scieee AI-readable full text Open interactive document viewer

Tecnologia e abilità artigianale nei Cavalli di San Marco: la fusione, l'assemblaggio e la doratura

Galliazzo, Vittorio

Abstract

Galliazzo, Vittorio

Full text

Vittorio Galliazzo Una affascinante ed eccezionale testimonianza sulle caratteristiche e sul virtuosismo della tecnologia antica 6 senz'altro offerta dalla analisi della fusione, dell'assemblaggio e della doratura dei Cavalli di San Marco a Venezia, famosa quadriga da noi gii esaminata sotto i1 profilo storico, ippologico ed artistico in un precedente numero della presente rivista'. Poche sculture bronzee antiche posseggono infatti la possibiliti del gruppo equestre veneziano di poter fornire informazioni precise e controllate sulla tecnica di fusione antica, almeno di un certo periodo; anzi nessun grande bronzo si presenta all'occhio dell'esperto con i vantaggi di un control10 reciproco ed incrociato che offrono questi quattro Cavalli usciti senz'altro da una stessa fonderia e quindi da una stessa abile mano artigiana2. :' Un vivo ringraziamento vada ancora al caro amico professore dottore Marc Olivé Mayer, per aver accolto quest'altro mio articolo nella sua rivista. ' Si veda: V. GALLIAZZO, .I Cavalli di San Marco: una quadriga greca o romana?., Faventia, 612, 1984. Sul problema della fusione dei Cavalli di San Marco I'unico studio degno di rilievo e quello puramente empirico di K: KLUGE, K. LEHMANN-HARTLEBEN, (~Die antiken Grossbronzen~, vol. 11, in Grossbronzen der romischen Kaiserzeit, BerlinLeipzig 1927, pp. 83-85), mentre limitati in sostanza alle caratteristiche della lega sono gli studi apparsi nei cataloghi delle varie mostre dei Cavalli di San Marco (AA. VARI, I Cavalli di S. Marco. Catalogo della mostra. Convento di S. Apollonia. Venezia TECNOLOGIA E ABJLITA ARTIGIANALE NE1 CAVALLI DI SAN MARCO: LA FUSIONE, L'ASSEMBLAGGIO E LA DORATURA* La lega E' noto fin dall'Ottocento, ed i stato ribadito ultimamente anche dagli studi recenti, che la lega dei Cavalli di San Marco 2 ternaria, ma con una percentuale di alliganti (stagno e piombo) cosi bassa da far parlare di rame impuro (96-98%); inoltre i risaputo che la fusione 2 senz'altro stata fatta secondo i1 procedimento della formatura indiretta mediante ((tasselli concavin o, in gergo, ((scorzoni*. Ora dai nostri diretti esami dei singoli Cavalli (soprattutto dell'A e del B) abbiamo potuto ricostruire passo passo le varie fasi di tale procedimento (ben otto) con i1 risultato di aver ricuperato un metodo di fusione antico che in molti punti, a quanto sembra, era ignoto ed in ogni caso appare tecnologicamente differente da que110 modern0 che gli i analogo3. Innanzi tutto la fusione di ogni singolo cavallo non 2 awenuta, come si va dicendo, fondendo testa e collo da una parte e tronco con zampe e coda dall'altra, ma smembrando i corpi dei Cavalli in ((pezzi di fusionen assai pi6 numerosi e fondendo ognuno di essi come una scultura a si stante. Sicché in ogni cavallo abbiamo i seguenti pezzi di fusione: testa con collo, arcata dentaria inferiore, anelli del morso giugno-agosto 1977, Venezia 1977, p. 185 SS. = qui citato: Mostra 1977); vari altri articoli ~ubblicati su riviste nazionali o internazionali, in ultima analisi, ripetono o riportano quanto gli esperti della Mostra veneziana avevano scritto. I1 nostro studio invece, seppur difficile per chi non conosce le complesse operazioni di una fusione, ha voluto offrire un quadro completo ed articolato di tutte le fasi riguardanti tale tecnologia nei Cavalli di San Marco (V. GALLIAZZO, I Cavalli di San Marco, Treviso 1981, p. 113 SS. = qui citato: GALLIAZZO, 1981). Sulla fusione in generale nel mondo antico, si vedano, tra gli altri: K. KLUGE, K. LEHMANN-HARTLEBEN, op. cit., ed inoltre vol. I, rDie antike Erzgestaltung und ihre technischen Grundiagen., Berlin-Leipzig 1927; J. CHARBONNEAUX, Les bronzes grecs, Paris 1958, pp. 3-23: ivi prec. bibl. alle pp. 131-32; S. DOERINGER, D. G. MITTEN, A. STEINBERG, Art and Technology, A Symposium on Classical Bronzes. Cambridge, Massachusetts-London 1970, p. 5 SS.; F. RONCALLI, .I1 "Marte" di Todi, Bronzistica etrusca ed ispirazione classica, Memorie della Pont. Accademia di Archeologia, Serie 111, vol. XI, 11, 1973, soprattutto pp. 35-52: ivi ampia prec. bibl. con schema a p. 48 di ben sette tipi di fusione; AA. VARI, Principes d'analyse scientifique, .La sculpture, Méthode et vocabuiuire, Paris 1978, soprattutto pp. 239-335: studio fondamentale anche se riferito all'eti contemporanea, con imponente bibliografia dall'antichita ad oggi alle pp. 707-33; E. FORMIGLI, .Note sulla tecnologia nella statuaria bronzea greca del V sec. a.C.*, Prospettiva, 23, ottobre 1980, pp. 61-66: ivi prec. bibl. = in Boreas, 4, 1981, pp. 15-24; K. LEHMANN-HARTLEBEN, nDrei Entwicklungphasen griechischer Erzplastikm, Boreas, 4, 1981, pp. 7-14. ' GALLIAZZO, 1981, pp. 113-44; piu precisamente sulla lega: pp. 113-17. Fig. 1. I pezzi di fusione, cioe gli elementi di ciascun cavallo fusi a parte come se fossero stati delle sculture a SP stanti (dal Cavallo B). di filetto, parte anteriore del collare, tronco con la porzione posteriore del collare, zampe, coda, scroto e finimenti4 (fig. I). Un tale frazionamento fu senz'altro necessari0 per ovviare ai difetti di una fusione con una lega pressoché di rame puro, ritenuta Gii i1 Kluge e Lehmann-Hartleben (op. cit., 11. 1927, p. 83) segnalavano, su base puramente empirica e non sempre esattamente, ben 11 pezzi di fusione, mentre Gianni Frigerio e Massimo Leoni (Mostra, 1977, p. 195) parlano soltanto di .piu parti: testa, tronco, in analogia a quanto raffigurato per la fusione di un guerriero. in una kylix di Vulci. Su tutto i1 problema si veda invece: GALLIAZZO, 1981, p. 118, fig. 59. peraltro ai giorni nostri impossibile, malgrado una tecnologia assai complessa e di alto livello. I1 rame infatti ha un punto di fusione di ben 1083 gradi centigradi che s'accompagna ad una rapida solidificazione a contatto con l'aria, impedendo al metallo di diffondersi nella forma di fusione: percii, per permettere un minimo di fluiditi fu necessari0 surriscaldare tale lega pressoché di rame elevando la temperatura di 150-200 gradi centigradi e moltiplicando i canali di drenaggio. Cii, tuttavia non poté certamente impedire i1 formarsi di porositi estese, di superfici rugose e di soffiature che hanno dato al10 spessore del bronzo un spiccato carattere spugnoso, talora scambiato negli ultimi tempi per cancro del bronzo, mentre in realti si tratta in molti casi di vere e proprie bollicine di fusione riaffiorate sotto la superficie dorata in seguito a lievi fenomeni di corrosione delle superfici in vista o ad opera di accidentali urti meccanici. La fusione L'attuale tecnologia di fusione si differenzia da quella antica applicata ai Cavalli di San Marco in numerosi e sostanziali particolari che l'economia di questa breve relazione impedisce di esporre compiutamente. Si rimanda pertanto al nostro volume per ulteriori e pih espliciti chiarimenti5. L'Artista che ha fuso la quadriga marciana 2 dunque partit0 da due modelli di argilla o gesso o di altra materia di una certa consistenza e plasmabiliti, uno per i Cavalli A e B (come per convenzione si usa ormai indicarli partendo da sinistra verso destra guardando la Basilica), ed un altro per i Cavalli C e D (secondo la nostra ricostruzione): ambedue tuttavia sono stati tratti da un identico esemplare vivo di cavallo, come abbiamo detto nel precedente articolo apparso su questa rivista. Ora, portati i due modelli in fonderia, I'Artista o chi per lui ha messo in opera tutte quelle operazioni che sono previste per una fusione a cera persa secondo i1 procedimento indiretto mediante tasselli concavi. Passata dunque una pellicola di ccdistaccante,, sulle superfici esterne di questi due modelli, egli ha creato su essi con i1 gesso semiliquido una forma o scorza di un congruo spessore che ha avuto GALLIAZZO, 1981, pp. 118-139, figg. 57-71. l'accortezza di suddividere in tanti scorzoni (o tasselli concavi) per mezzo di lamine od altro materiale rigido e di minimo spessore infitto sul modello verticalmente. Togliendo appunto questo materiale divisori0 ed aprofittando del distaccante sottostante k possibile togliere gli scorzoni, che riproducono in negativo i1 modello di argilla o di altra materia creato dall'artista6. A questo punto i modelli originali sono messi da parte e attraverso le copie in negativo degli scorzoni si pui, procedere alla fusione vera e propria non di un solo getto in bronzo, ma di numerosissime copie tutte pressoché identiche (le loro differenze in questo caso sarebbero dovute agli accidenti, alle deformazioni o alle manipolazioni che intervengono durante le complesse fasi di fusione). Ottenuti cosi i negativi in gesso dei due modelli creati dall'artista, le fasi successive di fusione sono state per ogni singolo Cavallo di San Marco sempre identiche, sicché si 2 finito per ripetere per ben quattro volte la medesima operazione: si sono cosi usati per due volte gli scorzoni o tasselli concavi in gesso per fondere i cavalli identici A e B ed altrettanto si k fatto con gli altri esemplari C e D. A questo punto 2 facile capire come mettendo da parte e conservando i tasselli concavi o scorzoni era facile riprodurre sempre l'identico modello, come se I'Artista I'avesse proprio allora plasmato: 2 questo un argomento fondamentale per comprendere le insuperabili difficolti di attribuzione dei Cavalli di San Marco, perché anche se i1 modello originari0 di argilla od altro fosse di Lisippo, la tecnica ora descritta, senz'altro presente ai suoi tempi, impedisce di stabilire con certezza se la fusione della quadriga sia stata opera del grande artista greco o di suo figlio Euticrate, bronzista assai famoso e ritenuto erede del linguaggio artistico paterno, oppure di uno dei suoi numerosi discepoli7. Quanto alle complesse fasi di fusione dei Cavalli di San Marco, un attento esame del loro interno da me fatto ha permesso di ricostruire i vari tasselli concavi o scorzoni di cui ognuno era composto: cii, 2 stato possibile su chiara ed evidente indicazione di una striscia o anastro,, prima di cera e poi tradotto in bronzo che unisce all'interno dei Cavalli due scorzoni contigui. Un tale espediente 2 particolarmente visibile soprattutto nel pezzo di fusione testa-collo, nel tronco, nella zampa anteriore sollevata e nella coda: si 2 cosi potuto t. Si veda ancora: GALLIAZZO, 1981, p. 119 SS. ' Su tutto i1 problema si veda: GALLIAZZO, 1981, pp. 236-38. costatare che la suddivisione in scorzoni operata nel corso della fusione dei grandi bronzi antichi era, com'k owio, pressoché identica a quella che si opererebbe al giorno d'oggi (fig. 2). Si i peraltro potuto ricostruire l'armatura interna del tronco a sostegno dell'anima in materiale plastico e refrattario, i1 cui cbmpito 2 di sostenere le cere (fig. 3). Queste sono state ottenute pennellando pih volte i negativi degli scorzoni con cera fusa fino ad ottenere gli Fig. 2. I tasselli concavi o scorzoni congiunti da nastri di cera nella parte anteriore e posteriore di un Cavallo di San Marco (qui i1 B): le zampe, fuse a parte, sono poi state riempite di piombo per una altezza media che P stata indicata con i1 tratteggio. Riquadro centrale: gli scorzoni (lettere a) di una zampa prima di essere uniti e saldati con i nastri (lettere b). Fig. 3. Lhrmatura interna di un tronco di Cavallo di San Marco: sui due treppiedi di sostegno sono legati tanti lunghi pemi in posizione orizzontale. Su questi stanno obliquamente numerosi distanziatori a sezione triangolare. spessori voluti, che saranno poi tradotti in bronzo. Si 2 cosi visto che essi non sono identici su tutta la superficie di ciascun cavallo, ma variano a seconda del carico che i1 metallo doveva sostenere: cosi al petto e alle spalle abbiamo mm. 10,5 proprio perché queste parti dovevano sostenere i1 collo con la testa, le natiche invece, sottoposte al peso della coda e della groppa, hanno uno spessore di mm. 7,5, mentre i1 ventre, privo del supporto delle zampe 2 veramente di uno spessore incredibile: appena 3 mm. nella parte inferiore (per questo i1 diarnetro massimo di tutto i1 ventre 2 stato rinforzato con una larga fascia). La messa in opera dell'anima in materiale refrattario e dei sovrapposti scorzoni di cera (che ripetono quindi la medesima forma di quelli di gesso) 2 partita, nel tronco, dalle cosce e dalle natiche per venire avanti e concludersi nel petto: i sostegni dell'anima (cio2 l'armatura portante) furono ottenuti con due treppiedi, l'uno sistemato approfittando della mancanza delle zampe anteriori e di un tassello ottenuto in pieno petto dietro le zampe, l'altro sempre nei vani degli arti posteriori e in un vano lasciato libero dallo scroto e fuso poi a parte. Fu appunto in occasione di questa operazione che si rinsaldarono e unirono con maggior sicurezza le cere attraverso quei anastri, (visibili solo all'interno), di cui abbiamo prima parlato. Sistemate quindi le cere attorno all'anima (che owiamente ripete pressappoco le stesse proporzioni del model10 dell'Artista), si disseminarono dei chiodi-distanziatori in file regolari longitudinali (solo nelle natiche tali chiodi sono invece disposti a raggiera: fulcro ideale ii la coda): essi stavano parzialmente infitti con le punte nell'anima, trapassavano le cere e restavano per breve tratto fuori con le teste (per un terzo della loro lunghezza) in modo da essere poi inglobate dal mantello di materiale refrattario che veniva quindi posto sopra le cere (fig. 4-5). Prima di far questo tuttavia era necessari0 creare, in diretto contatto con la superficie esterna delle cere, i canali di drenaggio e piu precisamente gli scolatoi per la fuoriuscita delle cere fuse, gli sfiatatoi per la fuoriuscita dei gas e dei vapori, ec! infine i canali di getto per i1 metallo di fusione (la lega); ma mentre i primi erano dati Fig. 4. Ricostruzione ipotetica dei canali di drenaggio (scoiatoi, sfiatatoi e canali di getto) di un tronco di Cavallo di San Marco. In trattegio sono gli sfiatatoi interni. Ben visibili sono pure i chiodi-distanziatori che stanno su tutto i1 corpo. Sopra i1 model10 sta un mantello di materiale refrattario cerchiato in ferro. Fig. 5. Ricostruzione ipotetica dei canali di drenaggio di una testa di Cavallo di San Marco: in basso e con la bocca rivolta all'ingii stanno gli scolatoi per l'uscita della cera; in alto stanno le bocche degli sfiatatoi Cfreccia all'insu) per l'uscita dei vapori e dei gas, e quelle dei canali di getto Cfreccia all'ingii) per colare all'interno della forma i1 metallo. facilmente i1 collo sul tronco, si crearono tre supporti a cuneo uscenti a regolare distanza dalla parte originale posteriore del collare nella porzione interna; su questi tre aggetti ogni testa trovava poi adeguato sostegno (fig. 8). Tuttavia per impedire che, lievemente inclinata com'era, essa potesse scivolare in avanti o oscillare sui fianchi, si pensb di assicurarla creando nella parte mediana anteriore del collo un incastro trapezoidale dato da un incavo che finiva giusto su un dente trapezoidale presente nella parte superiore del petto. Per ancorare poi piii sicuramente i1 collo sul tronco, si passb alla chiodatura che in origine era data dall'inserimento di chiodi piramidali a sezione quadrata di cm. 0,8 di lato sulla sola porzione posteriore del collare, proprio presso i1 suo bordo superiore, e in numero di due soltando per ogni faccia del collo, ma con una certa varieta di distanze in ciascun cavallo. Ed 2 stato appunto l'attento control10 dei fori lasciati da questi chiodi originali a sezione quadrata sia sulla porzione posteriore del collare che sul bordo posteriore del collo che ha permesso di vedere, attraverso un minuzioso esame della loro corrispondenza, come le teste dei Cavalli A e D (i due esterni o funales) siano state tra loro scambiate, oltre s'intende ad altre prove da noi portate nel precedente articolo". Ad ogni modo quando le teste vennero in eta antica e medievale tolte per restauri od altre motivazioni, tali chiodi quadrangolari penetrati per incastro furono spezzati ed in parte rimossi. Una tale operazione si pot6 ripetere piu volte, finché in epoca forse recente, vennero sostituiti con viti filettate e sistemate per 10 piu in posizioni diverse ed in numero pressoché triplicato. L'opera di assemblaggio veniva infine completata con la sistemazione della parte anteriore del collare, che finiva cosi per nascondere i1 punto di giuntura fra collo e tronco nella porzione anteriore. Essa probabilmente portava, come abbiamo visto, una decorazione a rosette, simboli stellari, e forse aveva un pendaglio che cadeva sul pettol*. Si veda I'articolo citato alla presente nota 1. In esso oltre ad avet parlato della presente prova tecnica, abbiamo segnalato pure una .prova formale. e varie *prove indirette. (su cu¡ si 4. ancora: GALLIAZZO, 1981, pp. 179, 222-26, 234-36). íd., 1981, pp. 101-2, 229-32, figg. 53-54. La lisciatura e le bardature , L'imponente tasseliatura e tutte le operazioni di assemblaggio finirono poi per scomparire sotto una lucidatura delle superfici esterne condotta con la massima cura (con strigili, raschietti, paglie di metallo, pomice e via dicendo). L'esito finale dovette essere un bel colore rosso-rame su tutta la spperficie13. Fig. 9. Mappa con la disposizione delle foglie d'oro sn1 corpo dei Cavalli di San Marco: le vkrianti sono minime. " Ibid., 1981, p. 144. Fatto questo 2 probabile che si sia passati al fissaggio delle bardature di testa e di quelle sul tronco, che, come abbiamo visto, stavano direttamente incollate al bronzo dei Cavalli ed erano assicurate nei punti critici anche con chiodi o perni. Sembra che tali bardature fossero anch'esse di rame (poi dorato nella parte in vista) e non d'argento, come si 2 pensato14. La doratura I1 controverso problema della doratura si pub risolvere non pensando ad una doppia tecnica (ad amalgama di mercurio e a foglia) come si 2 creduto, ma accettando i1 metodo gih descritto in dettaglio da Plinio i1 Vecchio15 e gih presente nell'eth ellenistica se non prima ancora16: doratura al mercurio senza esposizione finale al fuoco della foglia d'oro. Quest'ultima poi 2 semplice, quasi quadrata (i1 lato 2 di circa cm. 8), del10 spessore di 4 micron circa (4 millesimi di millimetro), sovrapposta in genere con i bordi alle foglie contigue (da cib la presenza di 2 strati o addirittura di 4 nei punti d'incontro di altrettanti fogli contigui). Ora un attento esame delle superfici dei Cavalli mi hanno permesso di ricostruire in scala la mappa di queste foglie d'oro su tutti i corpi degli animali (fig. 9). I1 problema dei graffi sulle superfici dorate 2 stato da noi risolto rifiutando senz'altro, per motivi culturali, ideologici e tecnici, che essi siano stati operati dallo stesso Artista dei Cavalli e spiegando la loro presenza come un espediente messo probabilmente in opera da chi ha loro tolto i finimenti, al fine di poter ridurre i1 brutto effetto lasciato dalle strisce scure o nere sui corpi dorati dei Cavalli al momento dell'asportazione delle bardature: si cercb allora di confondere le strisce nere dei finimenti in un fitto intreccio di graffi''. l4 Suii'ipotesi di finirnenti d'argento si veda: 0. V~rroRr, A. MESTITZ, *Artistic Purpose of some Features of Corrosion on the Golden Horses of Venicen, The Burlington Magazine, CXVII, 1975, n. 864, p. 139; contra: GALLIAZZO, 1981, p. 144. l5 PLIN., Nat. Hist., XXXIII, 19-20, 32. Su tali passi si cf.: O. VIORI, in Rivista di Archeologia, 11, 1978, pp. 71-81; id., in Gold Bulletin, XII, 1979, pp. 35-40. l6 Sulla doratura dei Cavalli di San Marco: Mostra, 1977, pp. 199-200; AA. VARI, I Cavalli di San Marco, (Milano, Mostra, Palazzo Reale 1981), Milano 1981, pp. 130-35; diversarnente in: GALLIAZZO, 1981, pp. 144-50, figg. 79-84: ivi arnpia prec. bibl. l7 SUI discusso problema dei *graffix si cf.: GALLIAZZO, 1981, pp. 152-55. E' probabile che cio sia avvenuto nella prima meti del v secolo d.C. all'epoca del trasferimento dei Cavalli di San Marco da Chio a Costantinopoli ai tempi dell'imperatore Teodosio 11, un sovrano colto, estetizzante, classicista, pittore ed artista lui stesso. A questa medesima epoca sembrano appartenere pure le scritte sugli zoccoii dei Cavalli e queile duii'incoiiatura: ie prime appaiono indicazioni di peso, mentre le sedonde sembrerebbero un richiarno per indicare la aposizionew delle teste rispetto ai tronchiI8. In ultima analisi, l'esame attento e puntuale delle operazioni messe in opera per dare realti e valore plastico alla quadriga marciana, finisce per offrire una pagina senz'altro nuova ed originale sull'altissimo livello tecnologico e artigianale dell'antichiti, nonché una testimonianza rara e precisa sulla tecnica di fusione presente nel mondo antico.