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Antropogenesi ctonia : due questioni testuali

Rocca, Silvana

Abstract

As well as the title underlines, two open questions are contempled: one looks at the lesson terrea in Verg. Georg. 2, 341 preferred to ferreu, the other regard the interpretation of the ex terra in Cic. De nat. deor. 2, 140 that mostly is translated ccfrom the earthw, meant as surface. In the first way ferreu be unsuitable for the prirnitive humanity, described as fragile by Virgil and in the other way it can be interpreted as ccthe man risen from the earth wombs, according to the chthonian anthropogenesis theory.

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Faventia 1911, 1997 35-41 Antropogenesi ctonia: due questioni testuali Silvana Rocca Universita di Genova. Dipartirnento di Archeologia e Filologia Classica Via Balbi, 4 p. III. 16126 Genova Data de recepci6: 18/9/1996 Abstract As well as the title underlines, two open questions are contempled: one looks at the lesson terrea in Verg. Georg. 2, 341 preferred to ferreu, the other regard the interpretation of the ex terra in Cic. De nat. deor. 2, 140 that mostly is translated ccfrom the earthw, meant as surface. In the first way ferreu be unsuitable for the prirnitive humanity, described as fragile by Virgil and in the other way it can be interpreted as ccthe man risen from the earth wombs, according to the chthonian anthropogenesis theory. Nel noto passo del secondo libro delle Georgiche (vv. 323-345), Virgilio evoca la feconda stagione primaverile favorevole ad inizi e rinnovamenti, e colto da un' ammirazione profonda e da una viva emozione insieme, prende a imrnaginare i primi tempi del mondo e la comparsa dei primi esseri viventi: in nessun'altra stagione avrebbe potuto verificarsi questo miracolo della prima crescentis origo mundi: ... ver illud erat, ver magnus agebat orbis et hibernis parcebant flatibus Euri, 340 cum primae lucem pecudes hausere virumque terrea progenies duris caput extulit arvis immissaeque ferae silvis et sidera caelo. terrea M2 LACT. inst. 2, 10, 16 Servi cod. Vat. 3 317: ferrea MPRoy Servi c0d.L Introducendo questa teoria ctonia della genesi umana, l'imrnaginazione e la fantasia poetica di Virgilio riflettono la memoria di quanti 10 hanno preceduto ravvisando nella Terra Madre la prima origine dell'uomo. Ma la stessa antropogonia pub essere letta in chiave razionale, e per cosi dire, scientifica: la terra & madre in quanto dalla sua materia, feconda e viva, sono nati tutti gli esseri, anche se, come osserva F. Della Corte, <<Qui non c'b tanto la scienza, quanto i1 sogno e la poesia; 36 Faventia 1911, 1997 Silvana Rocca non i1 problema dell'origine dell'uomo, ma i1 favoloso novellare degli antichi intorno al nascere della schiatta umana1>>. Terrea progenies 6 infatti la stirpe umana che sorge dalla terra ancora intatta, ma l'aggettivo in apertura di verso, in posizione relativamente debole dal punto di vista paleografico, risulta dubbio e problematico a causa della presenza della variante ferrea. La variante terrea appare come correzione apportata da Aproniano sul codice Mediceus nel 4942, b presente in un manoscritto del commento di Servio alle Georgiche e in una citazione di Lattanzio4. La lezione ferreu 6 invece ben attestata dalla tradizione manoscritta e, tra gli editori modemi, b riportata solo dal Conington che costituisce un'eccezione, in quanto la lezione terrea 5: quasi universalmente accettata. In tempi recenti la questione 6 stata perd riaperta da P. Monat che prima di tutto sottolinea i1 fatto che la lezione terrea b stabilita essenzialmente in base a testimonia5, che i1 comento di Servio vuole evidenziare la durezza della razza primitiva e che solamente l'aggettivo ferreus avrebbe potuto richiedere un commento illustrato dall'immagine della pietra alla quale 6 tradizionalmente legato; ma soprattutto egli demoiisce la testimonianza di Lattanzio come fuorviante e responsabile dell'introduzione di terrea al posto del piii corretto, a suo giudizio, ferreu: sarebbe stato infatti i1 cornrnento (homines ceteraque animalia sine ullo artifice orta esse de terra) a generare la variante che S. Brandt preferisce nonostante la presenza di ferreu nei manoscritti piii antichi e di maggior valore. Ritomando su questo argomento, ritengo opportuno prima di tutto riportare i1 commento di Servio: VIRUMQUE FERREA PROGENIES procreata ex lapidibus ad laborem, quia creditum est, primo homines e terra natos, a qua humo homines existimabant dictos: alibi <I 63> unde homines nati, durum genus. E' evidente che qui ci troviarno di fronte a due diversi comenti. Servio ha con ogui probabilitá in mente la seconda generazione di uomini, quella successiva al diluvio, nata dalle pietre scagliate da Deucalione e Pirra (procreata ex lapidibus) tanto b vero che subito dopo ricorda che altrove Virgilio dice esplicitamente che gli uornini sono nati dalle pietre (unde homines nati), ma l'aggiunta del Danielino sembra presupporre nel testo la presenza di terrea se egli sente anche la necessith del riferimento etimologico. Virgilio aveva gih trattato delle origini del mondo secondo i dettami epicurei nella VI bucolica, con i1 canto di Sileno che descrive la cosmogonia in base alla dottrina atomistica che spiega come gli atomi della terra, dell'aria, del mare e del 1. DELLA CORTE, F. (1986). Le Georgiche di Virgilio, Genova (I ed. Fienze 1942), p. 131. 2. Cfr. DE SAINT-DENIS, E .(1942). Les Bucoliques. Pan's (V ed. 1963), p. XXII-XXIV. 3. Si tratta del Codex Vaticanus 3 317 la cui paternitk i: spesso attribuita a Filargirio: THILO-HAGEN (1887). Servii grammatici qui feruntur in Vergilii carmina Commentarii. Leipzig, I11 1, p. 20. 4. Lact. Inst. 2, 10, 16. 5. MONAT, P. Lactance comme témoin du texte de Virgile, in ~L'Antiquité classiquen 43 (1974), p. 246-254, al quale si rimanda per la descrizione dettagliata della situazione. Antropogenesi ctonia: due questioni testuali Faventia 1911, 1997 37 fuoco si siano amalgamati nell'immenso vuoto, come da tutti questi elementi si siano composti i primi gerrni e 10 stesso globo terrestre ancora moile abbia presa figura solida. Allora i1 suolo comincib a indurirsi e a separare da sé le acque e quindi ad assumere le varie forme. E le terre si dovettero stupire di vedere la luce del sole e le piogge, mentre gih incominciavano ad apparire le selve e a vagare per i monti i primi animali (31-40)6. Anche se non b esplicitamente affermato, b evidente che uomini e animali traessero la loro origine dalla terra. Questi versi, cosi come quelli delle Georgiche, presuppongono la lettura di Lucrezio e in questo contesto terrea riferito alla prima progenie trova giustificazione. Come abbiamo visto, i versi 336-345 del I1 libro delle Georgiche celebrano i giorni di primavera, ricchi di un'inesauribile fecondita, che illuminano le origini del mondo e le prime forme di vita: i primi animali si saziarono di luce ed i primi uomini, nati dalla terra, levarono i1 capo dal duro suolo. Nel rievocare la creazione del mondo, vista nel suo primaverile schiudersi alla vita, Virgilio, sul model10 del proemi0 lucreziano7, sembra innalzare un inno alle forze fecondanti della natura e soprattutto all'umanith primordiale. La mente del poeta appare molto lontana dal richiamarsi all'ultima et8 dell'uomo: all'aurorale progenies non sembra davvero potersi adattare l'aggettivo ferreu. L'umanith celebrata dai versi del poeta b destinata al lavoro (procreata ex lapidibus ad laborem8), ma anche ad una pronta corresponsione da parte della terra, generosa nei confronti di chi non rispannia le proprie energie: fundit humo facilem victum iustissima tellus (2,460). L'agricola, dedito senza riserve al labor improbus, crea intorno a sé condizioni di vita favorevoli, determinando i1 sorgere di un aureo rnicrocosmo che richiama alla mente i1 ricordo della primordiale et8 felice. I1 rinnovellarsi dell'eth dell'oro, frutto del lavoro dell'uomo, si svolge ora entro un contesto reale e non piii soltanto in una dirnensione miticag. Le Georgiche sembrano ripercorrere, in chiave metastorica, le grandi tappe dell'epopea agricola di cui l'uomo b protagonistalO; in tale prospettiva di celebrazione dell'umaniti e del lavoro, non avrebbe avuto alcun senso la formula ferreu progenies se all'aggettivo attribuiamo i1 significato negativo che assume nella sequenza delle ere metallichel1. Né d'altra parte, come abbiamo visto, l'autore vuole qui richiamarsi alla teoria ciclica di generazione e successiva rinascita della razza umana, teoria che si trova invece nell'ecloga dove appare altresi la contrapposizione tra gens aurea e gens ferreu che qui non incontriamo. 6. GWSSANI, C. (T. Lucretii Cari, De rerum natura libri sex, 111, Torino 1898, rist. an. 1980, p. 114) citava questi versi come riassunto della parte lucreziana concernente la comparsa deil'uomo sulla terra. 7. Cfr. KLINGNER, F. (1963). Virgils Georgica. Ziirich, p. 254-257; DELLA CORTE, F. (1985). s. v. Georgiche, in Enciclopedia Virgiliana, 11, Roma, p. 68 1. 8. Serv. ad Georg. 2, 340; cfr. PERRET, J. (1959). Virgile, París, p. 78-79. 9. LA PENNA, A. Esiodo nella cultura e nella poesia di Virgilio, in <Entretiens sur l'antiquité classiquen, VII, Hésiode et son influence, Fondation Hardt, (1960), p. 315. 10. Verg. Georg. 2, 118-146. 11. Cfr. Verg. Ecl. 4, 8-9. 38 Faventia 1911,1997 Silvana Rocca Altrettanto difficile b ritenere che Virgilio abbia definito ferreu la razza umana attribuendo all'aggettivo i1 significato metaforico di <<dura, resistente come i1 ferro nella sua lotta per la sopravvivenza>>12: b infatti 10 stesso poeta a precisare che soltanto i1 mite clima primaverile poteva consentire che le nuove, fragili creature non soccombessero a causa del freddo e del caldo eccessivo: Nec res hunc tenerae possent perferre laborem,l si non tanta quies iretfvigusque caloremquel inter et exciperet caeli indulgentia terras (2, 343-345). E' la vittoria dell'epicureo-poeta sull'epicureo-filosofo (c'era del resto gii stato l'esempio di Lucrezio). E se ci fosse ora bisogno di altri argomenti si pensi al filo ideale che lega Lucrezio, Virgilio e Ovidio su questo tema. Lucrezio aveva scritto: At genus humanum multofuit illud in arvisl d u r i u s, ut decuit, tellus quod dura creasset (5,924-925), e Ovidio: Inde genus d u r u m sumus experiensque laboruml et documenta damus qua simus origine nati (Met. 1,414-415). Anche in quest'ultimo caso la stirpe umana b definita dura non tanto perché nata dalle pietre, quanto perché formata da terra avendo avuto le pietre 10 scopo di mettere in moto un meccanismo di trasfomazione. L'aggettivo durus comunque 6 in tutti i casi usato per qualificare la stqe umana non solo in quanto prodotta dalla terra ma anche perché composta di terra e soprattutto perché destinata a lavorare la terra. Certo, terrea b un hapax, e questo pub aver indotto i copisti a sostituire terrea con ferrea e per quanto ancora attiene alla tradizione manoscritta, quanta responsabiliti pub avere avuto la presenza di ferae nel verso successivo? I1 11 libro del De natura deorum di Cicerone b costituito dall'esposizione della dottrina stoica fatta da Balbo, a confutazione della teologia epicurea esposta da Velleio. L'ordine mirabile della natura esclude ogni casualid di formazione e prevede una mente divina che abbia predisposto ogni cosa in funzione di esseri dotati di ragione (133); tutto l'universo b stato organizzato a beneficio dell'uomo, egli stesso espressione perfetta e testimonianza vivente, con 1' estrema complessid della struttura fisica quasi metafora del cosmo, della volond provvidenziale del dio. In questo contesto, volto a celebrare la figura umana nelle sue singole parti, ciascuna delle quali rispecchia la perfezione del logos che cosi l'ha predisposta, si inserisce la riflessione sulla stazione eretta dell'uomo. La posizione dell'uomo che si trova per cosi dire costretto a guardare non tanto cib che gli b dinanzi o al di sotto, quanto cib che sta al di sopra, b interpretabile come metafora di una costante tensione nei confronti della trascendenza13. L'uomo dunque, partecipe del logos divino, b indotto dalla sua stessa struttura fisica, che ne determina la posizione, alla ricerca di dio: Qui primum eos humo excitatos celsos et erectos constituit, ut deorum cognitionem coelum intuentes capere possent (140). 12. JOHNSTON, Patricia A. Vergil's agricultura1 golden age, p. 11 sostiene che entrambe le lezioni sembrano essere state usate per significare la durezza della razza umana e aggiunge: au~efined iron ore is, to the naked eye, merely a piece of "stone", which is dug out of the earth and hence terrea, and can be converted into the basic material of the gens ferreaw. 13. Sul topos dell' hom0 erectus e per una bibliografia cfr. ROCCA, S. L"homo erectus e la contemplatio lucreziana, in &'Arengo, 17 (1994), p. 61-69. Antropogenesi ctonia: due questioni testuali Faventia 1911, 1997 39 Nell'universo animato e vivificato dalla suprema intelligenza, gli uomini, destinati a contemplare le cose supreme ed a cogliere la ven& sornrna del divino ovunque presente, non sono semplici abitatori della terra, residenti sulla sua superficie, quanto piuttosto ne sono parte integrante e fine ultimo. Essi costituiscono infatti l'espressione pih perfetta dell'estrema compiutezza del logos e tutto b stato creato in loro funzione. La celebrazione dell'homo erectus, sollevato dal suo10 terrestre per volonth del dio ed innalzato alla contemplazione degli astri (eos humo excitatos ... constituit) b seguita da una considerazione che presenta un problema interpretativo non irrilevante: Sunt enim ex terra homines non ut incolae atque habitatores sed quasi spectatores superarum rerum atque caelestium, quarum spectaculum ad nullum aliud genus animantium pertinet. In questo contesto b difficile credere che i1 significato di ex terra sia limitato al luogo fisico che l'uomo occupa e da cui contempla la volta celeste, tuttavia, ad eccezione di M.A. Rackham14, che sulle orme di J. B. Mayor15, sostiene l'interpretazione di ex terra come indicante i1 luogo d'origine dell'uomo, gli editori pih recenti sembrano accettare i1 suggerimento di O. plasberg16 <<oi kx a95 y95 &Y~QO?I;OL &B?I;EQ ~EOQO~ ~fiv O~QC(V~OVD: COS^ A.S. pease17, W. Ax18, M. van den Bruwaene19. Nell"800 non mancarono edizioni in cui ex terra veniva emendato in terra20 a causa della difficolti che tale lezione suscitava. 14. RACKHAM, M.A. (1972). Cicero, De Natura Deorum. Cambridge, Massachussets. Egli traduce: aFor men are sprung from the earth not as its inhabitants and denizens, but to be as it ever the spectators of things supernal and heavenly ... n. 15. MAYOR, J.B. (1891). M. T. Ciceronis, De natura deorum. Cambridge. 16. PLASBERG, 0. (1917). M. T. Ciceronis, De Natura Deorum. Lipsiae, p. 106. 17. PEASE, A.S. (1955). M. T. Ciceronis, De Natura Deorum libri III. Cambridge, Massachussets, 11, p. 915 afferma: <(Surely not meaning that man is made out of eartha. 18. Ax, W. (1968). M. Tulli Ciceronis, De Natura Deorum. Stutgardiae, p. 106. L'editore, che segue l'interpretazione del Plasberg e del10 Schoemann, sostiene la necessita di collegare ex terra a spectatores superarum rerum, ma non ignora la difficolth rappresentata dail'inserimento dell'espressione parentetica non incolae et habitatores la quale interponendosi determina una forte traiectio. Questa parentesi & evidentemente assai problematica se 10 stesso Ax avverte la necessita di trovare giustificazioni a sostegno dell'interpretazione tradizionale, che proprio la presenza di non ut incolae atque habitatores rende particolarmente discutibile. Pertanto, secondo Ax, tali parole sarebbero state aggiunte in un momento successivo dallo stesso autore la cui idea originaria doveva essere la seguente: cc...ex terra spectatores superarum rerum, quae verba Cicero in animo habuit, cum sententiae initiurn scriberet, sed, ut vulgarem de hominis natura opinionem repelleret, inserendum putavit non ut incolae atque habitatores sed, (p. 199-200). 19. van den BRUWAENE, M. (1978). Cicéron, De Natura Deorum. Bruxeiies. Egli commenta: ((Ex terra ne signifie ?i coup stir pas que l'homme est fait de terre ... le terme est plut6t employé pour indiquer le point d'oh l'hornrne observe le cieb. 20. Come ad es. quella di GOETHE, A. in M. Tulli Ciceronis De natura deorum, erkl. von A.G., Leipzig (1887), p. 173. Questa correzione del testo & giudicata inopportuna e non conforme do stile ciceroniano in particolare da A.S. Pease 11, p. 915 e in aNeue Jahrbuch kr Philologien 133 (1886), p. 137-138. 40 Faventia 1911, 1997 Silvana Rocca Un'interpretazione pic consona al10 spirito religioso-celebrativo presente in tutto i1 passo deve mettere in rilievo l'implicito concetto di derivazione dell'uomo dalla terra, idea profondamente radicata nel pensiero antico e tale da poter rientrare in una visione sia poetico-mitologica sia scientifico-speculativa. Secondo la maggior parte dei cornmentatori e dei traduttori del De natura deorum l'espressione ex terra indicherebbe i1 punto della superficie terrestre da cui l'uomo volge i1 proprio sguardo verso i1 cielo, riuscendo cosi ad intuire la presenza divina (ccGli uornini infatti appartengono alla terra non come abitanti o residenti, ma da esso sono per cosi dire spettatori delle cose superiori e cele~ti~~))). Come si pub osservare, il rapporto di derivazione e di consanguineit2 che il mondo antico individua tra l'uomo e la terra non b messo in particolare rilievo; l'ccappartenenza)) alla terra indica qui semplicemente la presenza dell'uomo sulla superficie terrestre e non permette di cogliere quelle implicazioni profonde che la parola degli autori antichi sembra talvolta soltanto suggerire senza voler apertamente svelare. Se si presta attenzione alla frase immediatamente precedente (eos humo excitatos ... constituit) si pub notare che vi b chiaramente indicato i1 luogo da cui l'umaniti rivolge i1 proprio sguardo verso l'alto: b pertanto assai improbabile che Cicerone abbia inteso esprimere i1 medesimo concetto per due volte e in due frasi contigue. Non deve inoltre sfuggire l'uso differenziato dei due vocaboli humus e terra: i1 primo indica i1 luogo fisico, la superficie su cui l'uomo poggia, i1 secondo evoca quelle valenze religiose e misteriche che hanno ispirato i1 mito dell'antropogenesi ctonia. Se poi si considera la posizione stessa in cui, nell'arnbito della frase, si trova ex terra, i1 termine di riferimento immediat0 b homines e non quasi spectatores, a meno che non si voglia ipotizzare un vistoso effetto di traiectio. Ex terra i: collocato accanto ad homines e si trova pressoché in apertura di una frase che rappresenta i1 vertice di una climax ascendente, al termine di una lunga riflessione dedicata all'eccellenza dell'uomo: acquisisce pertanto un7icasticit8 ed una pregnanza tali da evocare valenze intuibili attraverso una lenta e meditata lettura, che sia sensibile anche al ritmo entro cui si svolge la frase. Infatti, in un contesto tanto impegnativo dal punto di vista della speculazione filosofica e religiosa, Cicerone non poteva limitarsi ad indicare ccda dove l'uomo guarda)), soffermandosi sullo stesso concetto per ben due volte ed in un breve volgere di parole, ma doveva necessariarnente definire ccda dove l'uomo proviene,, ossia la sua origine prima. Al10 stretto legame dell'uomo con la terra come suo luogo d'origine, del resto, egli aveva gii accennato nell'esposizione delle dottrine palingenetiche del10 stoicismo quando nel I libro del De legibus scriveva: nam cum de natura hominis quaeritur, disputari solet ... extitisse quandam muturitatem serendi generis humuni, quod sparsum in terras atque satum ... (1, 24)22, cui fa eco De nat. deor. 2,83 quippe quae (SC. terra) 21. La traduzione B di MARINONE, N. (1955). Cicerone, La natura degli dei. Torino, p. 603. 22. Non sembra trascurabile neppure la testimonianza di Origene (Contra Celsum 1,37 = SVF 11 739) che a proposito della natura hominis dice: ~i ydr~ ycvqrós Ba~v 6 xóopos, 15s xai nohhoi~ 'Ehh(vov ~QEUEV, Bv&yxq TOCS ~Q~TOVS pfi Bx ovvovoias yeyovÉval, Bhh' Bnb yqs, UJCEQ~~TLXQV hóyov UUOT&VTWV &V 'Tfi yq. Antropogenesi ctonia: due questioni testuali Faventia 1911, 1997 41 gravidata seminibus omnia pariat etfundat ex sese. D'altro canto elex terra ritorna nel I1 libro del testo in questione ad indicare l'origine, la provenienza fisica di altre categorie di esseri viventi che senz'altro nascono dalla terra, come al paragrafo 83 (ea quae gignuntur e terra). A sostegno dell'ipotesi interpretativa dell'espressione ex terra come denotante l'origine del genere umano dalla terra, si potrebbe aggiungere l'intenzione da parte di Cicerone di riecheggiare, e forse non solo a scopo di confutazione, l'opera lucreziana. E' indubbio l'intento polernico delllArpinate nei confronti delle teorie sostenute da Lucrezio: anzi i1 I1 libro del De natura deorum sembra proporsi come dialogo ideale con l'autore del De rerum natura23, dialogo volto ad opporre alla visione materialisticomeccanicista lucreziana, i1 finalismo insito nell'idea di una Provvidenza che tutto organizza e governa in funzione dell'uomo. I vv. 793-820 del V libro del De rerum natura trattano i1 problema delle origini degli esseri viventi; Lucrezio attribuisce alla terra la nascita e i1 successivo sostentarnento di tutte le creature e osserva: multaque nunc etiam existunt animalia terris1 imbribus et calido solis concreta vapore;l quo minus est mirum, si tum sunt plura coortal et maiora, nova tellure atque aethere adulta. Le prime creature nascevano dal calore e dall'umidid della terra, tum tibi terra deditprimum mortalia saecla, e i primi esseri erano fissati alla terra tramite radici. Non molto differente & la teoria esposta da Cicerone: quod si ea qme a terra stirpibus continentur arte naturae vivunt et vigent, profecto ipsa terra eadem vi continentur arte naturae, quippe que gravidata seminibus omnia pariat et fundat ex sese, stirpes amplexa alat et augeat ipsaque alatur vicissim a superis externisque n~turis~~. I1 fervore entusiastico del10 stoico Balbo 6 dettato dalla certezza che la terra, fecondata dalla forza della natura per volond del Logos provvidenziale, produca esseri destinati a risultare utili alla vita dell'uomo: non pub essere i1 caso a consentire i1 sorgere di forme vitali. E ancora, quando Balbo afferma. quam tempestivos autem dedit quam salutares non modo hominum sed etiam pecudum generi, is denique omnibus quae oriuntur e terra, ventos etesios (131), non solo non sembra molto lontano dal lucreziano multaque nunc etiam exsistunt animalia terris ma anche da que110 che ribadisce qualche paragrafo pi6 avanti ccgli uomini sono sorti dal grembo della terra non per popolarla e abitarla,, ma con una possibilith in pi6 rispetto agli animali e all'uomo epicureo: contemplare i1 cielo e avere la nozione della divinith. 23. Cfr. NOVARA, A. (1982). Les idées romaines sur le progr2s, Paris, 11, p. 416-440; in particolare l'attenzione del lettore i: richiarnata su echi lucreziani presenti nel De republica sul problema delia civilizzazione dell'uomo quale missione divina (p. 386-416). Sulla presenza di Lucrezio in particolare nel De natura deorum, basti citare G.C. Pucc~, Echi lucreziani in Cicerone, in &tudi italiani di filologia classicas 39 (1966), p. 102-103. 24. CIC. De nat. deor. 2. 83.