Muta di Portici : melodramma serio in tre atti
Abstract
En la port.: "Rappresentarsi nel Teatro Carlo Felice, il Carnovale e Quaresma 1861-62"
Full text
Jv* ■ - L■) - /./ /•} 5? X LA MELODRAMMA SERIO IN TRE ATJL . _ b e a rla <*©G r ;;etnorta del malo- ,-ratio Po e t à ^ T T ^ MATlTWS i: ^ i—11 ■*•*• _ _ V\ -
9
, A \ S V i la MUTA DI PORTICI MELODRAMMA SERIO IN TRE ATTI da rappresentarsi NEL TEATRO CARLO FELICE ..... . IL CARNOVALE E QUARESIMA 1 8 6 1 - 6 2 . • ■ sJ Pi)' GENOVA Tip o g r a f ia P o n t h e n l e r e C. 1 8 6 2 .
©
La MUTA DI PORTICI MELODRAMMA SERIO IN TRE ATTI da rappresentarsi NEL TEATRO CARE© FELICE IL CARNOVALE E Tip o g r a f ia P o n t iie n l e r e C. 1862.
PERSONAGGI ALFONSO, figlio del duca d’ Àrcos Sig. Corsi Achille. ELVIRA, di lui fidanzata Signora, Poinsot Eufrosina. FENELA, sorella di Signora Friedberg Katrine. MASANIELLO, pescatore Sig. Armandì Eulimio. PIETRO, pescatore Sig. Junca Marcello. DORELLA, pescatore Sig. Barella Antonio. LORENZO, Sig. Giorgi Raffaele. SELVA, confidente d’Alfonso e seguace del Duca Sig. Iteduzzi Francesco. EMMA, sua affezionata Signora Solimano Giuseppina. Coro Dame — Cavalieri — Armigeri — Pescatori Pescatrici — Popolo — Danzatori. La scena è in Portici e nelle sue vicinanze. ' Musica del Maestro Sig. D. F. L. Auber. I versi virgolati si ommcttono per brevità.
ATTO F U M O PARTE PRIMA ---- ^ ---- SCENA PRIMA. Giardini nel palazzo del Duca d’Arcos adorni per pompa nuziale, a sinistra l’atrio di una cappella, a destra trono eretto per la festa. All’ alzarsi della lela veggonsi attraversare il teatro vari armìgeri, guidali da Selva. Cono DI DENTRO. p kantiani del nostro prence Cantiam la fausta sorte; Amor di sue ritorte A Imen lo stringerà. (Alfonso giunge: egli è inquieto, ed aggirandosi per la scena mosira l’agitazione del suo cuore) Alf. Queste voci di gioia, oh! come all’ alma Scendon funeste. A me non torna caro Il posseder colei Che fu de’ pensier miei L’unico voto e la speranza sola A cui tendeva il cor, se me dolente E tristo fa il rimorso.... Da chi, gran Dio I.... da chi sperar soccorso? SCENA li Selva e detto Selva, tu alfin giungesti. Ohi dimmi, amico, Sai di Fenela tu che avvenne mai ? Signor, l’ignoro; e il zelo mio fu vano; Vane le cure a rintracciarla. Alf. Sel.
— 4 — F È questo, Questo il frutto crudel de’ mìei trasporti. Ohimè 1 forse ella è spenta. Sel. Allor che intorno il grido S’ alza delle tue nozze, allor che assente Porger Elvira a te la destra e il core, Qual nell’ alma terrore D’un pescator ti può inspirar la figlia, E il suo destin? Alf. Mei chiedi ? 11 rimorso mi opprime 1 Io la sedussi Celandole il mio nome; e più son reo, Che il suo destin misero e strano, oh Dio! Più facil rese il tradimento mio. Sel. Che sento? Ale. » La parola » Fu al suo labbro rapita j Da un’orrenda sventura, e all’infedele » Si abbandonò che le giurava amore, » Che al pianto poi lasciolla ed al rossore. » Io t’ adorava allor, gentil fanciulla, , E quando teco io m’era, e quando assorti » Erano i nostri cor nella più dolce » Sensazion dell’alma, » Non lo potendo il labbro, , Gli occhi tuoi rispondeano a’ voti miei. Sel. j D’amor sì vile alfin trionfasti, o prence Alf. » Non la ragion soltanto , Me la fece scordar. — Elvira io vidi; » Io la vidi e l’amai. Di questo core » Ella soltanto allor prendea l’impero ; t> Nè ti sorprenda se in sì lieto giorno, » In che l’amor m’unisce a lei che adoro, , Per colei che tradii piango e m’accoro. Da un mese io l’ho perduta, e forse estinto, Amico, eli’ è. Sel. Sgombra sì rio presagio:
li padre tuo fbrs’ anco La sottrasse, o signor a’ sguardi tuoi.... Ei per indole altero Non fia men con il figlio aspro e severoAlf. Ma del cortèo che innoltra Odo eccheggiar le più festose grida: Vien meco, anzi veder lei che tant’amo, Sgombrar dal eor ogni tumulto io bramo. ' (parte con Selva) SCENA HI. Elvira e Coro. — Marcia e Corteo. (Elvira giunge accompagnata da giovani sue compagne e da signori. Emma è con Elvira) Coro La più gentil donzella Alfonso ritrovò. Ognuno a tal novella Di giubilo esultò. Elv. Piacer d’eccelso stato, Splendor della grandezza, Voi siete un nulla del mio bene allato. Miei fedeli, i vostri accenti Mi son pegno dell’ affetto Che per me nutrite in petto, A cui grata ognor sarò. Oh I momento -- di contento, Io ti sento nel mio cor. Oh 1 pel mio fedele amor Caro momento. Non più mistero; Mi parla il eor, Felice e altero Del mio tesor. Oh ! dolci giovanelte, Che me in amico stuolo Seguiste in queste arene, Lasciando il patrio suolo, — 5 —
Yoga, e se preda intendi, T’ arriderà il destin. L’ opre a non far fallaci, Silenzio, o pescator : La preda in mar, se taci, Won fìa che fugga ognor. Coro e Bor. Silenzio, o pescator : La preda in mar, se taci, Non fia che fugga ognor. II. Ma s . ' S’ attenda : il lieto istante Forse lontan non è. Spingi la nave innante: Prudenza sia con te. L’ opre a non far fallaci, Silenzio, o pescator : La preda in mar, se taci, Non fia che fugga ognor. Coro e B o r. Silenzio, o Pescator : La preda in mar, se taci, Non fia che fugga ognor. SCENA II. Pietro e detti. Mas. Ma Pietro io veggo : quale avrà novella ? (Io prende in disparte, e lo conduce sul davanti del teatro, mentre i pescatori si allontanano e tornano alle loro occupazioni) Nessun qui apprese la sciagura mia, Tenero amico ; a te sol T affidai ; Scopristi lu il destiti dì mia sorella ? Fiet. Di Fenda la sorte E tuttora un mistero, — 12 —
De’ suoi passi la traccia invan cercai ; È un rapitor senz’ altro ... Mas. Oh rabbia 1 ed io, Io suo frate!, non la fei salva ancora i Ma cosi nero oltraggio Verrà punito ; e vola il core oppresso .. Pi et. A che mai.. parla alfin... Mas. A un fier eccesso. - 13 — (È lieve ogni periglio Se in petto ho la procella, In me della sorella Si versa il disonor.) Mi seguirai ? Lo giuro : Pi ET. Teco morir saprò. Mas.(L’ onor...) PlET. È il ben più Che conseguir si può. , Mas.0 meco avrai vittoria... Piet.0 teco morte avrò. a2 • (È lieve ogni periglio Se in petto ho la procella, In™? della sorella Si versa il disonor. ) Vendetta orribile Me all’ ire invita ; Ardor terribile M’ infiamma il sen. Se un vii mi fece Trista la vita, Sua morte rendami La pace almen. Piet. Pensa a punir 1’ oltraggio: Mas. Col sangue il punirò.
Piet. Chi all’onor tuo fe’ ingiuria.,.. Mas. Più vita aver non può. a 2 (È lieve ogni periglio Se in petto ho la procella , In ^ della sorella Si versa il disonor.) ( is questo momento comparisce Fen. in cima agli scogli, guarda il mare, ne misura coll’ occhio la profondità, e sem bra disposta a precipitatisi....) SCENA III. Fe n e l a e detti. Mas. Che veggo! - mia sorella... èdessa... è dessi... (a queste parole Fenela si volge : vede il fratello e discende rapidamente dagli scogli. ), lidia le voci il ciel d’un’alma oppressa (aPietro) Fe n . (è discesa ed é fra le braccia di suo fratello) Mas. Non credo ancor asensi miei rapiti: Sei pur tu? Sei pur tu ch’io stringo al seno? Qual segreta cagione a me ti tolse? Fe n . (esprime che glielo dirà, ma ad esso soltanto) Piet. 1 T’ intendo': io m’ allontano. » (Ma non lunge di qua starò spiando. » Più non mi sfuggi; e quando > Crederai vendicarti, » Servendo alle mie arti, » Te strascinando e gli altri alla ruina » Me sol pago farà strage e rapina.) ( via ) SCENA IV. Ma s a n ie l l o e Fe n e l a . “ ' H Ma s . Ebben? eccoci soli. Fe n . (gli manifesta la sua disperazione, c gli confessa che la sua prima intenzione era di precipitarsi nel mare e di terminarvi la sua esistenza) — 14 —
Mas. Attentare a’ tuoi giorni? oh cieli tE N . (ma che però non ha votato morire senza prima vederlo, abbracciarlo e ricevere il suo pèrdono) Mas. Fenela? Il mio perdono? FeN. (glifa intendete che non merita più la di lui tenerezza: gli dipinge i suoi rimorsi... si è data ad un perfido) Mas. Un seduttor? eh’ ei tema Il mio fu ro r. FeN. (gii esprime che doveva spesarla, che lo aveva giurato in faccia al cielo, che ella ha prestalo fede al sno giu ramento ) Mas. Chi è desso il vii? Fe n . (risponde di non voler farlo conoscere) Mas. Io voglio Saperlo ad ogni costo: ei tener salda Deve la data fede. Sorella.... io vo’ conoscerlo. FeN. (gli risponde esser inutile; che non vi è più speranza: é quello che oggi ha sposala uu’allra) Mas. Crudele! In onta a tutti io punirò quel vile, A me fatai pur fìa giorno cotanto. Sia dato il segno e vengano i compagni. Fe n . (cerca inutilmente di calmare suo fratello/ Mas. Invan calmar tu cerchi La rabbia ond’ io son pienoL: Rinverrò il vii, fosse all Averno in seno. SCENA V. Dorella, Pescatori e deltiMas. Venite, amici: è giunto^ Di mia vendetta il giorno, Tutto s’allegri intorno, Morrà Yindegno alfìn. La perfida fortuna Mi porge alfine il crin. - — 15 —
* Cono è Dorella.. Su lutti noi ricade L’ oltraggio a te recato, Saprem morirti a lato Senza spavento in cor. Mas. Ah 1 la voslr’ ira apporti La morte al traditor. (le donne cd i fanciulli entrano in iscena; ad un cenno dir Masaniello, Fenela si unisce alle compagne) Silenzio; ognun s’ appresti A vendicar l’onor. E perchè ascoso resti L’ arcan del nostro cor. .. Gl i a l t r i Canliam con lieto core, Canliam in securtà. Sen va col tempo amore, Ed il piacer sen va : Le donne Cantiam con lieto core, ec. Gli uom. Ardir, vigor, amici, Il vii cader dovrà. SCENA VI. Pietro e deltiMas. Ghe rechi, olà? p1Ex. S’avanza (piano) Un’ orda a noi d’ armati. I tuoi furor svelati Esser potrian alfln. 1)0». Ecco, il tamburro aununzia Lo stuolo a noi vicin. Nessun timor: cantate, Ne dà fortuna il crin ; CORQ GENERALE. Cantiam con lieto core, — 16 —
— 17 — Gantiam con securtà. Fugge col tempo amore, Ed il piacer sen va. Mas. Andiam; con frutti e reti Resti l'inganno occulto. (ad alcuni cautamente) Piet. Vendetta a tanto insulto Più tarda non sarà, (ad altri c. s.) Mas. D’ allarme al primo grido Piombate sull’ infido, Ne più ci opprimerà. Coro d’uom.D’ allarme al primo grido Presto ciascun sarà. (c. s.) (c. s.) (chi riprende le sue reti: chi ascende i battelli: le donne collocano delle ceste di frulla sul loro capo — tutto e movimento. — Partono.) PARTE TERZA SCENA PRIMA. *:;IVERS1TARIAS V OE Ricco appartamento nel palazzo del duca d’Arcos. Alfonso ed Elvira. Alf. Pietà ti prenda del crudel mio stato. Elv. Ah! lasciami fuggir da un core ingrato. Alf. Almen ti mova il vivo mio dolore. Elv Io non odo un spergiuro, un traditore. Alf. « Sì, son reo, lo confesso, il mio rimorso « Ti favelli per me. Elv. « Vanne, crudele, « Fuggir ti debbo, e pure . « T’amai, e t’ amo ancora. Alf. Se fui crude!, spietato, Io non lo fui con te; misero Alfonso ! Fuggi da questa corte « Un’ ingrata consorte; Convien cbe lunge io*mora,
Ma in onta al tuo rigor, io t’ amo ancora (parte) Elv. Ah ! ferma, arresta ! Misera ! che dissi ? lo r amo, e lo condanno ! Questo è ijn morir d’ affanno. Pietosi Dei clementi, Quando mai fine avranno i miei tormenti. Cesseranno alfin le pene, Tergerò al mio sposo il pianto, Del mio bene alfin d’ accanto 11 mio cor giubilerà. Soave immagine della mia pace, Non esser rapido sogno fugace: Pietoso Amore, non mi tradir, Più rio dolore chi può soffrir? Di sposa misera che mai sarà ? Pietoso amore, di me pietà. (parte) SCENA li. Piazza del Mercato. ( Si vedono giungere ballando delle ragazze, recando cestelli di fiori e frutta: dei pescatori portando varie derrate. — It mercato comincia— i fiori ed i frulli sono esposti in v en dita ovunque a guisa di scalinate ) Fe n e l a , Ragazze, Pescatori, Villani e Cittadini. Frattanto che i giovani e le ragazze ballano, varii abitanti seguiti dai loro subalterni attraversano i viali del mercato, contrattano e comprano. — Fenela c le sue compagne si pongono sul davanti della scena coi loro cestelli di frulla. Fenela trista e pensierosa non dà mente a quanto accade d’ intorno a lei, e di quando in quando si alza soltanto per vedere se comparisce suo fratello o qualche persona della corte. Coro Aperto è già il mercato: Signori, andiam, venite. Il pesce a buon mercato; A buon mercato i fior. Limoni, frutti ed uva; Aranci e maccheroni, — 18 —
Rosolio e vini buoni . , . Andiam : mi faccia onor. Da me, chi vuol comprare, Do me, da me, signor. — 19 — SCENA 111. Selva, Armigeri e detti. FeN. (vede Selva, lo guarda dapprima con curiosila, ma lo riconosce, fa un geslo di spavento; torna a sedere e pro cura di nascondersi a lui) Se i.. ( percorre i varii gruppi di ragazze e le guarda con attenzione; giunto vicino a Fenela fa un gesto di sorpresa) No, non m’ inganno, è lei... Fenela . . . A me, compagni, Seguite i passi miei . . . .(a Fenela che si alza spaventata, e corre a ripararsi fra le sue compagne, e co’ suoi gesti le supplica di volerla proteggere) Coito 0 ciel, di lei pietà. Da così fiera gente Chi scampa la dolente, Chi salva la farà. Selva e Chiunque ardisca opporsi, Arm. 11 fio ne pagherà. (Selva e gli armigeri stanno per condur via Fenela; quando giungono in mezzo al mercato s’ incontrano in Masaniello) SCENA IV. Masaniello, Pietro, Pescatori e detti. Perchè costei vien tratta ? Ritratti. È mia sorella ! Ritratti, alma rubella, 0 dèi tremar per te. Temi dell’ ira ond’ ardo (snodando un ferro). Si tolga a quel codardo 11 ferro ond’ ei s’ armò. Mas. Sel. Mas. Sel. Mas. Sel.
Mas. Compagni, il vii scopersi, Il ciel mi secondò. Coro Corriam, corriamo in fretta, Corriamo a sterminar. Pretesto la vendetta Ci porge a depradar. Mas. Corriamo alla vendetta, Chi m’ odia a sterminar. (corrono colle faci accese per il teatro, e sono animati allo scoppiar dell’ incendio) — 20 — FINE DELI,’ ATTO SECONDO. f
ATTO TERZO PARTE QUARTA SCENA PRjlM|A. Capanna di Masaniello. Masaniello, indi\ Fenela abbattuta e vacillante. Mas. Che veggo mai !... Fenela... Oh ! qual pallore ! Se l’oltraggio per noi non stette inulto, Onde il dolor che sul sembiante hai sculto? Fe n . (sh dipinge il disordine della città) Mas. L’ eccidio invan io chiesi Di mitigar, o suora. Fe n . (gli descrive coi gesti gli orrori ai quali la città è abbandonata, il saccheggio, la strage, l’incendio) Mas. Sì, dalle fiamme è la città distrutta ; 11 figlio dalla madre è trucidato ; E il fratei pel fralel cade svenato. — Ohimè! pur troppo! questi orror vid’ io: Ma tu lo sai che puro è il braccio mio. Su questo seno il tuo spavento sgombra, Socchiudi al sonno gli occhi lagrimosi, Io su te veglierò mentre riposi. Fe n . (gli esprime che non può più reggere alla stanchezza e si sdraia sulla stuoia) Mas. Discendi, o sonno, o vago Conforto a un mesto core, Scendi per lei dal ciel. E sperda appien l’imago Nel sogno più ridente Del suo destiti crudel. Discendi, o sonno, ah scendi! E pace e calma rendi A un angelo del ciel. (Fenela s’ addormenta)
Tutti Un P e sc . PlET. Tutti Pie t . Pie t . Por Pie t . Bo r . Esulta: il tuo naviglio Sicuro in porto entrò. Hai tu di Masaniello Spezzate le catene? (''cautamente^ Quel core a noi rubello (c. s.) Punito ho col velen. { accennando la sala del banchetto! IL La rabbia dei pirati, A sera ed all’ aurora. Al pescator talora La morte minacciò. Ma il Nume dei dolenti, Pietoso a’ suoi lamenti, Lo scorge; e il miser campa Dal mar che il minacciò. Esulta, il tuo naviglio Sicuro in porto entrò. Alcun qui avanza, parmi.... SCENA II. Dorella e detti. Qual ti agita spavento, Borei la ? Amici, all’ armi ! Contro di noi raccolti, Ver noi son già rivolti Ben mille assalitor. Innoltran essi.... Oh rabbia ! Contro di noi pur sembra Che il ciel armato sia, Di qualche pena ria Presagio a noi si fa. Cupo il Vesevo mugge In grembo della terra; E ognun, che intorno fugge, Speranza più non ha. — 28 —
Pesci. Chi dal castigo ornai Salvare ci potrà ? — 29 — Do n n e Sol Masaniello il puote, Ei sol ci salverà. Bo r . Non è più tempo. Coro Oh cielo ! ’ Mon è più forse in vita ! Bor. Si, ma, gran Dio ! smarrita La sua ragione egli ha. Il suo delirio estremo À morte il condurrà. Pie t . È Iddio che l’ha colpito! Bor. Talor feroce, irato Sul campo ov’ha pugnato Fra i spenti ei crede star. Or nella gioia eccede ;• Canta a riprese, e crede La barca sua guidar. Coro Oh Pietro!.... sciagurato!.... S’ei muor, dovrai spirar. Pie t . In breve fìa calmato Quel folle delirar. Bor. Silenzio, ei vieni,... SCENA III. Ma s a n ie l l o e detti. Il disordine delle sue vestì è nunzio del disordine delle sue idee. Mas. Corriamo ! Corriamo alla vendetta, Chi m’odia a sterminar. Bor. Ritorna in te.... Mas. Silenzio, Silenzio, pescator; La preda in mar, se taci, Non fìa che fugga ognor. /
Pi e t . La sorte ci minaccia : Abbatti ornai, discaccia Chi ti vuol fare oppresso, Chi vile ti vuol far. Partiam .... Coro L’ amor t’appella. Mas. Partiam : la sera è bella : Venite, amici.... andiam. (il cielo s’ imbruna, ed il Vesuvio, che si vede in lonta nanza, comincia a gettar fiamme) Cantiam con lieto core, È breve assai P età ; Fugge col tempo amore.... Coro Di te, di noi pietà! SCENA IV. Fenei.a e detti. FeN. (si precipita verso Masauiello. Gli comunica che i soldati procedono in buon ordine colle bandiere spiegate, e che i tamburi danno il segno della m arcia.— I tumultuanti sono fuggiti spaventati; chi ha gettate le armi, chi ha domandato la vita in ginocchio. — Conduce Masaniello verso la finestra del palazzo.... E ccoli... Avanzano.^ — 30 — PlET. Lo vedi?... il loro sdegno A morte ci trarrà. Ma s . ( a poco a poco rientrando injsè, ed abbracciando con trasporto Fenein ) Fenela.,.. mia sorella.... Onde quel duol espresso.. .. PlET. Per P inimico istesso Che riede in securtà. Ma s . Che ascolto?.,, e chi ritorna?... PlET. Sono i nemici.... Ma s . Olà.... All’armi!,... Tutti Ei ci conduce
È Masaniello il duce ; Vittoria si otterrà. (Escono tulli colla spada in mano, conductndo Masaniello, che raccomanda a Barella di aver cura di Fene ) SCENA V. Fenela sola, ( accompagna colla vista suo fratello per qualche tempo. Ri torna verso il proscenio, ed invoca per lui la protezione del cielo. È la sola cosa che domanda, giacché per essa non v ’ è più nessuna speranza di felicità. — Esamina ancora In sciarpa datale da Alfonso: vuol disfarsene e manca di risoluzione. . la guarda... la bacia... sente camminare e la nasconde) SCENA VI. Elvira, Borella e detta. Er.v. Rimanti, oh del? rimanti, (a Fen. che vorrebbe allontanarsi ) Ovunque è strage e pianto: Vieni, ad orror cotanto Togliamci per pietà. Fe n . fnon ba nulla a temere e vuol restare; Elv. Odi d5 intorno il suono, Che i più valenti atterra : Scampata a stento io sono Dal fulmine di guerra ; A tuo fratello io deggio E vita e libertà. Bor. Ha vinto Masaniello ; pudendo un frastuono di grida festose^ La turba ei già sperdea; Siccome ei già riedea , Ei torna vincitor. Che veggo!.... è desso Alfonso: Qual tema ingombra il cor! SCENA ULTIMA. Alfonso , seguito e delti. Fe n . fgli va incontro precipitosamente, egli dimandi! di Mas.; — 31 —
Ai.f. Il tuo fratello.... oh pena! Parlar io posso appena: Egli tuttor pugnava, E mentre risparmiava La vita all’idol mio.... Parlar non posso... oh Dio! , Per cotant’ opra irata.... La turba ivi affollata.... Boa. Di cui T affetto egli tra.... Alf. La turba lo svenò. Fe v . (01611’ udire tremante un tale racconto, cade mezza sve nuta fra le braccia di Borei!,' ìJ Alf. Privo del mio soccorso Il misero spirò. Ma il vendicai — tremenda Fu la vendetta mia. La turba iniqua e rio Da’ miei dispersa fu. Or che perduto è Àniello, Fuggire è lor virtù. Fe n . f rinviene a poco a poco dal suo svenimento. Vede Alfonso accanto ad Elvira, si rialza: getta su di Alfonso un ultimo sguardo di dolore c di tenerezza ; unisce la mano di lui a quella di Elvira, e si precipita veiso la scala di prospetto. Sorpresi da una così improvvisa partenza, Alfonso ed Elvira si rivolgono per darle un estremo addio. — In questo momento il Vesuvio co mincia ad eruttare dei vortici di fumo e fiamme. Fenela, giunta sul terrazzo, contempla questo terribile spettacolo. Resta alquantó sorpresa, indi stacca la sua sciarpa, la getta verso Alfonso, innalza gli occhi al cielo, e si precipita nella lava ardente. ( Alfonso ed Elvira gettano un grido di spavento. Contemporaneamente il Vesuvio mugge con più furore; le lava infiammata esce precipitosa dal cratere del vulcano. - Il popolo qui accorso si prosternai Coro Coperto è il ciel d’ un velo : Tutto è spavento e orror, — 32 —
i