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Riparliamo del Welfare State : la società assistenziale, la società del servizi, la società della crisi

Balbo, Laura

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Balbo, Laura

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RIPARLIAMO DEL WELFARE STATE: LA SOCIETA ASSISTENZIALE, LA SOCIETA DEI SERVIZI, LA SOCIETA DELLA CRISI Laura Balbo (Universidad de Milán) Articulo publicado en <tInchiesta)>, núm. 46-47, julio-octubre de 1980 y reproducido con autorización de la autora. Trovo due ragioni per riproporre i1 discorso sul welfare state. La prima 6 che alcuni dei <cvecchi>> temi di discussione e ipotesi, non sembrano essere smentiti da cib che sta succedendo in questi ultimi anni, e dunque parlare di stato assistenziale nella prospettiva degli anni ottanta significa ancora parlare dei problemi cruciali di funzionamento e di sopravvivenza delle societh di tardo capitalismo. La seconda 2 che la <(crisi)>, e la messa in stato di accusa e in discussione del welfare state, non soltanto non mi sembrano annullare o ridurre la rilevanza di questa analisi, ma semmai ci fanno uedere meglio. Stimolano a guardare in modo cauto e problematico alle prospettive per i1 futuro, ma anche inducono a rivedere alcuni dei dati che davano per scontati nelle analisi che abbiamo fatto, o utilizzato, relative alle fasi precedenti. Negli scorsi anni si sono messi insieme e sistematizzati alcuni punti che, mi pare, oggi costituiscono un quadro di riferimento che si pub dare in qualche misura per acquisito. Provo a riassumerli: 1. Le societh europee e del Nord America, che corrispondono a formule politiche e condizioni economiche sociali pur molto differenti, sono tutte <tstati assistenziali)> -se si assumono come indicatori l'impegno politico dello stato a garantire una serie di diritti fondamentali dei cittadini, l'intervento statale nell'economia e nella distribuzione delle risorse, e l'entith della spesa pubblica per trasferimenti e servizi. 2. La realizzazione del welfare state non ha significato in nessuna societi occidentale modificazioni strutturali radicali rispetto al funzionamento del sistema in quanto capitalistico, né rispetto a una redistribuzione della ricchezza e delle risorse: ciononostante i1 sistema tardo capitalistico caratterizzato dal welfare state -o se vogliamo usare un termine usato ormai ampiamente, i1 capitalismo assistenziale (welfare capitalismo) i: qualcosa di specifico e di storicamente nuovo rispetto a sistemi sociali precedenti. 3. In questo sistema assume grande rilievo l'azione dello stato nel mediare conflitti di interesse, prevenire gli squilibri pih minacciosi, organizzare i1 consenso. I principali aspetti di crisi ricorrente del sistema sono stati individuati nella crisi fiscale e nella crisi del consenso, e si i: descritto <<Papers,: Revista de Sociologia i1 modo in cui l'azione dello stato dispiega tutta una gamma di interventi appunto per controllare le minaccie di crisi. Richiamati in questo modo quelli che considero i riferimenti principali di un fflone di analisi largamente diffuso in Italia negli anni scorsi, ritorno per un momento all'interrogativo iniziale: perché e come discutere oggi dello stato assistenziale, della societh del welfare state, o del capitalismo assistenziale - per introdurre i diversi concetti, in parte equivalenti, da cui parte una messa a fuoco di questo discorso? A me sembra di aver chiare due assunzioni: la prima 2 che i1 sistema di capitalismo assistenziale costituira i1 contesto sociale e politico in cui continueremo a muoverci. Certo nuovi equilibri di interessi, nuovi soggetti portatori di questi interessi, nuovi modi di elaborare ed esprimere interessi si delineano, e dunque processi anche importanti di cambiamento, nelle istituzioni, nei comportamenti, nei valori: ma 10 scontro, le alleanze, hanno luogo entro un contesto che rimane quello che gii conosciamo nelle sue dimensioni essenziali e nelle sue regole di funzionamento. Da questa considerazione i: suggerit0 un secondo punto, e cio6 che sia opportuno tornare a rileggere quello che gih credevamo di sapere e di aver capito, perché abbiamo oggi ipotesi e strumenti e sofisticazione di analisi maggiori. Si tratta di <candare avanti e indietro), dalle conoscenze accumulate in passato alle domande dettate dalla situazione attuale a una riformulazione di interpretazioni complessive: da questo processo potrh forse uscire una migliore comprensione. 1. LA FINE DEL WELFARE STATE, UN NUOVO WELFARE STATE? Lo schema che qui si riproduce, proposto da Hugh Heclo in un saggio non ancora pubblicato, mi sembra un utile punto di partenza per inquadrare gli interrogativi e i problemi relativi alla fase attuale, e al futuro. La progressione per fasi che viene suggerita non & senza problemi, e Heclo stesso pic volte sottolinea che la realth storica dei diversi paesi va interpretata con la necessaria attenzione a particolarith ed eccezioni. I commenti che seguono -+he rappresentano una sintesi del saggio '- aiutano a comprendere 10 schema e ad aprire una serie di interrogativi su specifici casi. La prima fase della formazione e sviluppo dello stato assistenziale i: definita di introdotta venivano inventati per la prima volta nell'esperienza storica dei paesi occidentali, ed erano accompagnati da esitazioni, incertezze, estilita. 1. H. Hedo, aToward a New Weifare State?~, ciclostilato, 1979. Riparliamo del welfare state sperimentazione, e si insiste sul fatto che ogni provvedimento, ogni riforma Nei fatti i vari programmi venivano sperimentati per periodi limitati, le categorie degli aventi diritto subivano ridefinizioni, modificazioni, si tornava indietro, si annullavano le decisioni prese. Anche se queste cose sono altrettanto vere dei periodi successivi, i: evidente che all'inizio le idee erano poc0 chiare e mancava qualunque esperienza di tutto i1 processo, sia sui principi fondamentali, sia sulle modalith precise di realizzazione; in questa chiave & interessante sottolineare I'apertura all'innovazione, la disponibilith a importare in un paese esperienze fatte altrove, e anche la misura di idealismo e di slancio utopico di que1 periodo iniziale. Cos1 per esempio l'invenzione - perché proprio di invenzione si deve parlare - delle tecniche realizzate nel campo pensionistico e della sicurezza sociale; i prirni tentativi di regolamentazione e di intervento in campo urbanistico. <(Que110 che ebbe luogo in questo periodo - tra discussioni, dichiarazioni di principio, false partenze - era un tentativo di andare al di 1h delle idee e delle pratiche esistenti concernenti i1 funzionamento dell'economia, le responsabiliti dello stato in materia sociale, e la definizione della democrazia come sistema politico. n.. . Nell'economia di tutto i1 mondo occidentale si viveva un periodo di fortissimi lacerazioni e cambiamenti.. . I rapporti sociali tradizionali apparivano obsoleti e inadeguati.. . In termini politici, la nuova sperimentazione coincideva non soltanto con una estensione senza precedenti del diritto di voto e di altri diritti politici, ma anche con 10 stabilirsi di un nuovo centro di potere collettivo nella classe operaia industriale.)>' Da questa fase si passa - gradualmente, e con tempi e modalith differenti in varie situazioni, ma con l'esperienza comune della grande crisi e della I1 guerra mondiale - a un sistema in cui gli interventi dello stato in materia assistenziale diventano aspetto permanente delle attivith di governo e l'ampiezza e la estensione di tali interventi aumenta notevolmente. In questo periodo i sistemi di sicurezza sociale costituiscono i1 cardine della struttura dello stato assistenziale, ma progressivamente prendono avvio anche altri tipi di intervento, soprattutto dopo la fine della guerra e in particolare in alcuni paesi: possiamo parlare di una fase di consolidarnento in questo senso, sebbene non vada sottovalutato i1 carattere di <(collage)> che rimane sempre caratteristico del processo di realizzazione del welfare state - pezzi, logiche, pratiche tra loro anche incoerenti o contraddittorie si fanno posto nel sistema che viene mano a mano prendendo forma. In 2. H. Heclo, pp. 5-6. Mutamenti deUe caratteristiche del welfare state negli Stati Uniti, dalla he dell'800 ad oggi. Sperimentazione Consolidarnento Espansione Riformulazione (1870-1930) (anni 30 e 40) (anni 50 e 60) (dagli anni 70 in poi) Sfera Diffusione internaz. del ciclo Crisi, pianificaz. beuica, riCrescita economica a ritmi Andamenti imprevisti di reeconornica economico: dislocazioni concostruz. in un clima di aussostenuti e inattesi. cessione e inflazione combiseguenti l'industrializzazione. terid. nate. Interventi Si cerca di attenuare il maSpese sociali inserite in praImpegno crescente per politiTentativi non sistematici di lessere sociale introducendo tiche e teorie di controiio che di pieno irnpiego; teoria subordinare le politiche somodificazioni ctad hom de della comanda. deiio sviluppo economico cociali alla nuova percez. delia leggi deli'economia politica. me soluzione di tutti i proscarsith. blemi. Sfera Movim. operai, allargam. del Governi di solidarith nazioSforzo politico e competizioApatia politica; instabilita politica suffragio, crescita dei partiti nale durante la guerra; emerqe per una .politica di cresdeli'elettorato; sfiducia nei di massa. gere di un consenso rispetto cita economca. valori tradizionali. aiie poiitiche di ricostruzione del dopoguerra. Interventi Innovazioni nelle pratiche politiche tendenti a mediare tra principi liberali, conservatori e socialisti. Diminuita necessita di imSforzi per abbassare le aspegno e di costruzione del pettative evitando l'impopoconsenso; ideologia della afilarita; attacchi neoliberisti ne deii'ideologia)>. contro le politiche fiscali, di spesa pubblica e di burocratizzazione. <(Papers*: Revista de Sociologia particolare ci sono due aspetti di innovazione, ed I: di grande rilievo i1 relativo consenso con cui entrambi vengono accettati e di fatto diventano elementi centrali per i1 funzionamento del sistema capitalistico e del suo modo di governo: sul piano dell'economia, nel corso di un periodo segnato prima dalla grande crisi e in seguito dall'economia bellica e del processo di ricostruzione del dopoguerra, diventano meccanismi fondamentali, largamente accettati l'economia keynesiana e le politiche di pieno impiego, nonostante, evidentemente, differenze tra situazione e situazione. Sul piano del sistema politico, i1 ruolo che viene a svolgere 10 stato in termini di spesa, di responsabilith collettiva, di peso decisionale, nei confronti delle aforze del mercato),, i: un cambiamento di straordinario rilievo, senza precedenti. Dire che i1 welfare state ha una fase di consolidarnento suggerisce che non ci sono state fondamentali novith, ma piuttosto tentativi di riprendere le idee emerse nel periodo precedente cercando di farle funzionare: cos] la definische Heclo: <<Quello che divenne i1 "welfare state" era fondamentalmente un modo di far coesistere interessi tra loro contrastanti, un sistema di contraddizioni tollerate: <{cosa preferire criteri di equith o adeguatezza nei sistemi assicurativi e di sicurezza sociale? Standards omogeni di uguaglianza fissati al centro, o un sistema di autonomie locali che inevitabilmente avrebbero prodotto disuguaglianza? La sicurezza economica, o invece la liberth per ciascuno di riuscire o di fallire secondo sue libere scelte? La pianificazione dei servizi sociali o le regole del rnercato?~~ Questa fase giunse a conclusione pressapoco tra la fine degli anni quaranta e l'inizio del decennio cinquanta, quando fu chiaro che ormai i1 sistema del welfare state era diventato parte irrinunciabile del sistema economico e politico, e anche governi di opposizione - rispetto a quelli che 10 avevano istituito -non soltanto non si proposero di smantellarlo, ma continuarono a costruire sulla base di quello che era stato iniziato. A partire da allora, continua 10 sviluppo, in una fase che Heclo chiama di espansione. Espansione c'era gih stata in tutto i1 corso del secolo xx, ma adesso si tratta di un espandersi che avviene all'interno del sistema che si era consolidato, tra la grande crisi e l'immediato dopoguerra. Si trattava di completare laddove l'intervento era stato insufficiente, di correggere storture, di riempire vuoti. C'i: un aumento costante della spesa pubblica, che la porta a un livello molto elevato: tutto questo, i: importante ricordare, in 3. H. Heclo, p. 13. Riparliamo del welfare state un contesto di crescita economica sema precedenti, che dura relativamente a lungo. Lo sviluppo economico di questo periodo ha senza dubbio agevolato I'espansione della spesa sociale, ma indirettamente ha creato le condizioni che avrebbero portato alla <(crisi)> del welfare state. Per esempio ha indebolito l'impegno verso i suoi obbiettivi, nel senso che non essendo necessario fissare priorith, valutare i costi, di fatto fare delle scelte, non si sono costituite delle coalizioni di interessi a sostegno del welfare state. D'altra parte la possibilita di accedere ad altri tipi di risorse rese diponibili dallo sviluppo economico ha funzionato in modo sostitutivo, per certe categorie almeno, dei trasferimenti pubblici, mentre sempre pih l'onere delle imposizioni fiscali pesava su parte della popolazione, e da questa parte venivano attachi e critiche. Oggi 10 stato assistenziale, paradossalmente, i: attaccato da due opposte posizioni. Da una parte, come si i: detto dalle categorie che si sono sentite danneggiate, e dall'altra da coloro che 10 avevano sostenuto, ma che denunciano che ctnon si 6 fatto abbastanza)>, che <tnon si sono risolti i problemi di fondon. Negli scorsi anni, a sinistra, si cti: riscoperta la poverth)>. E nella fase attuale, prevale una posizione di pessimismo e di delusione che si i: progressivamente articolata nel corso del decennio settanta. Tra i fattori che hanno contribuito a determinare questi cambiamenti, molto importante i: il fatto che si 6 inceppata quella formula di sviluppo economico che aveva funzionato cod bene per i primi quindici-vent'anni del secondo dopoguerra, e che praticamente a tutti sembrava sarebbe andata avanti per sempre. Tutto d'un tratto si impongono considerazioni di costi, di efficienza, e quindi di priorith; e si ritiene eccessivo e sbagliato l'intervento statale. Del welfare state in questa fase Heclo dice: <<Era costoso, cos1 costoso che l'onere da sopportare per i1 sistema delle politiche sociali realizzate diventava una minaccia per la sicurezza economica degli individui. Era inefficiente, in generaIe rispetto alla capacita di garantire alti standards di servizio e in particolare nel modificare le disuguaglianze di fondo che permanevano in societa regolate del profitto. Ed era rischioso, perché si vedeva ormai i1 conflitto tra benessere collettivo e liberth individuali. )>4 2 dunque la <(crisi)>. Ma sitratta di un momento di rdusso; di un attacco politico manovrato; di una fase di ripensamento rispetto a un processo comunque irreversibile; di condizioni per una radicale trasformazione? 4. H. Heclo, p. 27. <(Papers)>: Revista de Sociologia E una delle tante crisi che si sono succedute nel processo di sviluppo tardo capitalistico, elemento intrinseco a questo stesso sviluppo, terreno di scontro di interessi per definizione in coní-litto - o t - qualcosa di qualitativamente nuovo, che apre un pezzo di storia rispetto a cui ci incombe i1 compito urgente di capire cib che cambia, cib che ci succederh, cib che diventeremo? Mi sembra che valga la pena di utilizzare 10 schema di Heclo, provando a iccompletarlo)> con alcuni elementi relativi alla fase attuale. Innanzitutto t importante richiamare tutta una serie di interventi - miranti a produrre modificazioni nella struttura dell'economia - che sono stati osservati nel corso di questi ultimi anni. S. M. Miller ha usato i1 termine <tricapitalizzazione del capitalismon - riferendosi in particolari agli Stati Uniti e all'Inghilterra - per definire una astrategia complessiva che consiste nella contrazione del sistema pubblico, nella riduzione delle tasse per le imprese e i percettori di grossi redditi, e nell'espansione del settore priva to^.^ Ma i: chiara la necessiti di un intervento a carattere globale, e quindi l'azione dello stato si traduce <tnon soltanto nel taglio della spesa pubblica, ma in una politica attiva di scoraggiamento di ogni richiesta di aumenti salariali),! Poiché esiste evidentemente i1 problema di come i lavoratori reagiranno a questa politica, <(. . . una possibilith per controllare eventuali tensioni t di differenziare i1 trattamento dei lavoratori in settori industriali importanti (in particolare quelli orientati all'esportazione) rispetto a quelli che sono in industrie piir marginali.. . n.? Dunque una politica di intervento statale che si esplica ben oltre i meccanismi convenzionali dell'intervento pubblico, che ha come obbiettivi strategici l'indebolimento delle classi lavoratrici, l'appoggio agli interessi di certi settori capitalistici e delle categorie a reddito elevato; e che tende a produrre modificazioni nella struttura produttiva, privilegiando certi settori e penalizzandone altri. Ancora con particolare riferimento all'Inghilterra, Gershuny e Pahl, vedono la possibiliti che 10 stato adotti un ruolo di ctagevolazione)> rispetto a tendenze nel sistema economico che offrono spazi interstiziali per le piccole e medie imprese, e di fatto preludono a considerevoli modificazioni nella struttura produttiva. Secondo questa interpretazione, sarebbe finita una fase di indiscussa preminenza delle grandi imprese e dei settori tradizionalmente ittrainanti),; -l'economia degli anni ottanta poggia su un tessuto produttivo in cui la piccola impresa e i1 ctlavoro nascosto)>, hanno un ruolo importantissimo e 10 stato fa scelte esplicite e interviene per consolidare i cambiamenti in questa direzione. 5. S. M. Miiier, The recapitaliration o/ capitalism, <tInternational Journal of Urban and Regional Research),, 2, 2, 1978, p. 202. 6. S. M. Miiier, p. 207. 7. S. M. Miíier, p. 209. Riparliarno del welfare state Uniti danno un quadro ben divers0 da quella che & l'immagine tradizionale. Risulta per esempio da questi dati che <cpih del 75 % di tutta l'assistenza medica e sanitaria viene fornita da non professionisti, per se stessi e per i propri familiari, senza alcun intervento da parte di personale professionista. Questo tip0 di assistenza k assolutamente prevalente a livello di cure primarie, ma non si limita affatto, d'altra parte, a situazioni di ordinaria amministrazione. Di fatto a livello di assistenza primaria tutta la responsabilith di stabilire strategie preventive, di intervento e controllo su sintomi, malattie e incidenti non seriamente invalidanti, pih le responsabilith continua di malattie croniche e invalidith permanenti ricade su una rete di servizi non professionistici. Va anche detto che studi recenti fatti in Danimarca e in Inghilterra hanno confermato una idea <tdi buon senso)> largamente condivisa - ma attaccata spesso in ambienti professionali - che in linea di massima queste pratiche assistenziali sono razionali, mostrano un grande senso di responsabiith, e di fatto hanno una enorme rilevanza. B chiaro che la possibiliti di esistenza, e di efficienza del sistema professionistico di assistenza medicosanitaria in questi paesi & complementare, in senso letterale rispetto alle risorse del sistema non professionale di servizio medico." I1 quadro dunque non 2affatto quello che molti studi ci hanno in passato suggerito, un quadro in cui le istituzioni assistenziali pubbliche e i1 peso dell'intervento statale caratterizzano i1 sistema di produzione e distribuzione delle risorse (a differenza di quanto avveniva in epoche passate o in altre societh - e quindi, la societh di welfare state sarebbe un fenomeno storicamente nuovo). Que1 grado di benessere che & stato realizzato, que1 tanto di welfare state come sistema effettivo di <tdiritti di cittadinanzan che 6 esistito nelle societh capitalistiche del secondo dopoguerra, é i1 risultat0 di un intreccio di prestazioni e di risorse, che comprendono quelle erogate dal sistema assistenziale statale, ma in cui ha larga parte anche la produzione e distribuzione di beni e servizi da parte delle imprese. Si aggiungono a queste, o costituiscono ancora I'aspetto pih rilevante nel modo di funzionare della nostra societh, servizi e beni prodotti e resi disponibiíi nell'ambito della famiglia e della <tcomunith>>: fuori del sistema del profitto e dello scambio monetario, nell'intreccio tra parenti e vicini, filantropi e assistiu, e nella rete del self-help e della <tsolidarieth militante>>. A questo 16. Si sta sviiuppando su questi temi una attenta ricerca che ci permette di dare dimensioni a questo fenomeno in termini di persone variamente coiavolte in o raggiunte da attivitn di questo tipo, e di delineare la gamma di servizi resi in questo moda disponibili. 17. L. S. Levin, Self-Care and Health Planning, <<Social Policy~, 8, 3, 1977, PP. 50-51. Politiche economiche e ciclo elettorale negli Stati Uniu I I L 1962 I 34 I I A~IC. 114 - -. ..-- .- E l/1969 9 7 65 . :: E1967 51 Trasferimenti pubbiici, V, 39 in miliardi di doliari. 2 38 La data riportata nei :i L--* 1963 grafici i relativa ad una ;; E*- 1961 elezione ptesidenziale o del congresso. Ago. Sett. Ott. Nov. Dic. .Arn. Sett. Ott. Nov. Dic. randamento dei trasferimenti, riportato nel volume citato di Edward R. Tuste, 2. normalmente cvescente negli ultimi mesi dell'anno (come documentato nella parte sinistra del grafico). Quando invece ci sono elezioni presidenziali o del congresso (come nel 1962; 1964, 1970 e 1972) i trasferimenti aumentano notevolmente nel periodo precedente alle elezioni per poi diminuire. Riparliamo del welfare state punto si potrebbe forse suggerire che termini come welfare state o societi assistenziale colgono solo una parte della realth complessa che ci interessa capire; anzi nella misura in cui ne evidenziano un aspetto in particolare, la distorcono. Altri elementi vanno affiancati a questo. In particolare all'esplicitazione di certi diritti dei cittadini in termini di bisogni e di risorse, e all'assunzione di responsabilith da parte dello stato, si i: avuto in questo periodo un processo pih generale che t stato definito come sviluppo della societh dei consumi - e si sono descritti i meccanismi che hanno creato nuovi mercati, indotto nuovi bisogni, spinto a standards sempre pia sofisticati nelle aspettative e negli <estili di vitan. Si i: parlatto di economia dei servizi, e di societ; dei servizi:18 possiamo riferirci a dati oggettivi come l'aumento degli investimenti e della produzione nel settore terziario, I'aumento degli addetti ad attivith di servizio, o la massa dei beni di consumo durevole, che sono beni che forniscono prestazioni di servizio (elettrodomestici, automobili, utensili di vario tipo: di fatto, come i. stato suggerito, sarebbe pih corretto definire la nostra una societh di self-service). Ma soprattutto t un dato storicamente nuovo 10 sviluppo di una <(cultura dei servizin: un processo, che qui non posso ricostruire, di elaborazione collettiva e di massa in cui si t messa in luce la crescente consapevolezza e sofisticazione rispetto ai bisogni, e ai modi di appagarli, da parte degli utenti e consumatori, e da parte dei <cprofessionistin. Si parla dunque di societh dei servizi sottolineando (oltre ai nuovi dati, come i1 peso relativo dei servizi nella produzione e distribuzione complessiva di risorse, o le nuove caratteristiche della forza lavoro in cui appunto gli addetti ai servizi sono diventati la categoria pih numerosa) I'aspetto della definizione soggettiva. Da un lato la corsa a sempre pih ampie richieste, dall'altro la rivolta rispetto al quanto e al come viene dato per soddisfare queste richieste: i1 termine societ; dei servizi indica qualcosa di pih che la descrizione dei servizi erogati, esprime la tensione verso l'effettivo soddisfacimento dei bisogni secondo una definizione che rimane propria dei diversi soggetti, e la loro richiesta di controllare o autogestire le risorse, i meccanismi di distribuzione, la definizione degli standards . Come si percepiscono i bisogni, si definiscono gli standards, si determinano le aspettative, i: un dato nuovo, proprio delle societh contemporanee e con tratti specifici nel capitalisme occidentale. Per tutto un insieme di ragioni che qui non i: possibile affrontare, alle transformazioni awenute ha corrisposto molta insoddisfazione, e nella societh dei servizi, mano a 18. Rinvio alle indicazioni bibliografiche sul ctbilancio di servizion pubblicate su 10 stesso numero di ctInohiesta~. <(Papersa: Revista de Sociologia e mano che si diffondevano le nuove pratiche e nuove stili di vita, la gente era piG frustrata, pic critica: sempre inappagata?' Di fronte a questi aspetti culturali dell'articolarsi delle aspettative e delle domande, l'intervento del10 stato non pub essere che inadeguato. La crisi fiscale presente in tutto 10 sviluppo del welfare state; la crescente burocratizzazione delle istituzioni che prestano servizi sociali alle persone, <cpersonalizzati)>; la selettivitii rispetto alle categorie raggiunte, con que110 che cib comporta; e i1 dualismo insito in un sistema che 6 selettivo nelle prestazioni dell'apparato pubblico e insieme sostiene i1 sistema privato, sono tutti elementi che producono disuguaglianza, stratificazione, contraddizioni. Ma denunciare I'inadeguatezza o anche la mistificazione i: stato fatto; e cod pure si sono messi in luce i meccanismi selettivi, i1 falso <cuniversalismo>>, o come esso sia un obbiettivo né realmente perseguito, né di fatto perseguibile entro le condizioni di un sistema che rimane capitalistico, cio6 garante dei meccanismi di accumulazione e di profitto. Sembra esserci un processo perverso per cui in una societii che per la prima volta nella storia riconosce i fondamentali adiritti di cittadinanzaa e mette a disposizione una massa di servizi, si genera solo insoddisfazione e protesta.' La contraddizione 6 ineliminabile: proprio perché 6 un sistema di massa e massificato di produzione ed erogazione dei servizi, non pub che fallire di fronte ad aspettative sofisticate, che esprimono i bisogni jn modi 'molto precisi e che chiedono, per soddisfarli, servizi personalizzati. Ma possiamo anche rovesciare i1 discorso, e guardare al capitalisme assistenziale come a un sistema di straordinario succeso: una formula adottata in decine di paesi, un prolungato periodo di relativa pace sociale, una poderosa macchina di costruzione del consenso, e, di pic, di elaborazione di valori collettivi. Che cosa l'ha resa possibile, l'ha tenuta a galla nonostante le crisi e i problemi ricorrenti? La chiave per rispondere, mi sembra, sta proprio nel cogliere l'intreccio di un tessuto tutt'altro che omogeneo: un patchwork, un incastro di toppe una differente dall'altra, ciascun pezzo perb non casuale ma rispondente a un equilibri0 d'insieme: 2 I'insieme dei pezzi che ha non soltanto reso possibile, ma dato alla societii di welfare state e dei servizi i1 suo particolare disegno. Va dunque messa in discussione I'immagine (l'ideologia) del welfare state come un insieme di politiche dirette a creare e realizzare un sistema ugualitario, che afferma i1 diritto a condizioni di vita e stili di vita omo19. Si vedano per esempio: A. Gartner e F. Riessman, Self-Help in the Human Services, San Francisco, 1977; John Ehrenreich, The cultural crisis of modern medicine, Nueva York, 1978. Riparliamo del welfare state genei: dovremmo sottolineare al contrario che l'obbiettivo & proprio quello di mantenere una societh frammentata e diversificata, in cui convivono condizioni e modi di vita diversi. Lo stato assistenziale t: stato i1 difficile incastro di pezzi differenti,20 e il mantenere meccanismi che riproducano le differenze. E ci dobbiamo specificatamente interrogare su come le differenze si sono mantenute e riprodotte nel corso di tutto i1 processo di formazione del capitalismo assistenziale, dietro la facciata che prometteva, al contrario, crescente omogeneizzazione e un impegno ugualitario. Pub essere utile riprendere alcuni dati descrittivi su quello che ho chiamato l'intreccio, i1 patchwork, o per usare altri termini, i pacchetti di risorse, le differenti combinazioni. Ricerche disponibili ormai su diversi paesi cominciano a descrivere i bilanci familiari in modi sufficientemente articolati, o possono essere lette in questa chiave, quando non affrontano direttamente i1 tip0 di analisi che qui interessa. Da un lato, per <<famiglia)> si intende uno dei molti tipi di convivenza, o unith di sopravvivenza, presenti nella societh contemporanea (sappiamo ormai bene che i1 modello della <<famiglia nucleare>> corrisponde a uno soltanto dei tipi esistenti, e in alcuni paesi, neppure a quello numericamente prevalente);" dall'altro si considerano in questi bilanci, oltre alla voce tradizionale del reddito del capofamiglia, tutta una varieth di risorse: altre entrate in denaro (trasferimenti, sussidi), entrate in natura (regali, prestiti, scambi), prestazioni che producono servizi e beni. A questo punto sarebbe necessari0 ricostruire un quadro complessivo: i pacchetti di risorse variano in famiglie di diversa classe sociale, generazione, composizione; sono differenti in differenti zone geograíiche dello stesso paese, in citth o in aree rurali, in contesti culturali diversi. Per fare solo dcuni esempi: 6 aumentato negli scorsi anni costantemente il numero di unith familiari in cui ci sono due adulti (:he guadagnano e queste famiglie si collocano a livelli di reddito sensibilmente superiori alle famiglie dove 20. Incidentalmente, sema poter qui sviluppare questo punto, vorrei aggiungere che i meccanismi di decentramento che in tutti i paesi hanno caratterizzato in questi anni modifiche strutturali o specifiche riforme nda distribuzione dei servizi andrebbero visti con grande attenzione. Isolare e separare gli utenti; verticaiizzare i canaii di domanda e di protesta come separati; smistare dal centro al livello locale, o ad agenzie specializzate, domanda e protesta; regolamentare a questi livelli pib maneggevoli, tramite rapporti personali, canali pib capillari, ecc. sia le tensioni sia le iniziative alternative e riportare tutto a un controllo istituzionale (siano organi statali, siano partiti e sindacati vs. movimenti), questo fa parte delle poiitiche degli enti locali. 21. Rinvio de indicazioni bibliografiche relative a ricerche sui ccpacchetti di risorse,, pubblicata in 10 stesso numero di ccInchiestan. 22. Per una fonte che presenta dati molto recenti sugli Stati Uniti, si veda R. E. Smith (a cura di), The Subtle Reuolution, Washington, D. C., 1980, cap. 4. <<Papersa: Revista de Sociologia la moglie non ha lavoro retribuito. Entrate in denaro, accesso - trattandosi di paesi ad avanzato sviluppo industriale, e altamente urbanizzati - a servizi collettivi di vario tipo, e - sempre presente - lavoro familiare delle donne, sono le principali componenti di questi pacchetti di risorse. Diverse sono le situazioni proprie per esempio delle aree suburbane, o di certe zone a struttura industriale tradizionale, caratterizzate da scarse occasioni di lavoro retribuito per le donne, in cui manca del tutto i1 reddito da lavoro femminile. Qui le attivith delle donne come casalinghe assumono un peso diverso, di nuovo con diversi possibili <(tipi)>: la casalinga di classe media nel suburbi0 americano sostituisce con i1 suo lavoro i servizi collettivi totalmente mancanti - dai trasporti, alle scuole materne - o rende accessibili i servizi disponibili - deve portare i figli a scuola, guidare fino al supermarket o all'ufficio del medico, trasportare a casa quello che compra. Ci sono vaste zone degli Stati Uniti (gli stati dell'industria automobilistica, dell'acciaio, per esempio) dove l'industria tradizionale i. in crisi, non ci sono posti di lavoro per le donne, l'intera struttura urbana i: in via di trasformazione: la casalinga di classe operaia affronta i1 problema del salario del marito divenuto insufficiente o in~tabile,~~ combina i1 suo lavoro con l'utilizzo di sussidi o servizi pubblici. In aree agricole acquista peso notevole per i1 bilancio della famiglia la produzione per l'autoconsumo e i1 lavoro che in essa viene investito; in aree arretrate la carenza di servizi, sia pubblici che privati, significa che 5 indispensabile molto pesante lavoro familiare, dall'andare a prendere l'acqua alle pompe e fontane al fornire servizi sostitutivi di tutti i tipi: le donne assistono i malati all'ospedale, tengono in casa i bambini perché mancano le aule o i1 personale delle scuole, preparano i1 pranzo al marito operaio perché non ci sono mense. Ancora, studi sulle <tsingle-parent families)> in cui le donne hanno da sole la responsabilitii della famiglia, hanno mostrato la complessa combinazione delle risorse disponibili. Queste madri, ricevono sussidi e assistenze di vario tipo, aiuti di amici e familari, che si aggiungono a que1 tanto di reddito da lavoro che la madre riesce ad assicurarsi: si scopre inoltre una rete di prestiti, scarnbi, turni nell'uso del denaro disponibile (chi ne ha in un determinato momento 10 passa a chi i: senza, salvo riaverlo non appena all'altro arrivi un assegno o un pagamento) che dh l'idea non solo delle tante voci che di fatto costituiscono i1 <cpacchetto)>, ma anche della quantitl di energie, capacita di arrangiarsi e lavoro vero e proprio che la combinazione delle risorse richiede. Infine le situazioni, 23. Una recente ricerca affronta specificatarnente questi problemi: si veda D. Caplovitz, Making Ends Meet: How Families Cope with Inflation and Recession, Sage, 1979. Riparliamo del welfare state oramai sempre pia diffuse in molti paesi occidentali, di itlavoro nero)): nelle unith familiari si combinano i redditi che i vari membri della famiglia riescono a mettere insieme - i giovani, gli anziani, le donne - per la loro presenza nell'economia nascosta, che si aggiungono in genere al reddito del capofamiglia, inserit0 nell'economia formale. L'organizzazione del lavoro i: resa in qualche modo compatibile con altri bisogni, in situazioni in cui i servizi sono carenti: le donne, i vecchi che svolgono lavoro a domicilio possono anche occuparsi del lavoro domestico, della cura dei bambini, <cproducono)> cioi: risorse in famiglia, che si aggiungono a quelle altrimenti disponibili." Questa lista di esempi basta appena a suggerire che i <cpezzi)> dell'intreccio complessivo andrebbero ricostruiti nella prospettiva di studiare cosa siano realmente, e come si combinino, le risorse di una societh che troppo spesso si descrive come <cmassificata)> e omogenea nei modelli di consumo e di vita. Ma soprattutto si aprono degli interrogativi sul suo funzionamento, e sui criteri e modi dell'intervento dello stato. Come si rendono disponibili certe risorse in certe aree o a certe categorie sociali, per esempio posti di lavoro (e maschili o femminili, perché sappiano bene che i1 mercato del lavoro i: segmentato e rigidamente segnato da stereotipi), servizi di un tip0 o delí'altro (per i bambini; per gli anziani; per la popolazioni produttiva)? Come si distribuisce i1 denaro, tramite tutta una varieth di politiche di occupazione, dei trasferimenti, dei sussidi? Come si cristallizzano e si riproducono le differenti situazioni, dietro l'apparente processo di cambiamento, che i: la lente privilegiata attraverso la quale troppo semplicisticamente, in passato, abbiamo ossenrato le politiche dello stato assistenziale? Come seleziona i1 capitalisrno assistenziale le categorie che privilegia e le categorie che dannegia, ma soprattutto come riesce a mantenere sotto controllo le potenziali risposte di resistenza e di conflitto che ci si possono aspettare come conseguenza di queste scelte? I1 modello di una societh frammentata in cui vengono assegnati e coesistono pacchetti differenti di risorse, tt la chiave di lettura che propongo. I1 divario tra aspettative e possibilith reali di soddisfarle va continuamente crescendo, per una serie di fattori che sono stati diffusamente analizzati. Gli assunti del welfare state nella sua formulazione iniziale - pia scopertamente ideologica, e comunque quando ancora non si era consapevoli dell'effettiva complessith di far funzionare una organizzazione sociale 24. L'articolo di Pahl Gershuny qui tradotto un utile riferimento; in Italia questo 2 stato negli scorsi anni un fiione di ricerca molto ricco, di cui mi limito a citare un contributo recente: AA VV, Famiglia e mercato del lavoro in una economia periferica, Milano, 1980. <<Papers>>: Revista de Sociologia basandosi su tali assunti, - erano di fatto irrealizzabili nella struttura della societh capitalistica. D'altra parte i1 meccanismo messo in moto dai cambiamenti strutturali e politici che per brevith possiamo definire come propri della <tsocieth dei consumia portava inevitabilmente a un processo a forbice tra bisogni - legittimati, promossi, condivisi - e funzionamento da un lato del sistema assistenziale pubblico, dall'altro del sistema produttivo capitalistico, la distanza & rimasta incolmabile. La logica dei ctbisogni urnani)> t contrapposta all'attribuzione di beni e servizi secondo la logica del capitalismo assistenziale. Que1 tanto di <tsocietd di welfare)> o <csocieth dei servizi), che si realizza, e quindi que1 tanto di successo della formula di gestione del consenso che c'& dietro, sono da riportarsi al complesso intreccio tra prestazioni diverse, e pezzi diversi l'uno dall'altro. in una combinazione complessiva relativamente efficace. E la varieth delle istituzioni che producono risorse, la compresenza di differenti canali di erogazione, e la legittimazione di criteri non omogenei di assegnazione deUe risorse stesse che caratterizzano i1 welfare state. E le politiche da analizzare sono la strategia che fa stare insieme i diversi elementi con soltanto moderate frizioni, con capacitb da parte dello stato di prevenire le tensioni pih pericolose, con le peculiari miscele di manipolazione e di costrizione che i diversi gruppi sociali hanno, in qualche misura accettato. O per dir10 ancora con altre parole: certo, c7& da analizzare I'abilitb di controllo della crisi e di appropriato intervento da parte dello stato, nelle varie fasi delia storia del welfare state. Ma c7& anche, a livello strutturale un processo di modificazioni, adattamenti, risposte, che si svolse non secondo un disegno stabilito una volta per tutte, ma per progressive ridefinizioni e reinvenzioni; e ci sono ridefinizioni in termini di valori, sia da parte degli ctapparati ideologici di stato)>, sia da parte dei cittadini, in questo loro continuo sforzo di adattarsi e di sopravvivere. Una storia, cio&, pih ricca e complicata di quanto l'impostazione convenzionale riuscisse a cogliere. Detto questo a un liveUo molto generale, mi sembra che in termini di ricerca l'indicazione che ne viene & di disaggregare, scomporre, ridescrivere la realt$ delle societd contemporanee. Non solo, ma dobbiamo forse a questo punto chiederci se sia utile mantenere categorie cos1 ampie - societh assistenziale, societh dei servizi, societh della crisi - applicate indifferentemente a sistemi tra loro per certi aspetti molto diversi. Proverb ad articolare brevemente quest'ultimo punto. In un articolo agli inizi degli anni settanta, Claus Offe sottolineava come fosse importante eccomunare nell'analisi delle societh tardo capitalistiche, in Europa e negli Stati Uniti, i diversi sistemi, e insisteva sulla Riparliamo del welfare state necessith di riferirsi agli elementi comuni nel modello del <(tardo capitalismol> e del ctwelfare state),. Cib che accomuna queste societh i: che l, <{si sono esplicitamente e senza eccezioni impegnate a realizzare l'obbiettivo politico del riconoscimento a tutti i cittadini del diritto al benessere; e 2, i1 fatto che tutte le societh di capitalismo avanzato, come effetto dei meccanismi stmtturali che sono loro propri, creano problemi endemici al proprio interno e determinano bisogni insoddisfatti su scala vastissima)>. E continuava: <(I1 denominatore comune tra gli stati assistenziali pih avancontinuava: .<<I1 denominatore comune tra gli stati assistenziali pih avanzati e pih arretrati i: la coesistenza di poverth e di ricchezza, o per dir10 in termini pih precisi, la coesistenza della logica della praduzione per i1 profitto e della logica dei bisogni umani2' L'intero articolo tende a dimostrare come siano soltanto elementi marginali che differenziano le diverse societh - in particolare egli si riferisce a Stati Uniti e Inghilterramentre i meccanismi che ne garantiscono i1 funzionamento sono gli stessi. Pur riconoscendo l'utilith di questa definizione nel contesto in cui Offe si collocava agli inizi ,degli anni '70, a me sembra che sia oggi necessari0 interrogarsi, al contrario, sulle differenze tra formule diverse, adottate in diversi tipi di societh capitalistiche, per risolvere la contraddizione che Offe stesso individua come centrale, tra logica della produzione per i1 profitto e la logica dei bisogni umani. In particolare, proprio tra le societh europee e gli Stati Uniti sembrano esistere significative differenze, e per quanto ci sia i1 rischio di semplificare situazioni concrete che non sono contrapponibili, schematicamente, a me sembra utile provare a ragionare intorno a due <<tipi)> di capitalismo assistenziale. Cos] T. Geiger contrappone i1 sistema del welfare negli Stati Uniti e nei sistemi europei: <<In Europa la definizione di quello che i: i1 sistema assistenziale nazionale i: molto pih ampia che non la definizione applicabile agli Stati Uniti. La prima si applica non soltanto a trasferimenti monetari e servizi per gli anziani e altri gruppi in condizioni di bisogno (disoccupati, poveri, invalidi - come avviene negli Stati Uniti) ma anche a quei trasferimenti e servizi che sono diretti a tutti i cittadini senza considerazione di uno stato di bisogno (assistenza medica, assegni familiari, borse di studio agli studenti che si aggiungono alla scolarizzazione gratuita fino a certi livelli). Questa definizione include inoltre diritti che la legge attribuisce ai lavoratori nei confronti dei datori di lavoro, come vacanze pagate, sussidi di 25. C. Offe, Advanced Capitalism and the Welfare State, ctPolitics and Society~, 2, 1972, p. 480. <<Papers,: Revista de Sociologia malattia e di invalidith.. .>>.'(j Un primo elemento deriva cio& dalla differente struttura dei due sistemi assistenziali. Nei paesi europei si hanno a) trasferimenti e servizi sociali per categorie particolari; b) trasferimenti e servizi attribuiti con criteri universalistici; c) misure di regolamentazione pubblica nei confronti delle imprese - che ancora si traducono in trasferimenti o servizi, a carico questa volta non dell'apparato pubblico (o non totalmente, o in modo indiretto), ma dell'impresa. Secondo Geiger, negli Stati Uniti esistono invece soltanto le misure indicate nella prima voce. Un secondo elemento su cui Geiger si sofferma coincide con la contrapposizione prima delineata, ma l'accento t. posto sulla pressione politica che si esercita nei sistemi europei - e manca invece negli USA - in termini di aspettative nei confronti dello stato assistenziale. <tGli americani, quando pensano al welfare state, hanno in genere in mente una serie di programmi federali, statali e locali che hanno l'obbiettivo di assistere non tutti i cittadini ma solo quegli individui o quelle famiglie i1 cui reddito sta aldisotto del livello di poverth cos1 come t. ufficialmente stabilito. E anche nei casi in cui tutti hanno diritto ad essere inclusi in un particolare programma assistenziale -per es, le pensioni della sicurezza sociale, pensioni di disoccupazione o per invalidith o per incidenti sul lavoro - questo vale solo per periodi limitati della loro vita, appunto, in particolare, in periodi di disoccupazione o nella vecchiaia. Lo stato assistenziale cio& non viene percepito come un sistema che contribuisce, praticamente in modo permanente, alle condizioni di vita della maggioranza della popolazione, cosa che avviene invece nell'Europa occidentale. Sebbene ci siano differenze anche considerevoli tra i diversi paesi, si pub dire senz'altro che I'intervento del welfare state gioca un ruolo importante nel benessere praticamente di tutti9 E non solo l'atteggiamento dei cittadini i? un elemento importante nel senso che costituisce un vinc010 nel meccanismo dell'organizzazione del consenso, come & stato mostrato, i1 dato di fatto i: che <(la maggioranza degli europei sono percettori di trasferimenti in modo sistematico e continu0>>;2~ mentre questo non vale per gli USA. L'indicazione su cui lavora Geiger porta a contrapporre i due tipi, estremizzandone le caratteristiche. A me interessa suggerire, al contrario, che si tratti di <tmiscele>> differenti degli stessi elementi, all'interno della 26. T. Geiger, Welfare and Efficiency, New York, 1979, p. 2. 27. T. Geiger, pp. 13-14. 28. T. Geiger, p. 14. 76 Riparliamo del welfare state le donne, owiamente, a essere colpite dal processo di crisi, a essere l'oggetto delle politiche del welfare state. Ma ne costituiscono un aspetto importante, forse le politiche del wefore state non prescindono dal tener conto del ruolo e valore economico delle donne, e della loro rilevanza in termini ideologici e politici. Come conseguenza dei tagli, dell'inflazione, della disoccupazione le risorse esterne che la famiglia utilizza si sono ridotte, o la loro qualiti 6 peggiorata, o diventano pih costose e difficilmente accessibili. Anziani, malati mentali, malati cronici sono restituiti alla <tcomunitha - cio6 rimandati in famiglia, qualunque siano le condizioni che vi trovano; i bambini restano a casa se le scuole funzionano con orari ridotti, o non hanno pih un pasto a scuola se le refezioni non vengono pih fornite (quindi glielo devono fornire a casa); e poi la gente fa da sé tante cose, aggiustare, ridipingere, cucire abiti. Le case sono pih affollate perché si convive. I trasporti pubblici meno frequenti, con orari pih scomodi. At1:ese pih lunghe per un ricovero ospedaliero o per un intervento - e i1 malato sta a casa, e 10 si deve accudire, e aumenta i1 carico di preoccupazione, tensione, sofferenza. Problemi che toccano uomini e donne, e bambini cos1 come gli adulti e i vecchi: ma sono le donne che sentono la pressione del servizio non pih garantito, che cercano di compensare per que110 che viene a mancare, che seguono la <tlogica dei bisogni)>, in condizioni oggettive che rendono questa scelta piena di costi per loro. Le risorse disponibili sono sempre pi& insufficienti per effetto dell'inflazione, dei tagli, della disoccupazione diffusa per certe categorie: gli uomini fanno i1 doppio lavoro e sempre meno hanno tempo ed Marina Bianchi, La condizione femminile nella crisi del welfare state, <(Critica Marxistau, 5, 1979. La societii dei servizi, numero speciale dí ctCitti classe,, n. 17, V, 1979. Elisabeth Wilson, I1 wefore state inglese: che cosa ha significato per le donne, aInchiesta)>, 32, 1978. Su: i1 lavoro di servizio e i servizi sociali, Marina Bianchi, Otre i1 doppio lavoro, ctInchiestas, VIII, 32, 1978. 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(di prossima pubblicazione su ctInchiesta)>). ctPapers)>: Revista de Sociologia energie disponibili per i compiti familiari; le donne cercano anch'esse lavoro retribuito, que1 che c'i:, quello che si pub combinare con l'altro loro lavoro. Molto part-time, attivith stagionali o occasionali, a domicilio: in condizioni di illegalith, mal pagate, non stabili. Peggiorano anche le condizioni nel lavoro professionale. I1 taglio della spesa pubblica significa che si riduce i1 personale, o si riducono le ore, o si paga meno, o si eliminano attivith di supporto ai lavoratori nei servizi. Questo si verifica visibilmente dovunque. Chi lavora in questi settori - e sono come si i: visto in maggioranza donne - si rende conto che la qualith delle prestazioni i: inferiore, con i1 disagio di non essere all'altezza di standards professionali ed etici da cui si sente vincolata. Cod molte sono spinte a dare di sé, del proprio tempo ed energie, per fare i1 meglio possibile: e in ogni caso sono loro a sentire pic direttamente le conseguenze di servizi che si deteriorano, mentre sono consapevoli dei bisogni che restano non soddisfatti - molte volte, e 10 sanno bene, con conseguenze drammatiche. Soggettivamente, dunque, le donne vivono sulla loro pelle le conseguenze di condizioni di vita che peggiorano, di domande a cui i. possibile rispondere adeguatamente. Oggettivamente, sono in luoghi <cprivilegiati)> dove le frizioni e gli scontri sono pic diretti: le istituzioni dello stato assistenziale, in cui, come si & visto, sono la maggioranza dei lavoratori e quelli pic esposti alle conseguenze del peggioramento complessivo che sta avendo luogo, e sono la parte pic grossa degli utenti. I1 confronto degli uomini con i1 welfare state consegue principalmente della loro coiidizione di disoccupati o di pensionati, entrambe situazioni che non coincidono con i1 loro status principale: al contrario, per le donne, sono proprio le loro dimensioni centrali nella societh contemporanea - come lavoratrici e come utenti di servizi - che le collocano in rapporto con Ie istituzioni dei servizi e con I'intervento dello stato. Se in questo periodo le pressioni a cui sono sottoposte si fanno sempre pii~ stringenti, perché aumentano le richieste contraddittorie in tutte le sfere della loro vita, dobbiamo chiederci allora - per evitare di porre interrogativo astratto - a quali condizioni le donne accettaranno di accollarsi tutto i1 lavoro di servizio necessario, o a quali condizioni, al contrario, si rifiuteranno di farlo. Non svilupperh qui questo punto. Concludo accennando soltanto a una ulteriore direzione di sviluppo della ricerca qui avviata. Pub apparire a questo punto molto importante interrogarsi sulle politiche pubbliche e sugli interventi nei vari settori - sia I'economia, siano i servizi, sia i1 mondo del lavoro, sia la famiglia - per verificare l'ipotesi se izzano l'intervento statale sia attento o addirittura sviluppi strategie che util' l'intreccio e le interdipendenze che si sono descritti. Se 6 corretto quello che abbiamo detto, non ci sembrano essere formule alternative: <cpachettin Riparliamo del welfare state I di risorse private e pubbliche, lavoro delle donne per i1 mercato e per i1 sistema assistenziale, lavoro di servizio nella famiglia e fuori. Piii che mai in questa fase pub essere cruciale per 10 stato capitalistico massimizzare i vantaggi della peculiare miscela di lavoro pagato e non pagato, di economia ufficiale e nascosta, di servizi che non costano e di servizi che costano poco. Possiamo solo aspettarci che i1 divario tra bisogni e risorse aumenti, che aumenti la pressione sulle scarse risorse disponibili, che si intensifichino le contraddizioni tra aspettative di servizio personalizzate e la qualith e tip0 dei servizi disponibili: dunque i1 lavoro di servizio delle donne sembra una prospettiva ben importante per guardare a cib che avviene nella <(crisi)> deila societa assistenziale e di servizio.