. Sull’ orme Di Saffo , a che le greche Città percorre Alceo ? Fao. Fors’ egli ?,„ Ale. Amato * L’ ama. Fao. Oh furor !... Ale. Di sprezzo armar li dèi Fao. Si. Ale. L’ indegna fuggir. Fao. Per sempre. Ale. . Meco Verrai : d’ Alfeo sul margo , all’ aér cieco Raggiungimi : affrettar della partenza Gli apparecchi degg’ io. Fao■ Vanne. Ale. Ma bada ! Nel tuo proposto ?... Fao. Forte Son io. (porgendogli la destra) Ale. T aspetto. (Non tradirmi, o sorte.) (parte) SCENA IV. 12 Saffo del Circo, e detti. Saf. A che , Faon , dal circo E dal mio fianco allontanarti? Fao. Altrui Ceder fu d’ uopo il loco, e non credei Che raggiante di gloria , e circondata Di quanti ha Grecia più sublimi ingegni, Ale. ¿ Hallaste. Di, en la beldad de Lesbos, su inocencia, Su candor, y su le ? Fao. (Con dura mano Él desgarra mi pecho ! ) Ale. ¿ Con que hechiceras artes te facina Que tan solo á tus ojos Se oculta lo que en Grecia nada ignora? Fao. Esplicate. Ale. ¿ Las huellas De Safo con qué objeto Sigue incesante Alceo (6) ? Fao. Y sera.., Ale. Amado? Le ama. Fao. Oh furor! Ale. Tú debes despreciarla. Fao. Si. Ale. De la indigna huir... Fao. Por siempre. Ale. Vente Conmigo. En las orillas del Alfeo (7) Unámonos. Yo debo la partida Cuanto antes disponer. Fao. Vé pues. Ale. Fiado En tu promesa... Fao. Firme Seré. (alargándole la mano) Ale. Te espero. (Oh suerte no me vendas!) (vase) ESCENA IV. Safo sale del circo, y dicho. Saf. ¿ Por que, Faon, del circo Y de mi lado te separas? Fao. Debo Ceder el puesto á otro. Y no creia Que radiante de gloria, circundada De los de Grecia ingenios mas sublimes, 13 íf U N IV E R SIT A R IA ] l i Saffo un pensier volgesse All’ oscuro Faon. Saf. De’ miei pensieri Il primo ognor tu fosti, e da te lungo Ombra di bene a questo cor non giunge. Quando il mio caldo genio I vanni al ciel discioglie , E quasi nume etereo Aperto il ciel m’ accoglie , Par che te stelle innumeri Scorra con piè repente, Che intorno a me rifulgano I rai del sole ardente... Eppur fra le delizie Di che s’ abbella il cielo Paga non è quest' anima , Riedere in terra anelo... Ah! perchè in terra vivere Posso d’ amor con te! Fao. A mitigar le smanie De’ giusti miei sospetti, Giammai non fu penuria - In te di scaltri detti ! Ma non bastaio a tergere Le macchie di tua fede Ma tutti i greci giovani Aver ti piacque al piede, A’ seduttor apiausi Facile orecchio intendi , D’ ambiziosa gloria Più che d’amor t’ accendi... Di quell’ amor che fervido Ardea soltanto in me ! Saf. Ardea , tu dici ! Un palpito Crudele in me si è desto !... Parla , rimuovi un dubbio Troppo al mio cor funesto. M’ ami ? Fao. Tu pria rispondimi : Lo merti ancor ? Saf■ S’ io il merlo !... (T> Safo hiciera memoria Dei oscuro Faon. Tú siempre fuiste En mi afecto el primero, y de tí ausente Dicha ni paz mi corazón no siente. Cuando mi ardiente genio Raudo remonta el vuelo, Y cual á etéreo numen Sus puertas me abre el cielo, Pienso que entra un sinnúmero De estrellas mi pie giro. Que en torno de mí fúlgidos Del sol los rayos miro... Pues entre tantos goces Con que me brinda el cielo, El alma triste agítase, Quiere volver al suelo, j Ay! porque en él los vínculos De amor me unen á tí !... fa o . Saf. Fao. Saf. Para calmar la angustia Que el pecho me devora, Supiste siempre falsa Mentirme como ahora ! Empero son inútiles Tus artes, no te creo, Que mil amantes jóvenes En pos de tí yo veo. A su halagüeño aplauso Te prestas cariñosa, Mas que de amor, de gloria Te sientes deseosa... De quel amor que férvido Ardía solo en mí. Ardia has dicho! Esplicate, , No acrezcas mi tormento, Habla... la duda cese Que enmí terrible siento... ¿Me amas? Antes respóndeme Te debo amar? Si debes?... 16 SCENA V. Una multitudine di giovani, e detti. Coro. Al Circo riedi ; i giudici Ti decretaro il serto. Lis. Alceo la chioma cingerti Vuol della fronda ei stesso. Saf. Alceo !... l’ ambito lauro ?... Ah, dalla gioja oppresso Il cor mi manca ! Fao. ( Oh rabbia !,.. ) Saf. Andiam... Faon , mi segui... Fao. Seguirti?... » E quale ingiuria , » Dir ti poss’ io , che adegui » Tanta impudenza ? Saf. »Ah!... Fao. » Scostati... » Vanne al rivai, t’ affretta. » Quel cor che sprezzo e abbomino » Sia tutto suo... Vendetta » Dai numi avrò ! Saf. » Deh ! placati... «Rivai non hai... m’ ascolta... Fao. «Taci... (sempre più furente Coro. «Ma pria... Fao. «Lasciatemi... «Ornai la benda è sciolta !... » La terra , il ciel... 1’ averno » Me rattener non può. Addio tremendo, eterno Faon ti dice ! Saf. Ah ! no... Fao. Qual io t’ abborro , o perfida , Ti abborrano gli D eiQuando saprò che misera Oltre ogni dir tu sci, Che orrenda è la tua sorte, 17 Coro. Lis. Saf. Fao. Saf. Fao. Saf. Fao. Saf. Fao. Coro. Fao. Saf. Fao. Dichos, Lisimaco y multitud de jóvenes. Al circo vuelve y gózate Con el premio que obtienes. Alceo tu sien cándida A coronar aspira. Alceo ! A mi tal gloria! Ah! que el valor me falta... Me turba el gozo ! ( Oh rabia ! ) Vamos... (Al marchar se distrae de Faon. ) Faon, me sigues? Seguirte! Tu impudencia No á vulnerar me obligues Con negra injuria. Ah ! Aléjate, Vé y coima la esperanza De mi rival, traidora, Que el cielo mi venganza Sabrá cumplir. Ah! cálmate... Rivaino tienes... Oye... Calla... (cada vez mas furioso) Mas antes... Déjame. No basta á contenerme Ni el cielo ni el infierno, Pues ya mi error cesó. Su adiós terrible , eterno Te da Faon!... Ah! nó. Los dioses aborrézcante Cual yo , muger malvada... Y cuando sepa, oh pérfida, Que vives desgraciada , Y que tu adversa suerte , ESCENA V. 18 Che la tua vita è morte, Palpiterò di giubilo, Felice allor sarò 1 Saf. Ebben, dischiudi, o barbaro, A cruda gioja il seno : Furo i tuoi voti orribili, Compiuti furo appieno 1 Il cor di te già privo Solo agli affanni è vivo... Di quel eh’ io son più misera Farmi alcun Dio non può t Coro. Ritorna in te , rammentati Che tolgo tu non sei, Che speme della Grecia Devi te stessa a lei l T ieni, il tuo crin coverto Sia dell’ eterno serto.... Un fero cor dimentica, Sprezza chi te sprezzò. (Saffo nella massima disperazione si avvinghia alle ginocchia di Faone, ma questi la respinge, e parte rapidamente). CALA IL SIPARIO. 19 Cruel, te da la muerte, Mi corazón de júbilo Entonces latirá. Saf. Pues bien, tirano, gózate Mirándome batida : Ausente de tí, sábelo, Odiosa me es la vida. Si un Dios me maldijera La pena no sufriera Que en este instante... ¡miseria! Tu maldición me da. Coro. Tu mente inquieta apláquese, Quién eres reflexiona, Al circo torna y cíñete La espléndida corona : Encanto eras de Grecia ; Si fiero el te desprecia Con el olvido págale, Y amor te vengará. (Silfo cen el mayor despecho se arroga á los pies de Faon, pero esle el rechaza y se aleja apresurado.) CAE EL TELON. PARTE SECONDA LE NOZZE DI PAONE. SCENA PRIMA. Appartamenti di Alcandro, annessi al tempio di Apollo : logge fondo, da cui scorgesi parte della spiagia di Leucade. Cimene, circondata dalle sue ancelle, intente a fregiarla degli redi nuziali. Dirce. Dirce, Ancelle. Al crin le cingente la rosea corona , La fulgida zona-ciagentele al sen. Esulta , filimene , sei vaga, sei bella Qual vivida stella,-in cielo siren. CU. Mercè, dilette ancelle; ahi vorrei farvi Liete come son io : rammento ancora Quanta pidtà di me vi strinse, allora Che l’amato Faon da questo lido Fuggiva, e parve.... ma sol parve, infido. Ah I con lui mi fu rapita Ogni gioja ed ogni bene... All' idea di tante pene L’ alma mia rifugge ancor! Era un pianto mia vita, Di lamenti il ciel stancava. Ogni giorno che spuntava Era un giorno di dolor. Dir. Anc. Lascia per sempre, ah! lascia Un sovvenir d’ambascia: PARTE SEGUNDA LAS BODAS DE FAON. ESCENA PRIMERA. Aposento de Alcandro , perteneciente al templo de Apolo. Climene rodeada desús doncellas y de Dùce, que la adornan con las galas nupciales. Dir ce y las Doncellas. Ceñidle de rosas la nítida frente, Con ellas aumente su puro candor. Ostenta , Climene, tu gozo : eres bella Cual fúlgida estrella de inmenso esplendor. CU. Gracias, tiernas amigas. Ah ! quisiera Fueseis cual jo dichosas. Aun recuerdo Cuanta piedad os inspirara un dia En que Faon infiel en la apariencia Me ocasionó mil penas con su ausencia. Ah ! con él también huyeron La quietud y la alegría Y la pena que sentia Aun recuerdo con horror. Consumida por el llanto Triste al cielo importunaba... Cada dia que pasaba Era un dia de dolor Dir y Done. Disipa de tu mente Recuerdo tan doliente. SCENA IV. M Interno del gran tempio di Leucade. I gradini dell’ altare, che arde innanzi ad un simulacro d’ Imeneo, sono sparsi di fiori. La calca del popolo è immensa : i sacri ministri circondano 1’ ara dappresso ai quali son locati i citaristi e gli altri suonatori ; quin di si avanza Alcandro dai penetrali, seguita da Faone e dai Neo cori ; finalmente Olimene fra la schiera dei congiunti e delle sue ancelle. Gli uomini. Le cetre, le tibie confondano i suoni,. A loro dei timpani s’ aggiunga il fragor: Di grida festive il tempio risuoni, Attesti ogni labbro la gioja del cor. Le donne. All’ ara t’ appresta , o giovine sposa, Regina deli’ alme, sorriso d' amor. Ti cede in bellezza la vergine rosa, Il giglio pudico ti cede in candor. Ale. Ciascuno si prostri, tacente , devoto. (tutti obbediscono: Fao. e Cli. s’ inginocchiano a piè dell’ ara) Intatta giurate serbarvi la fè. Fao., Cli. Lo giuro. Ale. I celesti accolsero il voto. ( congiunge le loro destre ) Eterni legami la stringono a te. ( Recando Olimene fra le braccia di Faone, gli sposi appendono i loro serti all’ altre.) Coro. Le cetre, le tibie confondano i suoni, A loro dei timpani s’ aggiunga il fragor: Di grida festive il tempio risuoni, Attesti ogni labbro la gioja del cor. Ale. Or citaristi, echeggino Inni giulivi intorno. Cli. 0 padre mio , ne arridono I fati in questo giorno : Udrem celeste cantico, Saffo è tra noi. Fao. Chi? “29 ESCENA IV. Interior del templo de Leucada. Las gradas de la pira que están delante de un simulacro de himeneo se ven cubiertas de flores. Los sacerdotes rodean el ara, y cerca de ellos se ven músicos y can tores con cítaras y otros instrumentos. Se presenta Alcandro por la puerta interior seguido de Faon y los Neocoris (9). Por ultimo Climene entre sus doncellas. Coro de hombres. Entone la lira sus ecos sonoros Unidos del tímpano al ronco rumor. Resuenen de voces festivas los coros, Sea júbilo todo y alegre clamor. Las mugeres. Acércate al ara, oh cándida esposa, Beldad sobrehumana , dechado de amor... Te cede en belleza la púdica rosa Y el lirio te ofrece supuro candor. Ale. Postraos guardando silencio devoto. (todos obedecen. Paon y Climene se arrodillan al pie del aia) Juráis inviolable guardaros la fe? Fao. CU. Lo juro. \¡c Los dioses reciban tal voto. (une las manos de los dos esposos) A tí en lazo eterno unida se ve. (Entregando á Climene entre los brazos de Faon. Los esposos dejan las coronas sobre él altar.) Coro. Entone la lira... etc. Ale. Ahora den las cítaras Señales de alegría. 'cu. Oh padre ! otro espectáculo Nos brinda en este dia. Oiréis celestes cánticos... Safo está aqui. Fao. Quién? Ale. Fao. Cli. Fao. 30 Cessa!... Che intendo !... Saffo?... Mirala. (Eterni Dei !...) SCENA V. Saffo, cinta di alloro ed in pomposo abbigliamento. Lisimaco re candone la cetra, e detti. CU. T’ appressa... Ecco il mio sposo. Ale. ( Oh giubilo!...) Saf. FaonL. Fao. (M* ingombra un gel!) Cli. Ei t’ era noto!... Xjs. (Ahi misera!...) Saf. Il mio Faone) (come estatica) Tutti, trame Saf. ed Ale. Oh cicli... (con sorpresa e Saf. (con prorompimento di pianto) smarrimento) Ai mortali, o crudo, ai numi Io ti chiusi lagrimando... Valli e balze , mari e fiumi V alicai, te ognor chiamando... Ti rinvengo: non sarai D’ altra donna... no, giammai... Se il destín ciò scritto avesse, Lo dovrebbe cancellar. Ale. (Di quel duolo , di quel pianto Vi pascete, o sdegni miei... Ah ! non è soave tanto La vendetta , qual credei ! Mio malgrado in cor mi sento Un arcano turbamento !... Un rimorso , che a me stesso Cerco invan dissimular!...) Fao. (Ove son? che feci mai?... Ella m’ ama! io fui tradito! Ahi crudele 1 un cor squarciai Ove amor m’ avea scolpito! Tardo e vano pentimento a 31 Ale. Fao. Cli. Fao. Qué escucho! Safo! Eternos dioses ! Ella! Mírala. ESCENA Y. Dichos. Safo ceñida con la corona de laurel, y pomposamente ador nada. Lisimaco que lleva la lira. Cli. Llega, Mira á mi esposo. Ale. (Oh júbilo!) Saf. Faon!... Fao. Yo soy de hielo... Clim. Conocíasle? Lis. Ay mísera! Saf. E l... Mi Faon!... (como estática) Todos (entre sí) Oh cielo ! (con sorpresa y turbación) Saf. (Prorumpiendo en llanto) À los hombres y á los dioses Pregunté por tí, llorando... Mares, rios, valles, montes Recorrí á Faon llamando... Te hallo, ingrato ! pero en vano A otra esposa das la mano... Que aunque el cielo lo ordenase Tú lo debes rehusar. Ale. (En las penas que padece Se complace mi esperanza... Mas su llanto no me ofrece Cual quisiera la venganza. De interior remordimiento Agitada el alma siento, Y este estraño sobresalto Quiero y no puedo ocultar.) Fao i Dónde estoy! Qué es lo que hice? Ella me ama... Fui vendido..! Yo asesino á una infelice Cuyo amor constante ha sido. Contemplando su tormento, 32 In me desta il suo tormento... Sarà tutta la mia vita Un eterno lagrimar ! CU. (affiggendo gli sguardi sul volto di Paone) (Avvampò d’ un altro amore ! Fu costei la mia rivale! Due ferite in questo core Apre un barbaro pugnale ! Ah! per me d’ orrendo velo Si ricopre terra e cielo !... Trema il tempio... impallidito Manca il foco sull’ aitar!) Lis. (Ab! per Saffo, tra gli Dei Qual rimane ad invocar?) , Ipp. Dir. Coro. (Sorte avversa qui costei Trasse il rito a funestar.) Ale. Saffo, qui siamo in Leucade! (ripigliando Esci, ritratti ornai... la sua fierezza) Euron da te quest’ aure Contaminate assai. Saf. Altri mi segua. Ale. Stolida ! E chi ? Saf. Faon. Cli. Ipp. Dir. Coro. Che ardisci !... Fao. 0 Saffo!..- Ale. All’ ara pronuba Ti volgi, ed ammutisci, ( accennando i due serti nuziali) Ei sposo è già. ( Saffo resta come tocca da fulmine.) Lis. Deh! seguimi... Saf. E’... ver ? ( accostandosi a Faone e male articolando) Fao. Si... Saf. Sposo... è già !... ( un tremilo V investe in tutta la persona, quindi si lancia dissennata all’ ara, e 1’ atterra) 33 * Aunque tarde, me arrepiento... Condenada está mi vida A un eterno sollozar. CU. (Fijando sus miradas sobre el rostro de Faon.) De otro amor se vio encendido...! Mi rival miro presente...! Un cruel puñal me ha herido Con un golpe doblemente...! A mis ojos negro velo Ocultó la luz del cielo. Tiembla el templo... Palidece, Falta el fuego del altar. Ah! Por Safo entre los dioses A cuál debo yo implorar!... Ippia, Dirce y Coro. Suerte adversa la condujo Nuestro rito á perturbar. Ahora estamos en Léucade, Safo, de aqui te aleja. Tu impuro aliento el aura Contaminada deja. Otro me siga. Estólida ! Y quién? Faon. CU. Dir. Ipp. Coro. Qué intenta? Fao. Oh Safo!... Ale. Al ara prónuba Mira, y tu error lamenta. (señalando las dos coronas nupciales.) El ya es esposo. {Safo queda inmóvil como herida de un rayo.) Lis. Sígueme. Saf. Cierto? ( Acercándose á Faon y sin poder articular) Fao. Sí. Saf. Su esposo ya ! (La acomete un repentino temblor, se lanza sobre el ara y la derriba) Lis. Ale. Saf. Ale. Saf. Infame altar... lu tti gli altri Sacrilega!... Ale. Ipp., Coro. Quel Dio ti punirà... Saf. (Nell’ estrema disperazione.) Non è Dio chi Faone mi toglie , Chi mi rende per sempre infelice. A tai nozze 1’ auspicio s’ addice D’ una Furia... ed abbiatela in me. Alò., Ipp. , Sac. L’ ira eterna , che il fren già discioglie, La tua vita nel duolo consumi... Profanato hai 1’ asilo de’ num i, Anatema, anatema su te ! Fao. , CU. , Lis. , D ir. , Anc. Esci, guai se quell’ ira ti coglie Ch’ è sterminio, eh’ è morte dell’ empio!... F u ggi, fu g gi, insensata , dal tempio, Pria che il tempio non crolli su te! (Saffo è respinta: tutto è disordine e terrore.) 34CALA IL SIPARIO. 35 Infame altar... Sacrilega ! Ale. Ipp. Coro Dios te castigará. (En la mas completa desesperación. ) No es un Dios quien Faon me arrebata, Quien se goza en mi pena y mi injuria...! A estas bodas preside una furia, Contempladla , tiranos, en mí. Ale. , Ip p .. Sac. Ya sus iras el cielo desata Que tu vida entre penas consumen. Profanaste la estancia del Númen. . Maldición!... Maldición sobre tí!... Fao., CU., Lis., D ir., Done. Yete y teme que el cielo, insensata, De su enojo te muestre el ejemplo!... Huye... Huye primero que el templo Se desplome, infeliz, sobre tí. ( Arrojan á Safo. Todo es desorden v terror.) CAE EL TELON. PARTE TERZA IL SALTO DI LEUCADE. SCENA PRIMA. Luogo remoto in vicinanza dell’ ostello sacerdotale. Alcandro è nell' atteggiamento di presentar Saffo al Collegio de gli Aruspici, adunato presso all’ antro ; ella tien bassa la fronte e conserte le braccia, qual persona umiliata e contrita ; Lisimaco stassi più indietro, accanto ad alcuni Neocori ; Ippia è fra gli Aruspici. Tratto tratto odesi romoreggiare il vento. Ale. Voci del ciel, divini Aruspici, costei nel sacro bosco Grave cagion traea : L’ udite. Aru. Ipp. Parla. Saf. Io rea Di sacrilegio, qui pentita vengo Ad atterrarmi, onde placato il Dio Svolga dal capo mio Il tremendo anatema ; E quindi a spegner 1’ indomita fiamma Che tutta m’ arde, e che un destin perverso Colpevol fece, della sacra rupe Balzar domando. Lis. (Ahi misera ! ) Ale. Del Nume, Nel profetico speco, La volontà scrutate. Aru. Ipp. Andiam. (entrano nella caverna) PARTE TERCERA EL SALTO DE LÉÜCADE. ESCENA PRIMERA. Sitio retirado cerca de la estancia sacerdotal. Alcandro en ademan de presentar á Safo á tos Arúspidcs ( 10 ) reu nidos cerca de su cueva. Ella permanece con la frente inclinada, los brazos cruzados como una persona humillada y contrita. Lisi maco algo apartado junto á los guardias. Ippia entre los Arúspices. El rumor del viento se oye de vez en cuando. Ale. Intérpretes del cielo, Arúspices divinos , á este bosque Grave ocasión nos trae. Üidla. Aru. Ipp. Habla. Saf. Yo rea De sacrilegio , arrepentida vengo A humillarme ante D ios, porque aplacado Aparte de mi frente Su tremendo anatema. Y para disipar la ardiente llama Queme devora, y que un destino adverso Hizo culpable , de la sacra roca Lanzarme anhelo. Lìs. Ah, mísera ! Ale. En el antro Profètico, del Numen El deseo escrutad. Aru. Ipp. Vamos. ( Entran en la caverna) 44 Che voci... e respiro... nel petto mi arresta I Ale. La gioja eh' io provo il labbro non dice... Intender soltanto un padre la può! Saf. CU. Del par che inatteso, istante felice ! La gioja de' Numi quest’ alma provò ! Ipp. Aru. Alcandro , il rito a compiersi Manca brev’ ora, il sai... Ale.) d \.) Lis. Cielo !... A pregar nel tempio Uopo è che venga ornai. No... Sospendete... Uditemi... Pietà del mio cordoglio... Dal giuramento sciogliersi Ella non può. Nè il voglio. Oh padre, addio. Traetemi All’ are sante appresso. Fermate.-Un olocausto Offrir mi sia conceso : Nel sangue delle vittime Interrogar vo’ il Dio. Ne’ segni arcani apprendere S’ ei cede al pianto m io, Se al mio pregar dall’ orrido Voto P assolve. A noi Spetta indagar la mistica Offerta. Ed io? Noi puoi. Rammenta che lo vietano Le sacre leggi a te. • Essa è tua figlia. Ale. Oh smania ! L’ averno è tutto in me... Ah ! che un perfido son io !... Di me stesso io son 1’ orrore... ìpp. Aru. Ale. Ipp. Aru. Saf. Ale. Ipp. Aru. Ale. Ip. Aru.. 4o Y solo abrazarte me deja el contento. Ale. El gozo que siento mi labio no dice Tan solo el que es padre lo puede entender. Saf. Cli. Oh dicha impensada! Instante felice! Envidien los dioses mi estremo placer. Ipp. Aru. Alcandro , la hora próxima Está del sacro rito... Ale. , Cli., Lis. Cielo! Ipp. Aru. A rogar al templo Es fuerza venga va. Cli. Nó... Ale. Suspendeos... Lástima Tened de mi mal fiero... Ipp. Aru. Al juramento rígido No faltará. Saf. Ni quiero. Oh padre , á Dios. Condúzcanme Del ara santa al lado. Ale. Detente. Un holocausto Rendir me sea dado... Yo quiero ofrecer victimas , Y en la sangre que viertan Preguntaré á los Númenes Si el sacrificio aceptan, O si mi ardiente súplica Su enojo aplaca. Ipp. Aru. Solo A nosotros es lícito Saberlo. Ale. Y yo? Ipp. Aru. No puedes. La ley te niega, acuérdate Ese derecho á tí. Ella es tu hija... Ale. Oh rabia ! Siento el infierno en mí, ¡ Ah ! que un pérfido yo he sido : Me horrorizo de mí mismo. Í6 Ho tradito il sangue mio , D’ una figlia ho infranto il core! Me i rimorsi puniranno , Terra e ciel malediranno... Un iddio su questa fronte Parricida scriverà. Saf. Padre, il Dio tentar non giova; Arma il petto di constanza , La fatai, temuta prova E’ la speme che mi avanza. Se negato a questo core E’ 1’ obblio d’ infausto amore , Men tremendo della vita Il morir per me sarà. Cli. La germana che perdei, Un imene ambito tanto Mi concessero gli Dei Per dannarmi al duolo, al pianto! Ahi ! che un rapido baleno E’ la gioja in questo seno ! Ahi ! dai N um i, come in terra , E’ bandita la pietà. Lis. Ah ! la Parca i giorni miei Co’ suoi giorni troncherà ! Ipp. Aru. Quando parlano gli Dei» Per noi muta è la pietà. ( Alcandro è condotto dai Neocori nella sua magione. Olimene lo segue : Ippia e gli Aruspici rientrano con Safio nella spelonca ). SCENA III. Paone. Fra queste orrende tenebre m’ è grato Ad ogni umano aspetto Fuggir... fuggir potessi A me pur anco , a quel rimorso atroce Che le mie veglie, isonni miei divide, Che mi dà cento morti e non m’ uccide ! Qual frutto acerbo io colsi 47 » A mi sangre yo he vendido ! A mi hija abrí el abismo! Un atroz remordimiento Me dará eterno tormento , Y en mi frente un Dios airado Parriridai... esculpirá... Saf. Padre , al cielo el alma eleva , No dilates su venganza... La fatal temida prueba Es mi sola confianza. Mas si niega que al olvido Dé el amor que me ha perdido 4 Mas tremenda que la muerte La existencia me será. Cli. A la hermana y al amante Me volvió en un dia el cielo ; Mas mi dicha en un instante Se trocó en funesto duelo. Como el humo se ha deshecho La ventura de mi pecho,.. En el cielo y en la tierra Se ha estinguido la piedad. Lis. Ah ! La parca , si ella muere, Mi existencia cortará. Ipp. Aru. Cuando Dios habla , en nosotros Enmudece la piedad. ( Los guardias acompañan á Alcandro á su mansión, y Climene le sigue. Ippia y los Arúspices entran con Safo en la ca verna. ) ESCENA III. Faon. Entre la oscura soledad me es grato De todo ser viviente Huir... Huir quisiera De mí mismo también , y del tormento Que la quietud me roba , de tal suerte Que sin morir cien veces me da muerte. Qué acerbo el fruto ha sido 48 Dall’ ire mie funeste! Respinsi un cor celeste, Che un dio per me formò I Tutto a me stesso io tolsi! Tutto perdei !... Soltanto Per consumarla in pianto La yita a me restò. SCENA IV. Ippìa, A ruspici, e detto. Ipp. Ite ad Alcandro, Aruspici, Ei sappia che T offerta Ne’ suoi fumanti visceri Resedei Nume aperta La volontà, che sciogliersi Non può dal giuramento Saffo. (Alcuni Aruspici entrano nella magione sacerdotale) Fao. M’ ingombra 1’ anima Crudel presentimento!... Ah ! di’ : qual voto? IppSpingersi Colei giurò dell’ ima Vorago salutifera, Dall’ apollinea cima. Spera così 1’ obblio D’ amor che il ciel vietò. Fao. Ella si perde, ed io {nell' estrema agitazione) In vita io resto ? (rimane qualche tempo concentrato ne’ suoi pensieri) Ah ! no... (risoluto e come persona cui è balenato in mente una speranza) Mai più, mai più divisi, No, cara, non saremo... Sola una tomba avremo, I vortici del mar. E ne’ beati Elisi, Ove il piacer non muore, 49 De un ciego error funesto! Perdí un amor honesto Que Dios me deparó. Yo mismo lo he querido... Todo lo pierdo,.. En tanto Para pasarla en llanto La vida me quedó ! ESCENA IV. Dicho, Ippia y Árúspices. Ipp. Buscad á Alcandro, Arúspices, Y sepa que la oferta En sus calientes visceras Muestra del cielo abierta La voluntad. No es lícito Que falte al juramento Safo. (Algunos Arúspices entran en la mansión sacerdotal ) Fao. Fatal pronóstico Que al alma oprime siento. Ah! Di... qué voto ? Ipp. Impávida Safo, lanzarse jura Al espiatorio piélago De la Apolínea altura. Asi el amor se olvida Que el cielo no aprobó. Fao. Ella perder la vida (sumamente agitado) Y yo existir!... Ah! nó. (Permanece algunos ins.antes abismado en sus pensamien tos, y después vuelve en sí como animado de un rayo de es peranza.) Jamas , jamas, bien mio Ya nos separaremos , Que unidos moriremos En el profundo mar, Y en los Elíseos campos Tranquilos , satisfechos , 50 Ritornercm d’ amore Insieme a palpitar. Ipp. Ritratti » il dì già spunta , L’ ora del rito è giunta : In questo sacro orrore Non lice a te restar. (Paone parte, Ippia lo segue, gli Aruspici entrano per 1’ opposto lato). SCENA V. Parte meno ripida, a mezzo la salita del promontorio di Leucade, di cui vedesi la cima orribilmente sporgere sul mare ; quà e là fu nerei monumenti e colonne trionfali di coloro che perirono o so pravvissero al salto. Il Popolo Leucadio si avanza pieno di costernazione; precedono quindi, accompagnati dalle Guardie sacre , i sacerdoti di Apollo e gli Aruspici, fra i quali è Saffo in bianca veste, e cinte le chio me: Lisimaco mestamente la segue, recandone il serto e la lira. Pop. Sac. Aru. Saf. S’ ella paventa o dubita (sommessamente) Speme per lei non resta : Una pietade incauta Esser potria funesta Non un sospiro , un gemito La sventurata ascolti, Non vegga d' una lagrima Bagnati i nostri volti ; Fin la preghiera esprimere Al labbro sia vietato... Giunge agli Dei più grato Priego che manda il cor. Al Dio sorgente , or volgiti, (soffermandosi) Implora il suo favor. (guatando il culmine della montagna ) Premio d' amor , cui non fu pari al mondo, Eccolo ; morte !-La virtù del senno Vacillar sento in me !... Non ascoltai Figlia nomarmi?... Sul mio core, il core Non palpitò d’una sorella?.-. Io voglio 51 Volarán nuestros pechos De amor á palpitar. Ipp. Aru. Retírate... La aurora Despunta, y ya del rito • Se va llegando la hora, No puedes aqui estar. (Parte Faon, Ippia le sigue. Los Arúspices entran por el lado opuesto.) ESCENA V. Párage menos escabroso á la mitad de la subida del promontorio de Léucade, cuya cima se ve avanzada horriblemente sobre el mar. Hay esparcidos algunos monumentos fúnebres y columnas triun^ fales consagradas á la memoria de los que perecieron ó sobrevi vieron al salten Los habitantes Leucadios se adelantan llenos de consternación. Pre cedidos de los guardias del templo llegan algunos Arúspices, en tre los que viene Safo vestida de blanco y el cabello tendido. Lisimaco la sigue tristemente, llevando el laurel y la lira. Pue. Si ella vacila ó teme Perdióse la esperanza, Y fuérale funesto Un resto de confianza. Ni suspiros ni súplicas Escuche la cuitada, Ni vea en nuestras lágrimas La compasión pintada, Ni en nuestros labios óigase La mas leve plegaria. Votos que el alma envia Acepta Dios mejor. Aru. Que los celestos Númenes (deteniéndose) Te presten su favor. Saf. (contemplando la cumbre de la montaña) Hé aqui el premio, cual otro no vió el mundo, Del amor: muerte. Desmayar me siento! 3ías de hija no escuché el sagrado nombre No palpitó sobre mi pecho ha poco El pecho de una hermana ? Sí... yo quiero Benedetta dal padre, al santo scoglio Recarmi... Pop. Ei giunge. SCENA VI. Alcandro, Olimene, Dirce, e detti. Ale. Oh figlia !... CU. Sorella... Saf. Chi sei tu ? CU. Non mi ravvisi? Climene. Saf. Ah si !... Promisi Per te cantar l' inno di nozze... Il plettro A me si porga. Gli altri. E’ fuor di se!... Ale. Ne muojo !... Saf. ( dopo essersi cinta del serto , e tolta di mano a Li simaco la lira) Flutto che muggi a questa rupe infranto , Loquaci aure del ciel, tacete : io canto ! - (tocca la cetra atteggiandosi a nobile contegno e sfavil lando poetico fuoco dagli occhi) Teco dal are pronube Vengo al paterno tetto. Sparso di fior’ , di porpora Ecco ammantato il letto ! Di mille tede splendere La luce intorno io veggio! Delle sonanti cetere Odo il festivo arpeggio ! Liete donzelle intrecciano Volubili carole !... » Chi giunge dall’ empireo ? » Di Citerea la prole ! » Partiam , parliam che amore » Non tollera dimore. Di rosea nube il talamo Già tutto ei cinge e serra... o 'ì 53 Bendecida del padre, al sacro escollo Llegarme. Pue. El viene. ESCENA VI. Dichos, Alcandro, Climene, Vine. Ale. Oh hija!... Cli. Hermana ! Saf. Quién sois vos ? Cli. No me conoces? Climene. Saf. Ah ! Sí ; en tus bodas Cantar el himno he prometido. El plectro Volvedme. Los otros. Ella delira. Ale. Oh pena ! Saf. ( después de haberse ceñido el laurel y tomado la li ra de las manos de Lisimaco. ) Inquieto mar que ruges con espanto... Auras que murmuráis... cailad... yo canto. ( Toca la lira dando á su rostro la mas noble espresion, y despidiendo de sus ojos el fuego poético. ) Ven desde el ara prónuba Hasta el paterno techo, Donde de rosas cándidas Te espera orlado el lecho. En torno tuyo espléndidas Arder cien teas mira ; Y escucha el eco armónico De la festiva lira : . La honesta danza al júbilo Mas grato aspecto dióle... ¿ Quién baja del empíreo? De Citeréa la prole... Partid, que amor espera. Y treguas no tolera... Ya cubre el nupcial tálamo Un sonrosado velo... \ • •